Dalle bibite al pane, dai formaggi ai salumi, dai
biscotti agli snack: basta leggere qualche etichetta
al supermercato per rendersi conto di come gli
additivi alimentari trovino un impiego sempre
maggiore. Sarebbe interessante provare a calcolare
quanti conservanti o quanti coloranti entrano ogni
giorno nel nostro organismo, piuttosto che quanti
antiossidanti, emulsionanti o “esaltatori” i
sapidità. Tanti, senza dubbio. E gli effetti sulla
salute? Purtroppo non sono sempre positivi. In
effetti gli additivi non sono che questo: sostanze
chimiche estranee alla naturale composizione degli
alimenti, ai quali vengono aggiunti per diversi
scopi, come modificare la consistenza, cambiare il
colore, esaltare il sapore o aumentare la durata.
Ovviamente perché una sostanza chimica possa essere
utilizzata come additivo deve rispondere a
determinati requisiti di sicurezza e la legge fissa
con precisione la lista degli additivi autorizzati,
indicando per ciascuno gli alimenti a cui può essere
aggiunto e le dosi massime consentite. Detta così, la
cosa sembra tranquillizzante, ma purtroppo bastano
poche semplici considerazioni per ricredersi.
Certezze
e dubbi
Per essere inserita nella lista degli additivi
permessi, ogni nuova sostanza chimica viene
sottoposta a una lunga serie di prove tossicologiche
sugli animali, con lo scopo di escludere che possa
essere nociva. Ma queste prove sono sicuramente
affidabili? Non sempre: proprio in questi ultimi mesi
si è scoperto che il colorante rosso E128, usato da
anni per dare colore a salsicce e hamburger, è
potenzialmente cancerogeno, anche se assunto in
piccola quantità. A dare l’allarme è stata l’Efsa,
l’autorità dell’Unione Europea per la sicurezza
alimentare, intenzionata a riprendere in esame tutti
i coloranti, visto che il loro uso è stato
autorizzato sulla base di studi vecchi anche di
trent’anni, quando i sistemi di analisi e di indagine
non erano efficienti come oggi. Ed è sempre
recentissima una ricerca britannica dell’Università
di Southampton che segnala come alcuni coloranti e
additivi possano peggiorare le condizioni di quei
bimbi, tra i 3 e i 9 anni, che presentano problemi di
iperattività. L’elenco degli additivi incriminati è
lungo (dall’E110 all’E122 dall’E102 all’E211), a
sottolineare come le certezze di ieri possono essere
messe in discussione dalle conoscenze di oggi. Senza
contare che, se l’attendibilità degli studi svolti
sui singoli additivi lascia qualche dubbio, sono del
tutto insufficienti le ricerche sugli effetti
combinati dei diversi additivi quando vengono
ingeriti insieme (come in effetti capita normalmente,
visto che mangiamo ogni giorno diversi alimenti e
che, spesso, in un alimento sono presenti più
additivi diversi). E, giusto per alimentare i dubbi,
è importante ricordare che l’uso di alcuni additivi è
ammesso secondo la cosiddetta regola del
“rischio-beneficio”: in pratica si utilizzano anche
se si sa che possono essere nocivi, perché si teme
che, non usandoli, si potrebbero correre rischi
peggiori. Un ragionamento logico, ma che si presta a
molte interpretazioni strumentali.
Riconoscere
gli additivi
Che fare, dunque? Non è certo possibile escludere
tutti gli additivi dalla nostra alimentazione, ma è
già utile passarne in rassegna le principali
categorie, andando a vedere per ciascuna quali sono
quelli da evitare e le attenzioni da seguire per
ridurre al minimo ogni rischio.
I
conservanti: a volte
indispensabili
Servono per ritardare l’alterazione degli alimenti e
comprendono diverse sostanze: acido benzoico,
nitrati, nitriti, acido sorbico, solfi ti e altre
ancora. In alcuni casi i conservanti sono
indispensabili per garantire la massima sicurezza del
prodotto, altre volte però il loro impiego è motivato
solo da considerazioni economiche, perché aggiungerli
costa meno che adottare altri sistemi di
conservazione.
I
nitriti e nitrati: meglio evitarli
I nitriti e i nitrati sono impiegati da anni come
conservanti nella produzione dei salumi crudi e
cotti. Servono a evitare lo sviluppo di alcuni
microrganismi (primo tra tutti il pericolosissimo
Botulino), ma sono da anni sotto accusa perché
nell’organismo possono formare le nitrosamine,
sostanze con una spiccata azione cancerogena. Oggi
esistono in commercio prodotti di salumeria, anche
crudi, fabbricati senza nitrati e nitriti,
utilizzando particolari tecnologie che garantiscono
comunque la piena sicurezza.
Il
difenile Tossico e irritante
Si usa come conservante sulla superficie della
frutta, in particolare delle arance. È tossico,
irritante e può provocare nausea. In teoria non
dovrebbe passare all’interno del frutto, ma, dal
momento che esistono arance non trattate, perché non
preferirle?
L’anidride
solforosa può dare alla testa
Normalmente viene aggiunta al vino, ma anche ad altri
alimenti (per esempio alla frutta secca). Se
consumata oltre le dosi consentite può produrre forte
mal di testa, inoltre ostacola l’azione della
vitamina B1 e può causare ipersensibilità.
I
coloranti Quattro sono a rischio
Hanno lo scopo di rendere più attraente l’aspetto
degli alimenti e dare loro il colore cui siamo
abituati. Si possono utilizzare coloranti di
derivazione naturale oppure coloranti ottenuti in
laboratorio per sintesi chimica, ma, contrariamente a
quanto si crede, la distinzione tra coloranti
“naturali” e “artificiali” non indica un diverso
grado di sicurezza. È sbagliato pensare che tutto ciò
che è “naturale” sia sempre assolutamente sano (non
per niente alcune delle tossine più potenti che
l’uomo conosce vengono estratte dalle piante). Nel
caso dei coloranti, non dovremmo quindi cercare
quelli naturali, ma dovremmo renderci conto
semplicemente che il loro utilizzo è sostanzialmente
inutile e scegliere i prodotti che non li contengono.
In ogni caso sono quattro i coloranti a cui deve
essere prestata particolare attenzione:
E128
(colore rosso):
è stato individuato come cancerogeno, ma non è stato
ancora ritirato dal commercio
E127
(colore rosso):
secondo alcuni studi dell’OMS infl uirebbe sul
funzionamento della tiroide
E100
o curcumina (colore giallo):
è un colorante naturale sospettato di essere nocivo
per il fegato
E102
o tartrazina (colore giallo):
sembra provocare irritabilità e insonnia nei bambini.
Antiossidanti:
due sigle sospette
Si usano per impedire che l’ossigeno modifichi alcuni
componenti del cibo. È proprio l’ossigeno, infatti, a
far irrancidire i grassi esposti all’aria e a far
scurire i vegetali una volta tagliati. Molti
antiossidanti, come l’acido citrico e l’acido
ascorbico, sono da ritenersi assolutamente innocui,
mentre per altri sussistono dei dubbi. Vi sono però
due sigle, BHT e BHA, che devono destare vero
sospetto. Il butilidrossianisolo (BHA) e il
butilidrossitoluolo (BHT) possono essere impiegati in
molti alimenti come chewing-gum, margarine e patatine
fritte. Le prove tossicologiche, effettuate su ratti
e altri animali da laboratorio, hanno evidenziato che
questi antiossidanti possono causare emorragie e
disfunzioni organiche a livello renale.
Addensanti
e stabilizzanti
Vengono usati, insieme ai gelificanti, per aumentare
la morbidezza dei prodotti, renderli più gradevoli al
palato, garantire la loro stabilità nel tempo e
migliorarne il comportamento in cottura. A queste
categorie di additivi appartengono i polifosfati, gli
alginati, la farina di semi di carrube, la
carragenina, la gomma arabica, l’agar agar, le
cellulose, le pectine, le gelatine e altre sostanze
ancora. Per quanto riguarda i polifosfati, la loro
funzione è quella di trattenere l’acqua interna di
alimenti come il prosciutto cotto, i formaggini e i
budini. Queste sostanze tendono, però, a legarsi al
calcio degli alimenti che viene “sequestrato” e reso
indisponibile all’assorbimento da parte del nostro
organismo. In pratica, i polifosfati possono
diminuire il valore nutritivo degli alimenti ai quali
sono aggiunti. Per questo, potendo, è meglio
scegliere prosciutti e formaggini senza polifosfati.
Un’altra sostanza da tenere sotto osservazione è la
carragenina, che viene estratta da alghe e utilizzata
nei gelati, nella maionese, nei formaggi freschi, per
compattarli. Diversi istituti di ricerca stanno
conducendo studi su questo additivo perché è
sospettato di tossicità.
Glutammato
& C.
Gli esaltatori di sapidità servono ad accentuare il
sapore e la fragranza degli alimenti. Il più usato è
il glutammato di sodio, che si ritrova nei dadi, nel
ripieno della pasta, nelle carni conservate. Anche se
di recente è stato messo in discussione, uno studio
realizzato anni fa dall’Università Washington a
Saint-Louis (USA) ha dimostrato che il glutammato può
provocare improvvisi mal di testa, senso di caldo e
problemi circolatori. Nel dubbio è bene ricordare che
nei prodotti fabbricati con materie prime di qualità
e naturalmente gustose, non c’è alcun bisogno di
aggiungere sostanze che ne esaltino il sapore.
(L'articolo completo si trova su RW n.3 Aprile
2006)