La notizia recente che un'atleta partecipante alla
maratona 2002 di Boston è morta a causa di
encefalopatia hyponatraemica perché ha ingerito
volumi eccessivi di sport-drink prima e durante la
corsa, ha riportato in evidenza un dibattito che va
avanti da più di un decennio: quanto deve bere
l'atleta durante l'attività sportiva? Dall'antichità
ai tardi anni 60, si raccomandava agli atleti di non
bere durante l'esercizio poiché si credeva che
l'ingestione fluida alterasse la prestazione
atletica. La pubblicazione nel 1969 di un articolo
dal titolo "Il pericolo di una assunzione inadeguata
di acqua durante la corsa di maratona", ha fornito lo
slancio per il cambiamento, anche se non ci sono
stati studi che hanno esaminato una corsa di 42
chilometri e hanno identificato realmente qualche
pericolo. Al contrario, gli atleti più disidratati
hanno, solitamente, vinto quelle corse da 42
chilometri.
Il titolo non chiaro di questo articolo ha fornito
l'incentivo scientifico per studi numerosi, molti
supportati da industrie produttrici di bevande per lo
sport, culminati nella guida di riferimento specifica
per l'ingestione dei liquidi durante l'esercizio.
Questa guida di riferimento pone quattro presupposti.
In primo luogo, che tutto il peso perso durante
l'esercizio fisico deve essere reintegrato se si
vuole proteggere la salute e le prestazioni devono
essere ottimizzate, poiché, come afferma la guida di
riferimento, la minaccia più grande contro salute e
benessere durante l'esercizio fisico prolungato,
particolarmente se effettuato in condizioni di
temperature elevate, è la disidratazione. In secondo
luogo, che la sensazione di sete non evidenzia le
necessità reali di liquidi durante l'esercizio; gli
atleti devono così bere regolarmente durante
l'attività fisica e non solo quando hanno sete. In
terzo luogo, che la necessità di liquidi di tutti gli
atleti è sempre simile e quindi è possibile una guida
di riferimento universale. In quarto luogo, che alti
quantitativi di assunzione di liquidi non possono
causare danni.
Così ora si raccomanda agli atleti di reintegrare
tutta l'acqua persa con il sudore (cioè la perdita di
peso corporeo), o di consumare il quantitativo
massimo che può essere tollerato, o di bere 600-1200
ml per ora. Ma nessuna di queste affermazioni è
realmente basata su prove certe. In particolare, non
è provato che gli atleti devono bere "il quantitativo
massimo che è tollerabile" per ottimizzare le
prestazioni ed impedire problemi di tipo patologico.
Così l'affermazione "iperbolica", "Se l'esercizio
fisico è intrapresa da soggetti ipoidratati, le
conseguenze mediche possono essere devastanti", non
ha basi di fatto. Né è dimostrato che tutto il peso
perso durante l'esercitazione deve essere sostituito
immediatamente, poiché l'essere umano nel recupero
può mobilizzare una riserva fluida di circa 2 litri.
Né sono stati stabiliti test futuri per accertarsi
che questa guida di riferimento sia sempre sicura.
Così allora non è stato considerato che bere liquidi
non necessari, a riposo o durante l'esercizio può
avere conseguenze fatali. I primi "report" di
encefalopatia hyponatraemica in atleti, nel personale
dell'esercito, sono comparsi subito dopo il passaggio
a questa nuova indicazione: "bere il quantitativo
massimo che può essere tollerato".
Fino ad oggi sono stati descritti nella letteratura
medica almeno sette incidenti mortali e più di 250
casi di questa patologia. Presumibilmente i casi
segnalati rappresentano solo una piccola parte del
totale.
Oltre al personale militare, l'atleta che più
facilmente può sviluppare l'encefalopatia
hyponatraemica è il maratoneta di sesso femminile,
che corre la distanza di 42 chilometri a velocità
inferiore a 8-9 km/h. La maratoneta aumenta a volte
il proprio peso durante la corsa perché beve in
eccesso sia prima che durante la corsa stessa (anche
oltre 100 tazze, circa 15 litri di liquidi durante le
5-6 ore di corsa). Non sviluppa un marcato deficit di
sodio, né si dimostra in essa una secrezione
inadeguata dell'ormone antidiuretico, anche se gli
agenti antidiuretici sono chiaramente attivi. Poiché
la causa della situazione ora è conosciuta, la
prevenzione è possibile. Così Gardner ha concluso che
ulteriori morti da encefalopatia hyponatraemica
nell'esercito degli Stati Uniti indicheranno il
fallimento del sistema di protezione attraverso la
politica, le procedure e la supplementazione.
Per proteggere tutti coloro che praticano attività
fisica da questo preventivabile condizione, deve
essere fornito un consiglio basato sulla ragione e
sull'evidenza. In particolare, chi fa sport deve
essere avvertito che il consumo eccessivo di liquidi
(acqua o bevande per lo sport) prima, durante, o dopo
l'esercizio fisico è inutile e può avere un effetto
potenzialmente mortale. Forse il migliore
avvertimento è che bere secondo le proprie sensazioni
di sete sembra essere sicuro ed efficace. Tale
assunzione di liquidi varia tipicamente fra 400 e 800
ml l'ora nella maggior parte delle forme
dell'esercitazione di ricreazione e competitiva; è
inferiore per gli atleti più lenti e più piccoli che
si esercitano in condizioni ambientali normali,
superiore per gli atleti di livello elevato che
competono a più alte intensità e in condizioni di
temperature elevate.
La recente adozione di questa guida di riferimento da
parte della federazione di atletica leggera
statunitense (www.usatf.org) ci dà la speranza che
questa triste aberrazione scientifica abbia
finalmente terminato la sua tragica corsa.