| Va ora in onda | | Date Created: 12 Nov, 2006, 11:45 PM |
Ci scusiamo per l'interruzione.
Le trasmissioni riprenderanno qui.
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| Newton sempreverde | | Date Created: 23 May, 2006, 01:16 PM |
Due link che possono dare un'idea di come il Newton sia tutt'altro che defunto.
Anzitutto, sono disponibili quasi tutti i materiali della WorldWide Newton Conference tenutasi a San Francisco il 13-15 gennaio 2006.
In secondo luogo, è con piacere che segnalo Notwen il nuovo sito di Adriano Angelillis, appassionato sviluppatore di nuove soluzioni hardware per il Newton. |
| Ricerca e sviluppo | | Date Created: 23 May, 2006, 01:09 PM |
| Essendo occupatissimo sul fronte lavorativo, in questo periodo ho davvero poco tempo per prendermi cura di questo blog. Ma confido in tempi migliori. Mi piacerebbe, per esempio, che il blog avesse un sito proprio; mi piacerebbe imparare a utilizzare strumenti di pubblicazione più sofisticati, che mi permettano una personalizzazione maggiore della struttura e della presentazione dei contenuti. Mi piacerebbe che fosse bilingue, come mi è stato suggerito. Vedremo. Per intanto, ho aggiunto una sezione in alto che rimanda alle cinque foto più recenti caricate nel mio spazio su flickr. |
| Situazione terminale di una fotocamera digitale | | Date Created: 06 May, 2006, 12:34 PM |
La mia valorosa Nikon Coolpix 885 (informazioni e recensione nell'ottimo sito Digital Photography Review) è praticamente morta da alcuni giorni.
La sua storia è un po' sfortunata. Dopo aver faticosamente risparmiato 600 Euro, la acquistai nell'ottobre 2002, spinto proprio dalla dettagliata recensione di cui sopra. Una ventina di giorni dopo, il disastro: di rientro da un breve viaggio, mi ritrovai infradiciato sotto un acquazzone improvviso. La fotocamera era al sicuro in un astuccio impermeabile dentro la borsa di pelle nella quale si trovava anche il resto dei miei effetti personali. Almeno, credevo fosse al sicuro: una volta salito in treno e aperta la borsa per verificare che nulla si fosse bagnato (mi preoccupava soprattutto l'iBook, inserito nella borsa senza alcuna protezione aggiuntiva), presi l'astuccio della fotocamera e constatai con orrore che si era formata una piccola sacca d'acqua al suo interno. Insomma, la fotocamera era rimasta per metà in ammollo per almeno 15 minuti.
L'astuccio non era originale, e non potevo in alcun modo far valere la garanzia della Nikon, che non copre questo tipo di incidenti. Tolta la batteria e smontato lo smontabile, lasciai asciugare la fotocamera per alcuni giorni. Riaccesa, notai che il flash era partito (forse un cortocircuito), e che tre dei quattro pulsanti sotto il display LCD non rispondevano più ai comandi, a meno di non sforzarli con una penna biro o altro oggetto appuntito. Per il resto, la macchina rimaneva utilizzabile, e ho tirato avanti così quasi quattro anni, rassegnandomi alle impostazioni in automatico e alla ridotta funzionalità della fotocamera.
L'altro giorno, dopo aver scaricato un "rullino" di foto, e aver messo la Coolpix sotto carica, inserisco la sua scheda Compact Flash, la accendo, e trovo il messaggio "Questa scheda non è formattata. Formattare?". Essendo la scheda vuota, ho dato conferma alla formattazione. La fotocamera ha tentato la formattazione per poi ripresentare il messaggio "Questa scheda non è formattata. Formattare?".
E qui inizia il ciclo infinito. Tolta la Compact Flash, la inserisco nel lettore USB esterno collegato al PowerBook e la formatto usando il Mac. Però la formattazione da computer è leggermente differente, perché la scheda viene vista come un'unita disco esterna generica. Risultato: meno spazio libero, ma soprattutto la fotocamera non la vede. Tentando di riformattarla dalla fotocamera, il Mac non la vede. E così via. Provato con altra scheda CF, stessa situazione. È evidente che la fotocamera ha perso la capacità di formattare la scheda CF.
Ho cercato per la rete, in lungo e in largo, un software che permetta di formattare le schede usate dalle fotocamere inserendo le informazioni che inserirebbe la fotocamera. Ingenuamente, credevo che questa fosse la soluzione più logica per allungare ancora un po' la vita della mia povera Coolpix. Ma un software del genere non c'è, o perlomeno io non l'ho trovato. Ammetto la mia ignoranza su come una fotocamera formatti una scheda di archiviazione, e mi sembra improbabile che ogni singolo modello di fotocamera in commercio la formatti inserendo marcatori tutti suoi. Immagino che le differenze si limitino alle marche: una Canon formatterà in maniera diversa da una Nikon e da una Panasonic e da una Olympus, per dire, ma non penso che una Canon Digital Ixus 50 formatti in maniera differente da una Canon PowerShot A610 (ma posso sbagliarmi, i più esperti mi illuminino). Quindi, sempre ingenuamente, mi domando: possibile che non esista un software, magari scritto dalle stesse case produttrici delle fotocamere, che mi permetta di formattare correttamente una CF dal computer e non dalla fotocamera? Se qualcuno ha idee o indicazioni, mi scriva.
Intanto sto vagliando l'acquisto di una fotocamera nuova, e vorrei orientarmi su un modello decente ed economico, perché il mio piano originale prevedeva di tirare avanti con la Coolpix 885 almeno fino a Natale, per poi regalarmi un modello semiprofessionale. Ho dato uno sguardo ai modelli di fotocamere compatte simili alla Coolpix che possiedo: so che nel mercato della tecnologia le cose funzionano così, ma fa sempre un certo effetto vedere modelli che hanno il doppio o triplo dei megapixel e molte altre funzioni e che costano la metà o un terzo di quanto pagai per la Coolpix 885 meno di quattro anni fa. |
| Aggiornamenti, e il post perduto sul Trusted Computing | | Date Created: 06 May, 2006, 12:34 PM |
Per me è un periodo piuttosto denso da un punto di vista lavorativo, e immagino che i quattro gatti che mi leggono si saranno chiesti dove fossi finito. Argomenti di cui parlare ce ne sono stati: Boot Camp, le nuove ma solite scempiaggini sulle presunte vulnerabilità di Mac OS X, le nuove davvero nuove sciocchezze sul team di sviluppo di Aperture, e quant'altro. Ma l'amico John Gruber, più in forma che mai, li ha trattati in modo più che esaustivo, ed eventuali miei post a riguardo sarebbero stati poco più che traduzioni pedisseque dei suoi articoli. Per chi non ha problemi con l'inglese e vuole leggere esempi di buona scrittura IT, ecco qualche rimando:
Su Boot Camp, parte I e parte II.
Su Aperture, parte I e parte II.
Tornando a noi, in realtà avevo scritto un post in aprile, riportando un paio di miei interventi inviati a una mailing list, riguardanti ancora una volta il Mac e il Trusted Computing. Il post, che credevo di aver pubblicato, è invece rimasto salvato in locale. Occupato come sono su molti fronti, me ne sono accorto solo recentemente. Ripubblico quindi i contenuti del post perduto, sperando di chiudere l'argomento (almeno fino a nuovi eventi reali e provabili).
Apple e il Trusted Computing, usando il buonsenso
I miei interventi in una mailing list di utenza Mac cercano di rispondere a quelle persone per le quali l'esistenza di un chip TPM nelle schede madri dei nuovi computer Apple con architettura Intel sia indubitabilmente segno che Apple abbia intenda giocare al Grande Fratello Orwelliano, mettendosi (per non ben identificati e spiegati motivi) a "spiare di nascosto" i propri utenti.
1. Faccio solo un ragionamento basato sull'osservazione dell'industria dei computer e di Apple in particolare. Dunque, supponiamo per un momento di essere l'azienda Apple di Cupertino, Stati Uniti. Siamo un'azienda che produce computer. Il nostro core business è la vendita di hardware. Macintosh e iPod. I nostri profitti derivano primariamente dalla vendita di hardware.
Supponiamo che, un giorno, non si sa bene perché, decidiamo di controllare tutti gli utenti che possiedono i nostri Macintosh con processore Intel. Attiviamo i chip TPM e iniziamo a monitorare l'utenza. Raccogliamo tutti i dati personali che è possibile ricavare. È un'attività fuorilegge, ma noi, furbissimi, decidiamo di farla di nascosto. Siamo gente tosta, amiamo il rischio.
Che cosa ci guadagnamo? Noi, ripeto, siamo un'azienda che produce computer e guadagna dall'hardware venduto. Aziende che guadagnano dalla raccolta e compravendita di dati si chiamano data aggregator. Noi, Apple, non siamo data aggregator, ma decidiamo di entrare nel business. Decidiamo di rivendere i dati raccolti. Ipotizzando, per assurdo, di riuscirci, è un'operazione sensata da un punto di vista di business?
No. Il rischio nient'affatto remoto è che crolli miseramente il nostro core business, che era (ricordate?) vendere hardware.
Perché è sufficiente che l'opinione pubblica venga a sapere di una manovrina del genere da parte di Apple perché Apple riceva danni di dimensioni incalcolabili. Perdita d'immagine, cause legali, crollo delle vendite, per dirne tre. Ora qualcuno mi spieghi perché Apple (per limitare l'esempio ad Apple) dovrebbe suicidarsi in questo modo, con i presunti controlli da Grande Fratello.
2. [E quindi come mai è presente questo chip TPM?] Continuo a ritenere che le funzioni di questo maledetto chip non siano dissimili, per fare un esempio, dagli accorgimenti anti-contraffazione che vengono incorporati nella realizzazione delle banconote. Insomma, una "filigrana" elettronica che garantisca all'installer di Mac OS X Intel che l'hardware su cui viene installato sia un autentico Mac. Questo chip era presente, se non erro, sui Developer Transition Kit proprio per questo.
Assodata la presenza del chip TPM nei Mac-Intel, due sono i casi:
a) Chip benigno - dotato di funzioni di sicurezza volte a proteggere il sistema operativo di Apple e le applicazioni marchiate Apple.
b) Chip maligno - raccoglie segretamente dati e informazioni personali per inviarle a chissà chi e per chissà quale motivo.
Ritengo più plausibile il caso a), non perché ami Apple, mi stia simpatica, perché sono un inguaribile ottimista o chissà cos'altro, ma semplicemente perché ritengo implausibile il caso b). Ho già scritto in lista un messaggio dove sostengo che sia un'assurdità che Apple si metta a fare il data aggregator, mossa che può facilmente rivelarsi suicida per il suo business.
Aggiungo un'ulteriore riflessione. Anche ipotizzando lo scenario più assurdo, ossia che davvero Apple si metta a spiare di nascosto gli utenti (attività, lo ribadisco, fuorilegge), che genere di informazioni potrebbe mai raccogliere questo maledetto chip che gli strumenti oggi in uso non raccolgono già? Oggi, fra Internet, telefonia mobile, telecamere di sorveglianza sparse fra città e reti autostradali, si può già raccogliere tutto l'essenziale. Il mio provider sa quali siti visito, la posta elettronica è già facilmente intercettabile, gli acquisti via carta di credito/debito sono registrati e tracciabili... Che cosa potrebbe mai "inviare ad Apple" questo chip TPM? I miei dati personali? Li invio io ad Apple quando compilo il modulo di registrazione all'installazione di Mac OS X. I dati del mio hardware e software? Sono tutti inclusi quando un'applicazione si chiude inaspettatamente e decido io di inviare un rapporto ad Apple...
Gli esempi potrebbero continuare numerosi, ma onestamente questa storia del TPM e molte delle sciocchezze che mi tocca leggere e sentire da più parti mi hanno un po' rotto le palle.
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| Origami/Ultra Mobile PC – considerazioni ulteriori | | Date Created: 15 Mar, 2006, 12:19 PM |
Da non molto è stata introdotta questa "piattaforma", che inizialmente Microsoft chiamava Origami, ma che a quanto pare ha conservato il ben meno originale appellativo Ultra Mobile PC (UMPC). Qualche notizia e immagine in più si trova nelle pagine Web del sito Microsoft e del sito Intel.
Nel mio post precedente manifestavo le mie perplessità a seguito della presentazione dell'UMPC di Samsung al CEBIT in Germania, perplessità che scaturivano da considerazioni immediate, "a prima vista": l'oggetto è pesantuccio, la durata delle batterie è esigua (relativamente a ciò che l'UMPC promette di fare, ai bisogni che promette di soddisfare, almeno sulla carta), e il costo previsto è semplicemente eccessivo (con poche centinaia di Euro in più ci si può comprare un notebook). Per non parlare dell'interfaccia, decisamente migliorabile.
A ben pensarci, poi, v'è dell'altro. Ieri stavo riordinando alcuni appunti salvati sul mio Newton MessagePad 2000 e riflettevo: se il Newton fosse qualcosa in più di quel che è, se fosse un computer portatilissimo fatto e finito, con il suo hard disk (magari con la medesima tecnologia dell'iPod nano, ossia un'unità flash), il suo schermo a colori, il suo bel wireless e bluetooth, nuovo software per navigare in rete, scrivere email, scrivere documenti, suonare MP3 e AAC e diosacosaltro... Se fosse tutto questo, lo vorrei? Lo userei? Lo sfrutterei in tutte e per tutte le sue potenzialità?
Credo proprio di no. E credo sia questo, in buona sostanza, il tallone di achille dell'UMPC.
L'idea di base dell'UMPC è che possa essere un oggetto tascabile e tuttofare proprio perché possiede tutte le funzioni di un computer in un form factor ristretto. Ma se voglio avere con me un computer portatile che assolva a queste funzioni, che mi permetta di lavorare e tutto quanto, allora uso il mio PowerBook G4 a 12 pollici: lo schermo è migliore, l'hard disk è capiente, la batteria dura di più, peso e ingombro sono ottimi per ciò che deve fare (permettermi di lavorare bene), lo schermo e la risoluzione sono sufficienti per navigare in Internet senza impicci, e via dicendo.
Se invece tutto ciò di cui ho bisogno è un ottimo PDA (Personal Digital Assistant, appunto), ossia un dispositivo che mi permetta di accedere rapidamente a un'agenda elettronica, che ricordi i miei appuntamenti, che possa accogliere note scritte direttamente sullo schermo con un apposito stilo, che contenga una rubrica indirizzi, che offra la possibilità di collegarsi in rete (o ad altre macchine) senza fili per inviare/ricevere email, eccetera eccetera – se voglio tutto questo e solo questo, allora non mi è necessario un dispositivo come lo UMPC.
Perché no? Perché è troppo. Dispositivi come lo UMPC non possono offrire tutte le funzionalità di un computer vero e proprio e al tempo stesso avere un'interfaccia realmente usabile. È, ancora una volta, questione di design, di progettazione, di scelte d'interfaccia. Lo UMPC è complesso e complicato da utilizzare. È, per farla breve, molto più di un PDA e poco meno di un laptop/notebook. Chi lo acquista allo scopo di usarlo come "agenda elettronica" (mi si passi la semplificazione) lo troverà difficile da usare, dovrà cercare le semplici funzioni desiderate ogni volta facendo troppi clic (o tap, vista la tecnologia touch-screen) o dovendosi ricordare combinazioni di tasti, movimenti di rotelline e quant'altro; insomma, tutto fuorché l'immediatezza che ci si aspetterebbe. Chi lo acquista pensandolo come sostituto di un laptop rimarrà invariabilmente deluso dai limiti prestazionali dello UMPC.
Ripeto, sono considerazioni teoriche, è pura speculazione, potrei sbagliarmi di grosso, ma la mia impressione è che lo UMPC, così com'è oggi, sia un ibrido che non accontenta nessuno (a parte forse gli amanti dei gadget elettronici).
Ho letto molti commenti in rete, nei vari siti (più o meno Mac-oriented) che annunciavano i primi modelli di UMPC: alcune persone sostengono che gli utenti Mac stanno rosicando perché Apple non ha ancora presentato un oggetto simile, e che se fosse targato Apple tutti si dimenticherebbero difetti e critiche e correrebbero sbavanti ad acquistarlo. A mio avviso, se mai Apple introdurrà un dispositivo del genere, lo farà ancora una volta affermando il proprio stile: l'oggetto sarebbe più compatto e leggero, la batteria durerebbe di più, presenterebbe un'interfaccia più immediata e intuitiva, con un ottimo riconoscimento della scrittura (continuando la tradizione del Newton e innovandola), con un design e un'usabilità ponderati per il tipo di strumento e, cosa fondamentale, avrebbe meno funzioni dello UMPC. Sarebbe un oggetto più mirato allo scopo, non semplicemente un tentativo malriuscito di ficcare un computer dentro un involucro tascabile. Si seguirebbe la filosofia progettuale dell'iPod: elegante, semplice da usare, con funzionalità ben precise. I suoi "limiti" sarebbero la sua virtù.
Da un punto di vista puramente di interfaccia, il Newton prima e l'iPod oggi rimangono imbattuti perché presentano un'immediatezza e una semplicità disarmanti. Sul Newton tutto è praticamente visibile e a portata di stilo, i gesti e i passi per arrivare in qualsiasi punto sono pochi e semplici da ricordare, l'interfaccia è robusta e coerente, i vari accessori presentano in linea di massima le medesime icone nei medesimi punti. Dopo poche ore di utilizzo, tutto già appare familiare e accessibile con rapidità. Stesso dicasi per l'iPod: poche funzioni e ben definite, pochi tasti, quasi nessuna combinazione difficile da attuare o ricordare, rotella e schermo sufficientemente grandi e usabili in tutti i modelli di iPod, Shuffle compreso (lo Shuffle non ha schermo, d'accordo, ma i tasti hanno un'ottima risposta se paragonata alle dimensioni).
Dalle impressioni di chi ha visto dal vivo e usato lo UMPC tutto questo non traspare. Chissà perché. |
| Pillole per il mal di testa | | Date Created: 11 Mar, 2006, 12:09 AM |
Sono passate su per giù due settimane dall'ultimo aggiornamento del mio blog. In questo periodo, oltre a essere in altre faccende affaccendato, il problema non è stato il non avere argomenti di cui parlare; tutt'altro, troppe cose e tutte insieme. Ci sarebbe da scrivere molto, moltissimo. Invece cercherò di essere sintetico. Recenti scambi di opinioni, su internet e a voce, mi hanno aperto gli occhi su una cosa un po' triste e deludente: sembra che l'esperienza in un settore, la capacità di argomentare portando validi esempi e fatti verificabili a sostegno della propria tesi, e la volontà di mettersi in gioco in una discussione non servano più a molto. Sempre più persone confondono la libertà di espressione con la possibilità di sostenere qualsiasi cosa passi loro per la testa, non importa quanto vera, provabile, essa sia. E vabbè, passiamo oltre.
Chi ha paura del Trusted Computing?
Non starò a scrivere un articolo per spiegare che cos'è il Trusted Computing: è sufficiente dare in pasto a Google queste due parole per avere tutte le informazioni che si vogliono. Fra i vari risultati, suggerisco la Wikipedia e le approfondite FAQ di Ross Anderson, più altri link che riporto alla fine di questa sezione. Per brevità cito Bruce Schneier, noto guru della sicurezza informatica. Nel numero di settembre 2005 della sua newsletter Crypto-Gram, che io traduco per Communication Valley, egli scrive:
Il Trusted Computing Group (TCG) è un consorzio industriale il cui obiettivo è cercare di costruire computer più sicuri. Il gruppo conta moltissimi membri, tuttavia il comitato direttivo è formato da Microsoft, Sony, AMD, Intel, IBM, SUN, HP, e due altre aziende minori che vengono periodicamente elette a rotazione.
L’idea di base è che si costruisca un computer che sia sicuro fin dal principio, con una “root of trust” (lett. radice di fiducia) nel nucleo hardware chiamata Trusted Platform Module (TPM). Le applicazioni possono girare in sicurezza su tale computer, possono comunicare con altre applicazioni e con i loro proprietari in maniera sicura, e possono garantire che nessun programma “non fidato” possa accedere ai loro dati o al loro codice.
Si parla di Trusted Computing almeno dal 2002, quando si chiamava ancora Progetto Palladium. Ciò che fa paura di questo concetto è, in sintesi, quanto segue (sempre citando Schneier):
Ciò sembra fantastico, ma è una lama a doppio taglio. Lo stesso sistema che impedisce a worm e virus di propagarsi sul vostro computer può anche impedirvi di utilizzare un qualsiasi software valido ma che non piace al costruttore del vostro hardware o sistema operativo. Lo stesso sistema che proibisce allo spyware di accedere ai vostri file potrebbe anche impedirvi di copiare file audio o video. Lo stesso sistema che verifica che tutte le patch da voi scaricate siano legittime potrebbe anche impedirvi di fare... praticamente qualsiasi cosa.
L'argomento Trusted Computing è ritornato in auge ultimamente perché i nuovi Mac con processore Intel possiedono un chip TPM. Paura e sgomento. In molti a puntare il dito, tu quoque, Apple, e via dicendo. Allo stato attuale l'unica cosa certa è la presenza di questo chip, che verosimilmente Apple utilizzerà per proteggere il proprio sistema operativo, Mac OS X, evitando che sia installato su macchine non Apple. Il perché molta gente gridi allo scandalo, su questo aspetto, mi sfugge proprio. Probabilmente si tratta di persone contentissime di distribuire gratuitamente i frutti delle loro fatiche.
Poi ci sono i catastrofisti, che in buona sostanza affermano che con il Trusted Computing siamo all'inizio della fine, che l'utente sarà sempre meno padrone del computer, del software, dei file media che ha acquistato regolarmente, e si arriverà a un punto in cui tutti saremo controllati, qualsiasi cosa facciamo con i nostri PC o Mac. Il mio umile parere a riguardo è che uno scenario simile possa davvero accadere soltanto presupponendo una totale passività da parte della massa di consumatori. Per arrivare a tale situazione orwelliana le fasi possono essere graduali finché si vuole, ma da parte dell'industria tecnologica si tratta sostanzialmente di 1) violare palesemente le leggi sulla privacy vigenti nei vari paesi del mondo, oppure 2) di agire in segretezza e instaurare una situazione di spionaggio segreto a livello generale.
Abbiamo visto tutti la figura che ha fatto Sony con il suo sistema anticopia che installava di nascosto un rootkit nel PC del malcapitato acquirente di CD Sony Music. Qualcuno se n'è accorto e ha reso pubblica la cosa, e l'immagine di Sony non ci ha guadagnato di certo. Se le varie aziende produttrici di computer intendono portare avanti il discorso Trusted Computing con simili scherzetti, beh, vuol dire che amano il gioco d'azzardo. Perché rischiare un crollo delle vendite e un grave danno d'immagine? Per controllare gli utenti? Per la sicurezza? Se io fossi a capo di una di queste aziende, mai e poi mai sceglierei di correre il rischio di intaccare la fiducia di chi compra i miei prodotti.
Parliamo di Apple: l'azienda di Cupertino sta attraversando un momento buono (un lento ma inesorabile aumento dell'utenza Mac, iPod che si vendono come caramelle, grande successo dello iTunes Music Store) e al tempo stesso delicato (la transizione da PowerPC a Intel, con tutto ciò che essa comporta). Per quale motivo dovrebbe abbracciare in toto la strada del Trusted Computing così come la dipingono i catastrofisti? Perché rischiare un rovinoso danno d'immagine (e di vendite), creando "Mac che ti controllano"? La logica mi sfugge.
Non voglio passare per difensore a oltranza di Apple, ma al momento non vedo assolutamente niente di subdolo nel fatto che i nuovi Mac con processore Intel presentino una tecnologia TPM. Alla WWDC 2005 Jobs disse esplicitamente che Apple avrebbe impedito l'utilizzo di Mac OS X su macchine non Apple. È chiaro che qualsiasi protezione venga messa in pratica, specialmente software, non può durare a lungo. Se la protezione è hardware, gli ostacoli aumentano. Se è per proteggere ciò che è di Apple (Mac OS X) io dico ben venga la protezione. Se è per danneggiare l'utente, allora no grazie. Solo che, ancora, non capisco come il fatto di proteggere Mac OS X possa essere un danno per l'utente. Sicuramente sarà un danno per quei pezzenti che non sanno nemmeno che cosa voglia dire comprare software legittimamente. Duole dirlo, e di certo è una generalizzazione, ma, guarda caso, la maggioranza degli utenti PC che conosco non possiede una copia di Windows XP (Home o Professional) regolarmente acquistata (a parte chi l'ha trovata preinstallata nel PC nuovo). È chiaro che, per gente abituata a "procurarsi" ogni genere di software, sia esso un sistema operativo, un Microsoft Office, o uno shareware da 19 dollari, il fatto che un'azienda ricorra a un chip TPM per proteggere il proprio sistema operativo è pura eresia.
Molti sostengono che lo stesso iTunes Music Store ponga limiti inammissibili all'utilizzo della musica regolarmente acquistata dall'utente. Ricordo che è possibile masterizzare la musica acquistata, che è possibile fruirne su più di un Mac, che Apple ha difeso gli utenti quando le major dell'industria musicale intendevano aumentare il prezzo dei brani scaricabili online, e che, insomma, il sistema di protezione FairPlay sembra davvero (come dice il nome) "giocare pulito". Se così non fosse, non mi spiego il grande, inconfutabile successo dell'iTunes Music Store.
Tornando un istante al Trusted Computing, cito un altro passo dell'articolo di Schneier, che mi sembra davvero interessante per il discorso che facevo poc'anzi sulla privacy:
Lo scorso maggio [2005], il Trusted Computing Group ha pubblicato un documento di best practices (buone pratiche): “Design, Implementation, and Usage Principles for TPM-Based Platforms” [Progettazione, Implementazione e Principi d’Uso per le Piattaforme basate su TPM]. Scritto per utenti e per installatori della tecnologia TCG, il documento cerca di tracciare una linea che separa il buoni e i cattivi impieghi di questa tecnologia.
I principi che il TCG ritiene stiano alla base di una progettazione, implementazione e utilizzo efficaci, utili e accettabili delle tecnologie TCG sono i seguenti:
[...]
"Privacy: i componenti abilitati TCG dovranno essere progettati e implementati tenendo conto della privacy e aderire alla lettera e allo spirito di tutte le linee guida, leggi e norme. Questo comprende, senza limitarsi ad esse, le Linee Guida OECD, le Fair Information Practices, e la Direttiva Europea per la Protezione dei Dati (95/46/EC)."
Un altro passaggio importante:
Si tratta sostanzialmente di un buon documento, anche se si possono avanzare valide critiche. Mi piace che il documento dichiari espressamente che l’utilizzo coercitivo della tecnologia -- obbligare le persone a usare sistemi per la gestione dei diritti digitali (DRM), per esempio -- non è appropriato: “L’uso di coercizione per imporre a tutti gli effetti l’impiego delle funzionalità TPM non è un uso appropriato della tecnologia TCG”.
Mi piace che il documento cerchi di proteggere la privacy dell’utente: “Tutte le implementazioni di componenti abilitati TCG dovranno garantire che la tecnologia TCG non venga utilizzata in maniera inappropriata per la raccolta di informazioni personali”.
Ancora una volta, se c'è qualcuno per cui val la pena stare in guardia, quello è Microsoft:
Ma sta accadendo qualcosa di sospetto. Microsoft sta facendo del suo meglio per impantanare il documento e garantire che non possa essere applicato a Vista (prima conosciuto come Longhorn), il sistema operativo Microsoft di prossima generazione.
E con questo chiudo il discorso, per ora. Sull'argomento non sono riuscito a essere sintetico. Per finire, qualche link:
Il documento a cui Schneier si riferisce.
Commenti al documento.
L'intervento di Bruce Schneier sul Trusted Computing, ancora quando Microsoft lo chiamava Palladium.
La sicurezza di Mac OS X
Dopo i vari trojan-fuffa e tutte le chiacchiere sulle "gravi vulnerabilità" di Mac OS X, che io sono stato quietamente a sentire dalla finestra, siamo di nuovo al punto di prima: Mac OS X è diventato improvvisamente un colabrodo pieno di falle da sfruttare? C'entra in qualche modo il passaggio a Intel? Ci sono nuovi virus in giro che mirano specificatamente al Mac e provocano danni senza il minimo intervento da parte dell'utente, come accade per il 98% del malware su piattaforma Windows?
No.
Chiacchiere, tante: "Mac OS X bucato in meno di mezz'ora", un esempio. La mia impressione, brevemente, è questa: visto che tecnicamente nessuno è stato ancora davvero capace di portare un attacco devastante ai danni di Mac OS X, che si fa? Si cerca di rovinargli la reputazione a parole, una cosa che suona come gli intrighi di corte nella reggia di Versailles tre secoli or sono. Mettiamo in giro un sacco di sciocchezze e di voci infondate sulla sicurezza di Mac OS X, ingigantiamo le notizie, instilliamo il dubbio. Giusto per dire: anche voi, utenti Mac, non siete al sicuro. Queste son soddisfazioni, no? Mah.
Origami: di bello forse ha solo il nome
Origami, per chi non lo sapesse, è il nome di un progetto di Microsoft per un nuovo palmare, un concentrato di tecnologie per avere con sé un vero e proprio mini-computer. PC ultramobile. Wow. Al CEBIT Show, in Germania, Samsung ha presentato Q1, un PDA basato sulla tecnologia Origami di Microsoft (qui l'articolo di Macworld, e qui l'articolo di Engadget).
Tante belle cose: processore Intel Celeron a 900 MHz, 512 MB di memoria, un hard disk molto capiente (30-40 GB), tecnologie wireless e bluetooth... Ma al di là di avere Windows XP, al di là del fatto che la gestione dell'interfaccia touch-screen (così mi pare di capire) sia affidata a un'applicazione che gira sotto XP, invece di essere integrata più in profondità (come avveniva nel Newton di Apple, introdotto, lo ricordo, nel 1993); a parte tutto questo: la durata della batteria è semplicemente ridicola (3 ore che scendono a 1,7 se si vuole guardare un DVD utilizzando un drive esterno...), e il coso pesa 779 grammi. E costerà un migliaio di euro. Sono tre errori di design e di strategia grossi come una casa.
Questo dovrebbe essere il PC ultramobile? Sì, a patto di essere sempre nelle vicinanze di una presa di corrente. Sono in molti ad attendere che Apple sforni il successore del Newton. La concorrenza poteva sfruttare questo bisogno e creare qualcosa di veramente buono, forse avrebbe potuto battere Apple sul tempo e creare un prodotto di successo nel settore palmari e PDA. Se il Q1/Origami è la risposta, beh, per certe cose il Newton è ancora avanti: riconoscimento della scrittura, durata delle batterie, e peso (ho pesato il mio MessagePad 2000: 640 grammi con 4 pile alcaline). Molti si prendono gioco del Newton chiamandolo "mattone", riferendosi chiaramente alle dimensioni e al peso, e alla presunta scarsa portabilità. Posso dire lo stesso dell'Origami?
Sbaglierò, ma ho l'impressione che sarà un altro fiasco.
Ancora una volta, che cosa differenzia un prodotto Apple da un prodotto della concorrenza? Ricerca e progettazione. Il Newton, introdotto 13 anni fa e migliorato sempre più fino a raggiungere l'apice nel 1997-98 con il MessagePad 2100, è tuttora un prodotto usabile, espandibile (seppur con qualche limitazione), ma soprattutto imbattibile per quanto riguarda l'interfaccia, studiata per essere chiara, intuitiva, e "naturale": l'utente ha la sensazione di avere in mano un taccuino elettronico dove poter scrivere e tracciare scarabocchi proprio come fosse un blocco di carta.
Il Q1/Origami è solo un tentativo di infilare un PC in uno spazio più piccolo, senza nessuna considerazione di interfaccia o di usabilità. Sì, ci sono pulsanti e rotelle, ma è un sistema che l'utente deve imparare e non pare affatto qualcosa di naturale. A questo punto, tanto vale comprarsi una Playstation Portable. Oppure (provocazione) un PowerBook da 12 pollici.
Windows Vista, ti ho già visto
Paul Thurrott, nella sua recensione di una CTP (Community Technical Preview) di Windows Vista, nota le imbarazzanti somiglianze con Mac OS X che, a suo dire, vanno oltre le trasparenze dell'interfaccia. La recensione di Thurrott non è male. A parte questa frase, che mi è saltata all'occhio: Of course, Windows Vista is still Windows, and that means you can be far more productive with Vista than is possible with OS X, especially if you're a heavy keyboard user like me. ("Naturalmente, Windows Vista è sempre Windows, e ciò significa che si può essere molto più produttivi con Vista di quanto lo si possa essere con OS X, specialmente se siete, come me, grandi utilizzatori della tastiera"). Ma il punto non è questa evidente sciocchezza. Il punto è: da quel che scrive Thurrott non riesco a vedere che cosa ci sia di straordinario in Windows Vista. Chiaro, non siamo ancora davanti al prodotto finito, ma dalla lettura della recensione di Thurrott ricavo queste impressioni:
- Quel poco di nuovo che c'è in Windows Vista, c'è già in Mac OS X da almeno un anno.
- Quel poco che funziona in Vista sono alcune migliorie rispetto a XP (esempio: gestione dei driver, prestazioni), ma vi sono anche delle mancanze che, al momento, rendono XP più usabile.
- Questo sarebbe il lavoro per migliorare un sistema operativo vecchio ormai di 5 anni? Onestamente mi aspettavo qualcosa di più. Sono davvero curioso di vedere e provare il prodotto finito. Per adesso non riesco davvero a vedere altro che un XP con un aspetto più "liquido", minimale e ordinato. D'accordo, è ancora un work in progress, però lo è da molto, ormai. Si doveva chiamare Longhorn ed essere pronto quest'anno, poi cambia nome, cambia la roadmap, cambiano le tempistiche. Intanto, dall'altra parte, Mac OS X va avanti. Se queste sono le premesse, il giorno che Windows Vista vedrà la luce sarà già vecchio. |
| L'influenza dei polli | | Date Created: 23 Feb, 2006, 03:26 AM |
Gli antefatti
È comparso di recente un trojan, chiamato Leap-A (o Oompa Loompa). Si tratta di un programma potenzialmente malevolo camuffato da immagine. Nella sua forma attuale il codice è contenuto in un file, latestpics.tgz, che viene spacciato come un'immagine compressa che mostrerebbe cose mirabolanti (schermate del futuro Mac OS X 10.5 Leopard), così da invitare l'utente a 1) scaricare il file, 2) decomprimerlo, 3) fare doppio clic su quella che pare un'immagine e che immagine non è.
È invece il codice malevolo ad attivarsi, e cerca subito di fare due cose: spedirsi via iChat a tutto l'elenco di vostri amici, e infettare le applicazioni Cocoa sul Mac per renderle inutilizzabili.
Sembra spaventoso, eh? In realtà fa molti meno danni. Rob Griffiths e Kirk McElhearn hanno provato a infettare delle partizioni di prova sui loro sistemi, lasciando a Leap-A piena libertà d'azione, e il malware si è rivelato essere poco più di un pallone sgonfiato. Il loro approfondito resoconto (in inglese) vale la lettura, ed è l'ultima parola sull'argomento.
L'altro pericolo è rappresentato dalla recentissima scoperta di un exploit che fa leva su Safari per eseguire script di shell potenzialmente devastanti. La descrizione completa (in inglese) è al sito di Heise Online. In soldoni, l'exploit sfrutta l'opzione di Safari (abilitata per default) "Apri doc. 'sicuri' dopo il download". Quando questa opzione è attiva, Safari visualizzerà automaticamente immagini, video, file PDF, immagini disco e altri archivi una volta terminato lo scaricamento, aprendoli con l'applicazione incaricata di gestirli. Safari decomprimerà anche archivi .zip e .sit e ne mostrerà i contenuti, se questi sono considerati "sicuri" (vedi categorie elencate poco sopra).
Ma che succede se uno script di shell malevolo viene camuffato da immagine (o da altro file "sicuro") e compresso in un archivio .zip? Se l'opzione "Apri doc. 'sicuri' dopo il download" è attiva, Safari scaricherà il file, lo decomprimerà automaticamente e... oops. Invece di un file immagine in Anteprima, vediamo partire il Terminale (per esempio) e una serie di comandi viene eseguita, seminando il terrore nel nostro Mac. Un'attenta disamina dell'exploit è il bell'articolo di John Gruber (Daring Fireball).
Qualche considerazione
Questi nuovi pericoli per Mac OS X hanno ovviamente fatto il giro di tutti i siti di informazione, di disinformazione, e via dicendo. A volte con punte più che sensazionalistiche. Nei commenti agli articoli trovati per la rete se ne sono dette di tutti i colori. Da quello che ho potuto vedere, due sono le scuole di pensiero dominanti: chi sostiene che, in fin dei conti, non c'è molto di cui preoccuparsi, e chi lancia tuonanti avvertimenti all'utenza Mac: La vostra ora è vicina! Non siate superficiali e state attenti, che nemmeno Mac OS X è quella fortezza inespugnabile che credete! Dovete armarvi di antivirus anche voi!, eccetera eccetera.
La mia posizione: io sto nel mezzo, ma un poco sbilanciato verso chi non si preoccupa. Ciò che mi preme puntualizzare è: attenzione agli equivoci. Tutta questa fanfara dei nuovi virus/trojan/quel-che-vi-pare potrebbe far pensare a una persona poco attenta, o poco informata, che Mac OS X sia improvvisamente diventato un sistema vulnerabile e meno sicuro. Non è così.
Entrambi questi malware cercano di ingannare l'utente invitandolo a innescarli, soprattutto Leap-A, che per riuscire a fare qualcosa deve essere attivato dall'utente con una serie di passaggi che nessuna persona minimamente cauta farebbe. L'utente deve scaricarlo, scompattarlo, fare doppio clic sulla (finta) immagine... Oltretutto, se l'utente non ha un account amministratore, Mac OS X visualizza persino una finestra di dialogo che richiede la password di amministratore. Tutto questo per vedere una presunta schermata della nuova versione di Mac OS X? Da quando in qua per vedere un file .jpg mi viene chiesta la password di amministratore? Ma soprattutto, basta un po' di buonsenso: se davvero fossero in circolazione sensazionali schermate del nuovo Mac OS X Leopard, non sarebbero in bella vista su tutti i soliti siti di rumor?
La vulnerabilità di Safari è un tantino più seria. Qui può davvero scappare un clic del mouse per fare qualche danno. Ma questa non è certo la prima vulnerabilità di qualche pezzo di Mac OS X. Ricordate iTunes? Ricordate Aggiornamento Software?
Ma in entrambi i casi, più che Mac OS X, il bersaglio è l'utente, l'anello più debole della catena della sicurezza informatica. Moltissime persone non applicano nemmeno le minime buone pratiche di sicurezza, scaricano programmi o file da fonti non fidate, si lasciano ancora ingannare da email provenienti da ignoti, fanno clic su link e allegati senza nemmeno pensarci, e così via. Un giro nelle preferenze di Safari, disattivare l'opzione "Apri doc. 'sicuri' dopo il download", ed eccoci protetti anche dall'exploit di cui sopra. Ma io, guarda un po', quella opzione l'avevo già disattivata chissà quando. Perché nessuno mi può assicurare che un documento sia "sicuro", proprio perché non posso fidarmi di tutta Internet.
Un primo passo, molto elementare, per essere un po' più sicuri (qualsiasi sistema operativo si stia usando), è quello di non accettare caramelle dagli sconosciuti: mai scaricare nulla da fonti non sicure e fidate, mai aprire allegati se l'email non proviene da destinatari conosciuti, disattivare qualsiasi tipo di automatismo nelle applicazioni, specie quelle di uso più comune. Meglio che gli archivi compressi non si aprano automaticamente ma sia l'utente a deciderlo. E, non mi stancherò di ripeterlo, buonsenso buonsenso buonsenso.
Altrimenti ci si becca anche il più stupido e malfatto tentativo di virus per Mac OS X. Più che virus, appunto, è l'influenza dei polli. E a nessuno piace far la figura del pollo. |
| Nuove transizioni, vecchie dinamiche | | Date Created: 10 Feb, 2006, 02:54 PM |
Fra le acquisizioni recenti non c'è solo hardware e software, ma anche e soprattutto vecchie riviste di informatica. Nella fattispecie, MacFormat UK (annate dal 1994 al 1999), alcuni numeri di MacUser (periodo 1993-1994) e di The Mac, rivista inglese che non conoscevo. Ritengo torni sempre utile conservare qualche vecchia rivista del settore, perché a volte permette di osservare l'evoluzione tecnologica con una prospettiva più ampia ed approfondita.
Qualche giorno fa ho iniziato a sfogliare la dozzina di numeri di MacUser e ho notato una piccola cosa straordinaria: molti articoli di opinione non suonano per nulla datati, e potrebbero essere ripubblicati tranquillamente oggi. Nessuno o quasi si accorgerebbe che sono stati scritti nel 1993.
Sono molto contento di essere entrato in possesso di questo tesoro cartaceo specialmente del periodo 1993-1994. Non solo per le ampie documentazioni e reportage sull'allora nuovissimo e sensazionale Newton, ma anche perché nel 1994 si è compiuta la prima importante transizione di Apple: il passaggio dai processori Motorola 680x0 all'adozione dei processori PowerPC.
Nel numero di MacUser del 10 dicembre 1993 c'è un interessantissimo approfondimento su questa "nuova" tecnologia e sui vari aspetti ed effetti collaterali di questa grande transizione. Leggendolo, non ho potuto fare a meno di osservare come certi passaggi ricalchino al 99% quanto sta avvenendo adesso con l'altra grande transizione, da PowerPC a Intel. Ne cito alcuni (la traduzione è mia):
1. Nel terzo paragrafo, intitolato "Compatibilità e coesistenza", si dice: "Apple prevede un periodo di coesistenza dei Mac con processore PowerPC e dei Mac tradizionali [con processore 680x0] dell'ordine di anni, più che di mesi, e i prodotti di punta dell'attuale linea desktop, fra cui il Quadra 950, il Quadra 650, il Quadra 610 e lo LC475 rimarranno in vendita a fianco dei Mac con processore PowerPC nel prossimo futuro". Che è quel che sta succedendo adesso: i modelli con processore PowerPC G4 e G5 continuano ad affiancare i due modelli con processore Intel. Probabilmente l'attuale transizione avverrà in un intervallo di tempo più breve, mesi e non anni, ma il parallelismo rimane, specie se si fa un passo in più e non si guarda solo ed esclusivamente alle vendite, ma alla base di installato. Potrei sbagliarmi, ma presumo che chi oggi ha appena comprato un PowerMac G5 Quad se lo terrà ben stretto almeno per qualche tempo, sicuramente fino a quando l'intera linea pro delle macchine desktop non sarà opportunamente rimpiazzata da PowerMac con processore Intel.
2. Poco sotto si dice: "I vantaggi a livello tecnologico resi possibili da PowerPC verranno impiegati a scapito della compatibilità binary. Ovvero, la capacità dei Mac con PowerPC di eseguire applicazioni scritte per la famiglia di processori Motorola 68000 senza alcuna modifica. [...] Apple ha superato i limiti della compatibilità binary, ma chiedendo agli utenti di passare alla nuova tecnologia, ha anche dovuto trovare il modo di permettere loro di portarsi tutto il loro software, senza rinunce. Secondo Apple, questo obiettivo è stato raggiunto grazie allo sviluppo di un sistema di emulazione che gira a livello hardware e che inganna le attuali applicazioni per Mac, facendo loro credere di essere eseguite da una macchina con processore 68040 a 25 MHz. Storicamente, emulazione ha sempre significato lentezza e poca praticità, ma con PowerPC Apple sostiene di aver superato l'ostacolo. In primo luogo la grande velocità intrinseca del chip stesso permette una considerevole velocizzazione delle routine di emulazione [...]". All'epoca le applicazioni riscritte per girare indifferentemente su Mac con processori Motorola 680x0 e PowerPC si chiamavano "Fat Binary", oggi si chiamano Universal Binary. Il principio è lo stesso. E sebbene Rosetta non sia un emulatore in senso stretto, tutta la parte dell'articolo che ho riportato qui potrebbe benissimo funzionare ancora oggi, fatti i dovuti minimi ritocchi.
3. Nei vari riquadri che accompagnano l'articolo vi sono poi i consueti benchmark che mettono a confronto i Mac "vecchi" con i nuovi Mac con processore PowerPC e un elenco di applicazioni già pronte a girare sui nuovi PowerPC. E oggi stiamo vedendo esattamente lo stesso. Non passa giorno senza l'annuncio di un software diventato Universal Binary e quindi pronto a eseguirsi nativamente su Mac con PowerPC e su Mac con Intel. VersionTracker ha una sezione apposita che tiene traccia di tutte le applicazioni Universal Binary.
Ho riportato gli esempi più eclatanti, ma tutto l'articolo è ricco di particolari che, visti col senno di poi, rivelano un gran numero di sottili somiglianze fra le due transizioni. La mia tranquillità nei confronti dell'attuale passaggio a Intel sta proprio in questo. Nel 1994 la transizione a PowerPC fu radicale e avrebbe potuto tradursi in un disastroso taglio con il passato se non fosse stata conservata la compatibilità all'indietro. Ma Apple sapeva quel che stava facendo, e oggi ancor più di allora. In internet sta circolando il solito cumulo di sciocchezze, quella più in voga in questo momento pare essere una presunta maggiore vulnerabilità di Mac OS X ai virus, a causa del passaggio all'architettura Intel. È chiaro che chi abbocca a queste panzane non può che guardare con sospetto ai nuovi Mac con processore Intel. Saranno più sicuri? Dovrò comprarmi un antivirus? Non sarà meglio tenersi il G5 che è più sicuro?
Tutto questo è fumo, nient'altro che fumo. Vorrei che ci si fermasse un attimo a guardare l'arrosto. Apple è in anticipo sui tempi (e l'articolo di MacUser del dicembre 1993 mi rivela un particolare che avevo dimenticato: Apple era in anticipo sui tempi anche all'epoca del passaggio a PowerPC), ha presentato le prime macchine con processori Intel sei mesi prima di quanto annunciato dallo stesso Jobs. L'elenco di applicazioni Universal Binary cresce a ritmi incredibili e, in ironica controtendenza rispetto a quanto accadde nel 1994, oggi sono le piccole software house e gli sviluppatori indipendenti ad essere più avanti rispetto a colossi come Adobe e Microsoft. Rosetta ha prestazioni, sebbene non al massimo dell'eccellenza, assolutamente rispettabili e in alcuni casi migliori del previsto. Sarò un inguaribile ottimista, ma vedo questo 2006 come un anno davvero interessante per l'utenza Mac.
Un ultimo sguardo all'articolo di MacUser per chiudere con una nota ironica. Ad un certo punto si dice: "Anche se non bisogna mai sottovalutare Intel, va detto che PowerPC possiede vantaggi fondamentali rispetto al chip Pentium: è più piccolo, più economico, scalda meno ed è più semplice da produrre". Oggi le parti si sono praticamente invertite. |
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