Il sito propone a chi sceglie di leggerlo molti temi di
riflessione sul concetto di
Con-solatio.
Le storie di vita nella sezione "Afasia", i vari percorsi
di ricerca della verità, gli appelli alla solidarietà umana
e sociale in "Cosa possiamo fare" riconducono spesso a un
tema fondamentale:
"Soffrire con l'altro, per gli altri; soffrire per amore
della verità e della giustizia; soffrire a causa dell'amore
e per diventare una persona che ama veramente –
questi sono elementi fondamentali di umanità, l'abbandono
dei quali distruggerebbe l'uomo stesso. Ma ancora una volta
sorge la domanda: ne siamo capaci? È l'altro
sufficientemente importante, perché per lui io diventi una
persona che soffre? È per me la verità tanto importante da
ripagare la sofferenza? È così grande la promessa
dell'amore da giustificare il dono di me stesso? ". Sono le
domande che Benedetto XVI ha posto a se stesso e alla
coscienza dell'uomo nell'Enciclica SPE SALVI.
Forse, solo questa autentica e sofferta disposizione
d'animo in ciascuno di noi
costituirebbe un reale adempimento dei "doveri inderogabili
di solidarietà"
richiesti dalla nostra Costituzione e, attraverso di esso,
il reale e pieno sviluppo della persona e della dignità
dell'uomo che, sempre la nostra bellissima Costituzione,
indica come obiettivi primari dell'agire sociale.
Il discorso della SPE SALVI contiene altre forti
suggestioni:
"38. La misura dell'umanità si determina essenzialmente nel
rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale
per il singolo come per la società. Una società che non
riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di
contribuire mediante la com-passione a far sì che la
sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è
una società crudele e disumana. La società, però, non può
accettare i sofferenti e sostenerli nella loro sofferenza,
se i singoli non sono essi stessi capaci di ciò e, d'altra
parte, il singolo non può accettare la sofferenza
dell'altro se egli personalmente non riesce a trovare nella
sofferenza un senso, un cammino di purificazione e di
maturazione, un cammino di speranza. Accettare l'altro che
soffre significa, infatti, assumere in qualche modo la sua
sofferenza, cosicché essa diventa anche mia. Ma proprio
perché ora è divenuta sofferenza condivisa, nella quale c'è
la presenza di un altro, questa sofferenza è penetrata
dalla luce dell'amore. La parola latina con-solatio,
consolazione, lo esprime in maniera molto bella suggerendo
un essere-con nella solitudine, che allora non è più
solitudine. Ma anche la capacità di accettare la sofferenza
per amore del bene, della verità e della giustizia è
costitutiva per la misura dell'umanità, perché se, in
definitiva, il mio benessere, la mia incolumità è più
importante della verità e della giustizia, allora vige il
dominio del più forte; allora regnano la violenza e la
menzogna. La verità e la giustizia devono stare al di sopra
della mia comodità ed incolumità fisica, altrimenti la mia
stessa vita diventa menzogna. E infine, anche il « sì »
all'amore è fonte di sofferenza, perché l'amore esige
sempre espropriazioni del mio io, nelle quali mi lascio
potare e ferire. L'amore non può affatto esistere senza
questa rinuncia anche dolorosa a me stesso, altrimenti
diventa puro egoismo e, con ciò, annulla se stesso come
tale."