Sab - Maggio 31, 2003

Casco blu non sei più tu


Recensione a "Contro l'Onu" di Christian Rocca, Lindau, 13,50 euro (Gazzetta di Parma 31/05/2205)

La tesi dell'ultima fatica di Christian Rocca - «Contro l'Onu» , Lindau, 13,50 euro - è semplice: il lavoro delle Nazioni Unite è inutile, anzi dannoso. Il Palazzo di Vetro è un covo di burocrati arrivati a New York dai posti più improbabili dove ­ nell'Assemblea generale e nelle molte commissioni - il club delle dittature riesce spesso ad avere la meglio nella guerra a colpi di risoluzioni contro i Paesi democratici e dove ­ nel Consiglio di Sicurezza - il diritto di voto accordato ai cinque Paesi maggiori - Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia (quest'ultima considerata da Rocca, una specie d'imbucata al banchetto dei potenti) - distorce in modo sistematico gli sforzi per cercare di risolvere senza spargimenti di sangue le crisi internazionali. In due parole: l'Onu, nella migliore delle ipotesi, è assolutamente inefficace e nella peggiore interviene attivamente per complicare le cose, dando una mano alle più feroci dittature del mondo.
Rocca - che scrive con competenza sul « Foglio » di cose americane, e viene, con un po' d'ironia, definito da Giuliano Ferrara «il nostro americanista» - è senza pietà nello scovare tutti gli scandali ­ veri o presunti- che hanno caratterizzato l'ormai lunga storia delle Nazioni Unite: si va dalle accuse di violenze sessuali, a volte di pedofilia, che hanno caratterizzato l'azione dei Caschi blu in molti Paesi del mondo, al problema delle multe non pagate al Comune di New York dai diplomatici che lavorano nel Palazzo di Vetro; dagli sprechi dei tanti programmi e organismi delle Nazioni Unite, al costante pregiudizio antisemita che inquina alcune risoluzioni e attività dell'Onu. Per mettere insieme questo materiale, Rocca ha fatto un lavoro egregio di ricerca e di sintesi: la produzione editoriale sugli scandali delle Nazioni Unite è, negli Stati Uniti, enorme e, spesso, d'infima qualità perchè l'Onu è il «vitello d'oro» della destra statunitense, l'idolo da abbattere per antonomasia. Non è semplice distinguere il grano dal loglio, come quasi sempre fa l'autore di «Contro l'Onu». Ma a - parte la verve giornalistica e il gusto del paradosso, che davvero al «pamphlet» non mancano - l'attacco è violentissimo e sui principi.
  
Secondo il giornalista del «Foglio» l'Onu fin dall'inizio ha funzionato male - e la rilettura critica del lavoro delle Nazioni Unite è senza sconti -, ma, almeno, in un mondo ingessato dal patto di mutua distruzione assicurata dagli arsenali nucleari di Stati Uniti e Russia, una qualche funzione di camera di compensazione tra due blocchi contrapposti dotati di un potere apocalittico, il Palazzo di Vetro la svolgeva. Ora, invece, con le relazioni internazionali svincolate dalla logica feroce dei due blocchi e dalla  paura dell'«effetto domino», le Nazioni Unite hanno perso anche la parvenza d'utilità che avevano quando il mondo era dominato dalla logica del «containment», cioè della difesa attiva dello «status quo» definito alla fine della seconda guerra mondiale. Con un mondo che ha una sola superpotenza capace di fare politica estera - cioè gli Stati Uniti, perchè Russia e, almeno per ora, Cina sono troppo prese con i loro problemi interni per pensare in termini di geopolitica globale - che senso ha un organismo multilaterale con regole bizantine, come l'Onu? Un organismo in cui grazie alla logica della diplomazia e alle regole della maggioranza può capitare che la Libia abbia la   direzione della Commissione Onu sui diritti umani?
La risposta a queste domande sta nella politica delle ultime amministrazioni statunitensi e nel fallimento della strategia di delineare un futuro di coordinamento delle azioni di «peace keeping» per l'Onu. L'amministrazione Bush - e in parte anche l'amministrazione Clinton- ha deciso di agire con una sorta di multilateralismo «à la carte» che ha privilegiato le «coalitions of willings» e ha utilizzato il Palazzo di Vetro come cassa di risonanza rispetto ad un processo decisionale svolto altrove. A volte, invece, quando si pensava che gli interessi nazionali fossero in gioco è stata utilizzata la via unilaterale,  senza troppe preoccupazioni di giustificazioni giuridiche. In poche parole già ora le Nazioni Unite sono all'angolo. La mole di scandali ­ uno per tutti l'«Oil for Food» - che si è rovesciata addosso all'Onu ­ schizzando di fango anche il segretario generale Kofi Annan - è solo l'epifenomeno dell'irrilevanza politica dell'organismo. Non resta che aggiungere che l'annunciata riforma dell'Onu - con l'aumento delle poltrone del Consiglio di Sicurezza per tenere conto delle aspirazioni di politica estera fossile di Germania e Giappone e con tutte le ambiguità dei nuovi principi costitutivi - sembra fatta apposta per minare ancora di pi ù l'efficienza del Palazzo di Vetro.
Il fatto è che la soluzione delineata da Rocca - un'Alleanza delle democrazie che raccolga solo Paesi non totalitari e mitighi, almeno in parte, la tentazione unilaterale degli Stati Uniti - a mio parere non risolve i problemi. Davvero si pensa che senza Cina e Russia sia possibile costituire un organismo multilaterale funzionante? Non stiamo parlando di Wto: qui la sostanza delle cose è costituita dalla possibilità di una proiezione offensiva credibile data da una leva militare consistente e con capacità nucleare strategica. Cose che Russia e Cina hanno e, per fare un esempio, la Germania non possiede. Di questo è fatta la politica estera. Non tenerne conto è peggio di un'ingenuità: è un azzardo. Anche perchè la proliferazione nucleare è in atto: presto o tardi al club dell'atomo si unirà - ospite scomodo e non voluto - anche l'Iran. E la Corea del Nord si è già accomodata su uno strapuntino. Risolvere la cosa in termini militari è rischiosissimo e ci sarebbe davvero bisogno di trovare una via negoziale e multilaterale al problema, ma il fallimento - è notizia di pochi giorni fa - della conferenza Onu per aggiornare il trattato di non proliferazione aggiunge un po' di preoccupazione ad un quadro già fosco. E di angoscia per una crisi che forse è senza sbocchi. Almeno fino al prossimo conflittto globale. Se sopravviveremo. 

Paolo Ferrandi
Gazzetta di Parma 31/05/2005


Posted: Maggio 31, 2003 14:48   paferrobyday   Articoli   Email Comments


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