Mer - Gennaio 1, 2003

Due cose realiste sull'Iraq


Un mio articolo sui pericoli che corre il nostro contingente dopo il massacro di Nassiriya

E' vera Guerra

Il bilancio del massacro di Nassiriya è stato pesantissimo: il più grave per le Forze Armate italiane dai tempi ormai remoti della seconda guerra mondiale. E' comprensibile quindi che oltre al dolore e alle lacrime - doverosi perché la ferita è grande per tutti - sia arrivata anche un po' di retorica. Un atteggiamento non condannabile in sé, ma che può appannare la percezione dei rischi che potrebbe correre il nostro contingente. Il modo migliore per onorare le vittime, però, è fare in modo che una strage simile non accada più.

Dai giorni dell'inizio della missione Antica Babilonia la situazione in Iraq è profondamente mutata. Ha fatto sensazione un'intervista al «New York Times» in cui il generale americano Ricardo Sanchez ha usato per la prima volta la parola «guerra» per descrivere quello che sta accadendo. Sanchez si è affrettato a rifiutare ogni paragone con il Vietnam - non c'è un potere statuale organizzato che combatte gli alleati -, ma ha fatto capire che la reazione agli attacchi sarà meno «morbida» di quanto è stata finora e prevede l'uso dell'aviazione.

I nostri soldati dovranno tenere conto del fatto che lo scenario attuale è quello di una guerra, sia pure a «bassa intensità». I nemici - ancora isolati rispetto alla popolazione - sparano contro la Croce Rossa. E da mercoledì gli italiani sono diventati dei bersagli. Sarebbe quindi utile un rafforzamento delle misure di sicurezza, se non delle stesse regole d'ingaggio. Il tempo dei «bravi ragazzi» sembra finito, almeno nel breve termine.

Il secondo elemento di preoccupazione è l'atteggiamento americano. Il dibattito politico a Washington è ormai dominato da una data: il giorno del novembre 2004 in cui si deciderà il prossimo inquilino della Casa Bianca. Nei mesi a venire, quindi, la pressione su Bush perché trovi una strategia d'uscita dal pantano iracheno sarà fortissima. Per ora tutto questo ha sortito una decisione positiva, cioè quella di coinvolgere gli iracheni nelle decisioni sul loro stesso destino. Seguendo il franco consiglio di Tom Friedman - che ricordava che «nessuno lava un'auto a noleggio» - gli iracheni conteranno di più e si sentiranno più responsabilizzati. Ma la voglia di non subire più perdite può portare ad una fuga precipitosa e caotica. E se accadrà i nostri soldati non potranno essere abbandonati.

Paolo Ferrandi
Gazzetta di Parma 14/11/2003

Posted: Gennaio 1, 2003 14:9   paferrobyday   Articoli   Email Comments


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