IL MONDO SEGRETO DELLA SIRENA
C’era una volta una giovane sirena che amava le
profondità dell’oceano in cui era sempre vissuta.
Le avevano dato il nome Azzurra per il particolare colore
delle sue pinne che erano particolarmente luminose e
brillanti, distinguibili anche nella più profonda oscurità.
La si riconosceva sempre, anche da lontano, per il
luccichio del suo corpicino.
Azzurra ,fin da piccolina, era molto curiosa . Aveva sempre
coltivato il desiderio segreto di scoprire tutti i misteri
dell’oceano nel quale era nata e cresciuta, e che le
erano stati sempre raccontati.
Conosceva soltanto poche specie di piccoli pesci
appartenenti al suo mondo protetto.
Suo padre Nettuno per difenderla dai pericoli
dell’oceano, la fermava e la tratteneva ogni volta
che la giovane sirena fremeva dall’impazienza di
andarsene in giro per conoscere tutto del suo mondo, il suo
elemento, il mare.
Azzurra ascoltava estasiata i racconti della vita dei pesci
migratori che conosceva così poco. La affascinavano le
anguille che quando raggiungevano la maturità, migravano
velocemente e intraprendevano un lunghissimo viaggio per
raggiungere il mar dei Sargassi, dove si riproducevano.
Anche i salmoni, diventati adulti , attraversavano le acque
dell’oceano Atlantico e risalivano i fiumi
dell’Europa e dell’ America settentrionale fino
alla sorgente, soltanto per deporre le uova, superando
molti ostacoli e facendo salti fino a tre metri.
La giovane sirena era molto attratta dai racconti sui
delfini che vivevano in mare aperto, nuotavano velocemente
, saltando spesso fuori dalla superficie dell’acqua.
Erano il suo mito. I delfini incarnavano quell’
ideale di libertà che la piccola sirena aveva sempre
sognato. Tutto di loro la affascinava: ascoltava
,incantata, le descrizioni delle loro acrobazie, del loro
singolare modo di comunicare con gli ultrasuoni, per
orientarsi e per chiamarsi tra di loro; si sorprendeva nel
sentire parlare della loro socievolezza e giocosità
,perfino con gli uomini ,che spesso li tenevano prigionieri
negli acquari enormi per addestrarli , o per farli esibire
negli spettacoli per i bambini. Aveva sentito dire che i
delfini avevano delle doti particolari di guarigione , per
questo venivano tanto utilizzati dagli uomini , per essere
aiutati a guarire da alcune malattie. Azzurra vedeva in
loro il simbolo dell’amore.
La giovane sirena era incuriosita anche dalla vita delle
maestose e solenni balene. Anche loro, migravano seguendo
le grandi correnti oceaniche da un continente
all’altro e partorivano i loro piccoli dopo dieci
mesi. Se ne andavano in giro per gli oceani smisurati con i
loro balenotteri, educandoli alla vita e insegnando loro
come provvedere a se stessi.
Azzurra ascoltava ,estasiata, tutti questi racconti; sempre
più ansiosa di incontrare queste creature meravigliose e di
scoprire tutte le meraviglie dell’oceano tropicale in
cui viveva. Fremeva per andare a cercare i tesori nascosti
nelle profondità lontane ed inaccessibili.
Le sue sorelle, più grandi di lei, erano andate ad
esplorare abissi lontani ed erano anche salite in
superficie . Le avevano anche raccontato che molte spesso,
per il loro spirito avventuroso, avevano rischiato di
morire a causa del cambiamento di elemento.
Le ricordavano sempre che le sirene non possono vivere a
lungo fuori dall’acqua, né restare troppo tempo in
superficie, tantomeno sulla terra che non è il loro
elemento.
Le descrivevano le meraviglie esistenti negli altri abissi.
Nei loro viaggi avevano incontrato tutte le più rare specie
di pesci, conoscevano tutte le varietà di conchiglie e di
coralli. Le parlavano anche delle lotte violente e
sanguinose tra specie più aggressive, come gli squali e la
mettevano sempre in guardia dall’uomo, dal suo
fascino e dal pericolo che avrebbe corso se le fosse
capitato, un giorno, nella vita , di incontrarne uno.
“Azzurra – le dicevano- diffida sempre di loro.
Gli uomini hanno una natura egoista e predatrice. Non
conoscono l’essenza e la profondità dell’amore
esistente nelle nostre dimensioni. Delle nostre profondità
oceaniche hanno paura, non ne rispettano la vita e molti di
loro uccidono tutto ciò che è bello. Guardati da loro,
dolce sorellina, ricordati che gli uomini sono interessati
solo al possesso delle cose ,della natura e delle persone
viventi.”
Ma la giovane sirena aveva un’animo buono, non
conosceva che cos’era la cattiveria ,
l’egoismo, tantomeno il possesso.
Avrebbe voluto che le sue sorelle le spiegassero meglio,
con degli esempi più facili , alla sua portata, ma da loro
si sentiva rispondere sempre: “sei ancora piccola,
avrai tempo di crescere, di esplorare e di imparare, sii
paziente, non avere fretta ma guardati dall’esplorare
da sola , soprattutto scappa dall’uomo e dal suo
amore interessato”.
Ma l’intrepida Azzurra aveva un carattere temerario
ed era sempre più desiderosa di partire
all’avventura; voleva assolutamente scoprire gli
altri mondi diversi dal suo ,molto protetto.
Cominciò ad esplorare ,da sola, i dintorni più vicini al
suo mondo e vi incontrò soltanto un tipo di pesci più
comuni e poco interessanti, tra l’altro erano molto
pigri e sedentari ; le sogliole se ne stavano spesso
nascoste sotto la sabbia, i saraghi sempre abbarbicati ai
fondali rocciosi ; gli intelligentissimi polipi vivevano
come eremiti sdegnosi, al riparo delle rocce e delle grotte
dalle quali non uscivano quasi mai, non volevano essere
infastiditi e ,se qualcuno osava importunarli, gli
spruzzavano contro il loro liquido nero, o
l’aggredivano con i loro tentacoli. Gli altri pesci
calamari, seppie e moscardini ,di solito, non uscivano
dalle loro tane se non per il minimo indispensabile, per
procurarsi il cibo e sgranchirsi un po’ e il resto
del loro tempo lo passavano a dormire.
La giovane sirena tentò di stimolarli alla vita attiva, ma
non ci fu verso di interessarli e da loro non ottene le
risposte che cercava, Anzi, ad ogni sua domanda, i pesci,
sempre assonnati, le rispondevano a fatica : “
Piccola sirena ma che cosa cerchi? Un tesoro? Noi non lo
abbiamo mai visto, non sappiamo neppure della sua
esistenza” e sbadigliando la liquidavano in fretta
,dicendole:”Qua comunque non c’è nessun tesoro
nascosto, o se c’è, non abbiamo nessuna voglia di
cercarlo. Ci basta quello che abbiamo. Tornatene a casa.
Siamo stanchi ..lasciaci dormire” .
Azzurra fu molto delusa dal loro comportamento, capì che da
loro non avrebbe imparato nulla e li lasciò al loro sonno.
La volta successiva, sempre in gran segreto, per non essere
scoperta dal padre e dalle sue sorelle, si avventurò un
po’ più lontano e vi trovò un’altra specie di
pesci, tutto l’opposto di quelli incontrati lsa prima
volta.
Questi pesci si spostavano in mare aperto e sempre in
branchi numerosi : sardine, acciughe e altri piccolissimi
pesci molto vari e colorati, dal movimento tanto rapido che
Azzurra non faceva neppure a tempo a fermarne uno, che
l’aveva già perso. Ne seguiva un altro e non appena
faceva la mossa di aprire la bocca per parlargli, anche
questo s’era già dileguato. Solo una sardina
,iperattiva che correva come un pazza, fu disposta ad
ascoltarla ma la giovane sirena dovette correrle dietro e,
senza fiato, le pose la domanda “ Scusami tanto,
sardina, tu che vai sempre in giro, conosci per caso la
strada per il tesoro nascosto nel profondo oceano? ”.
Sempre di corsa , la sardina le rispose “Di quale
tesoro parli? Ti pare che se esistesse davvero, noi
correrremmo dalla mattina alla sera per lavorare sempre? Ho
troppe cose da fare per fermarmi a parlare con te.
Tornatene a casa, giovane sirena. Lasciaci lavorare, chè
non abbiamo tempo da perdere con te.”
La sirena, delusa, se ne tornò a casa e capì che anche da
quei pesci troppo attivi che non avevano mai tempo per
sedersi un attimo a parlare, o per ascoltare , non avrebbe
imparato niente.
La strada per il tesoro nascosto la doveva cercare da sola
e una volta che l’avesse trovata, l’avrebbe
indicata agli altri pesci, così avrebbero trovato un giusto
equilibrio: quelli che lavoravano troppo si sarebbero
volentieri fermati per contemplarlo e quelli che dormivano
troppo si sarebbero risvegliati, attratti dalla novità e
avrebbero camminato oltre la loro grotta.
Azzurra cominciò ad avventurarsi sempre più lontano,
incontrò tutte le specie di pesci migratori ma anche loro
erano interessati solo al loro viaggio personale, ed erano
perfino gelosi di dividere le loro esperienze. La sirena
capì che concepivano la vita solo come un faticoso dovere
da compiere. Le velocissime anguille erano molto sfuggenti
ed evitavano di rispondere ai suoi quesiti problematici.
Fu molto contenta di incontrare i socievolissimi delfini
che vivevano gioiosi e in libertà ,da loro imparò tanto. I
delfini le insegnarono i valori dell’amore, della
fratellanza , della solidarietà verso tutte le creature
dell’universo, uomini compresi.
Dissero alla sirena che era inutile che se ne andasse in
giro, a cercare il tesoro nascosto. Erano certi che la
sirena già l’avesse trovato e non lo sapesse ancora.
“Cerca nel tuo cuore. Là troverai i tesori più belli.
” le ricordarono ancora una volta, abbracciandola
festosi e saltando fuori dall’acqua, per salutare una
imbarcazione di passaggio, scortata dai gabbiani.
Azzurra ridiscese nelle profondità che esplorò con grande
attenzione, scoprendo altre meraviglie celate nei fondali
oceanici. Le si rivelarono i misteri del creato; scoprì la
bellezza, la perfezione e l’armonia contenuta in ogni
cosa che guardasse, nelle conchiglie, nei coralli
multiformi e colorati, in ogni specie di pesci.
Sempre più, la sirena sentiva salire dal suo cuore un
sentimento di riconoscenza e di gratitudine per il miracolo
della vita che vedeva in ogni cosa e si sentì immensamente
felice.
All’improvviso, attirò l’ attenzione di
Azzurra, una roccia particolare che le si parò davanti in
tutta la sua maestosità. Sembrava una roccaforte,
impenetrabile dall’esterno. Curiosa com’era, la
sirena si mise a guardarla con estrema attenzione, ci girò
intorno, la osservò da vicino per scoprire un punto di
accesso. Dopo moltissimo tempo lo trovò , una sottile e
stretta fenditura lungo il lato dalla quale,
assottigliandosi come un’alice, Azzurra scivolò
all’interno della roccia. Uno spettacolo sorprendente
era lì ad attenderla…vide che la roccia dura e
impenetrabile all’esterno , al suo interno
risplendeva di tutti i colori dell’arcobaleno che si
riflettevano sulla morbida sabbia mai prima d’allora
sfiorata; una luce bellissima che proveniva da uno squarcio
della roccia illuminava le profondità abissali , lasciando
intravedere il cielo. Azzurra fu rapita da quella visione e
si sentì contemporaneamente immersa in un oceano composto
di più elementi insieme.
Scoprì poi una grande ostrica, morbidamente adagiata sulla
sabbia liscia del fondale ,nascosta in una insenatura nella
roccia. La sirena si mise ad osservarne la forma, il
colore, la sfiorò con le mani per sentire la ruvidezza e
,in quell’attimo, l’ostrica dischiuse le sue
valve, lentamente per regalare ad Azzurra un altro
spettacolo che la lasciò senza fiato…. Azzurra
contemplava la perla perfetta dal colore bianco brillante,
sulla quale si rifrangevano i colori dell’arcobaleno
della roccia che si mischiavano ai raggi luminosi del sole
che splendeva tanto forte nel cielo, da illuminare anche
gli abissi più scuri.
La sirena si sentì quasi mancare di fronte a tanta
bellezza. Si adagiò sulla sabbia, sistemando accuratamente
la sua coda azzurra a scaglie luccicanti , e si mise a
contemplare quello spettacolo. Era così rapita dal mistero
contenuto in quella perla che non riusciva a distogliere un
attimo gli occhi. Azzurra entrò in una nuova dimensione, si
sentiva galleggiare pur stando ferma, vedeva i colori
riflessi dalla perla anche se teneva gli occhi chiusi,
percepiva ogni più piccolo suono, ogni vibrazione intorno a
lei e si smarrì . Credette di sognare ed aprì gli occhi ma
la perla era ancora davanti a lei. Stette in quello stato
di benessere completo, per chissà quanto tempo, poi quando
aprì gli occhi completamente ,sul punto di muoversi, ebbe
una folgorazione. Pensò ai delfini, si ricordò del loro
messaggio “Cerca nel tuo cuore” e solo allora
tutto le apparve chiaro: capì che aveva trovato il tesoro.
Il tesoro tanto cercato era nascosto nel suo cuore, come la
splendida perla nella sua ostrica. Il suo lungo viaggio di
ricerca era finito.
Azzurra esclamò ad alta voce :”Perché non l’ho
capito prima? Ho sprecato tanto tempo a cercare quello che
era già in me”. A un tratto sentì una voce che le
rispose “ Per ogni cosa c’è il suo tempo”
si girò e vide un enorme pesce dietro di lei . “Sono
il guardiano del tempio sottomarino.” le disse il
pesce solennemente “ Quella che vedi, davanti a te,
giovane sirena, è la perla molto rara della saggezza. La
scoprono in pochi. Non si concede facilmente. Si mostra
solo a quanti, come te, la cercano veramente ed hanno cuore
puro. La tua ricerca è finita. Ora devi applicare la
saggezza nella tua vita. Se mantieni il tuo cuore puro e ti
apri all’amore, d’ora in poi sarà più
facile”.
La sirena lo ascoltò in silenzio , ringraziò il pesce
guardiano e, in quel momento, l’ostrica si richiuse,
scomparvero i colori dell’arcobaleno nella grotta
insieme al pesce guardiano e la sirena si trovò di nuovo
sola.
Lentamente, ancora conservando quello stato di pace,
Azzurra uscì dalla roccia e riprese il suo cammino verso
casa.
Lungo il percorso di ritorno, comunicò la sua straordinaria
scoperta a tutti i pesci che aveva incontrato prima,
pensando che potessero essere interessati . Invece, scoprì
con grande tristezza che nessuno di loro le credeva. Chi
pensava di lei che avesse inventato quella assurda storia;
chi le diceva: ”ti sarai addormentata e l’avrai
sognata”; chi dubitava , come il polipo acculturato,
che la sirena potesse essere andata tanto lontano per
vedere l’ostrica che viveva nei mari dell’
Oriente ed era molto infastidito dall’ insistenza
della sirena che le disse: “Piccola bugiarda, come
osi insistere nell’affermare il falso? con chi credi
di avere a che fare? con un cretino? conosco meglio di te
gli abissi e tutto ciò che in essi vive. Continuando a
dirmi che hai scoperto la rarissima perla, addirittura
della saggezza, oltraggi la mia intelligenza”. Si
offese così tanto che, senza neanche salutarla, le girò le
spalle e se ne ritornò sdegnato nella sua tana.
Azzurra non credeva a quello che le stava accadendo;
nessuno, ma proprio nessuno di quei pesci le credeva e
sembrava interessato alla sua scoperta.
Provò una tale sofferenza che scoppiò a piangere. Rimpianse
i gioiosi delfini con i quali era stata così bene e dai
quali aveva imparato tanto.
Tornata a casa ,la giovane sirena raccontò la sua
straordinaria esperienza alle sorelle che, ovviamente, non
le credettero e la rimproverarono aspramente per essersi
allontanata tanto.
Azzurra si sentiva sempre più sola, emarginata nel suo
stesso mondo, perfino dai suoi stessi familiari.
Provava serenità e pace solo quando rievocava con la mente
le sensazioni vissute all’interno del tempio
sottomarino.
Trascorsero molti anni …Azzurra, ormai diventata
grande, era sempre triste e solitaria, non girava più e non
aveva nessun amico con cui confidarsi.
Un giorno sentì prepotente il bisogno di salire in
superficie, scoprendo la terra e le rocce imponenti che
salivano maestose dal mare e ammirò le lunghe distese di
sabbia, circondate da alberi altissimi.
Raggiunse il punto più vicino possibile alla terra per
osservarla meglio e si adagiò su uno scoglio fino a quando
non le mancò il respiro e fu costretta a ritornare nel suo
elemento.
La sirena si allenò nei giorni successivi a resistere fuori
dall’acqua e notò la presenza di un uomo che se ne
stava ,tutto solo, a fissare il mare . Le sembrò pensieroso
e triste, lo sentì simile a sé e provò per quell’uomo
una strana sensazione . Si ricordò dell’avvertimento
datole dalle sue sorelle ed evitò di avvicinarsi troppo.
La sirena sentiva sempre più forte una potente attrazione
che la spingeva a risalire sempre più spesso in superficie
. Un bel giorno, mentre raggiungeva il suo scoglio , vi
scorse l’uomo triste, seduto ad aspettarla. Azzurra,
spaventata, fece per fuggire via quando l’uomo le
sorrise e con una voce gentile, le disse:” Splendida
e luminosa sirena, non avere paura, non fuggire via , resta
un po’ con me. Il mio nome è Sigur e vengo da molto
lontano. Ho scelto di fermarmi un po’ di tempo in
questo luogo perché mi comunica una profonda pace. Per me è
stata già una prova molto dura superare la mia paura delle
acque profonde e raggiungere questo scoglio , il tuo
scoglio. L’ho fatto ,solo per vederti, per
conoscerti. Sapessi da quanto tempo ti osservo. Mi attira
il tuo mistero e la tua luce abbagliante. Ti prego, resta
un po’ con me, fammi compagnia, sono molto solo e
triste. Regalami un solo momento di gioia”.
La sirena, nel sentire queste parole, riconobbe nella
sofferenza dell’uomo la sua sofferenza e non seppe
resistergli.
Lo guardò a lungo negli occhi e vi lesse la sincerità;
soltanto allora gli si avvicinò e gli disse:” Mi
chiamo Azzurra. Appartengo al mondo magico e misterioso
dell’oceano che tanto ti affascina. Vorrei fartelo
conoscere e svelarti i suoi segreti perché tu possa
ritrovare quella pace che cerchi tanto .”
Azzurra e Sigur ,da quel giorno, passarono molto tempo
insieme. Diventarono molto amici e si raccontarono tante
cose dei loro mondi così diversi e così opposti.
La sirena capì dai racconti del suo amico che gli uomini
erano colpiti da una forma di solutidine certamente
peggiore della sua. Non riusciva a comprendere le loro
scelte di vita: si sorprendeva di come gli uomini
preferissero vivere e lavorare nelle gabbie di cemento che
chiamavano case , scuole o uffici; si chiedeva come
riuscissero a stare così poco a contatto con la natura
della loro terra così rigogliosa e bella ,senza ammalarsi ,
non capiva come potessero vivere lontano dal mare che pure
tanto li affascinava.
Sigur le diceva di soffrire moltissimo perché si sentiva
imprigionato nel suo mondo, mentre avrebbe desiderato
vivere in modo completamente diverso, più libero. Si
limitava ad andare sulla spiaggia, ogni volta che poteva e
osservava il mare, la sua distesa d’acqua che si
fondeva al cielo all’orizzonte; solo in quei momenti
ritrovava quella libertà che gli era negata nella sua vita.
Azzurra gli comunicava libertà, gioia di vivere, luce e
profondità e sempre più lo affascinava con il suo mistero.
Avrebbe voluto seguire la sua sirena negli abissi
misteriosi ,pieni di meraviglie e scoprirli insieme a lei
che amava ogni giorno un po’ di più. Ma ogni volta
che Azzurra glielo proponeva, la paura di vivere
l’esperienza esaltante della profondità, lo bloccava.
La giovane e bella sirena rappresentava il sogno della sua
vita.
Sigur viveva di riflesso, conosceva l’oceano e i suoi
misteri attraverso le parole della sirena, la luce degli
abissi era negli occhi di Azzurra, occhi profondi e
inquietanti .
In un tramonto di quelli da mozzafiato, proprio nel momento
in cui Azzurra stava per tuffarsi nell’acqua, perché
cominciava a sentirsi male per essere stata troppo tempo
fuori dall’acqua, Sigur le dichiarò il suo amore con
una passione che la travolse.
Sigur la trattenne e attirandola a sé le sussurrò:
”Non scappare . Resta con me almeno una notte.
Regalami un sogno. La fusione con l’oceano al quale
appartieni. Fammi conoscere il suo mistero.”
La baciò con tale trasporto che Azzurra perse i sensi e si
ritrovò nell’acqua profonda , non sapeva nemmeno lei
come…..non si ricordava più niente… non
capiva più niente…vedeva solo ombre sfocate e
sentiva voci lontane, sempre più lontane.
Le sue sorelle si presero cura di lei, le stettero accanto
per tutto il lungo tempo necessario a farla ristabilire; le
sirene conoscevano bene il male di Azzurra, avevano tentato
di avvertirla, per un pelo non era morta. Ora per lei,
sarebbe stato ancora più difficile di prima salire in
superficie e restarvi a lungo come desiderava. Aveva osato
troppo e preteso da sé stessa l’impossibile. Avrebbe
dovuto rinunciare per sempre a quell’amore per lei
mortale.
Ma Azzurra sfidò il suo destino ancora una volta, appena
sentì che i pesci si raccontavano una strana storia
:” sapete che è capitato al poveretto che stava per
annegare?” .”no, raccontaci tutto”
dicevano altri e i pesci cronisti riprendevano
:”pare, così dicono le sardine che l’hanno
visto, che un uomo si è tuffato nelle acque profonde per
cercare una sirena, la chiamava come un disperato ed era
come impazzito dal dolore per averla persa; pare che il
poveretto abbia ingoiato tanta di quell’acqua, che
quando i suoi soccorritori l’hanno tratto in salvo,
disperavano di riuscire a riportarlo in vita”. Altri
pesci chiedevano “ e ora come sta? Sapete che anche
Azzurra è stata sul punto di morire?…deve trattarsi
di un’epidemia contagiosa. E’ molto strana
questa cosa!”.
Azzurra risalì in superficie per cercare Sigur ma non lo
trovò né quel giorno, né i successivi. Era sempre più
sfinita ed aveva sempre meno resistenza nel restare troppo
tempo fuori dall’acqua. Pensava sempre con nostalgia
al suo amore lontano, a Sigur che aveva corso il pericolo
di morire annegato per amore; rifletteva
sull’impossibilità del loro amore,
sull’appartenenza ai due mondi contrapposti e
incompatibili: lei che non poteva vivere troppo in
superficie e fuori dall’acqua; Sigur ,invece, sarebbe
morto nell’acqua profonda e lontano dalla terraferma,
poteva soltanto galleggiare e nuotare in superficie.
Come avrebbero potuto vivere il loro amore senza
distruggersi a vicenda? Senza che uno dei due procurasse la
morte all’altro?
Azzurra risalì ancora una volta in superficie,
avvicinandosi il più possibile alla spiaggia deserta,
disperando di vedere Sigur. Invece ,lui era là sotto una
palma, vicino ad una costruzione di legno che sembrava
galleggiare sull’acqua.
Sigur, come la vide, si lluminò e le fece capire di nuotare
sott’acqua verso la costruzione.
Azzurra si immerse e nuotò finchè non vide sopra di lei
Sigur che la salutava correndole incontro, ma aldilà di un
vetro grande quanto l’intera casa, che gli consentiva
di stare sull’acqua ,senza starne dentro.
“Che strana soluzione si è inventato pur di non
affrontare e superare la sua paura “ pensò la sirena
“ ma se questo gli serve a salvare il nostro amore, a
non allontanarci completamente, che ben venga. Non dividerò
mai con lui i misteri più belli ,nascosti nelle profondità
degli abissi oceanici e Sigur non scoprirà mai la perla
della saggezza, né nuoterà in mare aperto con i
delfini…vivrà sempre di riflesso.. non sarà la
stessa cosa vivere direttamente l’esperienza e
sentirla raccontare da altri; ma è un compromesso
accettabile, come questo pontile di legno che mette a
contatto le nostre diverse dimensioni “.
Azzurra uscì dall’acqua e trovò Sigur sul pontile
che, tutto contento, le disse :”Ti piace la casa che
ho costruito per noi ? Così quando ti senti male, non sarò
costretto a tuffarmi con te nelle acque profonde per
salvarti la vita , o rischiare di perdere la mia per venire
a cercarti e sapere come stai.”
Era inutile, non avrebbe mai capito, forse non poteva, ma
Azzurra l’amava e accettò questa soluzione.
Gli disse solo: “E’ molto bella e anche molto
pratica . Che soluzione geniale hai trovato. Puoi ammirare
anche dalla terraferma ,standotene al sicuro , una parte
della vita dell’oceano. Ma io ho bisogno vitale delle
profondità abissali per rigenerarmi…vorrà dire che
mi dividerò tra te e l’oceano”.
Invitò i suoi amici pesci della barriera corallina a farsi
un giretto più spesso sotto quella strana costruzione e
ogni notte la sirena passò sotto il vetro-pavimento della
casa di Sigur per illuminargli il fondali con il suo corpo
brillante e fargli ammirare la bellezza di quel mondo che
gli rimase sempre sconosciuto, perché visse sempre in
superficie.
Olimpia Casarino
