FELIX
Entrò dalla porta, appese il cappotto con cura
sull’appendiabiti, con fare stanco e trascinando i
piedi verso le pantofole che l’attendevano
nell’ingresso.
Era stata una dura giornata di lavoro.
La sua mente era affollata dai pensieri che facevano a gara
per avere il sopravvento. L’uomo non aveva nemmeno la
forza di ascoltarli……voleva soltanto
riposarsi.
Gli venne incontro, trotterellando felice e dimenando la
coda il gatto Felix che subito gli si strusciò tra le
gambe, facendogli le fusa mentre gli saltellava tra i
piedi, eccitato dal suo ritorno, prendeva sempre più
confidenza, tanto da osare perfino dare dei teneri morsetti
a quelle pantofole, già tanto vissute.
“Che bello ritrovare un amico come te” gli
disse l’uomo e aggiunse .” vieni , sediamoci e
facciamoci un po’ di coccole. Devi esserti sentito
molto solo , oggi, per farmi tutte queste
feste….Vieni ,raccontami tutto quello che hai
fatto”.
L’uomo e Felix stettero a lungo fermi sulla poltrona
del salotto sempre in ordine perfetto ma ricoperto da un
velo di polvere, raccontandosi l’un l’altro la
loro giornata.
Era una comunicazione silenziosa la loro; solo il ritmo e
il suono all’unisono del loro respiro era percepibile
nel silenzio della sera.
Si erano ritrovati!
L’uomo prese ad accarezzare il suo gatto, sentiva il
suo pelo folto, soffice e morbido, a tratti liscio come la
seta, gli veniva voglia di tuffarvicisi dentro e nuotare in
quella sensazione di tiepido calore avvolgente.
Mam mano che lo carezzava, sentiva la beatitudine di Felix
che si sdilinquiva tutto , percepiva finanche i battiti
ritmati del suo cuoricino….
Quanto amava quel gattino, lo amava ancora di più perché
era cieco ma amava così tanto la vita, al punto da
contagiare anche l’uomo dal giorno in cui
l’aveva raccolto, randagio e sporco per la strada.
Aveva pensato ,nel momento in cui l’aveva visto, alla
fortuna che aveva avuto quel gattino ad incontrare proprio
lui quel giorno.
Più lo osservava e più se ne innamorava…la sua
voglia di vivere e la sua intraprendenza erano
sorprendenti.
L’uomo non si era accorto subito della sua cecità
,data l’estrema vitalità manifestata da
quell’esserino.
Solo nel prenderlo in braccio ,aveva notato i suoi occhi
molto velati, quasi immobili.
L’uomo si era chiesto :”ma da dove prenderà
tutta questa vitalità, come farà a sopravvivere, chi
penserà a lui, chi gli darà da mangiare? nei giorni di
cattivo tempo dove si riparerà?” e pensando a queste
cose, si intristiva per la sorte del povero gattino.
“ Ma come faccio? Io vivo da solo e non posso
prendermi cura di lui. Un gatto che non vede, poi, che
problema enorme sarebbe” si diceva . Nonostante
questi pensieri razionali lo dissuadessero dal portarselo a
casa di corsa, l’uomo non riusciva a separasi da
quell’esserino sporco e tremante per il freddo.
Lo conquistò quel pelo, dal quale ebbe quella sensazione di
tepore avvolgente, quel tepore che mancava alla sua vita di
solitario.
L’uomo fece la sua scelta: avrebbe condiviso la sua
solitudine e la sua vuota vita con questo compagno che il
destino gli aveva messo sulla strada.
Si ricordò improvvisamente della felicità provata da
bambino, quando non era solo; pensò alla felicità di questo
incontro che gli avrebbe di certo riempito
l’esistenza e, guardandolo negli occhi appannati, gli
disse :”Amico, ti sta bene Felix come nome? E’
la felicità reciproca nell’esserci
incontrati….a te ricorderebbe sempre che ti è andata
bene, oggi, nell’incontrare me che ti
adotto…per me sarà ogni volta che ti chiamo o ti
penso un invito a ricordarmi della felicità
ritrovata….”
Il gattino, per tutta risposta, si raggomitolò nelle sue
braccia e facendo le fusa, si addormentò.
L’uomo lo intese come una risposta affermativa e
stringendolo a sé, gli sussurrò : “Dolce Felix,
andiamo a casa”.
Olimpia Casarino
