Tre giorni con ALICE alias “mezzo etto” di Olimpia Casarino


“Mezzo etto” d’amore è l’evento che in tre soli giorni ha sconvolto il mondo interiore di quanti l’hanno incontrata e sono entrati in relazione. Ha avuto lo stesso effetto di cambiamento delle nostre vite come quello prodotto dall’evento della rivoluzione sovietica nei dieci giorni che sconvolsero il mondo.
Venerdì mattina 27 giugno 2008 aspettavo sul terrazzo della casa di Baja Sardinia l’arrivo di amici molto cari di cui avevo perso le tracce da dieci anni e che avevo ritrovato grazie ad internet, quando improvvisamente si presentano i miei vicini per chiedermi un favore.
Il bambino Edo è visibilmente preoccupato e molto in ansia e la mamma mi spiega il perché.
Sul loro terrazzo, attiguo al nostro, la sera prima si erano ritrovati un gattino molto piccolo che avevano accolto ma non sapevano come nutrirlo. Erano in partenza e non potevano portarlo con loro, come avrebbero desiderato Edo e la sua sorellina Emma che a casa avevano già un gatto e un cane. Sapendo che io restavo un po’ di più, me lo affidavano chiedendomi il favore di prendermene cura.
Edo aveva gli occhioni tristi e con i lucciconi ed insisteva trovando in me già la porta spalancata all’accoglienza.
Velocemente vanno a prendere il micino e me lo consegnano in una mano, ringraziandomi ed assicurandomi la loro collaborazione per quel giorno .
Negli occhioni di Edo era ritornata a brillare la luce.
Mi ritrovo tra le mani un batuffolo tenero, morbido, caldo dal pelo soffice e lungo, bianco e nero, sporco e macilento dal colore degli occhi indefinito che miagola per la fame.
Mi interrogo su come farò a nutrirlo e penso al modo di organizzarmi in questo affidamento imprevisto. Lo osservo attentamente e lo accarezzo. L’esserino si accoccola nella mia mano che lo contiene e lo avvolge come una coperta. E’ troppo piccolo avrà al massimo 15 o 20 giorni e sono sprovvista di tutto. Mi chiedo come sarà arrivato nel nostro villaggio così pieno di scale dai gradini molto alti, la sua mamma dove sarà. Pochi secondi di relazione sono più che sufficienti a indicarmi il carattere eccezionale di questo micino e la sua straordinaria energia vitale. La consegna del micino è contemporanea all’arrivo di Susi e Maurizio che Carlo è andato a prendere al centro di Baja Sardinia per indicare loro il percorso verso casa.
I tre mi osservano da lontano, stupiti del fatto che non vada loro incontro e che, invece, attiri a gran voce la loro attenzione.
Quando mi vedono con il batuffolo in mano e racconto a loro le circostanze di questo dono del Cielo, scatta immediatamente il piano operativo di pronto soccorso e…. ci ritroviamo, da subito, ad essere quattro genitori adottivi a tempo pieno. La vita di quattro persone è completamente sconvolta dal micino che rivoluziona con la sola sua presenza tutti i nostri ritmi, tutte le nostre abitudini, annulla ogni possibilità di progetto vacanziero per immergerci totalmente in un tempo dell’amore incondizionato, una dimensione che coinvolge a macchia d’olio l’intero villaggio con i suoi abitanti. Lo staff amministrativo al completo si mobilita in tempi rapidissimi a fornire il necessario, un enorme cesto di plastica arancione traforato è adibito a culla; all’interno vi sistemano un cuscino e un asciugamano morbido e anche un bicchiere alto, pieno d’acqua, che il micino non potrà bere perché non sa ancora lappare e questo lo rende ancora più bisognoso di accudimento materno e di pasti frequenti da organizzare per tenerlo in vita.
Susi che è alla sua prima esperienza di contatto con i gatti, mi aiuta a ripulirlo dalle croste e dal sudiciume. Usiamo per pulirlo i dischetti di cotone per lo strucco inumiditi con l’acqua tiepida, operazione che il batuffolo peloso mostra di apprezzare molto perché ci lecca frequentemente le mani, e pulendolo, compaiono finalmente i suoi occhi di un azzurro intenso tendenti al grigio metallico.
Le donne dicono, me compresa, che il batuffolo tenero è una femmina mentre Carlo sostiene che non si capisce ancora, che forse è maschio e l’incertezza sul suo sesso dura per quattro giorni.
Certo è che, maschio o femmina che sia, questo esserino è delizioso ed emana una forza di attrazione incredibile.
Ha il nasino rosa alla francese all’insù, i guanciottini minuscoli già accennati e i cuscinetti rosa sotto le zampine lunghe e sottili, che l’esserino muove in permanenza nell’aria.
Dopo averlo sistemato nel cestone al sole dove si metteva per prendere energia e calore ed esserci organizzati in casa, scendiamo al mare.
Carlo va alla ricerca di un minibiberon che non trova e ritorna con una provvista di siringhe grandi e piccole da utilizzare per nutrirlo con il latte diluito con l’acqua tiepida in cui sciogliamo lo zucchero e nelle poppate successive il miele agli agrumi.
Tutto il villaggio dei Cormorani gli fa da baby sitter o da sorvegliante perché il micino dall’ andatura traballante, molto indebolito da molte ore, forse da giorni di inedia, cerca solo cibo, il caldo del sole e il contatto umano. C’è chi pensa che non sopravviverà perché le sue condizioni sono preoccupanti date le sue dimensioni. In questa fase i micini non si muovono ancora e vivono in simbiosi con la mamma che li allatta, li riscalda e li lecca in permanenza.
Nel villaggio Cormorani di Baja Sardinia è nota la solidarietà verso gli animali che i villeggianti spesso adottano e portano a casa con loro.
Io ho la certezza che il micino- a si riprenderà e ogni volta che lo tengo tra le mani, gli faccio Reiki al punto che il baffutolo mi scambia subito per la sua mamma e si accoccola sul piede e mi segue dovunque vada.
Nelle poche ore che restiamo al mare, il nostro pensiero è costantemente rivolto al micino neonato e anche senza dichiararcelo verbalmente, non vediamo l’ora di ritornare tutti e quattro a casa perchè Mezzo etto, Briciola, Mirto, Mirta, Miles, ecc. aspetta noi per essere nutrito.
Ogni persona che entra in contatto con lui o lei, ne apprezza le qualità e gli dà un nome. Mezzo etto, come lo chiamo io, è adatto sia ad un maschio che ad un femmina e piace a tutti.
E viviamo tutti a turno l’esperienza più incredibile di essere quattro mammegatte con la siringa che funge da mammella che l’esserino affamato afferra con le due zampine anteriori in una posizione di totale abbandono e di completo affidamento, a pancia all’aria, con i consueti problemi, tipici del neonato, dell’aria, del ruttino, del massaggio benefico sull’addome minuscolo che si fa sempre più consistente e rotondo dopo ogni poppata che Mezzo etto reclama a gran voce.
Traballa meno, si sposta da un posto all’altro e ci chiama a gran voce facendoci capire quando ha fame o quando ha bisogno di calore umano. Ci alterniamo nelle poppate e lo teniamo spesso in braccio.
Viene la sera e si pone il problema di dove farlo dormire, se in casa o sul terrazzo, perché nessuno di noi ha pensato a fornirsi anche di una lettiera che forse Mezzo etto non sarà ancora in grado di usare, data l’età.
Lo sistemiamo nel cestone sul terrazzo, dove non gradisce stare perché piange spesso nella notte. Alla fine si acquieta. Non dormo tranquilla al pensiero che il batuffolo piange, è solo, forse ha paura del buio. Alle sei mi alzo, apro la porta del terrazzo, alzo la sedia da mare avvolta nella plastica che gli abbiamo messo sul cestone a mò di tetto per riparlo dall’umidità della notte, lo vedo rannicchiato in un angolo del cestone ma in piedi e con più energia. Mi accorgo che il cuscino è bagnato, l’asciugamano piena di pipì, di cacca e di acqua del bicchiere che si era rovesciato e che nessuno di noi aveva pensato a togliere dal cestone.
Lo prendo tra le braccia, lo pulisco alla meglio e gli do’, insieme a Carlo, la poppata con la siringa. Pochi minuti dopo si alzano anche Susi e Maurizio, la coppia in crisi, che intendevamo far rilassare e coccolare durante il loro mini-soggiorno.
Sono rapiti da Mezzo etto. Mentre Maurizio va al supermercato a comprare una lettiera, Susi ed io puliamo il cestone, cambiamo la biancheria, rilaviamo Mezzo etto, sempre più bella dopo ogni pulizia e sempre più vivace.
Dopo averle dato una poppata ed averla sistemata nel terrazzo meno caldo nel cestone con dentro la lettiera e un cuscino, ci accorgiamo con somma sorpresa che è in grado di saltare dal cestone e di circolare, di salire e scendere scale. La cosa ci preoccupa non poco perché potrebbe perdersi o circolare per la strada dove sarebbe investita dalle macchine in velocità.
Rimettiamo la copertura, avvertiamo il personale dell’amministrazione di darle ogni tanto un’occhiata e possibilmente di nutrirla con il latte già preparato e scendiamo al mare dove restiamo un po’ di più, avendo bisogno di parlare di tante cose dopo dieci anni. Ci raccontiamo le nostre vite. Ci accorgiamo di avere gli stessi problemi nel rapporto di coppia, le stesse incomprensioni, le stesse frustrazioni, aspettative deluse, i nostri ideali per cui abbiamo lottato in passato e i nostri sogni si sono infranti nella società violenta in cui viviamo ed operiamo sentendoci sempre più degli outsiders, ci ritroviamo la stessa stanchezza tipica delle coppie che stanno insieme da più di 30 anni, con i figli grandi, indipendenti, con bisogno estremo di ritrovare o di inventare nuovi equilibri che ridiano senso, energia nuova, slancio vitale, nuova progettualità ai nostri rapporti coniugali storicamente datati.
Forse Mezzo etto che Susi e Maurizio adorano e già pensano di adottare, potrebbe essere il loro progetto di vita nuova, l’occasione per il “riscatto” di Maurizio dalla sua assenza nel passato.
L’evento Mezzo etto già produce dopo un solo giorno i suoi effetti……
Torniamo a casa dopo pranzo e, con nostra somma sorpresa, apprendiamo che Mezzo Etto, ancorché debole, aveva già dimostrato il suo spirito avventuroso che l’ aveva spinta a saltare dall’enorme cesta altissima per le sue dimensioni e a passeggiare, salire e scendere scale tuffandosi o lanciandosi in volo fino ad ritrovarsi nell’ufficio della reception, da dove l’ avevano riportata subito nel cestone ed istituito turni di sorveglianza più frequenti.
Era evasa dalla sua culla dopo l’ultimo passaggio di Mauro che, dopo averla nutrita con ben sette siringhe di latte e averla coccolata, doveva aver rimesso male la copertura del cestone. Il personale dell’amministrazione aveva perfino litigato nella nostra assenza su chi dovesse andare ad occuparsi di Mezzo etto e, così, quell’esserino aveva ricevuto nutrimento in quantità industriali. Prima di Mauro, Fabrizio gli aveva dato quattro siringhe di latte. Ogni persona che si trovava a passare la nutriva e stava un po’ di tempo con lei.
Tornati a casa, Mezzo Etto, rimessa in libertà, è al colmo dell’eccitazione, passa da un piede all’altro dove si aggrappa e tenta di salire in alto. Ama l’altezza e il contatto visivo con le persone. Sale sui nostri corpi con una rapidità sorprendente e sosta sul petto o sulle spalle o sulle teste dei quattro genitori adottivi.
Adora il fumo e ogni cosa che lo produce, sigaretta o pipa che sia tenta di prenderla e di giocarci. Afferra la sigaretta che mi vede fumare e se la porta alla bocca con le zampine. Quando Carlo accende la sua pipa, lei gli circola addosso e tenta di rubargli la pipa.
Susi, a digiuno di linguaggio gattesco, prende da Mezzo etto schiaffi in continuazione, quando è il suo turno di allattarla. Mezzo etto ingoia molta aria quando succhia dalla siringa ed ha bisogno di fermarsi spesso, di cacciare l’aria e poi riprendere il pasto. Io le massaggio il pancino, intuisco quando devo riprendere la siringa e lei si rivolge a me quando Susi non capisce che deve darle da mangiare ancora. Appena Susi la prende in braccio le dà degli schiaffetti con le zampine sulla bocca o sulla guancia miagolando in un certo modo come a dirle “ ti muovi? Hai capito che ho fame?”.
Lo stesso miagolio, ma molto più insistente, le rivolge quando deve fare i suoi bisognini e le dà schiaffetti quando Susi non capisce subito che deve portarla nella sua lettiera.
Il sabato sera decidiamo di metterle la lettiera dentro casa e di farla dormire nello scatolo di cartone o sul sacco da mare di Carlo che Mezzo etto adora, e sul quale spesso sale per circolare sopra i divani o per guardare fuori dal vetro della porta finestra.
Miagola a lungo con insistenza per commuovere Carlo e indurlo a darle ancora da mangiare e, ancorché abbia diverse possibilità a sua disposizione dove dormire, la ritrovo all’alba che ronfa sull’orecchio di Carlo che, con voracità, ha ciucciato gran parte della notte, protetta ed avvolta dalla mano di Carlo. Per farlo riposare, la porto con me nell’altra stanza e mi sdraio sul letto. Mezzo etto, non a caso, sceglie subito i posti dove sente pulsare il cuore, il collo, il petto, l’orecchio o tutti gli incavi del corpo, ascelle, gomiti, braccia che le diano modo di accoccolarsi e di ciucciare a lungo. A tratti si addormenta e fa le fusa o ciuccia con voracità instancabile. Ha quattro minuscoli dentini, due sopra e due sotto e con quelli spesso afferra la carne con piccoli morsi e preme ai lati con le zampine facendoti sentire il suo bisogno di amore.
Quando Mezzo etto ciuccia il tuo corpo ti conquista per sempre.
E quella esperienza che ti riporta indietro nel tempo, alla maternità vissuta con i figli ormai grandi; ma conquista anche i maschi Carlo e Maurizio che scoprono la bellezza della maternità e sono sempre più desiderosi di accudirla.
La mattina della domenica decidiamo di lasciare Mezzo etto in casa, dopo aver fatto i nostri turni di allattamento e di sorveglianza perché è un terremoto, si arrampica sulle gambe dei tavoli, da dove spesso cade, ma è talmente ostinata che tante volte ci prova e riprova fino a raggiungere il suo scopo ed arriva sempre a fare quello che si prefigge: salire sopra ai tavoli e camminare indisturbata tra piatti, tazzine e cibi . Dai tavoli prende possesso delle nostre persone, scende e sale dalle nostre spalle, da uno passa all’altro; per lei siamo una famiglia, quattro mamme di cui due con molti peli e una barba con cui giocare.
E’ un continuo avvertirci fra noi dei suoi spostamenti frenetici tra il terrazzo e la casa: gatto dentro, gatto fuori, gatto vicino al mobile, gatto vicino alla lavastoviglie, gatto in corsa, gatto in fuga sulla strada, gatto sulle scale, perfino in casa ci sono due scalini alti che Mezzo etto scende e sale con disinvoltura, gatto in bagno, gatto nella stanza da letto, è un continuo esercizio di attenzione per evitare di calpestarla, cosa impossibile perché lei si sposta come volando o si abbarbica ai nostri piedi e dobbiamo camminare con lei aggrappata sopra….
Susi e Maurizio ci comunicano ufficialmente che hanno intenzione di portarla con loro a Prato, anche se in quel periodo hanno molte difficoltà a starle dietro perché devono partire per gli U.S.A. e la micina non è ancora in grado di essere autonoma.
Tento invano di convincerli a lasciarcela il mese di luglio perché abbia tempo di svezzarla e poi di venire a riprendersela, ma la cosa sarebbe per loro molto complicata perché è proprio nel mese di luglio devono partire per gli Stati Uniti.
Sono sempre stati dei giramondo i nostri amici, senza stabile dimora. Il lavoro di Maurizio è spesso all’estero dove hanno vissuto per anni.
In realtà mi sono legata moltissimo a Mezzo etto, mi sento la sua prima mamma adottiva, anche se so che per i miei amici è la figlia ideale per la sua voglia di vivere avventurosamente, per la sua vivacità, curiosità, spirito di avventura come il loro, già la vedo circolare per New York nella sacca che Maurizio già pensa di comprarle. Lo sento progettare tutto quello che farà con Mezzo etto e parlare di tutto quello che le comprerà, so con certezza che con loro sarà felice. Penso che la mia sofferenza per il distacco da Mezzo etto, che ho avuto in affidamento solo per tre giorni, deve lasciare il posto all’amore incondizionato per la micina e per i suoi nuovi genitori. Quando sento da Maurizio che vuole portarsela anche in palestra e vedo che Susi ( che dichiarava il giorno prima di non avere buoni rapporti con gli animali) si è trasformata in un solo giorno, da persona incompetente e a digiuno di linguaggio mattesco, a mamma ansiosa che parla con la micina come ad un bambino (e Mezzo etto le risponde), mi assale la commozione.
Davvero per la loro coppia, Mezzo etto è l’occasione per ripartire da zero su basi nuove, sull’onda della tenerezza che pure Susi e Maurizio provano l’uno per l’altro ma che non sanno più dimostrarsi. Questo batuffolo opererà il miracolo. E’ un dono del Cielo, arrivato in contemporanea al loro arrivo, prima ancora che sapessi che erano in forte crisi.
Anche Carlo è triste anche se non lo dà a vedere. L’esperienza di essere ciucciato da Mezzo etto lo ha sconvolto. E’ la prima volta in assoluto, lui che di gatti ne ha avuti sempre in famiglia: se dice che Mezzo etto è eccezionale dev’essere vero.
Maurizio e Susi inviano con il cellulare a Giuliano, il loro primogenito, una delle centomila foto scattate da Maurizio a Mezzo etto chiedendogli che ne pensa se a casa ritornano in tre… la sera della domenica lo informano che deve rendersi disponibile all’allattamento e chiedere un permesso al lavoro per maternità….il lunedì devono partire.
La mattina, dopo aver sistemato Mezzo etto in casa con la sua lettiera, la lasciamo sopra il sacco da mare di Carlo con le quattro zampine attaccate al vetro della porta finestra e non vediamo l’ora di ritornare a casa, anche se non ce lo diciamo apertamente. Ma appena uno di noi lo propone, subito gli altri sono d’accordo. Il mare è diventato un’optional anche per Susi e Maurizio che in Sardegna non c’erano mai stati ed hanno colto subito la magia di Baia Sardinia e delle sue bellezze nascoste che, nonostante Mezzo etto, siamo riusciti a mostrare e a condividere con loro.
Appena ritorniamo a casa dalle nostre uscite, troviamo Mezzo etto addormentata. Il solo picchiare le nocche sul vetro della porta finestra, ha l’effetto di rivitalizzarla e di rimetterla subito in movimento, si aggrappa al vetro mente tentiamo di aprire la porta scorrevole evitando di schiacciarla nel suo festoso e frenetico movimento.
La domenica, il giorno che precede la sua partenza, Mezzo etto, chissà perché, mi sceglie come soggetto da succhiare avidamente come una piccola vampira, dopo la prima poppata che ha succhiato avidamente perché oltre al limone che ha assaggiato e morso, mostrando il suo gradimento, apprezza moltissimo anche il miele agli agrumi che le sciolgo nel latte diluito con acqua tiepida.
Forse sceglie questa overdose d’amore che mi lascia anche i segni sul collo, per farmi sentire il suo amore.
Tutta la mattina sono nervosa perché mi preparo all’abbandono. Ho violenti mal di testa e soffro il caldo e vorrei starmene a casa a godermi la micina. Mi costringo a scendere a mare per dovere di ospitalità.
In uno dei soliti battichecchi con Carlo, più accesi perché entrambi viviamo male l’andata via di Mezzo etto, nonostante sappiamo che per la micina una famiglia migliore non poteva trovare, mi ritrovo a parlare per la strada ad altissima voce con Susi e Maurizio della stanchezza mia per tutta l’ondata negativa di eventi che caratterizzano la mia vita da qualche mese, la malattia di mia madre, la semicecità di mio padre, il loro essere sintonizzati sempre sul pessimismo, sul rancore, sull’intolleranza, dell’inspiegabile risentimento di mio figlio nei miei confronti, del dolore deglutito a fatica per la sua assenza nella mia vita, dell’incomprensione di Carlo per la mia sofferenza interiore e taccio con loro del dolore per l’abbandono della micina che sento ormai parte di me, ma che mai Carlo mi consentirebbe di portare a casa perché c’è Ambra, la nostra gatta di dieci anni che vivrebbe male l’arrivo di un intrusa. Carlo si rifiuta di portare Ambra in vacanza con noi perché teme che si perda, nonostante sappia bene che non è così, che è venuta in campagna con noi anni fa, che ha girato libera per molti mesi, è rimasta incinta e spesso, quando era in calore, non tornava a casa anche di notte. Quando tornava, aveva sempre una corte di gatti maschi al suo seguito in adorazione.
Mi sfogo con gli amici che hanno condiviso il mio ictus trenta anni fa e l’intero periodo della mia riabilitazione con Susi che oltre ad essere stata una studentessa brillante, laureata a pieni voti, era anche la prima baby sitter del mio bambino, era per me più di una sorella. Parlo della stanchezza del vivere che mi assale per dover sempre rinunciare alle cose belle della vita, della stanchezza del rapporto coniugale in crisi da anni e del nostro sentirci nel guado, in attesa di una svolta.
Il mal di testa peggiora, decido di ritornare a casa ma non porto le chiavi di casa, convinta di trovarne una copia alla reception. Susi si offre di accompagnarmi. La convinco a restare a mare e a parlare con Carlo e Maurizio come ha fatto sabato con me, perché Carlo, nervoso, si era sottratto alla conversazione “scomoda”.
Risalgo verso casa. Alla reception hanno solo la chiave della porta principale che io non so aprire perché richiede l’uso di due mani, mentre quella della porta finestra è più semplice. Mi trovo provvidenzialmente Susi alle spalle che mi apre la porta e mi aiuta a riprendere le cose che mi servono rimaste sull’altro terrazzo dove bisogna fare un lungo giro di sali e scendi di scale per arrivarvi.
Fa un caldo torrido: siamo Mezzo etto ed io prigioniere con la porta finestra che non possiamo aprire ma ci organizziamo in modo da non soffrire troppo il caldo, aprendo tutte le finestre delle stanze per creare un pò di ventilazione. Susi ridiscende a mare e Maurizio risalirà a portare la chiave per aprire la porta finestra e restituirci la libertà…..
Mezzo etto reclama subito la sua poppata. La metto sul lavello di cucina e decido di fare l’esperimento di provare a svezzarla dandole da mangiare una crema di tonno ed uova sode. Ne metto un po’ sul dito che lei lappa avidamente leccandosi i baffi, poi avvicino il mio dito al piattino dove c’è la crema e con mia somma gioia, Mezzo etto capisce e lappa la crema nel piattino, ma non riesce a lappare il liquido che le dò con la siringa.
Sono al settimo cielo. Che progresso per una micina di appena due settimane in un solo giorno. Maurizio e Susi avranno meno problema ad allontanarsi e a lasciarla da sola in casa. Comunico a Maurizio, che è già per la strada, la bella notizia e quando ci apre la porta, assiste in diretta all’evento prodigioso. Guarda Mezzo etto con tale amore che mi commuove.
Restiamo sole per un paio d’ore. Fumo una sigaretta con grande interesse della micina che mi sale in braccio per giocare con il fumo e con la sigaretta. Ci stendiamo sul divano e stiamo in totale fusione. Lei si accoccola sul mio cuore e comincia a ciucciare la mia mano e sceglie un dito, l’anulare, che morde e succhia avidamente, producendo un rumore fortissimo e facendo le fusa scivoliamo nel sonno entrambe.
Quando arrivano dal mare i tre, ci trovano semiaddormentate sul divano. Ci guardano con un misto di ammirazione e di stupore.
Sono le ultime ore di godimento di Mezzo etto. La sera a cena al ristorante parliamo dell’ organizzazione del viaggio della micina e di quello che è indispensabile procurale, un trasportino,un biberon, la lettiera già ce l’ha.
Partiranno con lei già dalla mattina e la porteranno con o senza trasportino in giro con loro, l’intero giorno fino all’imbarco serale sulla nave.
Carlo ed io insistiamo sull’indispensabilità del trasportino da subito per la vivacità di Mezzo etto che potrebbe rivelarsi pericolosa per chi guida e forse sarebbe stato più prudente farla visitare dal veterinario prima di mettersi in viaggio.
Non ci sembrano propensi ad accettare consigli dettati unicamente dall’esperienza di una vita con i gatti e dal pensiero che Mezzo etto non subisca traumi.
Evitiamo inutili polemiche tanto più che a gestire Metto etto non saremo noi, ma siamo in pensiero per lei e questa comune preoccupazione avvicina anche me e Carlo.
La notte, un po’ a malincuore perché ci eravamo abituati ai suoi ciucciamenti notturni, la cediamo ai suoi futuri genitori perché facciano la loro prima esperienza notturna prima della partenza e dell’imbarco sulla nave dove avrebbero trascorso la notte con Mezzo etto in cabina.
Con la sua lettiera e i suoi scatoli imbottiti di asciugamani la micina va a dormire nella stanza con Maurizio e Susi.
Il lunedì si alzano tardi. Mezzo etto ha scelto Maurizio da ciucciare e lui non ha dormito bene per la paura di farle male. Susi non ha dormito perchè temeva che Mezzo etto stesse male e non respirasse. Ogni tanto, nel cuore della notte, si alzava e andava a sentire se era ancora viva, ma Mezzo etto aveva dormito beata tutto il tempo.
Appena sveglia, ha catturato l’attenzione di quanti erano in casa, compresa Monica, l’aiuto domestico che appena l’ha vista e guardata sotto, ha dichiarato che era femmina.
Mezzo etto circola felice tra le stanze, tra l’andirivieni di persone che preparano valigie, riordinano la casa e preparano la colazione.
Quello che ci aveva indotto nel dubbio sul suo sesso era il suo fare, ridicolo per le sue proporzioni minuscole, il gatto di lato, l’andatura minacciosa e predatoria tipica dei gatti maschi, ma per il resto tutto lasciava pensare che fosse femmina. La sua attenzione a ciò che le accade intorno, niente si perde, la sua vivacità, il suo entrare in relazione con fiducia con il mondo presentando subito la pancia all’aria e il suo fare con le persone, la sua vanità, sì ,la sua vanità …quando si mette in bella mostra sul terrazzo e osserva il passaggio delle persone come se stesse assistendo a una partita di tennis, riceve attenzione da tutti e si bea dei complimenti che le fanno. Quando poi la prendono in braccio, è talmente eccitata da mollare sul malcapitato la pipì, dopo aver miagolato in direzione di Susi che schiaffeggia perché non la capisce al volo.
Susi la porta alla reception del villaggio per l’ultimo saluto a quanti l’hanno accudita e protetta dai pericoli. Nel salire le scale verso casa in mano a Susi, Mezzo etto appena mi vede, le scappa dalle mani provocando una caduta di Susi che si danneggia un ginocchio. Rincorro Mezzo etto e soccorro Susi, affidando la gattina a Carlo mentre curo il ginocchio di Susi.
Lei si mostra molto preoccupata per Mezzo etto perché alla reception del villaggio, Tiziana, esperta soccorritrice di animali, le ha detto che senza tesserino di vaccinazione, la micina rischia di non essere imbarcata. Dio vede e provvede.
Il timore mio e di Carlo era fondato. Ma dal momento in cui devono procurarsi il biberon e il trasportino ad Arzachena o a Olbia troveranno un veterinario e se ci saranno problemi di fiscalità di procedure nell’imbarco degli animali, andremo a riprenderci Mezzo etto.
Poche ore dopo la loro partenza, arriva una telefonata di rassicurazione. Non solo hanno trovato e comprato tutto quello che serviva a Mezzo etto ma la gattina era anche stata visitata alla Clinica Veterinaria da un medico giovane che l’ aveva trovata in ottima salute: è femmina, pesa 300 grammi e ha 20 giorni ed è eccezionale per la sua età, per quello che fa. Questo significa che quando Mezzo etto è arrivata sul terrazzo del mio vicino aveva appena 16 giorni di vita e pesava poco più di 100 grammi. Il nome che le avevo dato era azzeccato.
Il veterinario le ha dato un biberon, bucandolo in modo che esca la giusta quantità di latte ed ha fornito ai genitori di Mezzo etto istruzioni sull’alimentazione, sul tipo di latte, la sua quantità, e sugli omogeneizzati e sull’antibiotico da farle assumere.
Susi e Maurizio ci dicono che ha anche il tesserino retrodatato e può viaggiare senza problemi . Si chiama Alice Fenn. Ci chiedono se ci piace il nome scelto al momento, il primo nome che è loro venuto in mente. Mezzo etto è ufficialmente figlia di Maurizio avendole lui dato il suo cognome, come prevedevo tra i due è stato amore a prima vista.
Susi si è tranquillizzata e si gode Alice che portano con loro in trasportino in visita a Porto Cervo. Tutti la guardano perché nel trasportino non vuole stare. Miagola e caccia fuori la zampetta, come l’Abate Faria, mi dice Maurizio tutto fiero della sua figlia. Nessuno crede che abbia soli 20 giorni ed è rivoluzione anche a Porto Cervo.
Il martedì li chiamo a Prato per avere notizie di Mezzo etto - Alice e mi dicono che sono arrivati da poche ore a casa, che Alice ha dormito tranquilla con loro in cabina, solo al momento di entrare nel trasportino ha fatto un po’ di storie, che già circola per casa e sta sul piede di Maurizio tentando di salire in cima, la sento anche miagolare, immagino la scena tante volte vista e vissuta in prima persona. Alice continua a dare schiaffi a Susi quando deve darle da mangiare. Ha la sua culla ma non ci vuole stare, preferisce le persone. Con Giuliano è stato amore da subito.
Il mercoledì ricevo un sms di Maurizio : “Alice è al suo secondo piattino di omogeneizzato di vitello che le piace molto: è uno spettacolo! mentre per farle prendere l’antibiotico che dovrebbe pure piacerle, dobbiamo fare le acrobazie” . Per fortuna sono solo tre giorni di cura. La vaccinazione la farà dopo il primo mese.
Mi manca moltissimo Mezzo etto e manca anche a Carlo. Mi pare di sentire sempre la sua voce, il suo miagolio anche di notte. Sto avendo le allucinazioni ma anche Carlo ha sentito oggi un miagolio. Eppure di gatti, almeno quest’anno, cosa insolita per il villaggio, non se ne sono visti…..
Siamo molti tristi, le nostre giornate sono ritornate nella routine ordinaria, non facciamo che pensare e ricordare quel batuffolo microscopico che per tre giorni ha riempito d’amore, di allegria le nostre vite e ne parliamo spesso con forte nostalgia.
Mezzo etto manca anche allo staff dell’amministrazione del villaggio, fiero dell’eccezionalità dei suoi gatti sardi.

Cronache da Prato
Aggiornamento su Alice: 06 agosto 2008

Carissimi,
siamo tornati a casa ( già da qualche giorno in verità) ma ci ho messo un po’ a riprendermi dal viaggio di ritorno che, quest’anno, è stato particolarmente  lungo e stancante con numerosi scali e soprattutto con lunghe attese tra un volo e l’altro.
Inoltre, Maurizio ed io viaggiavamo insieme solo nella prima parte del viaggio e quindi è stato anche più noioso: non avevo nessuno con cui litigare. Abbiamo avuto un giorno per il passaggio delle consegne – da Giuliano a noi- sulla cura di Alice  ( in ottimo stato) e di quella della casa ( bisognosa,invece di interventi ordinari e straordinari di manutenzione) e poi ci siamo ributtati entrambi nelle rispettive attività : io, naturalmente, in quelle di casalinga! Maurizio nella fase di debriefing di quanto fatto e non fatto in America.
Giuliano è stato molto cauto nel comunicarci, man mano che osservavamo i movimenti della perfida, le novità nelle sue ( del mostro) abitudini alimentari e di vita.
Purtroppo la lunga permanenza in casa da sola ( dopo l’inizio così affollato di mamme) non solo l’avevano resa più nervosa e bisognosa di contatti approfonditi (intendo la penetrazione delle sue lunghe unghie e dei suoi dentini affilati nella nostra carne) ma anche padrona incontrastata della casa. La più grande e inquietante novità è che ha imparato a salire le scale       e ha scoperto le camere da letto, ottimo ambiente per le sue scalate e per i suoi equilibrismi  (ormai- credeteci- pari a quelli degli artisti più esperti del Circo di Montecarlo, dei campioni mondiali di sport estremi e delle scimmie più acrobatiche della giungla amazzonica). La nostra casa, per la sua struttura, si presta particolarmente ai suoi giochi, alle sue cacce di nemici inesistenti agli agguati che ci tende in continuazione, ma è anche molto pericolosa. E’ caduta già 2 volte dalle scale da altezze considerevoli, ha tentato più volte di fracassarsi il cranio con balzi nelle vetrate che non ha percepito, Maurizio dice che, anche volendole concedere le 7 proverbiali vite, tra gli inizi drammatici ( i pet-iatra – come li chiamo ormai io- che l’hanno curata ci hanno detto che Maurizio ed io siamo stati bravissimi a curarla con antibiotici, colliri , cibi adatti e tanto amore perché le sue condizioni di salute sono apparse subito molto gravi) le cadute e il resto, ne ha già sprecate , per lo meno, 5.
I momenti più drammatici sono quelli dei suoi e dei nostri pasti. Durante i nostri pasti è un’impresa riuscire a tenerla lontana dalla tavola e dai nostri piatti: ci scala nelle maniere più subdole e con guizzi (felini?) si tuffa nei nostri piatti e ruba carne e pesce ( di cui è ghiottissima). Per quanto riguarda i suoi,  non ci     lascia nemmeno il tempo di prendere le cose e si arrampica, infilandoci i suoi artigli nelle carnine morbide ed esposte a causa dei succinti abbigliamenti estivi, strappandoci brutalmente le cose dalle mani, infilandosi in contenitori, barattoli e anche pentole che potrebbero contenere cibi bollenti. Per il pasto mattutino bisogna presentarsi a lei protetti da scafandri ( Giuliano mi aveva indotto ad indossare il mio Jeans più pesante invece del pigiamino a mezza gamba quando ha cominciato a darci istruzioni). Continuiamo , solo la mattina, a darle un pasto a base di latte ( in polvere x gattini e canini !!!) e dobbiamo ancora allattarla con una siringa ( che non è più però quella dell’insulina!!) ma per riuscire a prepararle il latte ( l’acqua va riscaldata a 37 gradi e la polvere sciolta con cura, altrimenti si formano coaguli e soprattutto non può essere preparato in anticipo e deve essere buttato via se non lo consuma tutto, ma quest’ultimo caso non si è mai verificato) bisogna darle un po’ di croccantini ( quelli x gattini neonati che non si trovano al supermercato ma solo nelle càùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùù ù.+à+++++++++++++++++++++++++ù
Àf0p’’’’’’’’’’’’’’’’ (le ultime battute le ha scritte lei con un’incursione rapida sul mio computer, ormai si è impadronita anche della mia minuscola postazione di lavoro , danza a suo piacimento sulla mia tastiera e si nasconde dietro lo schermo per tendermi gli agguati  ) dicevo del cibo raffinato che mangia la vorace belva. Ma ormai lo avete capito che è la principessa della casa e ha conquistato tutti quelli che sono venuti a trovarla nei giorni scorsi. Io avevo predisposto che la badante della mia vicina venisse a darle da mangiare 2 volte al giorno nell’assenza da casa di Giuliano e lui  aveva anche organizzato un servizio di visite a domicilio di suoi amici che a turno passavano a trastullarla un po’. La puttanella va con tutti e in barba a tutte le leggende sulla riservatezza dei gatti, sulla loro naturale ritrosia nei confronti degli estranei, sulla loro indolenza ecc… la belva è una forza della natura che non sta mai ferma, si inventa giochi e viene a chiamarti per giocare con lei, compie birbonerie di tutte le specie e solo occasionalmente fa il gattino tutto tenerezza e bambagia.
Insomma è insopportabile ma riempie la vita ed è un rinnovato piacere osservare come cresce e scopre il mondo con la curiosità, la cautela e la baldanza di un bambino, la differenza è che va a mille a l’ora e ti sfreccia tra i piedi rischiando di farti cadere. Ora, stremata dai suoi mille giochi, è stesa qui sui fogli a lato del mio computer con la tesa sui tasti sinistri ( riesco a mala pena a scrivere ma non oso farla spostare x godere di qualche attimo di tranquillità) e guarda estasiata lo schermo, come sapesse che sto scrivendo di lei a voi. Si è addormentata, finalmente. Forse ho qualche minuto x mettere i piatti in lavastoviglie prima che si infili a leccare qualche goccia di sugo dalle stoviglie da lavare. Termino qui il mio aggiornamento in tempo reale, passo e chiudo. Non posso più andare a capo, è appoggiata al tasto invio, quindi procedo di seguito. Nei prossimi giorni non ci saremo, venerdì mattina andiamo con mia sorella e marito x qualche giorno in Provenza/ Costa Azzurra, ci hanno chiesto di guidarli in un primo giro affascinati dai nostri racconti.
A presto
Baci da tutti noi
Susi e famigliola


22 agosto 2008
Cara Olimpia,
innanzitutto x strapparti un sorriso, ti invio 3 foto della creatura. Sono
state scattate il 7 agosto mentre preparavamo i bagagli per andare qualche
giorno in Provenza. Come puoi vedere si infilava nei pantaloncini di
Maurizio. Abbiamo poi scoperto, durante gli altri numerosi preparativi dei
viaggi di tutti i membri della famiglia, che borse, zaini , valigie la fanno
impazzire. E' proprio una della famiglia!!! Dal 7 agosto è tuttavia,
cresciuta, soprattutto in lunghezza ma come ricorderai le sue zampette da
caprettino, già lunghe alla nascita,la rendono anche alta. Ciò non le
impedisce di infilarsi sotto il letto imbottito della nostra camera da letto
e sotto i letti dei ragazzi che sono praticamente dei futon. Per infilarsi
si trasforma in una pizza e piega la testa x appiattire le orecchie
(notevoli sventole). Stiamo cercando di convincerla a portarsi un cencino x
spolverare e lucidare il parquet.
Ieri ha conosciuto Andrea (e molto intimamente il contenuto della sua
valigia) e stamattina non ha avuto alcuna diffidenza a farsi allattare anche
da lui.
Il mostro alterna momenti di quiete duranti i quali ciuccia la sua coda, la
copertina del suo lettino o la spugna nera con i cuoricini rossi ( me ne ha
già distrutte 3 di un set da 10 che le ho regalato) che fodera il cestino
del pane ( suo primo lettino) al quale manca ormai una sponda che lei ha
divelto a poco a poco, ad altri momenti di aggressività che , pur se
affettuosa, la spingono a morderci e a graffiarci . Possiede una chiara
personalità dominante , non è arrendevole e deve avere sempre l'ultima
zampata. Io sto cercando di educarla e farle capire che non sono più
disposta ad andare in giro con i graffi e i tagli , anche profondi, che mi
infligge tutte le volte che si arrampica o mi usa come trampolino per
saltare sul tavolo o su tutti i piani dove, secondo lei, c'è qualcosa da
mangiare o si svolgono attività segrete dalle quali non vuole essere
esclusa.
Purtroppo Maurizio la vizia ( che fa anche rima) e le fa passare tutti gli
sfizi: sostiene che dovremmo farle capire che non deve mordere e graffiare
me ( credetemi sono ridotta come la vittima di un sadico maniaco
seviziatore) ma può farlo con lui ( i cui peli, però, lo difendono perché
lei prova una certa repulsione, nonostante lei stessa ne sia coperta?!).
Insomma siamo già in disaccordo sulla linea educativa da seguire,
fortunatamente Giuliano ( con il quale ha passato abbastanza tempo) la pensa
come me. Purtroppo al momento è a Londra e temo che Maurizio approfitterà
della sua assenza.

Ti abbraccio con storico e rinnovato affetto
Susi

cronache pratesi 23 settembre 2008

Carissimi Carlo e Olimpia,
vi scrivo per aggiornarvi sulla crescita e sui progressi della vostra figlioccia black and white.
Alice è una bella gattina, ormai .E’ affusolata, slanciata ed elegante nei movimenti anche se veloce e irruente come i cuccioli  In realtà , a pensarci bene , del cucciolo , almeno di quello tipico dell’immaginario collettivo, barcollante batuffolo goffo e arruffato , non ha mai avuto molto. Ha sempre avuto quelle zampine lunghe che la rendevano più simile ad un capretto in miniatura che a un gatto e ora, per quanto più proporzionata, continua ad avere il corpo asciutto e muscoloso e le zampe lunghe e “scattose” di un  levriero. Nonostante i miei continui riferimenti ad animali diversi dal gatto, tuttavia, non c’è ombra di dubbio che Alice abbia tutte le caratteristico di  un felino.
E’ furba, intelligente, aggressiva e determinata nella lotta e non batte mai in ritirata. I suoi giochi preferiti sono le simulazioni di caccia e ci tende agguati che finiscono  sempre in lotte all’ultimo graffio. I suoi appostamenti , però, talvolta sfociano nel ridicolo perché ormai conosciamo  i suoi rituali “maori” e non possiamo non ridere quando la vediamo accucciata, con le orecchie all’indietro ( che pure le danno un’inquietante espressione diabolica) e comincia a muovere a destra e a sinistra il bacino con un movimento oscillatorio che la rende buffa invece che minacciosa.
Dall’ultima volta che vi ho scritto ci sono stati anche molti progressi nella sua alimentazione. Da quasi un mese non prende più il latte in polvere (nella siringa) ma beve il suo latte speciale nella ciotolina, e dopo salta sul tavolo e finisce i fondi di latte e cereali di Giuliano ( i suoi preferiti sono i Kelloggs Special K). Oltre ai croccantini , mangia anche cibo “umido” tipo bocconcini di carni bianche, salmone, gamberetti, pesce azzurro e non disdegna nemmeno cibo “umano”(anche nel senso che morde noi). Adora la ricotta e il parmigiano e ha una vera passione per l’arrosto e il carpaccio di manzo e se non riesce ad ottenere un assaggio della nostra cena, ruba i nostri tovaglioli sporchi e li lecca. Quando ho riferito alla pet-iatra  i suoi gusti e l’alimentazione che le somministriamo ha detto che sarebbe venuta anche lei a pranzo da noi.
 L’ultimo evento della sua vita che non vi abbiamo ancora raccontato è il bagno. Siamo riusciti a lavarla con uno shampoo all’argille verde per gatti ( che ci era costato un patrimonio!) e asciugarla al sole.
Poiché non è cosa facile convincerla a farsi fare le abluzioni, provvediamo alla sua toletta quotidiana con delle salviette imbevute di lozione per gatti, ogni tanto tentiamo anche di spazzolarla ( Maurizio le ha portato una spazzola in regalo dagli USA) ma l’operazione non è di suo gradimento.
 Insomma sembra proprio una gattina felice anche se tenta la fuga ogni volta che apriamo la porta. Uscire e rientrare da/a casa sono diventati veramente un problema. Quando c’è qualcuno in casa il problema viene risolto immobilizzandola o chiudendola in bagno x qualche minuto fino a che il membro della famiglia ( o l’ospite) non è entrato o uscito. Quando rimane solo una persona in casa nasce il vero problema: bisogna inventarsi i modi più creativi x distrarla e uscire di casa ( non volendola relegare  in un ambiente chiuso per troppo tempo) . La mattina facciamo le corse per uscire prima degli altri e lasciare all’ultimo la gatta bollente.
 Spero che la lettura di breve questo aggiornamento  strappi un sorriso ad Olimpia provata da tanti disagi e sofferenze
e , insieme al nostro affetto, porti un po’ di gioia e di serenità in un questo brutto momento.
 Un abbraccio forte da tutti e due per tutti e due
 Maurizio e Susi




Alice i primi giorni precedenti la sua "adozione"

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Alice si insedia in casa come figlia
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Update su Alice 20 giugno 2009

Carissimi Olimpia e Carlo,
Ecco un breve update su Alice. Abbiamo convenuto con il veterinario di Arzachena lo scorso anno che la sua data di nascita era il 10 giugno, per cui, da "genitori" premurosi, la abbiamo festeggiata qualche giorno fa. Come potete vedere la cosa non è passata inosservata e vi assicuro che ha mangiato fino all'ultima fibra del filetto.
Lo scorso primo maggio si bruciata un'altra delle sue vite: cercando di scappare da casa per andare in esplorazione è stata investita da un'auto. Noi non c'eravamo perchè a Londra per qualche giorno combinando il mio lavoro con una piccola vacanza. Giuliano si è molto spaventato perchè è stata letteralmente arrotata, ma a parte graffi ed ammaccature non si è fatta granché. Fortunatamente anche lei si è spaventata tantissimo e forse questa esperienza le ha salvato la vita, perché da allora è diventata una gattina modello: gioca coi bambini e gira per il giardino e la corte interna, ma senza mai accostarsi alla strada. Se la chiamo torna a casa immediatamente e quando vuole uscire un po' lo chiede con garbo e aspetta che le metta il collarino con la medaglietta.
E' estremamente affettuosa e non si comporta da gatto [tra l'altro siamo convinti che lei pensi di essere una di noi] ... sembra quasi un cagnolino. Anzi è praticamente la gattina della comunità: saluta e fa le feste a tutti, ogni tanto va a farsi una dormitina a casa dei vicini e tutti nella strada la conoscono, finanche la postina. Quelli che affermano che i gatti sono solitari e riservati non conoscono Alice.
Continua ad essere una forza della natura, come dimostrano le foto nella jungla, e si mantiene agile e scattante. Insomma ci ha riempito la vita tanto da farci quasi sentire in colpa quando usciamo con startagemmi per non farci seguire. L'ultima foto l'ho scattata ieri sera col telefonino: dormiva in una posizione ridicola e come potete vedere ha sempre delle zampe lunghe da capretto.
A presto.
Un abbraccio,
Maurizio e Susi


Una domanda sui gatti
Domanda:
A voi che avete una esperienza pluridecennale sui gatti, è mai capitato un gatto[a] che dorme così?
Un abbraccio,
Maurizio e Susi





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bagnetto 20 giugno 2009

... In un reportage "dei figli" che si rispetti non poteva mancare la foto del bagnetto ... 
non protesta eccessivamente, ma poi scappa al sole ad asciugarsi.


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