mercoledì, 06 giugno 2007
Maschera di contrasto: tocco finale con Photoshop
Ottenere il meglio da una foto, molto spesso significa trasmettere all'occhio dell'osservatore un adeguato senso di profondità. La maschera di contrasto di Photoshop è uno strumento molto indicato per conferire un'idea di tridimensionalità ai particolari. Essa infatti regola i microcontrasti tra pixel chiari e pixel scuri. In questo tutorial vedremo un'esempio di fotoritocco "prima-dopo".
Sebbene tutte le valutazioni circa un'immagine siano sicuramente soggettive, esistono alcuni parametri, studiati da secoli, che dimostrano come talvolta la bellezza possa essere anche oggettiva.
I maestri d'arte della scuola fiorentina, per esempio (e in seguito la scuola spagnola), sostenevano chela parte più importante di un'immagine sia il disegno. Esso infatti identifica al meglio la rotondità e la profondità di un'immagine. Se così non fosse, non si capirebbe come mai ci piace così tanto il bianco e nero. In effetti il colore viene solo in un secondo momento a completare il tratto di un immagine (disegno) che lo ospita donando contrasto.
Le aree di contrasto sono rappresentabili poichè il nostro occhio tende ad identificare le aree bianche e nette come vicine, mentre le aree nere e sfumate come lontane. Questa è naturalmente una semplificazione, ma cosa succede se applichiamo il concetto a piccole aree? Ecco che anzichè distinguere ampie aree di profondità, delimitiamo microcontrasti. Non a caso ho utilizzato una foto di un gatto: il suo manto infatti altro non è che una sterminata sequenza di peli. Con la maschera di contrasto di Photoshop è possibile simulare il contrasto dei singoli peli.
In ogni caso vi invito a testare questo strumento su tutte le vostre foto. Noterete come per magia che nel 90% casi avrete ottenuto risultati migliorativi.
Innanzitutto è necessario aprire lo strumento di Photoshop preposto, la Maschera di contrasto dal menu Filtro/Contrasta.
La finestra è composta da 3 regolatori:
Fattore: quanto si desidera rendere visibile (marcato) l'effetto in percentuale? Il fattore va tarato in base all'uso. Riporto alcuni valori basati principalmente sull'esperienza personale; in caso di uso per la stampa digitale con raggi tra 1 e 1,3 è meglio non superare il 110%. Con gli stessi parametri per la stampa offset si può arrivare fino a 150%. Per il web anche 200%. Raggio: qual è l'area rappresentante il singolo dettaglio? Ma non solo; a che scopo è destinata la foto? Suggerisco per stampe digital da 1 a 1,3. Per stampe offset da 0,9 a 1,1 e per il web 0,3 o 0,4. Questi valori sono principalmente frutto di tanta esperienza pratica, anche perchè nei libri più o meno ufficiali si indica come raggio di pixel il risultato della seguente divisione: dpi di risoluzione / 200. Tuttavia mi sbilancio dicendo che 1,5 per le immagini a 300 dpi (300/200) forse è un po' troppo.
Soglia: è il raggio di attenuazione all'effetto dato da raggio + fattore. Esso è espresso in valori su scala a 8 bit da 0 a 255. Personalmente lo uso quando l'immagine ha dettagli piccolissimi che non desidero enfatizzare, oltre a dettagli (meno piccoli) che invece intendo esaltare. Questo attenua o annulla l'effetto sui dettagli microscopici.
I parametri citati non devono solo tenere conto delle caratteristiche d'uso dell'immagine, ma anche della dimensione dell'immagine stessa. Nel caso in oggetto, come potete notare, ho applicato al gatto una maschera di contrasto a metà tra il web e la stampa, poichè l'immagine originale era destinata alla stampa, mentre, per pubblicarla sul sito, ho dovuto portarla a 72 dpi e rimpicciolirla.
L'effetto è oggettivamente di maggior contrasto e riesce ad esaltare anche sottilissimi dettagli.
Prima e dopo:

(Tutorial ideato e realizzato da Stefano Virgilli, Adobe Certified Instructor Photoshop ACI, Adobe Certified Expert Photoshop CS2 ACE, membro della NAPP National Association of Photoshop Professionals USA, fondatore di PhotoshopExpert.it)

