Sab - Luglio 22, 2006

Non c'è spazio nello Spazio


Recensione a Geopolitica dello spazio di Giancarlo Elia Valori

L 'ultima opera di Giancarlo Elia Valori - «Geopolitica dello spazio», Rizzoli 16 euro - è decisamente diversa dagli altri libri pubblicati dal poliedrico autore che è stato manager di molte aziende pubbliche e private (attualmente è presidente della Banca per lo sviluppo del Mediterraneo e di Sviluppo Lazio), docente universitario e studioso di economia. Nel suo ultimo libro, infatti, Valori usa una prosa secca e ricchissima di dati (a volte difficili da scovare, anche per chi professionalmente si occupa di tecnologia spaziale), molto diversa da quella discorsiva delle sue opere precedenti, più attente alla dimensione politica degli avvenimenti. In questo caso, invece, quello che viene messo sotto la lente è l’aspetto economico e strategico dell’attività spaziale. Un campo dove le sinergie tra la mano pubblica e l’intraprendenza privata sono essenziali.

Lo spazio in teoria non appartiene ad alcuno o, per usare la chiara formula utilizzata da Valori, «è libero per l’uso da parte di qualsiasi Paese e ciò è correlato al criterio di non-appropriazione ed è analogo al diritto di libero passaggio (o innocent passage) sul mare aperto». In più lo spazio dovrebbe essere usato, in base ai trattati sottoscritti dalla maggior parte delle Nazioni, solo per scopi pacifici, o, meglio, non militarmente aggressivi. Ma, nota Valori, questo non vuol dire che non esista il problema della militarizzazione dello spazio. In pratica, infatti, l’avventura spaziale ha sempre avuto una forte componente militare e le risorse investite per scopi civili sono praticamente equivalenti a quelle investite per raggiungere obiettivi militari. Secondo Valori, anzi, è possibile che la corsa alla progressiva militarizzazione dello spazio si acceleri nel prossimo futuro. Infatti - a causa della decisione dell’amministrazione Bush di denunciare unilateralmente il trattato Abm (che di fatto impediva lo sviluppo di armi antimissile balistico) per difendersi dai pericoli emergenti dalle rinnovate capacità militari delle nuove potenze nucleari come la Cina e dalle minacce, per ora decisamente potenziali, dei cosiddetti «rogue states» - nei prossimi anni gli Stati Uniti sembrano intenzionati a aumentare in modo significativo la presenza militare nello spazio.

Inoltre, come nota Valori che dedica un capitolo molto interessante alla politica spaziale cinese, anche le potenze nucleari emergenti hanno grande interesse per l’uso militare dello spazio. In pratica secondo il manager italiano è possibile che proprio la corsa alla militarizzazione spaziale aiuti le aziende che investono in questo comparto tecnologico, visto che le caratteristiche delle commesse militari - soprattutto la certezza del ritorno in tempi certi dell’investimento - sono decisamente allettanti per un settore che ha avuto parecchi problemi - si pensi al fallimentodel consorzio Iridium - con il quasi«meltdown» delle telecom seguito allo scoppio della bolla speculativa borsistica d’inizio millennio. Un’iniezionedi denaro, a partire da obiettivi diciamo «colbertiani», che aiuterebbe le società europee costrette a competere con aziende Usa che lavorano con le lucrose commesse del Dipartimento della Difesa americano. In più le applicazioni militari normalmente portano a notevoli ricadute civili, come mostra lo sviluppo della rete Internet che, almeno all’inizio, si è appoggiata su un progetto Darpa, cioè del settore ricerca e sviuppo dei militari statunitensi.

In questa prospettiva Valori auspica un rinovatoi nteresse ai progetti spaziali a livello della comunità europea, anche se è proprio da Bruxelles - con la commissione presieduta da Romano Prodi - che è partita la spinta per quello che nel prossimo futuro dovrebbe diventare un vero volano di applicazioni e produzione di valore, cioè il progetto«Galileo», la risposta europea als istema di posizionamento Gps che è in mani Usa. Tenuto conto dell’importanza che sta assumendo l’uso dei sistemi di navigazione satellitare nella vita di ognuno di noi, si comprende l’importanza di questo progetto Ue. Ma è ancora dalle applicazioni militari che potrebbe venire un’ulteriore spinta all’investimento in tecnologia spaziale. Investimenti che, peraltro, potrebbero facilitare anchequel passaggio sempre rimandato che implica una politica di sicurezza e di difesa comune. Un obiettivo politico difficile da raggiungere, ma che, secondo Valori, potrebbe essere approssimato proprio a partire dalla cooperazione spaziale di tipo militare.
Paolo Ferrandi
Gazzetta di Parma 22 luglio 2006

Posted: Luglio 22, 2006 11:45   paferrobyday   Articoli   Email Comments


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