Testo per il bollettino di Alice
"Dall'afasia si guarisce se non si è lasciati soli"
Come rendere visibile al mondo esterno la varietà dei
problemi presentati dagli afasici? Come far vivere al mondo
della normalità, l'esperienza traumatica della scomparsa
improvvisa dalla memoria storica e da quella visiva dei
numeri? il non poter più leggere, nè comunicare verbalmente
o non poter comporre un numero di telefono, avere
difficoltà negli acquisti, peggio che mai con il cambio di
moneta, o ancora nell'individuare un numero civico di una
strada? come rendere il pathos della depressione di una
persona afasica e la sua richiesta di aiuto?
Esistono tempi interiori-tempi di relazione- tempi di
comprensione- tempi di crescita molto diversi che separano
il mondo dell'afasia da quello della normalità.
Le persone normali non sono preparate adeguatamente a
convivere con l'handicap, non pensano mai che possono
,all'improvviso,da un momento all'altro, dover affrontare
in prima persona il problema della "diversità". Strana
parola questa" disabilità" che sottointende un concetto
diminutivo di valore in persone che, come gli afasici,
esprimono la loro abilità semplicemente in modi diversi da
quelli tradizionali, mettendo in campo la creatività e
l'intuizione.
Proprio per queste ragioni gli afasici entrano in contatto
tra di loro in modo molto profondo e, con quanti sanno
avvicinarsi a loro, creano un rapporto speciale.
E' più che mai necessaria per entrare in relazione con gli
afasici, una formazione creativa e alternativa permanente
degli operatori della riabilitazione. Ma a quanti operatori
interessa abbandonare le "presunte" certezze metodologiche
per davvero entrare nel mondo della sofferenza,
sperimentando insieme percorsi alternativi di
comunicazione? a quanti interessa l'essere? la ricerca
della condivisione umana aldilà delle tecniche? In 24 anni
di esperienza diretta nell'afasia, ho incontrato pochissimi
riabilitatori che hanno manifestato l'umiltà, la
sensibilità, il rispetto e l'attenzione indispensabili per
entrare nel mondo dell'afasia, penetrare in quella
"prigione bianca" .
Nel processo di rieducazione è importante la "creazione di
atmosfere" , di accoglienza particolari che segnino l'avvio
della comunicazione sulle basi dell'ascolto non verbale, un
guardarsi intensamente negli occhi, un respirare insieme,
un contatto fisico, uno stabilirsi della fiducia reciproca,
prima chiave d'ingresso in tutte le comunicazioni.
"Le storie di emarginazione nel mondo dell'afasia"
pubblicate anche sul sito di Alice sono le riflessioni, i
ricordi, le testimonianze dei vissuti diretti del mondo
dell'afasia, delle esperienze vissute con gli afasici e tra
gli afasici, ma anche le storie dei pochi operatori della
riabilitazione, finora incontrati , dotati di sensibilità,
apertura mentale, coraggio e grandezza d'animo .
E' solo grazie al loro aiuto che si può vincere "la forte
tentazione di tagliarsi fuori del tutto". "Essere libera:
smettere di essere una persona. Smettere di essere una
persona:libertà. Tentazione di vivere al margine." (Marcela
Serrano, Il tempo di Blanca, Ed.Feltrinelli) sensazione
così familiare nei vissuti delle persone afasiche.Le loro
esperienze relazionali allucinanti avute con quasi la
totalità dei medici la cui formazione diventa spesso
"deformata espessione di un potere medico", da "mafia
bianca",ha accresciuto in loro la rabbia e la sfiducia nel
mondo medico e nelle istituzioni che li lasciano soli a
risolvere i loro problemi....
Le storie degli afasici parlano chiaro: denunciano tutte da
sempre, da troppo tempo, quali sono le cose da cambiare: le
condizioni di stress derivante dall'essere costretti a
raggiungere i pochi luoghi preposti alla loro rieducazione,
dopo estenuanti peregrinazioni tra centri non idonei, dalle
lunghe liste di attesa; l'essere considerati numeri e non
persone; l' eterna dipendenza dai familiari; la non
uniformità di metodologie che produce fastidio ,
insofferenza e rifiuto per le tecniche usate dai foniatri,
da cui si sentono trattati da imbecilli o da bambini
dell'asilo,mortificati nella ricchezza di quel mondo
interiore che sono impossibilitati a comunicare,angosciati
dal poco tempo loro assegnato per guarire, tempo che ai
loro occhi passa invano, stremati dalla titanicità dei loro
forzi per pronunciare parole "infantili" e "non
significative" per loro in quel momento della loro vita.
Senza parlare della deficienza umana dei riabilitatori che
impostano un rapporto solo tecnico, della fretta imposta
dalla terapia ,del fastidio provato per il chiasso,le
grida, la folla ,il traffico, per luoghi bui ,angusti e
deprimenti, senza luce, senza suoni dolci e gradevoli,
senza colori, senza calore umano,ecc.
Sono queste denunce da tenere presenti in quanti vogliono
porsi in relazione di ascolto per interrogarsi sulle
modalità di intervento nella rieducazione della persona
afasica, prima ancora di porsi interrogativi sul tipo di
approccio metodologico da usare .
Il problema esistente del generale appiattimento della
riabilitazione tecnica, in senso stretto,produce spesso
nelle persone affette da afasia una forte compressione e
repressione del livello umano ed emozionale nella relazione
con i riabilitatori con conseguente crollo di motivazione,
perdita d'interesse, scarsa collaborazione o rifiuto a
proseguire nel loro iter riabilitativo.
E' solo nella costruzione del tipo di relazione di qualità
e in un armonico scambio ed interazione con i familiari,
amici, conoscenti della persona afasica, compresi i
volontari delle associazioni,tutti importanti anelli di
congiunzione, mediatori possibili di informazioni utili al
riabilitatore , la strada o le strade da sperimentare per
stimolare continuamente la persona afasica nella terapia.
Un'attenta osservazione dell'ambiente familiare in cui vive
l' afasico, a chi sa leggere, offre una miniera di
informazioni, tra cui c'è solo l'imbarazzo della scelta
sugli stimoli da cui partire.
Quanto alle modalità di intervento ,non ne esistono di
precostituite da proporre come modelli. Ogni persona è un
microcosmo da scoprire. Una metodologia collaudata con
successo con una persona afasica della stessa tipologia,
può risultare inefficace con un'altra .Solo
dall'osservazione del particolare contesto di vita, dalla
natura umana del rapporto creato, dal porsi in ascolto
dell'altro si possono trarre quelle informazioni che
rendono la metodologia sempre nuova, libera da schemi
rigidi, creativa ,intuitiva da usare con quella determinata
persona, con la sua storia,con il suo vissuto,la sua
esperienza di vita, con le sue paure, con le sue emozioni,
con i suoi sogni.....
Olimpia Casarino
