Guido Di Domenico
(Questo racconto è dedicato alla mia prima splendida e speciale amica Pupa, alla sussurratrice Cristina e all’Ascot Club)



Pupetta.

Nella primavera del 1997 iniziai l’ippoterapia all’Ascot Club. Quando mi fecero montare su quella cavalla araba ribelle e dispettosa che si chiamava Pupetta, ebbi un po’ di paura, ma poi quella paura si è trasformata in un sentimento di grande amicizia.
Quella cavalla mi guardava sempre negli occhi con aria di sfida, però mentre stava camminando si metteva con la testa tra le zampe e a me faceva tanta tenerezza. Mi guardava con quei due occhioni dolcissimi.
Vennero le vacanze estive ed io sentii per tutto il tempo la sua mancanza.
Quando ritornai al centro ippico, non appena aprii il cancello del suo box, con mia sorpresa, incominciò a farmi le feste.
Avevo ritrovato la mia amica Pupa che era l’unica, tra i cavalli montati in quel periodo, che mi ascoltasse e mi comprendesse anche senza bisogno di parole. Capii che era perfino gelosa di vedermi montare altri cavalli. Mi si avvicinava e mi lanciava uno sguardo che era un misto di rimprovero, di sorpresa e di minaccia, come se avesse voluto dirmi: “la prossima volta che fai così, ti faccio vedere io”……
Ricordo quella domenica quando entrai in quel piccolo recinto e la vidi tutta rasata ed era cosi bella che mi avvicinai…… e le parlai. Lei mi guardò e si fece accarezzare sulle orecchie. Era diventata, per me, una compagna di gioco e amica. L’intesa tra noi era talmente intensa che quando l’istruttore ci vide insieme fu talmente sorpreso da rimanere a bocca aperta. Mi fece salire su Pupa e mi diede una medaglia d’argento in segno di apprezzamento per l’amicizia tra ragazzi ed animali.
Quando il centro ippico si trasferì in un’altra località e passarono alcuni mesi perchè i cavalli si dovevano ambientare, avevo nostalgia di Pupa, quella cavalla speciale che con nessun’altra persona riusciva a comunicare come con me. Mi guardava sempre con quei due occhioni e sbatteva la testa in su e in giù. A volte mi tratteneva, mordendomi la maglia, per non farmene andare ed erano vere e proprie battaglie in cui a vincere erano sempre lei e la nostra amicizia.
Mi ricordo ancora quando mi vide e mi fece l’ occhiolino quando la stava montando mia sorella. Pupa s’era fermata e mia sorella, nonostante la incitasse a camminare, “dandole gambe”, non riusciva a farle muovere un solo passo.
Pupa mi fissava e non si muoveva. Allora l’istruttore mi chiese di entrare nel recinto e senza bisogno di prenderla per le briglie, mi fece mettere davanti a lei e, cosa sorprendente, mentre io le camminavo davanti, dopo un po’ cominciò a seguirmi.
In occasione dei concorsi ippici, il centro di equitazione era aperto ai soci ma per tutta la durata degli allenamenti non si poteva montare nessun cavallo. Io sentivo la mancanza della mia migliore amica, avvertivo “a pelle” che la mia bellissima Pupa era in ansia per me e stava soffrendo anche lei come me. Volevo rivedere la mia amica per accertarmi di come stava e se mi voleva ancora bene.
Sapevo che quella cavalla stava soffrendo molto per la nostalgia del suo amico e pensavo a lei tutti i giorni, tutte le settimane e i mesi in cui non la vedevo. Immaginavo la mia Pupa, unica amica fedele e pura di cuore, piangere in quella stalla buia e stretta.
Mi prendeva il rammarico di non avere ancora imparato tutto sull’ equitazione e di non potere uscire con lei anche durante i concorsi.
Non dimenticherò mai il suo sguardo profondo e il suo particolare modo di comunicare con me. Quando ci abbracciavamo, la sua testa sulla mia schiena, la mia testa sul suo collo.
Non dimenticherò mai più le nostre avventure.
Non dimenticherò mai più quando si metteva a piangere, emettendo un gemito acuto di dolore, ogni volta che dovevo andare via.
E quel nome non me lo tolgo più dalla mente: il suo nome, il suo corpo, i suoi occhioni, la stella bianca sulla sua fronte, quella faccia che dal primo giorno mi è entrata nel cuore. Sembrava una creatura innocente che non riusciva a trovare un amico vero.
Da quel giorno diventammo amici del cuore.
Ancora adesso mi manca, a distanza di quattro anni dalla sua scomparsa….
È difficile comprendere, per chi non l’ ha vissuto, quanto possa essere forte un legame d’amore e come può legarti per la vita l’amicizia con un animale.
Ricordo ancora, come se fosse passato un giorno, quel venerdì che andai all’ “Ascot Club” e rividi la mia amica che mi fissava con quei suoi due occhioni e con il suo corpo e i suoi muscolacci già era pronta per partire all’avventura.
La montò mia sorella. Pupa, all’inizio, andava al passo nel recinto ma io mi accorsi dal movimento che faceva con la sua testa in su e in giù guardando me che ero fuori dal recinto, che qualcosa non andava.
Quando l’istruttore diede il comando a mia sorella di andare al trotto, Pupa si mise improvvisamente a galoppare disarcionando e facendo cadere a terra la sventurata che la montava, mentre lei continuava a galoppare come se niente fosse. Dopo un po’ Pupa si fermò e si mise a mangiare l’erba ma rifiutò di seguire l’istruttore che era andato a prenderla.
Io intanto mi interrogavo sullo strano comportamento della cavalla.
Quando andai a riprenderla mi seguì subito e per farsi perdonare di aver gettato a terra mia sorella, mi mise la testa sotto il collo per farsi coccolare.
Il giorno dopo, mentre scendevo le scale dell’Ascot Club vidi Pupa legata ad una corda perchè la dovevano preparare per una lezione con me. Non vedevo l’ora di salire sulla mia amica. Il mio istruttore disse a mia madre e a me che dopo la lezione Pupa sarebbe andata a S. Leucio per essere ripresa nella trasmissione televisiva “Il sabato del villaggio” di Davide Mengacci.
Quel giorno andai a San Leucio a vederla e mi sbellicai dalle risate vedendo i vani tentativi di Mengacci di montare sulla cavalla dispettosa che si muoveva in circolo, mentre i cameramen le giravano attorno nell’impresa disperata di riprenderla. Prima della diretta televisiva vedevo che Pupa era molto allegra. Affianco a lei c’era una ragazza che mi colpì molto per la sua bellezza e per la profondità dei suoi occhi. Le sua labbra erano carnose ed il corpo snello e armonioso. Fu un colpo di fulmine! Mi innamorai a tal punto che volevo fidanzarmi con lei. Cristina era la ragazza dei miei sogni.
Mi avvicinai alla mia amica cavalla mentre la ragazza di cui m’ero innamorato la sellava. Mi ero consultato con Pupa e come un sussurratore, le chiedevo “Cosa posso dire al mio amore? Cosa posso fare per destare il suo interesse?”. L’amica cavalla, mentre le parlavo, mi guardava fisso negli occhi, e vedendomi immobile, mi spinse con il muso vicino alla ragazza dei miei sogni facendomi letteralmente cadere tra le sua braccia.
E’ grazie a Pupetta che ho avuto una bellissima e lunga storia d’amore con Cristina. Non dimenticherò finché vivrò, quella domenica quando la mia amica del cuore mi ha fatto conoscere la ragazza che ho amato tanto. Pupetta ed io siamo uniti nel cerchio della vita e dell’ amore. E questi due cerchi esisteranno anche nell’ aldilà.
Mi è rimasto in videocassetta il ricordo di quella splendida giornata e delle prodezze di Pupa con Mengacci.
Si vedeva che mi voleva molto bene. Ogni volta che andavo all’Ascot Club vedevo nella mia amica la gioia che aveva nel cuore. E… quando mi guardava e ci guardavamo negli occhi mi ricordavo del primo giorno del nostro incontro.
L’ho sempre considerata una cavalla speciale e i fatti lo dimostrano. Ha consentito la realizzazione del mio sogno d’amore.
Ricordo di quando la dissellavo, lei mi guardava fisso con i suoi occhioni e mi sbavava addosso. Mentre la portavo nel suo box, faceva resistenza, poi si strusciava al mio giubbino come per dirmi: ” alla prossima amico”.
Sentivo la mancanza fino allo spasimo soprattutto quando era cattivo tempo e il centro ippico era chiuso, non solo di Pupa, la mia amica “speciale” ma anche quella della ragazza dei miei sogni. Entrambe mi guardavano con i loro occhioni bellissimi, facendomi sentire in imbarazzo. Ricordo quella volta che Pupa era alla mia destra e Cristina alla mia sinistra; quando mi ritrovavo a guardare la mia amica, sentivo fisso su di me il dolce sguardo di Cristina. Questo ricordo non mi lasciava mai rendendomi sempre più impaziente di rivederle.
Cristina che aveva avuto una borsa di studio in veterinaria, adorava tutti gli animali al punto di far diventare la sua casa uno zoo. Curava gatti, cani, conigli e poi non aveva il coraggio di lasciarli da soli e se li portava a casa. Una volta sua madre mi disse che Cristina aveva adottato una specie di caimano.
Veniva spesso al centro ippico per rilassarsi e scaricare la tensione. Stella e Pupa erano le sue cavalle preferite.
Nel febbraio 1999 Pupa, Cristina e gli istruttori dell’Ascot Club mi lasciarono per andare al concorso ippico a Livorno.
Quei tre giorni non passavano mai. Ero preoccupato per entrambe. Avevo timore che Pupa si rifiutasse di camminare e che si ripetesse anche con Cristina quello che era successo con mia sorella.
I miei timori erano in parte fondati. Cristina non gareggiò e non cadde solo perché Pupa rimase inchiodata al terreno e non ci fu verso di farle fare la gara.
Mi raccontarono al telefono la scena: Pupa, prima della gara, nel percorso di prova, aveva accuratamente evitato di tentare di saltare gli ostacoli. Ci girava solo attorno, rispettando però la sequenza dei numeri, con Cristina in groppa che tentava di farla saltare, dandole gambe. Pupa percorse l’intera staccionata, fermandosi davanti alla postazione della giuria, ancora vuota, aspettandosi di essere premiata per ciò che aveva fatto.
L’ intuito mi diceva che Pupa non si era ambientata a Livorno. Forse il box in cui stava era troppo piccolo e scuro. Sapevo che lei aveva da sempre paura del buio e piangeva. Ero sicuro che sentisse anche la mia mancanza. La mia sensazione fu pienamente confermata dall’istruttore che mi chiamò per farmi andare di corsa all’Ascot Club, perché non riuscivano a farla scendere dal rimorchio in cui era stata trasportata durante il viaggio di ritorno.
Mi precipitai al centro, salii dentro il rimorchio, l’accarezzai sulle orecchie, cosa che lei si faceva fare solo da me, le parlai dolcemente, la tranquillizzai e lei mi seguì all’aperto.
Da quel momento ebbi il diploma ufficiale di sussuratore con effetto sedativo di Pupa che, qualche mese dopo, si mise in competizione e gareggiò arrivando perfino seconda, più di una volta, montata da Cristina .
Avrei desiderato tanto cavalcare anch’io con Pupa e farla gareggiare….invece a me spettava solo il compito ingrato e alquanto faticoso di tenerla buona.
Ma Pupa mi ripagava pienamente della fatica con il suo affetto e la sua impagabile amicizia.
Nello stesso periodo Cristina lasciò l’equitazione per gravi problemi familiari e lasciò temporaneamente anche me per “una pausa di riflessione” …. io rimasi con la mia fedele e onnipresente Pupa che mi faceva capire che Cristina sarebbe ritornata e così fu….
Nella piovosa primavera del 2000, al campionato di equitazione alla reggia di Caserta, la mia Pupa arrivò prima.
Ricordo ancora la scena. Cristina che era tornata ad essere la mia ragazza, aveva ripreso a gareggiare sempre su Pupa. Il percorso quel giorno era particolarmente scivoloso e tortuoso.
Finita la gara, nel percorrere il giro d’onore per la premiazione, vidi la mia bellissima cavalla fermarsi, voltarsi verso di me e fissarmi con le lacrime agli occhi per la contentezza. Io pure piansi di gioia per lei, per il suo successo.
Chiesi al mio istruttore se potevo entrare in campo e lui lo chiese ai commissari che, avendo già osservato come comunicavamo Pupa ed io, mi fecero entrare e avvicinare alla mia amica. Ricordo ancora con grandissima emozione che Pupa faceva di tutto per farmi andare con lei al centro della pista. Voleva a tutti i costi farmi partecipe della sua gioia per la vittoria e dimostrare a quanti ci osservavano il grande valore della nostra amicizia.
Nell’estate del 2001, ogni volta che andavo da Pupa, mi chiedevo se avrei trovato Cristina, che non veniva più tanto spesso.
Avevamo ritrovato il nostro amore dopo la parentesi burrascosa che aveva travolto la ragazza dei miei sogni. La vidi vicino al box di Pupa che mi aspettava per essere sellata… La ragazza che amavo ed io andammo insieme a prendere la cavalla per farla uscire. Pupa mi guardò e non si mosse, come al solito, nonostante Cristina camminasse al suo fianco.
Le andai vicino e Pupa mi seguì. Mentre camminavamo in tre, con la nostra amica a quattro zampe al centro, sentivo che Pupa mi diceva:
“ Segui il tuo cuore là c’è la tua amata”
poi, come sempre, scegliendo il ruolo di Cupido, andò da Cristina e la tirò per la maglia, facendomi l’ occhiolino e …ci baciammo.
Quella ragazza aveva del talento e mi affascinava sempre più. E dovevo a Pupa il fatto che me l’avesse fatta incontrare ed amare.
Non la dimenticherò mai anche quando non ci sarà più e rimarrà un box pieno di fieno e buio perchè mi ha fatto vivere tutte queste avventure.
Queste due persone le terrò incise nel mio cuore perchè per la prima volta hanno trovato le chiavi giuste per aprire questo cuore di ferro. Bè, sapete una cosa? una ragazza c’è riuscita, complice Pupa, e l’ha fatto solo per amore.
E mi mancava anche lei, come Pupa, ogni volta che le ero lontano, anche solo per pochi giorni. Stavo talmente male da sentire una stretta al cuore perchè mi mancava tutto di lei…il suo sguardo, i suoi occhi che mi facevano rinascere, le sue labbra rosse di fuoco, dal sapore di fragola. Il ricordo dei nostri baci e del momento in cui sentivo le sue labbra avvicinarsi alle mie come a sussurrarmi un mondo di cose che avevamo vissuto insieme e con Pupa.
Volevo scappare dal luogo dove ero prigioniero e andarmene volando tra la sue braccia.
E tutto questo lo devo ad un animale…..
Tutti noi vogliamo parlare con i cavalli ma non ci riusciamo o non lo sappiamo fare o abbiamo timore di essere presi per scemi. Una cosa è sicura: io ho vissuto sulla mia pelle questa esperienza straordinaria che non credevo possibile. Il rapporto d’intesa che si è creato con Pupa mi ha dimostrato che se ci sforziamo, possiamo parlare anche ai cavalli. E non c’è differenza alcuna tra l’amicizia, un rapporto, con una persona e quello che si crea naturalmente con ogni animale.
Solo che delle persone abbiamo paura, temiamo il loro giudizio, dalle persone spesso ci difendiamo …dagli animali no.
Da un cavallo, come da ogni altro animale, ti puoi aspettare sempre amore, fedeltà, riconoscenza, solidarietà, intervento, e protezione anche quando ti comporti male con lui, lo ferisci o lo intrappoli. L’animale Ama incondizionatamente, l’uomo no.
Nel 2002 Pupa fece altre gare nazionali conquistando sempre le prime posizioni. Tutte le volte andai anch’io con l’istruttore che la allenava. Ero stato riconosciuto come il Morfin calmante di Pupa, tant’è che alle gare si fermava fissarmi immobile davanti all’ostacolo, rischiando la squalificazione, finchè l’istruttore non mi fece entrare in pista a convincerla a gareggiare.
Dopo un colloquio con Pupa che sembrava dire all’istruttore “ o mi monta Guido, o me ne vado”, ottenevo il risultato di farla gareggiare con altri fantini.
In realtà la mia aspirazione era di diventare un fantino, ma a quei tempi il mio desiderio era conosciuto solo da poche persone e non dall’istruttore che mi utilizzava solo come Morfin.
Nelle normali esercitazioni mi capitava spesso che quando portavo Pupa fuori dal suo box per vestirla, lei mi si strusciasse sulla schiena. Mi aveva colpito il comportamento degli altri cavalli. Quando c’era un comportamento affettuoso di Pupa verso di me, i cavalli si mettevano con la testa tra le zampe, gesto che nel loro linguaggio, vuol dire “ti voglio bene”.
In quei momenti mi accorgevo che i cavalli mi infondevano fiducia in me stesso e mi comunicavano che ce la potevo fare anche a riconquistare il cuore di quella Cristina dal temperamento inquieto che io amavo da sempre….
Quando vidi i suoi occhi dolcissimi fissarmi intensamente compresi che era ritornata ad essere la mia ragazza.
Pupa, nel tempo, incominciò anche con me ad eseguire perfettamente gli esercizi e con maestria e coraggio fece insieme a me il salto di quella doppia gabbia che non faceva parte dell‘esercizio.
Tutti furono sorpresi.
Cristina ci guardava da lontano e sembrava preoccupata. Mi si avvicinò con la sua cavalla e mi disse ripetutamente “ amore tutto bene?”. Rassicurai la mia ragazza. Mentre stavamo camminando con Pupa che ci seguiva, la mia cavalla molto arrabbiata con Cristina, la guardò storto, la spinse in avanti e le pestò un piede.
Fui sorpreso dal suo comportamento aggressivo. Le parlai e promisi a Pupa che, da quel momento, avrei vinto le gare insieme e che saremmo diventati famosi per la nostra storia di amicizia. Pupa mi guardò con aria molto perplessa, ma nei giorni successivi, nelle gare ad ostacoli, fu bravissima.
Ogni volta che la salutavo e le dicevo “arrivederci amica, alla prossima”, non sapevo come fare per evitare che le scendessero le lacrime di dispiacere per la nostra separazione. Cominciai a parlarle, rassicurandola che non l’avrei mai dimenticata e già me la immaginavo nella sua stalla buia e stretta che alzava la testa e mi pensava.
Nell’estate del 2004 telefonai al mio istruttore per sapere se potevo andare da Pupa.
Mi rispose che stava male, che aveva una terribile tendinite e che doveva stare a riposo.
Mi precipitai da lei ma quando arrivai al centro, la mia ragazza mi prese in disparte e mi avvertì che Pupa non stava bene . Mi disse che se fossi andato giù, nel suo box, sarei stato male nel vederla soffrire, e non sapeva se Pupa sarebbe stata in grado di riconoscermi.
Nonostante gli avvertimenti, volli andare dalla mia amica e starle vicino anche se stava male e soffriva.
Cristina ed io scendemmo le scale che portavano al box di Pupa. Appena entrati, lei si mise a scalciare. Cristina si mise alle mie spalle mentre io cominciai a sussurrare alla mia Pupa di stare calma altrimenti avrebbe peggiorato la sua situazione.
Lei si calmò per dieci minuti, sembrò riconoscermi. Cristina le si avvicinò, la abbracciò e la consolò ricordandole tutti gli anni passati e i momenti vissuti insieme, soprattutto quelli con me.
Nel giro di due mesi, Pupa era in piedi ma aveva ancora la tendinite. Per due giorni consecutivi l’istruttore me la fece montare, nonostante io non volessi, sapendo che Pupa non stava ancora bene.
Questo fu un grave errore perché la settimana dopo, la mia bellissima cavallina peggiorò sempre più e dopo cinque mesi di atroce sofferenza la dovettero abbattere.
In casi come questi, non si dovrebbe fare niente per moltissimo tempo. Aspettare i tempi più o meno lunghi di guarigione di un animale che ha una energia vitale da rispettare e non da commercializzare.
Quel 2004 fu un anno terribile. Un terremoto sconvolse la mia vita. Persi non solo la mia amica Pupa ma anche Cristina.
E’ come se andando via Pupa fosse finito anche il nostro amore.
I ricordi che le vedono insieme si affollano alla mia mente.
Mi confidavo sempre con Pupa, le parlavo delle mie pene come ad una persona cara. Ricordo quel giorno in cui mi aspettavo di veder scendere anche Cristina dalla macchina dell’istruttore e restai deluso. Era una speranza che avevo confessato a Pupa di rivedere la sussurratrice che amavo. Tutto sconsolato, me ne andai in campo senza Pupa, pensando già che Cristina non mi amasse più o, peggio ancora, che stesse fingendo di provare per me un sentimento che non era amore, quando mi accorsi che la mia cavallina richiamava la mia attenzione. Voleva dirmi qualcosa. Le andai vicino e lei mi fece capire che dovevo guardare in alto, verso il cielo, e che non dovevo arrendermi e cedere allo sconforto. Vidi subito dopo venirmi incontro Cristina. Non sapevo cosa fare né cosa dire. Mi rifugiai, per la sorpresa e per l’imbarazzo, sotto il collo di Pupa e volevo nascondermi. Pupa non fu d’accordo. Non mi coprì del tutto e mi allontanò da sè con forza spingendomi verso Cristina, fino a farmi cadere addosso al mio amore.
Non dimenticherò mai quella domenica del 24 settembre 2004, giorno del mio 18esimo compleanno.
Pensavo alla mia sussurratrice Cristina mentre scendevo le scale dell’Ascot Club, quando la vidi. Il suo sguardo era dolcissimo… in quel momento mi guardava fisso negli occhi e lo faceva in modo talmente tenero da farmi sentire la certezza di avere trovato una ragazza che con quei suoi occhioni e con quelle labbra color fuoco faceva svanire qualsiasi problema.
Quando entrammo in pista io e la mia amica del cuore, il mio istruttore fece salire su Pupa anche la mia principessa, proprio dietro a me. La cosa meravigliosa e per me stupefacente fu che mentre stavamo camminando, Cristina si appoggiò sulla mia schiena dicendomi che ero un ottimo cuscino. Ero al settimo cielo e le risposi, imbarazzato ma contento, in modo scherzoso. Pupa mi aveva detto che l’amore mio non mi avrebbe lasciato mai e poi mai e che ero il ragazzo giusto per lei.
All’ improvviso Cristina si alzò dalla mia schiena. Guardò dietro e mi disse “amore guarda!” . Girai la testa e c’ erano tutti i miei amici cavalli che camminavano dietro di me in fila indiana seguendo la stessa linea. Quando mi fermai, l’istruttore disse “Facciamo gli auguri a Guido” . Mi commossi quando vidi Pupa e gli altri miei amici Ares, Sagitta, Stella e Zitra che con gli altri cavalli del centro ippico, si erano messi con la testa fra le zampe davanti a me, formando un cerchio perfetto intorno a me e Cristina in groppa a Pupa.
Il ricordo più bello della mia vita risale a un splendida giornata, piena di luce e di sole nel maggio 2004.
Quando scesi le scale vidi la mia sussurratrice che mi guardava con i suoi occhioni e le sue labbra color rosso. Appena le fui vicino, mi sussurrò all’orecchio “ti amo”.
Al massimo dell’eccitazione, entrai in campo con il mio istruttore e con la mia stupenda ragazza.
Guardavo Pupa che, a sua volta, mi guardava in modo dolce come a dirmi “ce l’hai fatta”.
La mia principessa doveva saltare in sella a Pupa e non ci riuscì perché Pupa si spostava sempre. Nonostante il mio istruttore mi avesse detto che dovevo provare io a dare fiducia a quella sussurratrice e che dovevo mostrarle come fare il salto, il mio amore non ci riuscì. Rimase a mezz’aria perché Pupa se ne andò via da un altro cavallo e Cristina cadde faccia a terra, atterrando per sua fortuna, sul terreno morbido.
Quella sera avevamo organizzato un pic nic notturno con i cavalli. C’era la luna piena e un cielo stellato da mozzare il fiato.
Osservavo quella mia cavallina che mi fissava dritto con i suoi occhi profondi e mi diceva “ vai da lei....non ti preoccupare… vai tranquillo”.
Mi avvicinai alla mia amata che stava sistemando cucchiai e forchette e, mentre apparecchiava il tavolino di legno, sistemandovi una lanterna a gas, le parlai all’orecchio. Quando si girò per rispondermi, mi diede quella sua mano morbida e vellutata, la mano di una ragazza che ti fa trasformare da una bestia con artigli a un ragazzo speciale. Comparve la dolcezza nella mia vita. Seduto vicino a lei mi sentivo un’altra persona mentre le accarezzavo dolcemente i capelli che aveva tinto in colori accesi, rosso e nero, alla Vanna Marchi.
Il ricordo di quella giornata splendida di maggio mi assale prepotente insieme alla nostalgia di quello che non ho più.
Soffro ogni giorno ancora a distanza di anni. Soffrire per una cavalla sembra assurdo ma in realtà se proverete a parlarle dal profondo del vostro cuore e la guarderete negli occhi, avrete trovato una vera amico speciale.
Non dimenticherò mai la ragazza che mi ha amato quando tutte le altre mi hanno respinto o preso in giro. Invece lei mi ha accolto e per sette anni mi ha regalato un mondo d’amore.
E ricordo, come fosse ieri, il fatidico giorno in cui la chiamai, appena quindici giorni dopo quel pic nic notturno… mi rispose e poi mi passò un ragazzo dicendomi che doveva parlarmi.
Quando mi sentii dire dal mio rivale che Cristina il giorno dopo voleva incontrami per parlarmi, mi sentii morire.
Avevo già capito che il mio amore non aveva il coraggio di dirmi al telefono la verità, che era finita. Il mio sogno si era volatilizzato.
L’indomani all’Ascot Club, tra le lacrime anche dei cavalli che avevano assistito alla nostra storia d’amore, Cristina mi lasciò per un altro.
Incassai il colpo ma stavo male.
Anche la mia amica Pupa si era aggravata e soffrivo perché la vedevo star male per la sua tendinite.
Stava distesa a terra fuori dal box perchè non riusciva più a muoversi e aveva perso conoscenza.
Tentavo di consolarla, accarezzandola e parlandole all’orecchio, ma lei non mi rispondeva. Era talmente straziante per me che non ressi e mi misi a piangere a dirotto sulla sua pancia.
Rivivevo le avventure con lei e le emozioni che mi aveva regalato Pupa con i suoi amici cavalli.
Per un mese facemmo in otto persone i turni in coppia, due volte al giorno, per assisterla, curarla e non farla sentire mai sola.
Cristina non voleva andare mai via, anche la notte voleva stare vicino a Pupa.
Il giorno che l’istruttore mi chiamò per farmi andare da lei a darle l’ultimo saluto arrivai trafelato temendo di non trovarla più in vita. Mi chiese il permesso di abbatterla e decidemmo insieme il modo meno cruento. Scegliemmo di darle la dolce morte con un’iniezione di sonnifero. Prima di addormentarsi per sempre, Pupa si girò verso di me e mi guardò. In quell’ultimo sguardo mi comunicò che anche quando lei non ci fosse stata più, dovevo guardare il cielo in direzione di Napoli e avrei visto una luce brillare.
Cristina scappò via in preda a una crisi di pianto e non volle più venire al centro.
Solo quando tornai a casa, realizzai che Pupa non c’era più. Caddi in una forte depressione e piansi per non so quante settimane tutte le lacrime che avevo.
Ogni momento la vedevo davanti agli occhi e pensavo continuamente a lei.
Poi decisi di riprendere l’equitazione e chiamai Cristina per invogliarla a fare lo stesso anche perché la prima volta che salii su Zitra sentii nettamente alla mia sinistra lo spirito di Pupa che mi sosteneva e mi incoraggiava.
Dopo la sua morte, il mio istruttore aveva messo Zitra nel box di Pupa ed era incredibile quanto si somigliassero, tant’è che sulle prime, non mi accorsi della differenza e la scambiai per Pupa.
Tuttora, anche se è cambiato il luogo dove faccio equitazione, sento accanto a me Pupa.
Il nostro rapporto è una testimonianza della profonda comunicazione tra un giovane ragazzo e una cavalla molto speciale. Una comunicazione semplice, diretta, profonda, immediata. Possiamo comunicare con tutti gli animali guardandoli prima negli occhi e poi nel cuore.
Il nostro modo di comunicare non passava inosservato e non lasciava indifferenti né gli istruttori né la mia ragazza.
A Colle Puoti dove sorgeva l’Ascot Club era diventata famosa l’ amicizia tra Pupa e me. Mi consideravano il protettore dei cavalli. Nella storia di quel centro fui il primo ragazzo che riuscì a comunicare con loro.