Mar - Maggio 4, 2004

I weblog come i CB del nostro tempo


Un convegno allo IULM sul giornalismo e weblog

Ieri ho partecipato insieme ad altri - Luca Sofri, Leonardo Coen, Luca De Biase, Francesco Uboldi, Antonio Sofi & Enrico Bianda (Webgol) , Carlo Annese, Edoardo Camurri (Klamm), Massimo Mantellini e Giovanni Cocconi (in incognito) - a un seminario su "Blog e Giornalismo" organizzato da Angelo Agostini allo IULM. Il dibattito - come si dice sempre in questi casi - è stato di grande interesse. Spero anche per gli studenti che avevano assunto posizioni letargiche, aiutati anche dal fatto che il meraviglioso sistema computerizzato di luci dell'aula 502 aveva deciso di lasciarci in una condizione di penombra, ottima per il riposino accademico. Qui la completissima ricostruzione del dibattito di Antonio Sofi e Enrico Bianda (da leggere per prima) e qui l'intervento che avevo preparato e che - come da copione - non ho letto.
Ora aggiungo alcune considerazioni.
1. John Markoff, il più famoso giornalista USA che si occupa di tecnologia nei giornali mainstream (il NYT), ha detto che i weblog sono un po' come i CB del nostro tempo. In effetti - IMHO - il paragone è calzante, depurato dalla sua dose di sulfurea ironia distruttiva. Cerco di spiegarmi: i weblog più interessanti sono esperimenti di "narrowcasting"; strumenti di comunicazione di massa pensati per audience di ultranicchia (diciamo nell'ordine di qualche migliaio di contatti giornalieri). Quindi come strumenti editoriali funzionano bene per fare informazione molto specializzata e rivolta a persone che, in qualche modo, fanno parte di una comunità che condivide già interessi ben definiti. In molti casi sono frutto - anche quando sono fatti da giornalisti professionisti (cioè iscritti a quella cosa medioevale che si chiama Ordine dei giornalisti) - di lavoro non retribuito. Sono in un circuito di scambio, ma non mercantile: sono cioè doni, se l'intendiamo in un modo non ingenuo, cioè mediato da Mauss e Durkheim. Quando superano questa dimensione di geniale dilettantismo diventano altro. E secondo me diventano anche meno interessanti.
2. Esistono tecnologie di aggregazione dei contenuti - i feed RSS, per esempio - grazie alle quali è possibile raccogliere informazione a partire dalle più svariate fonti, tralasciando il contesto editoriale in cui queste sono pubblicate. Nel mio newsreader - ad esempio - convivono le headlines della BBC con i post di BoingBoing e quelli di Delio. Insomma è probabile che nel nostro futuro l'uso di semilavorati testuali - l'esempio più calzante sono i lanci delle agenzie di stampa - non sia più una prerogativa di chi impagina il mondo (i giornalisti), ma diventi un'attività di massa.
3. Questo è il punto più importante: nonostante le più di tre ore di discussione nessuno ha chiesto a Leonardo Coen se davvero si chiama Leonardo Coen e qual è il suo grado di parentela con Leonard Cohen. Se qualcuno ne sa di più me lo faccia sapere.
paferrobyday

Posted: Maggio 4, 2004 15:20   paferrobyday   Media   Email Comments


© Paolo Ferrandi