L'indice glicemico misura la capacità di un
determinato glucide di alzare la glicemia dopo il
pasto rispetto a uno standard di riferimento che è il
glucosio puro. La glicemia invece è la quantità di
«zucchero» (in realtà di glucosio) contenuta nel
sangue. A digiuno la glicemia è di circa 1g di
glucosio per litro di sangue. Ma se si assume un
glucide, questo si trasforma con la digestione in
glucosio, e ciò si traduce con un aumento della
glicemia. Il livello della glicemia nel sangue è
estremamente importante rispetto all'aumento o alla
perdita di peso. La glicemia che compare dopo la
digestione, infatti, induce la secrezione di un
ormone, l'insulina che, in funzione della sua
importanza, è in grado di scatenare o meno il
processo di aumento del peso.
Ma
perché si ingrassa? Molti pensano (logicamente) che
sia l'eccesso di grassi a provocare l'aumento di
peso. In realtà, i nemici numero uno sono gli
zuccheri, che oltre a dare una forte dipendenza
psicologica possono scatenare il meccanismo della
fame continua, soprattutto in alcuni soggetti più
sfortunati. In questo articolo è spiegato questo
meccanismo, in un linguaggio comprensibile a tutti.
L'organismo umano possiede un sistema di regolazione
che consente di mantenere entro un certo range la
glicemia, ovvero la concentrazione di glucosio
disciolto nel sangue.
La costanza della glicemia è necessaria per la
sopravivvenza del cervello, per diversi
motivi:
- il cervello, a differenza dei muscoli, non ha la
capacità di immagazzinare scorte di glucosio.
- il glucosio ematico è praticamente l'unico
carburante per il cervello.
- il cervello consuma una quantità costante di
energia, a prescindere dalla sua attività(studiando,
infatti, si consumano pochissime calorie)
- In assenza di glucosio, dopo pochi minuti le
cellule celebrali muoiono.
- Il meccanismo di regolazione della glicemia è
basato sul controllo di due ormoni antagonisti:
l'insulina e il glucagone.
Effetti
dell'insulina sul metabolismo:
- Promuove l'accumulo di glicogeno (zucchero di
riserva) nel fegato e nei muscoli
- Deprime il consumo di grassi e proteine in favore
dei carboidrati, ovvero spinge le cellule a bruciare
carboidrati piuttosto che proteine e grassi
- Promuove la formazione di trigliceridi (grassi) a
partire da carboidrati e proteine
- Promuove l'immagazzinamento di grassi nel tessuto
adiposo
Effetti
del glucagone sul metabolismo
- Promuove la liberazione del glicogeno dal fegato,
che viene riversato sottoforma di glucosio nel
sangue.
- Promuove il consumo di grassi e proteine a sfavore
dei carboidrati, ovvero spinge le cellule a bruciare
le proteine e i grassi piuttosto che i carboidrati
- Promuove la mobilizzazione dei grassi dai tessuti
adiposi, che vengono resi disponibili ai tessuti per
essere bruciati
Grazie a questo meccanismo, possiamo introdurre il
glucosio (sotto forma di carboidrati) solo poche
volte al giorno, durante i pasti: a mantenere
costante la sua presenza nel sangue ci pensa l'asse
ormonale insulina-glucagone, che utilizza come
"magazzino" per il glucosio il fegato. Se la glicemia
scende, come durante il digiuno, il pancreas secerne
glucagone che ordina al fegato di prelevare glucosio
dalle sue scorte e d'immetterlo nel sangue. Il
glucagone, inoltre, spinge le cellule all'utilizzo di
grassi e proteine come fonte energetica: in questo
modo si predispone tutto l'organismo al risparmio del
glucosio. Se invece la glicemia sale, come dopo un
pasto, il pancreas secerne insulina che comanda al
fegato di prelevare il glucosio dal sangue e
d'immagazzinarlo. Siccome la capacità del fegato
d'immagazzinare glucosio è piuttosto limitata (circa
70 grammi), i carboidrati in eccesso vengono
convertiti in grassi e depositati nei tessuti
adiposi. L'insulina, al contrario del glucagone,
spinge le cellule a utilizzare i carboidrati come
fonte energetica. Il nostro organismo si comporta
pressapoco in questo modo: quando c'è abbondanza di
glucosio si adopera per utilizzarne il più possibile,
e quello in eccesso lo immagazzina sottoforma di
grassi; quando c'è carenza cerca di conservarlo il
più possibile, prelevando i grassi dalle scorte e
utilizzandoli come fonte energetica. Il meccanismo
dell'insulina diventa "perverso" quando ne viene
secreta troppa: in questo caso la glicemia si abbassa
troppo, il cervello va in crisi e invia all'organismo
gli stimoli per introdurre nuovo combustibile (FAME).
La quantità d'insulina secreta dal pancreas dipende
dalla velocità con la quale s'innalza la glicemia,
questa velocità dipende da due fattori: l'indice
glicemico e la quantrità dei carboidrati che
assumiamo. In caso d'ingestione di carboidrati a
basso indice glicemico: la glicemia s'innalza
gradualmente, viene secreta una quantità normale
d'insulina che riporta gradualmente la glicemia ai
livelli precedenti l'assunzione di carboidrati. In
questo caso la fame sopraggiungerà dopo circa 3 ore.
A seguito dell'ingestione di carboidrati AIG (ad Alto
Indice Glicemico), la glicemia subisce un brusco
innalzamento, viene secreta una quantità notevole
d'insulina che causa un'altrettanto brusca
diminuzione della glicemia. In una situazione di
questo tipo la fame sopraggiungerà dopo circa 1 ora
dall'assunzione della stessa quantità di carboidrati.
L'indice glicemico degli alimenti e la quantità di
carboidrati non sono l'unico fattore che influenza la
quantità d'insulina che viene secreta dal pancreas,
poiché esiste una diversa reazione individuale, com'è
stato dimostrato da Gerald Raven nel 1987.
Secondo i suoi studi il 25% della popolazione ha una
risposta insulinica pigra, un altro 25% della
popolazione ha una reazione insulinica eccessiva,
mentre il restante 50% ha un comportamento che
possiamo definire "normale". In parole povere per il
25% della popolazione il meccanismo dell'insulina
diventa perverso con estrema facilità. In generale il
75% della popolazione dovrebbe controllare
l'assunzione di carboidrati, il che significa
controllare sia l'indice glicemico che le quantità
assunte, pena l'inevitabile tendenza al sovrappeso.
Essere in grado di controllare questo meccanismo è
fondamentale, soprattutto per i soggetti "sfortunati"
che ingrassano anche solo pensando a un bignè. Questi
sono i principali vantaggi che si ottengono tenendo
sotto controllo la produzione di insulina:
- si prevengono disfunzioni metaboliche gravi come il
diabete di tipo 2;
- si riesce a seguire una dieta ipocalorica senza
avere sempre lo stimolo della fame
- si riesce a mantenere il peso forma senza troppi
sacrifici
- si contribuisce a mantenere basso il colesterolo,
poiché l'insulina è uno dei fattori che stimola la
produzione endogena.
Per poter mantenere l'insulina entro livelli
accettabili occorre seguire queste semplici regole:
- evitare carboidrati AIG, e non assumerli mai da
soli;
- assumere pasti con la corretta ripartizione dei
macronutrienti (evitare - pasti a base di soli
carboidrati);
- mangiare almeno 5 volte al giorno, evitando
abbuffate nei pasti principali;
- preferire fonti di carboidrati a bassa densità, e
preferire quelli a basso indiceglicemico.