INTERVISTA RILASCIATA ALL' ALIAS IL 30 MAGGIO
2005
1.
secondo la tua esperienza quale immagine descrive bene
l'afasia?
Risposta: La prima immagine che ho visualizzato è stata
quella di un libro aperto con tanti punti interrogativi al
posto delle parole ignote diventate "sconosciute"
all'improvviso ; accanto al libro una persona triste che
pensa ad un bellissimo tramonto, sentito come tramonto
della propria vita, la cui emozione non riesce più a
comunicare con le parole.
Una prigione di emozioni, immagini e pensieri che restano
bloccati, incatenati all'interno del corpo e della mente,
impossibilitati ad essere comunicati all'esterno.
Nella mia esperienza di uscita dall'afasia, si è reso
necessario l'utilizzazione di un terzo linguaggio ( oltre a
quello verbale e scritto oggettivamente compromessi) per
accedere alla dimensione del silenzio forzato a cui
costringe l'afasia, un linguaggio non tecnico, ma fondato
sulla solidarietà umana e sulla spinta ad entrare in
relazione in tutti i modi creativi possibili, un linguaggio
degli occhi, un linguaggio gestuale, un linguaggio della
musica, un linguaggio più simbolico ed intimo, estremamente
rispettoso del valore, della dignità e dell'unicità della
persona divenuta afasica.
2.
quali sono gli ostacoli peggiori che una persona con afasia
può incontrare oggi in Italia?
Risposta: L'incomprensione da parte dei propri familiari ,
l'arretratezza degli approcci rieducativi fondati sul
tecnicismo, la disomogeneità degli stessi trattamenti sul
territorio nazionale sono le prime fonti di demotivazione e
di costante depressione nei soggetti afasici, costretti a
peregrinare per poter parlare.
3.
vedi qualcosa di innovativo profilarsi all'orizzonte? ( nel
senso: dove credi che andrebbero utilizzate le nostre
energie?)
Risposta: Sì, una apertura alla ricerca e alla
sperimentazione di linguaggi diversi da quello verbale e
scritto nella comunicazione con gli afasici. Purtroppo è
ancora limitata in ambiti associativi (ALIAS e alcune
regioni dell'A.IT.A.)
Il passaggio nelle relazioni mediche che non vedono la
persona colpita da afasia solo come paziente ma come
persona implica una formazione e una educazione ai nuovi
valori che tengano conto della unicità della persona
rispettosa della sua unità di mente-corpo-spirito.
E' di fondamentale importanza "educare" familiari ed
operatori della riabilitazione non solo del linguaggio, ma
alla globalità della persona divenuta afasica.
Educare altresì gli afasici alle infinite possibilità che
il loro nuovo status racchiude e liberare le loro
potenzialità nascoste con la socializzazione e la
promozione di varie attività creative.
4.
dopo l'afasia, alcuni restano congelati per sempre nella
frattura fra passato e presente, altri compiono il salto e
scoprono una nuova dimensione. Secondo te chi è candidato a
"farcela" ha caratteristiche particolari? Si può facilitare
questo "salto"?
Risposta: E' molto complesso rispondere a questa domanda.
La frattura fra passato e presente , tra un "prima" e "ora"
creata da un evento come l'afasia o una "malattia" c' è ed
esisterà sempre. E' difficile accettare che si diventa
persone nuove e non si ritorna più come eravamo un tempo.
E' una legge di natura nascere, crescere, "evolvere" ,
morire, rinascere. La frattura è più profonda e più
sottile. Si configura come paura del nuovo e ci si aggrappa
al passato che si conosce e ci è più familiare, più
controllabile in qualche misura, per paura di crescere. Si
può colmare questa frattura solo lavorando sull'unità della
persona . Molto dipende dalla capacità e dalla volontà
della persona colpita da afasia di voler continuare a
vivere, coltivare interessi nuovi ed aprirsi a "altre
dimensioni dell'essere", più rispondenti al "cambiamento di
pelle". Nella mia personale esperienza, sono riuscita ad
accettarmi quasi totalmente nella mia nuova condizione,
solo quando ho cominciato a lavorare sulla dimensione
spirituale. Quando ho capito il senso superiore
dell'esperienza, ho scoperto infinite nuove opportunità di
"essere" e perfino di aiutare gli altri con la mia
esperienza.
in questo senso è candidato a "farcela" solo chi non si
arrende mai, chi non getta mai la spugna, chi lotta per
vivere meglio e più serenamente; è candidato a "farcela"
colui che ricerca sempre e che sperimenta incessantemente
il suo nuovo essere, il cambiamento di pelle, solo colui
che vive intensamente tutte le opportunità che gli si
offrono e ne fa tesoro per "evolvere".
Si può facilitare questo "salto" con la socializzazione e
con la promozione di attività volte a far scoprire i nuovi
"talenti", ma chi decide questo salto è solo la persona
interessata.
5.
l'afasia è una malattia o cos'altro?
Risposta : nel mio viaggio, ormai quasi trentennale,
nell'afasia, mi sono posta infinite volte questa domanda,
dandovi diverse risposte nel tempo. Sulle prime la
consideravo una punizione divina, una calamità, poi una
condizione di prigione terribile, ma mai, chissà perchè?,
una malattia. Sono convinta che in massima parte siamo
responsabili degli eventi che ci colpiscono con il nostro
stile sbagliato di vita, non rispettoso della nostra unità
mente-corpo-spirito e che possiamo ,se vogliamo, scoprire
l'origine dell'evento e modificare la nostra vita in un
percorso di consapevolezze, imparando ad amarci e a
rispettarci di più. E' questo che colma la frattura fra
passato e presente, tra prima e dopo, che dà un senso più
potente alla nostra nuova condizione. E questo è
"evolvere".
Olimpia Casarino
«Bella
l'intervista.
Se dovessi rispondere, non essendo un afasico, mi viene una
immagine di un film che ho visto ieri sera: se mi lascio ti
cancello.
Il personaggio sottoposto ad una tecnica di cancellamento
dei sentimenti d'amore nei confronti di una donna, nel
momento in cui dedice che non vuole piu' farlo (mentre sta
attuando la cancellazione) ha incominciato a vivere un
mondo immaginifico sognante con continui riferimenti al
reale senza che questo potesse entrare in contatto con lui.
Angoscia pura. Vedi la differenza tra un mondo interiore
immenso e sterminato ed uno reale buio coatto e misero.
Sara' proprio cosi': l'afasico vive un mondo (non tanto
immaginifico) che non riesce a contattare il cosi' detto
reale, ne' questo si preoccupa di interagire con lui.
Ma dovra' pur esserci un punto di contatto....... E solo tu
sei sulla buona strada....
Bella
e... Grazie»
Nicola
Villano
