CHE COS’ E’ L’AFASIA

L’afasia è un disturbo del linguaggio conseguente a una lesione cerebrale causata da un ictus, da altre patologie cerebrovascolari di varia origine, o da un trauma cranico.
L’afasia assume forme diverse, e di diversa gravità: dalla assoluta incapacità di articolare le parole alla difficoltà nel calcolo, nella lettura e nella scrittura; può tradursi perfino nell’ incapacità di esprimersi anche con gesti o simboli. In alcune persone, le parole sono difficili da trovare; a volte non vengono, a volte vengono fuori storpiate; oppure vengono trovate con relativa semplicità, ma non possono essere messe insieme in frasi grammaticalmente corrette; in altri casi, infine, l’afasico ripete, magari con intonazioni diverse, alcuni fonemi o stereotipi verbali apparentemente privi di senso, ai quali egli attribuisce un significato incomprensibile per chi ascolta; a volte il soggetto addirittura parla in modo fluente e spedito, ma nell’insieme il suo discorso non ha un senso compiuto.
Il fatto è che nella maggior parte dei casi l’ afasico, pur conservando intatte le sue capacità intellettive e la sua capacità di provare sentimenti ed emozioni come chiunque altro, ha perso la capacità di “comunicare” con il mondo che lo circonda o, quanto meno, può farlo solo con enormi difficoltà e grande fatica. Conversare, scrivere una cartolina, leggere il giornale, rispondere al telefono, acquistare un biglietto ferroviario, contare il resto: queste semplicissime attività diventano per l’afasico impossibili, o gli costano uno sforzo enorme. Ciò ha conseguenze devastanti sull’autonomia della persona, sul piano sociale e lavorativo e nei rapporti con i suoi familiari, nonché sul suo equilibrio emotivo. Anche quando al disturbo comunicativo non si accompagnano handicap fisici più o meno gravi, l’afasico tende a ripiegarsi su sé stesso, a non interagire più con il suo ambiente familiare e sociale, chiudendosi in un doloroso isolamento e spesso rinunziando di fatto ai propri diritti e delegando ad altri la gestione della sua vita.

Dall’afasia si guarisce… se non si è lasciati soli.
Dall’afasia si può guarire, con opportuni e tempestivi interventi medico-riabilitativi; o, quanto meno, si può migliorare tanto da spezzare l’isolamento comunicativo in cui l’afasico è imprigionato. Ma perché questo possa avvenire è necessario che all’afasico venga fornito un supporto complesso, non solo da parte dei soggetti che hanno con lui un rapporto professionale (medici, psicologi, logopedisti, assistenti sociali), ma anche e soprattutto da parte delle persone che costituiscono il suo ambiente (familiari, amici, colleghi di lavoro) o che a lui si dedicano per spirito di servizio. Lo scambio di informazioni fra tutti coloro che, a vario titolo, sono coinvolti nell’assistenza alle persone afasiche è assolutamente fondamentale; ma si deve prendere atto che assai spesso la persona afasica e i suoi familiari non sono adeguatamente informati sulla particolare natura del disturbo di cui l’afasico soffre e sul modo migliore per aiutarlo a superare le sue limitazioni comunicative e recuperare autosufficienza.
D’altra parte, è la stessa organizzazione socio-sanitaria ad essere assai carente sotto questo profilo, e non solo. Se si pensa che, secondo stime ragionevoli, in questo momento in Italia vi sono circa 150.000 afasici e che ogni anno si verificano circa 20.000 nuovi caso di afasia, appare davvero stupefacente la scarsissima conoscenza dei problemi dell’afasia, perfino nell’ambito della classe medica. Non è esagerato dire che, soprattutto in realtà territoriali economicamente depresse e poco sviluppate dal punto di vista dell’organizzazione socio-sanitaria, per l’afasico non si fa praticamente nulla. Fin dall’inizio, insorgono drammatici problemi di comprensione da parte del personale medico e infermieristico, per l’assenza, nelle strutture ospedaliere di emergenza, di una adeguata mediazione comunicativa. E’ raro che si faccia luogo ad una esauriente valutazione del disturbo afasico da parte di una équipe specializzata, in cui siano presenti almeno un neuropsicologo e un logopedista; ancor più raro che si formuli un programma riabilitativo coerente e che vi sia la possibilità di portarlo avanti, per non parlare dell’assenza di aggiornamento sulle metodologie del trattamento rieducativo e della estraniazione dei familiari dal processo riabilitativo, in cui viceversa, potrebbero e dovrebbero svolgere un ruolo fondamentale.