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Nicola Villano

Docente della LUIMO
(Libera Università Internazionale Medicina Omeopatica)
www.nicolavillano.it






IL PROTOCOLLO BIOPATOGRAFICO:

RACCOLTA DEL CASO CLINICO in OMEOPATIA.
PROTOCOLLO COME DOCUMENTAZIONE E TRACCIABILITA’ DELL’ATTO MEDICO, VISIONE SINTETICA DEL MALATO, UTILITA’ PEDAGOGICA E
SCIENTIFICA.

Nicola Villano
Docente LUIMO NAPOLI



ORGANON PARAGRAFO 82

Sebbene l’arte medica si sia avvicinata un bel po’ alla natura della maggior parte delle malattie da guarire, pur tuttavia permane il dovere del medico omeopatico, per stabilire l’indicazione in ogni malattia cronica da guarire, di raccogliere i sintomi apprezzabili ancor più accuratamente di prima della scoperta.


Di fronte al problema della malattia nessun procedimento basato su tecniche elettroniche o strumentali può sostituire l’imponderabile valore umano del contatto medico-paziente.

Hahnemann CONFERMA
l’importanza della presa del caso per raggiungere una vera guarigione.

Per cui l'agire omeopatico si estende nelle due direzioni del tempo:
verso il futuro per risolvere il passato.

(STORIA BIOPATOGRAFICA): nel redigere la storia biopatografica, bisogna prestare molta attenzione al
primo anno di vita, perché è proprio nel primo anno di vita che si può identificare la costituzione e quindi il miasma di questo soggetto.

E’ nel bambino, che noi riusciremo senz’altro ad identificare lo stato costituzionale, quale espressione della reazione dinamica tesa a restaurare l’equilibrio omeostatico dell’energia vitale.

Prenderemo in considerazione le tappe fondamentali della formazione e trasformazione dell’individuo suddividendoli in
settenari, ossia in periodi in cui si manifestano, di volta in volta, tutte le tappe maturative dell’uomo.

I primi sette anni di vita sono in genere caratterizzati da malattie, quali quelle
esantematiche la cui intensità e specificità confermano o indirizzano la diagnosi miasmatica.

Si continuerà ad indagare negli
altri settenari.
Nella donna si indagherà sul periodo del menarca.
Per l’uomo ci si soffermerà sul periodo della pubertà e i problemi legati ai primi cambiamenti fisici.

Sarà necessario indagare sulle
precedenti patologie dei pazienti, da quelle più remore a quelle più recenti. Similmente sarà importante conoscere quali terapie sono state usate in relazione alle suddette patologie. Ancora è significativo conoscere se e quali vaccinazioni sono state praticate.

Il medico fornirà consigli sull’igiene vita, l’eliminazione di eventuali ostacoli esistenti (alimentari, climatici o emozionali) che intralciano il cammino del malato verso la cura e la guarigione.

Verrà relazionato
l’esame obiettivo del paziente e il valore di alcune indagini cliniche.

A questo proposito bisogna riconfermare l’indiscutibile validità dell’
attività elettrolitica, metabolica e cellulare. Essa ricopre un ruolo importantissimo nel progresso scientifico.

Tuttavia ai fini della terapia e della guarigione, il punto di vista clinico dovrà forzatamente varcare i limiti del meccanismo fisiopatologico, per mettersi in contatto con i segni dell’aspetto dinamico del processo morboso che pone in reazione la totalità del malato.

Il quadro sintomatologico attuale comprende i sintomi mentali, generali e fisici modalizzati.

Bisognerà porre in evidenza la
sindrome minima di valore massimo, ossia quel gruppo di sintomi estremamente caratteristici di quel paziente, indispensabili per la diagnosi di rimedio. Intorno ad essi ruotano gli altri sintomi del paziente.

Questo concetto esprime il culmine della sintesi del ragionamento clinico omeopatico.

L’osservazione clinica diretta e comprensiva, attraverso il libero racconto anamnestico permetterà al medico di captare
l’individualità morbosa come risultato del dinamismo patogeno della discrasia.

Si esige, quindi, dal medico il pieno “
auto-conoscimento reso possibile solo attraverso l’autosservazione e la ri-sperimentazione dei rimedi.
Mentre il paziente parla, i sintomi andranno raccolti
in serie, così come si ritrovano nelle materie mediche.

Infatti, il paziente come lo sperimentatore, esprime la sua sofferenza descrivendola con una serie di parole
.

L’analogia sintomatologica, difatti, non si trova nel sintomo, bensì nella
speciale coordinazione dei sintomi.

Se ci sono sintomi di
malattia organica, questa darà sintomi patognomonici che rivelano la disfunzione dell’organo. Bisognerà separarli dai sintomi che indicano la disfunzione dell’individuo totale come persona, modalizzando al massimo la sintomatologia reattiva del paziente che presenta quella data patologia.

Inoltre sarà doveroso indicare anche le
conseguenze di cure allopatiche dovute ad uso continuato di farmaci a dosaggi elevati o prolungati.

Di fronte alle massicce dosi di molecole chimiche, la forza vitale è obbligata ad alterare l’intero organismo a difesa della vita:

diminuendo o accrescendo l’irritabilità e la sensibilità delle varie parti.
producendo ipertrofia o atrofia di organi vitali.


Tutta la storia trascritta sul protocollo conduce alla diagnosi di un ammalato cronico, con un modo personale unico inedito di ammalarsi, reso manifesto dalla biografia della dinamica vitale morbosa che vincola, ordina e da senso ai processi fisiopatologici, permettendo al medico di capire che cos’è che si deve curare in ogni ammalato in particolare, così come dice Hahnemann.

Ottenuta l’identificazione dei sintomi caratteristici e peculiari, questi ci condurranno verso la diagnosi di
simillimum, il quale una volta somministrato, correggerà la dinamica vitale dell’ammalato dal suo centro mentale psicologico, secondo la legge di guarigione.

(Ritorno dei sintomi). Il rimedio omeopatico spesso, convibrando col paziente induce alla ricomparsa di precedenti stratificazioni patologiche soppresse che affiorano gradualmente in superficie, espressione della sua azione profonda.

La forza vitale, infatti, viene messa in moto seguendo un cammino a ritroso. L’apparizione dei vecchi sintomi conferma il movimento energetico necessario per il recupero della salute.

Facendo estrema attenzione a riconoscere questi vecchi sintomi, sarà bene non sopprimerli, poiché la loro comparsa esprime l’affiorare dello stato psorico profondo.

La direzione dei sintomi è importante per capire se il rimedio funziona rispettando la legge di guarigione di Hering. Secondo cui, i sintomi dovranno sparire da dentro verso fuori, dall’alto verso il basso e nell’ordine inverso a quello della loro apparizione.

Negli incontri successivi , la seconda e le successive prescrizioni
saranno in definitiva, dettate dall’espressione della comprovazione della serie attuale corrispondente a quella della sperimentazione pura, attraverso il ritorno dei sintomi, e dalla direzione dei sintomi (evoluzione della prima prescrizione).

Come parametro di valutazione per la
prognosi del malato useremo ancora una volta la direzione dei sintomi della legge di guarigione.
In altre parole, tale direzione ci fornisce la
valutazione prognostica e quindi la possibilità di intravedere la curabilità o meno del caso.

Hahnemann con l’introduzione della scienza dell’Omeopatia permette il passaggio da una concezione medica in senso complessivo ad un metodo di medicina che permette l’applicabilità pratica dei principi generali;
Comprova sperimentalmente i rapporti che esistono tra malattia e rimedio;
Conferma il dinamismo delle essenze, quella umana e quella medicamentosa;
Individua e definisce la discrasia (miasmi) come ciò che l’uomo si trascina sotto forma di negatività e di causa profonda della malattia.

Sia
Hahnemann che Kent dettano e analizzano i principi enunciati sul tema della raccolta del caso e del rapporto medico-paziente.

Hahnemann
nei paragrafi dell’organon 6 e 83 affronta l’argomento della relazione medico-paziente con i requisiti che l’omeopata deve avere:
Libertà di pregiudizi;
Integrità degli organi di senso;
Osservazione attenta;
Fedeltà nel tracciare il quadro della malattia.

Kent
nella lezione n° 4 dice:
vincere i propri pregiudizi è una delle prime cose da fare nello studio dell’omeopatia e che il vero uomo è un uomo libero di pregiudizi, è uno che sa ascoltare, che sa soppesare le prove, che sa meditare.
La mente del medico deve essere sgombra, pronta all’ascolto e in armonia come un mare calmo: i turbamenti del paziente devono essere le uniche onde che lo agitano: se la mente del medico è un mare in tempesta, i suoi marosi si confonderanno con quelli del paziente, che non riuscirà a far comprendere la sua sofferenza.


LE 4 REGOLE DA TENERE SEMPRE PRESENTE:

1- Il rimedio omeopatico agisce su tutta la persona;
2- Ogni sintomo ben modalizzato della persona è espressione dell’intera persona;
3- Dietro qualsiasi espressione sintomatologica del malato è possibile cogliere il “nucleo profondo” che giustifica e che chiarisce quel suo “stato d’essere”;
4- Tra tutti i sintomi del paziente, bisogna cogliere per la scelta del rimedio solo quei pochi che meglio esprimono il nucleo profondo della persona.

Hahnemann insiste che: “il fondo della malattia è costituito da una perturbazione dinamica della volontà incosciente o istintiva, per l'incontro di una tendenza biologica anormale o disritmia della forza vitale di natura psorica, sifilitica o sicotica, con un complesso di forze esteriori opposte che la mettono in evidenza.”


Dice Paschero che la semeiotica mentale si raggruppa in tre grandi sindromi caratterologici: l'irritabilità, la depressione e la paura.
L'ammalato può avere un carattere irritabile, collerico, impulsivo;
un modo di essere triste, depresso, malinconico;
una disposizione apprensiva, timorosa e spaventata.
La constatazione di qualsiasi di queste tre forme di base del carattere costituisce, già, una diagnosi che permette la separazione di tre grandi gruppi di Rimedi possibili per il caso.

Ma questo non basta. L'irritabilità, la depressione e la paura sono segni molto comuni che devono essere modalizzati con molte altre particolarità esistenti nel carattere degli ammalati irritabili, depressi o paurosi e che mettono in risalto nettamente la personalità, restringendo il gruppo di Rimedi in cui si troverà quello che corrisponde al caso.


Costantin Hering detta i precetti dell’arte dell’interrogatorio.
Essi si riassumono nei seguenti verbi:

ASCOLTARE

SCRIVERE

INTERROGARE

COORDINARE

OSSERVARE

E’ necessario seguire attentamente gli ammaestramenti racchiusi in questi 5 verbi perché è indispensabile stabilire durante l’interrogatorio un equilibrio fra l’obiettività necessaria per trarre le dovute conclusioni diagnostiche e la soggettività necessaria per comprendere ciò che il paziente cerca di esprimere.

OSSERVARE
Il medico omeopatico deve essere recettivo come una lastra fotografica, pronto a recepire l’immagine intellettuale, emozionale, fisica e sociale del paziente.

ASCOLTARE
Bisogna con pazienza ascoltare il malato; bisogna lasciargli dire a modo suo la storia della sua malattia, possibilmente senza interromperlo.
Ascoltare in silenzio senza suggerirgli possibili risposte.
Attenzione però ai due inconvenienti cui si potrà andare incontro:
1. se trattasi di un malato logorroico il medico può essere sommerso da un fiume di parole senza qualità;
2. se trattasi di un paziente timido, il medico raccoglierà pochi sintomi , insufficienti per una corretta prescrizione.
Da qui nasce l’esigenza dell’abilità del medico nel saper interrogare e coordinare.

SCRIVERE
Man mano che il paziente espone i suoi problemi il medico deve annotare sul protocollo come in un puzzle quanto viene riferito.
Questa operazione presuppone una avanzata preparazione del medico.
Non tutti i sintomi devono essere trascritti, ma solamente quelli che saranno utili ai fini della prescrizione.

COORDINARE
Dopo l’analisi la sintesi, cioè dopo la raccolta, la valorizzazione e la gerarchizzazione dei sintomi.

INTERROGARE
Quando si interroga bisogna sgombrare la mente di tutte le idee preconcette capaci di portarci fuori della realtà.
Nell’interrogatorio non bisogna mai porre domande in modo errato altrimenti si corre il rischio di falsare tutti i risultati

IL PAZIENTE DOVREBBE ESPRIMERSI SPONTANEAMENTE CON SUE PAROLE. Quando il libero fluire del paziente si blocca, si pone qualche domanda indiretta affinché lo stimoli a riferirsi al problema della sua situazione attuale o del passato, in funzione del valore traumatizzante del fattore emozionale. Sorgeranno riferimenti alla vita sessuale, al rapporto affettivo con il coniuge e all’adattamento sociale, dandoci sintomi che tanto nella donna quanto nell’uomo assumono in carattere di grande importanza, nella conoscenza della personalità.

Una domanda tipo potrebbe essere:
Quali sono stati i dispiaceri, contrarietà, conflitti, emozioni, pene o gioie che Lei ha avuto nella vita?
Questa domanda obbligherà a riferirsi al problema della sua situazione attuale o del passato.
In sostanza tutti gli ammalati rispondono a questa domanda, con maggior o minor emozione, raccontando le circostanze nelle quali vivono, il rapporto con i parenti, i dispiaceri che hanno avuto, e le frustrazioni che hanno subito, ciò servirà ad estrarre i sintomi mentali del primo gruppo:
conseguenze dell'ansietà, rabbia, indignazione, mortificazione, offesa, paura, amori contrariati, perdita di esseri cari, frustrazioni affettive, rovina economica, insuccesso vocazionale, rimproveri, sentimenti di viltà, odio, gelosie, ecc.

In che condizioni familiari vive?
In questa domanda si cerca di conoscere la sua reazione di fronte all'amore, il matrimonio, i figli, parenti ed amici.
Sorgeranno riferimenti al problema sessuale, al rapporto affettivo con il coniuge e all'adattamento sociale, dandoci sintomi che tanto nella donna come nell'uomo assumono un carattere di grande importanza, nella conoscenza della PERSONALITA'.

L'idea del conflitto deve essere presente nella mente del medico per capire il sintomo mentale. Esiste sempre una lotta o una opposizione fra varie forze contrarie che impediscono l'adattamento dell'ammalato con la realtà.

DIFFICOLTA’ DELL’INTERROGATORIO

FIDUCIA
Bisogna conquistare la fiducia del paziente mettendolo a suo completo agio.
Questa è un arte che non si insegna perché è nella disponibilità innata delle persone avere o non avere questa dote.

ABILITA’
L’abilità sta nell’avere tempo a disposizione, ordine, pazienza e un po’ di buon senso. Se i sintomi vengono raccolti alla buona, e senza un criterio ben preciso, alla fine ci si trova con un mucchio di sintomi che invece di rischiarare il quadro lo rendono ancora più buio e inpenetrabile.

TEMPO
Quando si pone una domanda bisogna lasciare al malato tutto il tempo che lui reputa necessario per la risposta. Molti hanno bisogno di tempo per riflettere così girano intorno alle domande, si dilungano e infine danno la risposta al quesito. Se il paziente viene interrotto perde di spontaneità e di franchezza.

LINGUAGGIO
Oggi il malato esprime le sue sofferenze con termini medici. Nell’esposizione dei suoi sintomi il malato adotta un linguaggio che non sempre trova riscontro nelle materie mediche. Sarà dunque necessario tradurre le espressioni usate, da qui la necessità di una approfondita conoscenza della materia medica.
Le materie mediche sono scritte con un linguaggio molto semplice che esprime molto bene quello che fu provato allora dagli sperimentatori.
Proprio qui sta la forza dell’omeopatia, infatti se i pazienti avessero usato un linguaggio scientifico l’omeopatia sarebbe morta e avrebbe dovuto essere più volte riscritta.

IL PAZIENTE NON VUOLE o non può PARLARE
Vi sono pazienti che hanno difficoltà nell’esprimere i loro problemi e ciò per diverse ragioni:

nella loro ingenuità credono che se il dottore è bravo, sarà lui che dovrà scoprire il suo male e non lui a dirglielo.
Altri per timidezza, per blocco psicologico o per mancata osservazione del proprio essere non riescono a descrivere i loro sintomi e ancora meno le relative modalità.
Soggetti malati di mente.
Soggetti afasici: in tal caso bisognerà ricorrere ai soli sintomi obiettivi. Possiamo ugualmente avere da QUESTI PAZIENTI molte informazioni attraverso il linguaggio del fisico, dell’atteggiamento, della gestualità, della postura, dell’espressione degli occhi etc. infatti se è vero che una persona esprime attraverso le parole, il dramma interiore, in assenza di queste anche un corpo può parlare descrivendo il medesimo dramma.


Negli altri casi in cui il paziente non parla possono esser di aiuto tre differenti indirizzi:


1. Interrogare i parenti in grado di comunicare utili informazioni da vagliare attentamente. Prestando attenzione che questi non emettano giudizi e dichiarazioni capaci di fuorviare i medici e pregiudicare il risultato.


2. Valutare tali atteggiamenti come sintomi quali: avversione a parlare, risponde a monosillabi, non sopporta che gli si parli, rifiuta di parlare, ostinato, sospettoso etc.


L'osservazione clinica diretta e comprensiva, attraverso il racconto anamnestico permetterà al medico di captare i SINTOMI mentali essenziali per il riconoscimento del rimedio.
Bisogna tenere presente che il sintomo mentale in se, non deve
decidere la diagnosi ma “dirigere” il quadro totale.
E’ come un key-note mentale o fisico che appare in forma dominante e può servire da guida come sintomo “chiave” per “aprire” la comprensione del caso, sempre che i sintomi generali corrispondano.
Bisogna, inoltre, affermare che alcuni sintomi mentali, sebbene entusiasticamente repertoriali, dovranno essere tralasciati perché poco importanti o poco modalizzati essendo comuni a tutti rimedi o, meglio ancora, a tutti i stati d’essere dell’uomo.

Essi sono ad esempio:

Paura della morte
Poca fiducia in sé
Nostalgia
Ansia di coscienza

Questi sintomi se mancano di una qualche modalità molto particolare, sono sempre privi di senso, perché non permettono di personalizzare lo studio del paziente.

Invece, proprio perché sono insoliti e poco comuni, non sono assolutamente privi di senso i loro opposti e cioè:

La non paura della morte
L’estrema fiducia in se stessi
L’indifferenza per i familiari
L’insensibilità o la crudeltà.

Se la visita e l’interrogatorio sarà stato ben programmato, condotto, realizzato e intelligentemente interpretato la ricerca del giusto rimedio sarà relativamente facile: non ci saranno ostacoli al medico per trovare il filo conduttore che lo porterà a scegliere, senza esitazione, il rimedio simillimum. Il rimedio omeopatico, quindi, non “agirà” per mezzo delle sue proprietà chimiche come droga, bensì come fattore dinamico che stimola l’energia vitale.
Questa reazione provocata dal rimedio e considerata da Hahnemann come “
malattia artificiale”, è quella che si sovrappone alla “malattia naturale” ad un livello puramente energetico, rettificando la propria dinamica vibratoria e stimolando la capacità latente di salute o “vis medicatrix naturae” mettendo pertanto in atto la legge della guarigione.


Al contrario, se l’interrogatorio è stato
lacunoso, breve, non approfondito e mal interpretato, il medico potrà non avere a sua disposizione elementi sicuri su cui basare la prescrizione.
Dovrà così procedere a tentoni. Potrà anche trovare un rimedio apparentemente simillimo, ma mai ne avrà la certezza.

In definitiva, ci sono tre punti della massima importanza nella pratica omeopatica:

l’anamnesi (il protocollo biopatografico)

la selezione del rimedio

la prescrizione del rimedio.

Questi tre fattori, intimamente collegati per cui il risultato dell’uno dipende da come il precedente è stato gestito.

Se si sarà rispettata questa sequenza si potrà,

“…GUARIRE CON SICUREZZA e RAPIDITA’ !”