Dom - Aprile 6, 2003

Ex contradictione sequitur quodlibet


Mia recensione di "Le mille balle Blu" di Gomez e Travaglio

Una persona razionale e quadrata - una specie di vulcaniano come il signor Spock di "Startrek" - che leggesse l'ultima fatica di Peter Gomez e Marco Travaglio, una coppia di giornalisti dai ritmi produttivi degni di Stakanov, su Berlusconi (Le mille balle blu, Rizzoli, 11 euro e 50) non riuscirebbe ad arrivare in fondo. A rigor di logica, un elenco d'affermazioni contraddittorie, come quello messo in fila da Silvio Berlusconi e documentato, non senza qualche ridondanza e ripetizione, nelle 475 pagine del libro, fa diventare chi lo pronuncia assolutamente privo d'interesse. Come stabiliscono i principi della logica classica, "ex contradictione sequitur quodlibet": a partire da un sistema contraddittorio si può derivare qualunque proposizione. E questo rende banale - cioè non informativo ­ qualunque calcolo contraddittorio.

Ma i discorsi degli uomini e soprattutto quelli degli uomini politici non sono calcoli di logica formale. Capita a tutti di contraddirsi più volte al giorno senza che per questo chi ci ascolta smetta di considerarci degni di fiducia e capaci di fare dei ragionamenti sensati. Insomma: esistono criteri locali di ragionevolezza che, nel parlare comune, sostituiscono quelli più universali propri della logica. Del resto non ci stupiamo affatto che il macellaio il martedí ci decanti le virtù della carne di vitello e il mercoledí quelle della polpa di manzo. Semplicemente pensiamo che la gestione della cella frigorifera preveda che un giorno sia meglio spingere la carne bianca e un giorno la carne rossa. Insomma: nella vita di tutti i giorni siamo disposti ad accontentarci di qualcosa di più flessibile della logica matematica.

Questo però non vuol dire che tutto sia permesso. Quando qualcuno pronuncia troppo spesso affermazioni contraddittorie o semplicemente insensate si tende ad escluderlo dal novero delle persone degne d'interesse e lo si mette ai margini della conversazione. Un processo graduale, ma che può precipitare repentinamente: da un certo momento in poi una persona non è più considerata degna di fiducia ed è spinta oltre i confini dell'universo comunicativo. Diventa una specie di paria e i suoi giudizi pesano sempre meno nella formazione del "pensare di gruppo", fatto d'impressioni, pregiudizi e ragionamenti condivisi, che caratterizza gran parte del nostro agire.

Il problema posto dal libro di Gomez e Travaglio, però, a questo punto si ripresenta. Le contraddizioni di Berlusconi - anche se spalmate nell'arco di 12 anni - sono innumerevoli. A volte si tratta di giudizi cosí patentemente falsi o opportunistici da essere capolavori di comicità involontaria. La domanda che sorge spontanea è: come mai le affermazioni del Cavaliere sono ancora accettate da molte persone come una moneta comunicativa forte, non svalutata da un sospetto ben fondato di strumentalità come sarebbe lecito aspettarsi?

Una possibile spiegazione naturalmente non esaustiva è che la maggior parte delle affermazioni di Berlusconi è immersa in quel flusso di notizie, scaturite da quella pletora mezzi di comunicazione di massa sempre più ubiqui, che costituisce il nostro attuale orizzonte di senso. Non abbiamo di fronte una persona in carne ed ossa, ma un fantasma. Un simulacro per il quale non valgono i normali criteri locali di ragionevolezza: consideriamo il Cavaliere come il personaggio di una narrazione - nel suo caso il romanzo di un uomo d'indubbio successo e spregiudicatezza, preso dalla voglia di contribuire al bene comune. Cosí abbassiamo le nostre difese e alla verità - che è un predicato forte e che richiede criteri di verificabilità condivisi - sostituiamo la verosimiglianza, cioè un criterio narrativo.

Questo non vuol dire che il simulacro Berlusconi sia libero di contraddirsi in libertà senza pagare dazio. Solo che per il nostro fantasma mediatico è molto più importante il "format" cioè il suo modo di presentarsi, di vestirsi, il colore e la quantità dei capelli, per non parlare delle rughe di quello che dice. Qualcuno ha mai visto il presidente del Consiglio vestito con una sfumatura di blu o grigio che non sia quella regolamentare? Per non parlare dei capelli e del colore ­ perennemente abbronzato ­ della pelle. Piuttosto che cercare di prenderlo in castagna con la storia del "Contratto con gli italiani" - dei cinque punti che Berlusconi aveva proposto all'attenzione degli italiani, a voler essere magnanimi solo uno (quello sulle pensioni) è stato realizzato e questo, per il cosiddetto sesto punto del contratto, dovrebbe comportare la sua automatica rinuncia a riprensentarsi alle politiche - bisognerebbe smagare la gente e costringerla a guardarlo per quello che è, oltre ai fumi e agli specchi da "mago di Oz" da cui è circondato.

Ma anche questa è una narrazione e avrebbe bisogno di un attore altrettanto dotato per divenire verosimile. 

Paolo Ferrandi
La Gazzetta di Parma 06/04/2006

Posted: Aprile 6, 2003 16:4   paferrobyday   Articoli   Email Comments


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