Come si paga un debito a rate


L`Espresso - 30.10.2003

Umberto Eco verfasst in seiner Bustina eine leidenschaftliche Ode an die Schönheit der Erkenntnis . Von seinen drei Schlussfolgerungen hier die letzte: "Die einzige Antwort besteht darin, dass der Drang nach Wissen Verwandtschaften schafft, Kontinuität, und Verbundenheit, man schafft es, andere Vorfahren kennenzulernen als die eigenen, man lebt mehr , weil man sich nicht nur des eigenen Lebens, sondern auch des Lebens anderer erinnert, es bildet sich ein kontinuierliches Band, das von unserer Jugend (eigentlich von unserer Kindheit) bis heute reicht. Und all das ist sehr schön ."

la bustina di minerva di  Umberto Eco
 
Come si paga un debito a rate
 

Sto per raccontare una faccenda molto personale. Molti si chiederanno perché la cosa debba riguardarli, ma credo che questa piccola storia contenga una morale, anzi almeno tre. Quando non avevo ancora vent'anni ho iniziato a lavorare sulla mia tesi di laurea, che verteva sull'estetica di Tommaso d'Aquino. All'epoca era questione assai controversa se nel medioevo circolassero idee precise e interessanti sull'arte e sul bello. Croce nella sua storia dell'estetica (nella 'Estetica' del 1902) aveva liquidato una decina di secoli in quattro pagine e mezzo, peraltro molto scettiche.

Scartabellando ho scoperto che erano stati pubblicati nel 1946, da una casa editrice quasi ignota di Bruges, gli 'Études d'ésthétique médiévale' di tale Edgar De Bruyne. Quei tre volumi di circa 1.500 pagine dovevano avere fatto una tiratura limitata, ma alla fine sono riuscito a scovarli in due biblioteche. Ho passato mesi a riempire centinaia di schede, perché allora non esistevano le fotocopie, e quest'opera è stata fondamentale per il mio lavoro - e per quello di tanti altri.

È che De Bruyne, con una pazienza certosina, era andato a ricercare, a trascrivere in gran parte, e a commentare, testi ricuperati 'scannerizzando' (si direbbe oggi, ma allora non c'era il computer) decine di migliaia di pagine. Aveva ricostruito tutto quello che da Boezio a Duns Scoto era stato detto su questi problemi, dimostrando che nel medioevo c'era una notevole attenzione ai problemi estetici, anche se venivano discussi in un contesto teologico o in manuali di grammatica, retorica, o musica. L'incontro con De Bruyne è stato dunque per me fondamentale e nel corso della mia vita ho continuamente fatto ricorso a quei suoi tre volumi, anche perché erano poi stati tradotti in spagnolo (solo cinque anni fa l'editore Albin Michel li ha ripubblicati in francese, e ora sono di nuovo a disposizione di tutti). Ogni volta che ho coscientemente utilizzato il lavoro di De Bruyne l'ho sempre citato ma chissà quante volte ho dato per note cose che invece avevo imparato da lui. Dopo che avevo pubblicato la tesi gliela avevo inviata e lui mi aveva scritto nel 1956 una lettera gentile e generosa. Quando, qualche anno dopo gli ho mandato un altro lavoro, ho ricevuto una lettera della vedova che mi informava che lui era morto. Quindi non ho mai potuto incontrare De Bruyne e ringraziarlo per quanto mi aveva dato.

Ora a Bruxelles, il mese prossimo, ci sarà un convegno a lui dedicato (aveva scritto altre opere di filosofia, una storia dell'estetica in neerlandese, moltissimi saggi, ed era stato anche senatore) e, forse a causa delle tante citazioni che gli ho sempre dedicato, sono stato chiamato a parlare di lui come storico dell'estetica. Ed ecco la prima morale. Quest'uomo mi aveva rivelato tante cose quando io ero ventenne, sono passati cinquant'anni, sono ora più anziano di quando non fosse lui al momento della sua scomparsa, e un legame si riannoda. L'allievo, non potendo insegnare al maestro, va a insegnare ad altri quello che lui gli aveva insegnato. Pago un debito, e mi sento straordinariamente in pace con il mio passato.

Ma mettersi a scrivere un discorso di una quindicina di cartelle su De Bruyne avrebbe voluto dire rileggersi quelle 1.500 pagine e le altre 1.200 circa della sua storia dell'estetica, più tante altre cose che lui aveva pubblicato su questi problemi, per non dire ricostruire quale era stato il suo pensiero filosofico indipendentemente dalla sua attività di storico. Mi è però bastato aprire un vecchio scatolone, dove provvidenzialmente avevo conservato tutto il materiale preparatorio alla mia tesi, e centinaia e centinaia di schede, fogliettini e pagine di quaderni (un decimo solo dei quali era stato poi usato per la tesi) mi hanno permesso di risolvere il mio problema in pochi giorni. Si dirà che ho rivisitato De Bruyne con gli occhi di me stesso ventenne, ma ho fatto alcuni riscontri sui suoi testi, e mi accorgo che non ho cambiato gran ché le mie idee in proposito, salvo che ho l'impressione che allora fossi più perspicace di adesso. Avevo più neuroni. E qui veniamo alla seconda morale della mia storia. Avevo scritto nel mio libretto 'Come si fa una tesi di laurea' che una tesi fatta bene è come il maiale, non se ne butta via nulla, e anche decenni dopo si potrà riusarla in diverse situazioni. Sono lieto di avere avuto ragione.

Ma la morale finale è un'altra. Accade sovente di dover spiegare a un giovane perché sia conveniente studiare. Inutile dirgli che è per amore del sapere, se l'amore del sapere non ce l'ha. Né dirgli che uno che sa affronta meglio le vicende della vita di uno che non sa, perché potrebbe additare sempre qualcuno sapientissimo che, dal suo punto di vista, conduce una vita miserabile. E allora l'unica risposta è che l'esercizio del sapere crea delle parentele, delle continuità, degli affetti, ci fa conoscere alcuni Genitori oltre a quelli nostri carnali, ci fa vivere di più, perché non ricordiamo solo la nostra vita ma anche quella di altri, stabilisce un filo continuo che va dalla nostra adolescenza (talora dall'infanzia) a oggi. E tutto questo è molto bello.

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Posted: Di - Oktober 28, 2003 at 01:43 nachm.      


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