Sab - Ottobre 29, 2005

Yellow Cake, parte sesta


Si può chiudere un'inchiesta che non è mai partita?

Si può chiudere un'inchiesta che in realtà non è mai partita? Ieri (oltre all'articolo di Christian Rocca che documenta come l'incontro tra Hadley e Pollari in realtà fosse un incontro ufficiale di 15 minuti tra Pollari e la Rice a cui partecipava Hadley) ci sono stati altri due importanti sviluppi nella storia della "bufala nigerina".

Una è la notizia di fonte italiana - qui (via Camillo) un articolo del "Giornale" che la riporta - di una lettera del capo dell'FBI che documenterebbe la fine dell'inchiesta per quel che riguarda l'Italia.

L'altra è un articolo del NYT che dà - come peraltro confermato da un portavoce dell'FBI all'ANSA ieri che proprio per questo si è rifiutato di rispondere alle domande - l'inchiesta come viva e vegeta (anche se, in verità questo non contraddice il fatto che il ramo romano dell'inchiesta potrebbe essere morto). Nell'articolo, peraltro, viene attribuita - una volta in via ipotetica da parte di fonti dell'FBI e un'altra da fonti definite come "former senior intelligence officials" - a Roma la paternità della bufala. Ecco come sulla cosa ricama "Repubblica".

Resta da dire - ed è a mio parere la cosa più divertente - che in due anni e mezzo non è che l'FBI si sia data molto da fare: Rocco Martino, per dire, è stato intervistato dall'universo mondo, ma non interrogato dall'FBI. Il fatto è che - con Libby incriminato - anche il vicepresidente della commissione intelligence del Senato USA - il democratico Rockfeller - che finora non è che si sia troppo lamentato della lentissima inchiesta dell'FBI (per non intralciare la quale aveva acconsentito che il comitato del Senato non si interessasse della "bufala nigerina") si è improvvisamente svegliato. E ora minaccia sfracelli. IMHO di questa storia sentiremo parlare ancora a lungo.

In ultimo quello che penso possa essere successo: l'amministrazione USA era sicura - e in realtà la cosa era "conventional wisdom", mai seriamente messa in dubbio praticamente da alcuno - che Saddam Hussein avesse almeno qualche rimasuglio dell'ambiziosissimo programma militare che aveva intrapreso prima della Guerra del Golfo. Quindi i falchi dell'amministrazione non si sono posti particolari problemi nell'usare documenti dubbi e non sostanziati (compresa la "bufala nigerina") per costruire argomenti a favore dell'invasione: sicuri che, alla fine, le prove trovate sul campo, avrebbero assolto le forzature dovute a quella che - forse anche in buonafede - era ritenuta un'incapacità dell'intelligence, troppo incline al dubbio.

Non si tratta di una cospirazione criminale (come viene dipinta con tanto di grafico qui). Ma di un enorme abbaglio politico. Che ha provocato ferite profonde. E che dovrebbe essere risolto in modo politico. Per esempio prendendo in modo serio le distanze da questo modo d'agire: marginalizzando i "colpevoli" e cercando di guardare avanti. In attesa delle prossime elezioni.
Il Giornale, New York Times, la Repubblica, Talkingpoints Memo, TomPaine



Posted: Ottobre 29, 2005 12:1   paferrobyday   Articoli   Email Comments


© Paolo Ferrandi