Sab - Agosto 31, 2002

Paradisi Truccati


Recensione al libro di Christian Rocca : "Cambiare Regime: la sinistra e gli ultimi 45 dittatori" Einaudi


Quello che indigna Christian Rocca è il fatto che i movimenti politici progressisti dopo aver cercato di realizzare il paradiso in terra e dopo aver per questo inflitto l’inferno a buona parte del genere umano ora abbiano completamente rinunciato a cambiare il mondo e siano diventati partigiani dello "status quo" come dei Metternich fuori tempo massimo. Quello di cui Rocca non tiene conto è che c'è una diretta dipendenza tra i fallimenti delle utopie che hanno sfigurato il XX secolo e la voluta modestia in politica estera dei progressisti più avveduti. Ma andiamo con ordine. Rocca, inviato speciale del "Foglio", ha scritto - con "Cambiare regime. La sinistra e gli ultimi 45 dittatori", Einaudi, 14,50 euro ­ un durissimo atto d’accusa contro la sinistra europea, la sua ignavia, la sua scarsa preveggenza, la sua ottusità morale. La ricostruzione del catalogo infinito degli errori e degli abbagli dei partiti progressisti durante la guerra fredda è la parte migliore del libro, anche se forse c'è una punta di troppo di polemica, dovuta anche alla brillantezza della scrittura. La diagnosi è giusta: il legame ombelicale che legava buona parte della sinistra all’Unione Sovietica - vista come possibile alternativa comunista al mondo capitalista - ha fatto sì che la politica estera della sinistra sia stata spesso troppo attenta alle ragioni geopolitiche dell’Urss e troppo poco alle ragioni della democrazia e della decenza morale.

E' anche vero che l’atteggiamento dei partiti progressisti europei non è stato uguale dappertutto e che, man mano che le rivelazioni sulla vera natura del totalitarismo comunista divenivano sempre più evidenti, l’atteggiamento della sinistra verso le ragioni dell’Urss è mutato. Ma se si prende come pietra di paragone la vicenda degli euromissili - il dispiegamento dei Cruise Usa nelle basi Nato d’Europa in risposta alla minaccia degli SS20 sovietici - il bilancio, anche a pochi anni dall’implosione dell’Unione Sovietica e a "strappo" consumato, è sconfortante. Le marce della pace erano in realtà manifestazioni contro gli Stati Uniti e a favore dell’Unione Sovietica: uno sbaglio sia dal punto di vista morale che dal punto di vista più strettamente politico. Ma è anche vero che, senza la zavorra costituita dalla forza di mobilitazione dei partiti della sinistra europea, la guerra fredda avrebbe potuto trasformarsi in conflitto caldo con tutti i rischi di annichilimento del mondo insiti nella terribile e sterminata panoplia di armi nucleari a disposizione di Unione Sovietica e Stati Uniti. Il tutto però a spese dei Paesi dell’Europa dell’Est che per quarant'anni sono stati costretti nel giogo dell’impero russo.

Rocca trae un’amara lezione da questo poco glorioso passato. Anche ora, secondo lui, la sinistra continentale è incapace di avere una politica estera progressista. Una politica estera, cioè, che aiuti la democratizzazione in atto del mondo e che renda la vita difficile alle dittature. Secondo Rocca - oltre alle indiscutibili ragioni d’ordine morale - questo tipo d’azione sarebbe conforme anche all’interesse dell’Occidente che ha tutto da guadagnare dall’aumento del tasso di democrazia nel mondo. Infatti le democrazie tendono a risolvere i problemi per via diplomatica e generalmente non hanno mire espansionistiche. Insomma un mondo democratico sarebbe un mondo con meno guerre, più attento ai commerci e più aperto alla globalizzazione. In pratica sarebbe un mondo occidentalizzato.

Però Rocca commette un errore non perdonabile quando si discute di politica estera. Il suo argomentare, infatti, non tiene conto dei rapporti di forza esistenti. Per fare un esempio la caduta di Saddam Hussein è sicuramente un bene, ma il non aver tenuto conto del fatto che i vicini dell’Iraq si chiamano Iran e Siria, l’aver completamente annichilito l’esercito iracheno e l’aver creduto alla propaganda di un gruppo ristretto d’esuli, ha reso la situazione a Baghdad decisamente critica, visto che il Paese è in preda a una guerra civile anche se a "bassa intensità". In pratica l’avventura irachena ha mutato lo scenario del Medio Oriente. Ma a favore dell’Iran, cioè del vero "nemico" degli Stati Uniti nell’area. Un risultato non brillantissimo, anche a voler essere magnanimi.

La realtà è che la politica di democratizzazione attraverso atti di forza intrapresa dall’amministrazione Bush ha alcuni punti di contatto con la dottrina trotzkjista dell’esportazione della rivoluzione bolscevica. E’ animata dallo stesso volontarismo e nutre lo stesso disprezzo per i rapporti di forza esistenti sul terreno. Una genealogia forse paradossale, ma neppure troppo, tenendo conto del retroterra culturale di molti intellettuali "neocon" (il gruppo più ideologicamente attrezzato e consapevole tra quelli che hanno fornito l’utensileria intellettuale all’amministrazione Bush).

Forse, quindi, l’ottusità morale lamentata da Rocca nei confronti della sinistra deriva proprio dall’amara lezione appresa da chi - imbevuto d’ideologia - ha prodotto danni enormi pensando che alla fine le cose si sarebbero automaticamente aggiustate, perché quella era la via indicata dall’ineluttabile logica del "diamat" ( materialismo dialettico in salsa russa). Una generazione di post utopisti che - con un certo disincanto, chiamiamolo pure cinismo, ma la ricchezza delle nazioni non si costruisce solo con i buoni sentimenti - vorrebbe che i rapporti di forza e l’interesse nazionale fossero tenuti in conto nel delineare la politica estera dell’Italia.
Paolo Ferrandi
Gazzetta di Parma 31/08/2006

Posted: Agosto 31, 2002 14:23   paferrobyday   Articoli   Email Comments


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