Mer - Gennaio 1, 2003PaferrobydayLa mia relazione (non letta) al convegno dello
IULM
Genealogia
Allora: tutto per me è iniziato con Robot Wisdom,
il paleo-weblog di Jorn Barger. Poi è venuto Wittgenstein
di Luca Sofri. In questo caso c’entra la mia tesi di laurea sul filosofo
austriaco. Il capitare sul weblog di Luca è stato un atto di pura
“serendipity” stimolata da Google. Poi è venuto Camillo,
il weblog di Christian Rocca che si occupa al Foglio delle stesse cose di cui
m’interesso io per la Gazzetta di Parma. A questo punto la decisione di
aprire un weblog era già maturata. Mancava lo strumento. Ed è
arrivato ancora per “serendipity”. Da un po’ di tempo avevo
acquistato uno spazio web tramite i server dell’Apple - un atto di pura
fede come accade spesso tra le “machead” (i fan della Mela) - e non
sapevo come utilizzarlo. Mi sono accorto che esisteva un programma molto semplice che faceva
automaticamente l’upload sul mio spazio web. Così dal 5 dicembre
2002 sono online. Il primo post è un link ad un articolo dell’Economist su
John Kerry: “Una notevole massa di capelli. Ma non ride mai”. Mi
pare che la definizione sia ancora abbastanza attuale. John Kerry – che
più di due anni fa era uno sconosciuto – ora è lo sfidante
democratico che a novembre contenderà la Casa Bianca a Dubya. Il weblog
fa circa un migliaio d’accessi a settimana: tenuto conto che spesso i link
e le citazioni sono in inglese e che la politica estera non è ancora
diventata materia di pettegolezzo, sono abbastanza soddisfatto e penso che
l’esperimento continuerà (attività lavorativa remunerata,
permettendo).
Anatomia
Nel mio caso la composizione e la grafica del weblog sono davvero minimali. Non utilizzo foto o grafica e il template del sito ha una parte a destra dove sono concentrati i link, e gli altri strumenti di navigazione. I link sono evidenziati in azzurro – come da manuale delle Giovani Marmotte dell’usabilità - e il font utilizzato nei post è un banalissimo Verdana da 12 punti. Per le citazioni uso un Trebuchet (sempre 12 punti), ma grigio scuro. Tutto qui: gli hamish hanno molta più fantasia. Fisiologia
Il mio weblog è personale. Questo significa che non c’entra nulla con il giornale in cui lavoro. E’ una distinzione importante perché in molti casi – ma non tutti - i weblog di giornalisti sono collegati al sito dell’editore per il quale si lavora. Nel mio caso ho solo avvertito in modo informale il direttore che avevo un “blog”, ricevendono in cambio una faccia abbastanza stupefatta – quella che di solito alle riunioni di redazione è riservate alle mie spiegazioni sulle ultime notizie dal Nagorno-Karabach - e un via libera altrettanto informale. Questo tipo di sistemazione dà una notevole libertà: è abbastanza chiaro che molti dei miei commenti non potrebbero apparire – per come sono scritti, per come sono sarcastici e “tranchant” – sulla “Gazzetta di Parma” che è un onesto giornale filogovernativo e il cui editore è l’Unione Parmense degli Industriali. E’ anche abbastanza chiaro che non si tratta solo di distonia ideologica: gli spazi per l’informazione internazionale in un quotidiano locale sono per forza molto ristretti. Al tempo stesso, però, sul weblog finiscono molti dei materiali che mi servono per farmi un’idea della situazione e impostare le pagine del giornale in modo che in nostri lettori – che sono tanti, visto che vendiamo quasi 50mila copie – non abbiano una visione distorta di quanto accaduto in Italia e nel mondo. E’ un compito abbastanza complicato perché i criteri di notiziabilità di un giornale locale e lo spazio ristretto della parte nazionale in un quotidiano di provincia tendono – per i loro meccanismi interni – ad appiattire la prospettiva. Quindi bisogna fare i salti mortali per non perdere l’equilibrio. E serve molta disciplina. In sintesi: il weblog deriva dal mio lavoro di giornalista, è un prodotto giornalistico, ma è distante dalla parte professionistica – cioè retribuita – della mia attività. Da un altro punto di vista il weblog è “narrowcasting”. Mi spiego: è un mezzo di comunicazione di massa, ma per ambienti ristretti. Funziona bene solo se c’è una condivisione tra chi scrive e chi legge. Condivisione che porta ad un vero e proprio arricchimento e che provoca quella “coziness” che è propria anche dei weblog più istituzionali. Futuro
Forse la prospettiva più interessante aperta dai weblog è l’utilizzo massiccio che questi strumenti di comunicazione fanno dei feed RSS. Attraverso la generazione dei feed, infatti, è possibile aggregare - con un newsreader - “semilavorati testuali” – come i singoli post, ma anche lanci d’agenzia e articolo di ponderosi quadrimestrali accademici – e aumentare in modo molto produttivo la propria base di conoscenze. Per uscire dalle metafore da ingegnere è un buon modo automatico per tenere sotto controllo l’”information overload” che sarà sempre più la malattia del nostro tempo. Paolo
Ferrandi
Posted: Gennaio 1, 2003 14:4 paferrobyday Articoli Email Comments |
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