Mer - Gennaio 1, 2003Il giro del mondo dell'avvocato TuccariE l'avvocato Tuccari fece il giro del
mondo
PARMA - Potete prenderla alla leggera e provare a controllare su «Google» quante volte è citato il nome di Antonino Tuccari - il difensore di Giovanni Bonici, conosciuto avvocato del Foro di Parma, un po' meno noto nel mondo - nei giornali disponibili sul web. Scoprirete così che di Tuccari parlano l'"International Herald Tribune" - e fin qui va bene: il giornale che ha sede a Parigi è un prodotto americano per palati europei -, ma anche il "Kansas City Star", il "Philadelphia Inquirer" e L'"Atlanta Journal Constitution": insomma giornali locali nei quattro angoli degli States. E anche l'Europa non scherza se una dichiarazione di Antonino Tuccari - ma in alcune parti del mondo si preferisce il più colloquiale Nino - viene ripresa anche dallo "", il più famoso giornale scozzese. Se allargate un po' il raggio della ricerca - per esempio inserite la parola Parmalat - invece scoprirete che le disavventure del Parma Calcio - che, recita il titolo della notizia, è «stato inghiottito dal buco nero Parmalat» - interessano anche alle Mauritius (il giornale online "Servihoo" traduce in inglese un servizio della France Presse). Se invece odiate quella diavoleria di Internet, basta che corriate in un'edicola fornita: il caso Parmalat è spesso in prima pagina sui giornali esteri. Venerdì, per esempio, sulla prima dell'"Herald Tribune" c'era un articolo di Doreen Carvajal che narrava al mondo la storia del signor Ugolotti, il travet di Traversetolo diventato prestanome di decine di società off-shore del sistema Parmalat. Oppure potete preoccuparvi perché ieri il "New York Times" - il più autorevole tra i giornali degli Stati Uniti, l'equivalente americano del "Corriere della Sera" - dedica uno dei suoi tre editoriali non firmati alla vicenda Parmalat e non lo fa proprio in termini positivi se il titolo è «Got Milked?», traducibile con un «Siete stati munti?», che - rivolto agli investitori istituzionali americani che hanno fatto il pieno dei bond di Collecchio - non fa proprio una bella impressione. Se vi piace la metafora lattiero-casearia, ecco che arriva l'"Economist" a dare manforte: la settimana scorsa il titolo al loro - come sempre - completissimo e sobrio articolo era «Milking Lessons», «Lezioni di mungitura»; ora parlano di «Plenty of crying over spilt milk», «Una pletora di pianti sul latte versato». In sostanza però - una volta pagato più volte il fio a mezze verità e luoghi comuni sull'Italia - gli editoriali si concentrano sulle riforme dei sistemi di controllo (vale a dire l'audit interno alle aziende, le società di revisione, quelle di rating e le authority che regolano i mercati) necessarie perché gli investitori istituzionali non si trovino ad investire in bond «investment grade» - cioè con rischi accettabili per istituzione che non si occupano di speculazione, come le assicurazioni vita e i fondi pensione - che da un giorno all'altro si trovano in default, come è accaduto con le obbligazioni di Collecchio. C'è insomma meno isteria che nei giornali italiani. Un altro aspetto che fa notizia nel crac Parmalat è la figura di Calisto Tanzi che è distante anni luce da quella - per fare un nome - di Dennis Kozlowski, il Ceo di Tyco che è diventato l'archetipo dei bancarottieri Usa. Kozlowsky viveva in un universo di dispendioso edonismo con punte di pacchianeria insuperabili, mentre Tanzi si dedicava ad opere di beneficenza all'ombra della Chiesa cattolica. Sempre però a spese dell'azienda. Così oggi probabilmente verrà ripresa dai giornali di tutto il mondo una storia documentata dall'Associated Press che ricostruisce l'utilizzo degli aerei della flotta aziendale Parmalat come mezzo di trasporto della diplomazia vaticana. Aerei che sono stati utilizzati nel 1986 anche dall'ambasciatore Usa in Vaticano William Wilson per un misterioso viaggio in Libia. Intrighi, Vaticano, diplomazia segreta: una costellazione di concetti che - dall'epoca del romanzo gotico - nell'immaginario anglosassone sono legati a filo doppio con l'immagine dell'Italia. Insomma, per Parma tanta pubblicità non voluta. C'è da sperare - come ha notato Camillo Langone in una spassosissima colonna sul "Foglio" di alcuni giorni fa - che la nostra città riesca a passare indenne anche questa tempesta forte della magia della sua origine etimologica: Parma era lo scudo rotondo dei legionari romani, un buon riparo in tempi calamitosi. Ma sarà difficile che anche questa volta finisca tutto a culatello e fortana. Paolo Ferrandi Gazzetta di Parma 11/01/2004 Posted: Gennaio 1, 2003 15:39 paferrobyday Articoli Email Comments |
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Total entries in this category: 22 Published On: Maggio 14, 2004 16:34 |