Ven - Settembre 19, 2003Alla ricerca di una coalizioneUn mio fondo che commenta il risultato delle
elezioni tedesche del 18 settembre 2005
Con le elezioni di ieri in Germania l'era di
Gerhard Schröder come cancelliere è probabilmente giunta al
termine, anche se l'interessato, per ora, la pensa diversamente. Ma il
fatto clamoroso è che nemmeno l'era di Angela Merkel è
iniziata, anche se per dirla con la "Frankfurter Allgemeine
Zeitung", il più autorevole quotidiano conservatore tedesco, la Germania
sta per cominciare un "nuovo gioco". La donna scelta per guidare la
coalizione nero-gialla (i colori tradizionali dell'Unione democristiana di
Csu-Cdu e degli alleati liberali della Fpd) infatti, stando alle
proiezioni, non ha una maggioranza nel Bundestag, il parlamento di
Berlino. Anzi, se si contano i voti della “Linkspartei”,
la formazione di sinistra - nel lazzaretto dell'inutilizzabilità
politica, perché il partito raccoglie, oltre ai transfughi della
Spd, anche gli ex comunisti della Pds, il partito degli eredi della
totalitaria Ddr - in Germania esiste una maggioranza di
sinistra.
E così la coalizione rosso-verde (Spd e Verdi) si avvia verso il tramonto, ma l'alba di una nuova era cristiano-sociale non s'intravede affatto. Un paradosso che - al di là delle dichiarazioni molto forti di Merkel e Schröder, tutti e due alla ricerca di un mandato che chiaramente gli elettori non hanno accordato a nessuno - con tutta probabilità finirà con una "Große Koalition", una "grande coalizione" tra Unione e Spd, cioè un governo Merkel con un programma mediato con l'Spd. Un incubo se è vero, come con ironia nota l'"Economist", che i tedeschi avrebbero invece desiderato un governo Schröder con un programma alla Merkel. Un risultato temuto dagli analisti perché l'esecutivo finirebbe per essere una specie di mostro bicefalo, incapace di impostare qualsiasi tipo di riforma. E di riforme Berlino,il gigante addormentato dell'Europa continentale, avrebbe davvero bisogno. La Germania è il Paese che più di tutti ha sperimentato il disagio dell'allargamento ad Est seguito alla caduta del Muro, avendo dovuto assorbire, in un'avanzata economia di mercato,un intero Stato comunista. Una sfida impostata con enorme coraggio - come nel caso dell'accelerazione data all'unificazione europea e dell'adozione della moneta unica - da Helmut Kohl. Una sfida che è stata vinta, ma che ha provocato grandi problemi sociali i quali, uniti alla scossa provocata dalla globalizzazione, hanno appannato la performance dell'economia tedesca e messo in crisi quel "modello renano" che, nell'Europa continentale, ha assicurato i benefici dell'economia di mercato,attenuandone però la creazione di diseguaglianze sociali. Da anni la Germania e più in generale tutti i grandi Paesi dell'Europa continentale, come Francia e Italia, sono in mezzo al guado: non sanno rinunciare alle protezioni accordate da un generoso Welfare State, ma si dibattono nella palude di una crescita stagnante, perché troppo appesantita - nella competizione imposta dalla globalizzazione - dalla rigidità dell'intervento dello Stato nell'economia. Schröder ha avuto il coraggio di impostare le riforme in senso liberale che avrebbero dovuto consentire all'economia tedesca di riprendere vigore, ma alla fine le resistenze all'interno della sua coalizione - e una serie impressionante di disfatte a livello regionale - lo hanno costretto a gettare la spugna. La Merkel, nella sua non irresistibile campagna elettorale, ha abbozzato un piano di riforme molto più avanzato di quello di Schröder, arrivando anche a pensare di attenuare la progressività della tassa sul reddito e di aumentare le tasse sui consumi. Un'eresia in un Paese che ha sempre distribuito la ricchezza con la politica fiscale. Ma questo ha probabilmente spaventato la base democristiana e, con un processo speculare, aumentato i consensi dei liberali, che sono molto meno legati ai vecchi schemi del Welfare impostati nel dopoguerra. Quasi che gli elettori alla ricerca di un cambiamento avessero intuito che la Cdu/Csu avrebbe potuto tradire la Merkel. Il paradosso è che questa ricerca spasmodica delle riforme da parte delle "élite" di governo e degli "opinion leader" ha provocato il peggior ambiente possibile per attuarle. E così, almeno per i prossimi mesi, sarà difficile che dalla Germania giunga quel sussulto di vitalità di cui l'Europa avrebbe bisogno. Ameno che Frau Merkel non dimostri doti di leadership che per ora non si sono manifestate. Paolo Ferrandi Gazzetta di Parma 19/09/2005 Posted: Settembre 19, 2003 11:8 paferrobyday Articoli Email Comments |
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