Ven - Luglio 25, 2003

Blog Generation


Recensione del libro di Giuseppe Granieri

Weblog è diventata una parola di moda. I blog in Rete aumentano con una velocità esponenziale; nei blog si sperimenta un nuovo genere di scrittura e i blog sono la palestra di una nuova generazione di autori; i blog hanno provocato sconvolgimenti nei media tradizionali, come l'aver forzato l'addio di Dan Rather dalla Cbs e l'aver acceso i riflettori sui molti errori che giornali e tv - presi dal vortice della fretta e della competizione esasperata - commettono tutti i giorni; i weblog sembrano diventati lo spazio in cui in Internet - la rete telematica che per molti versi si è massificata ed assomiglia sempre più ai media tradizionali - si sperimentano nuovi modi di comunicare e di far crescere quell'«intelligenza collettiva» che dovrebbe essere il frutto più prezioso dell'interazione umana. Insomma pare proprio che i weblog siano il futuro della comunicazione, o, almeno - e questa è la versione modaiolominimalista - una cosa decisamente «cool», a cui è difficile sottrarsi se si è dei veri «trendsetter». I weblog sono il posto dove stare se si vuole avvistare il futuro. Il problema è che al rumore generato dalle voci che si rincorrono nell'universo dei media spesso non corrisponde una definizione precisa di cosa davvero sia un weblog.

Giuseppe Granieri con «Blog generation» - Laterza, dieci euro - cerca di renderne il contorno più definito. I weblog sono semplici pagine web - generate da programmi per la gestione dei contenuti, molto facili da usare - in cui una persona scrive le proprie osservazioni - che possono essere vere e proprie narrazioni, semplici aforismi, piccoli saggi critici, o anche scontatissime battute alla Bramieri - corredandole (ma non è indispensabile) di una serie di rimandi ipertestuali (i «link») ad altre pagine web. In molti weblog, poi, c'è la possibilità di lasciare commenti che verranno pubblicati - in modo più o meno mediato - sul web. Un'altra caratteristica importante è che il singolo «post», l'atomo semantico di cui sono fatti i weblog, dovrebbe avere un indirizzo web permanente - «il permalink» - per non sfaldare la catena ipertestuale. Infine nella maggior parte dei weblog ci sono pagine con una codifica particolare - i «feed Rss» - che possono essere lette da programmi - i «newsreader» - capaci di aggregarle assieme a molte altre fonti simili. Un modo per risparmiare tempo e per avere una visione perspicua e sinottica del brulicare informativo generato dai «weblog».

Detto così - e nel paragrafo precedente ci sono numerose imprecisioni dovute ad esigenze di sintesi e di divulgazione - sembra una cosa da ingegneri. Ma in realtà tutto - una volta che si senta l'esigenza di scrivere e di esprimere le proprie opinioni - è molto più semplice. Quasi come bere un bicchiere d'acqua o scrivere una recensione con «Word», visto che a tutte le cose noiose - come generare il codice Htlm - ci pensa il programma per la gestione dei contenuti. Le cose più interessanti, infatti, avvengono dopo. I weblog come nota acutamente Granieri divengono infatti, una specie di prolungamento informatico del «sé» degli autori. In Rete si costruisce la propria personalità e un weblog può diventare il segno più forte della propria presenza, quello che dà il tono alle altre tracce sparse e ricompattate dagli «spider» dei motori di ricerca. I blog sono una specie di «doppio» informatico dell'autore, un gemello testuale che abita la Rete: la scrittura nel weblog è sempre molto personale - talvolta rasenta l'incomprensibilità, tanti sono i rimandi extratestuali impossibili da dipanare per un lettore che non è anche un amico dell'autore - e ricalca gli interessi e anche i tic di chi scrive.

L'altra cosa notevole dei weblog è che - grazie alla fittissima trama di rimandi ipertestuali - si organizzano in costellazioni d'affinità che - con parecchio effetto eco - riescono ad agire come un'intelligenza collettiva e a far emergere contenuti, attraverso un'intensa attività di - la definizione è impropria, ma dà l'idea - filtraggio attivo delle informazioni. Insomma svolgono una funzione di «agenda-setting» a livello microsociale, come - con una potenza di fuoco decisamente diversa - fanno anche i massmedia tradizionali. Questa è la funzione più specificatamente politica dei weblog a cui Granieri dedica le pagine più ottimistiche del libro. Forse un po' troppo ottimistiche, ma un po' d'entusiasmo non guasta, quando altri - «I weblog sono i Cb del nostro tempo», ha detto sprezzantemente John Markoff, uno dei più noti giornalisti di tecnologia statunitensi - spandono pessimismo a piene mani.
Paolo Ferrandi
Gazzetta di Parma 21/07/2005



Posted: Luglio 25, 2003 11:25   paferrobyday   Articoli   Email Comments


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