Lun - Novembre 21, 2005PlaylistRecensione al libro di Luca Sofri
C'era una volta la fonovaligia. C'era una volta il
magnetofono. C'era una volta il 45 giri, la forma atomica della canzone. E c'era
una volta la canzone. Erano gli anni '60 e la musica non era dappertutto come
ora. Poi arrivarono i primi impianti stereo, le piastre di registrazione e
soprattutto l’LP, la forma molecolare della musica. La canzone non
scomparve, ma fu come se fosse rimasta a far tappezzeria. La gente non
l’invitava più a ballare, tutta presa dalle novità vere:
pezzi che potevano durare più di 10 minuti, pieni di passaggi
strumentali.
Non è che le canzoni fossero morte, ma per i forti consumatori di musica fu come se fossero andate in letargo. In quest’universo di vinile c'erano le «cassette»: compilation dei pezzi più orecchiabili che si regalavano alle ragazze per tentare un acchiappo. Si andava sul semplice e sul melodico: le speranze di affascinare qualcuna con i «Gong» erano prossime allo zero. Al massimo Neil Young o Leo Cohen. Poi c'era il «nastrone», il lunghissimo «medley» - inciso sulla bobina di un registratore a nastro - che serviva a riempire gli spazi senza programmazione delle radio locali. Si divenne adulti, le radio chiusero, aprirono le discoteche e arrivarono i CD. E furono i ragazzi ad andare in letargo: si laurearono, trovarono un lavoro e si misero a ricomprare i dischi di vinile in CD. Arrivò la rivoluzione digitale e con gli MP3 si imparò a fare a meno anche del CD. Infine venne l’iPod e tornarono le canzoni. Solo che ora gli atomi canzone si possono assemblare in molecole di sintesi. Sono arrivate le playlist, liste che istruiscono il lettore MP3 a suonare i brani in una determinata sequenza. Luca Sofri alle playlist ha dedicato un libro - «Playlist», Rizzoli, 16,50 euro - che con tanta ironia mette in fila «2556 canzoni di cui non potrete fare a meno». E’ un libro indispensabile. Anche perché Luca - come solo i più saggi di noi - non ha l’aria di essere stato un talebano musicale: per dire sembra che Baglioni - e pure Venditti - l’abbia ascoltato. E che sia sopravvissuto. Per quelli ancora single è un amico a cui chiedere un consiglio per costruire una playlist d’acchiappo. Per quelli con una situazione sentimentale più definita, è un modo per mettersi alla pari con il resto del mondo, pur continuando ad ascoltare Robert Wyatt sull'iPod. Paolo Ferrandi Gazzetta di Parma 20/11/2006 Posted: Novembre 21, 2005 1:24 paferrobyday Articoli Email Comments |
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