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RICORDO DI GRANACCI
17 Gennaio 1996: incontro con Granacci
La telefonata con la quale Granacci mi comunicava che, approfittando del suo viaggio in zona, sarebbe venuto a trovarmi di persona per consegnarmi la medaglia di bronzo, era arrivata qualche giorno prima. Da quel momento mi sentivo percorso da una leggera emozione, avrei finalmente incontrato un autentico pioniere della canoa turistica, dal curriculum veramente sbalorditivo, 68 discese in prima, 30.000 km percorsi, innumerevoli raduni organizzati.
Io che, appena mosse le prime pagaiate, lo avevo conosciuto attraverso i suoi libri, già lo consideravo come una sorta di grande vecchio (classe '27 ndr), un sergente di ferro della canoa soprattutto per la convinzione su certi argomenti, uno con l'esperienza di decenni in grado di fornire un elevato contributo a livello organizzativo riguardo l'associazione AICF.
Il giorno 17 gennaio, rientrando dal lavoro, penso dove fosse finito Granacci in quanto siamo d'accordo che lo avrei raggiunto in una località della Vallesina, onde evitare le ripide salite per arrivare al mio paese. Invece, appena giunto davanti alla mia abitazione, l'ho trovo davanti al mio portone.
L'emozione svanisce di colpo dopo la cordiale stretta di mano, Granacci si mostra una persona "alla mano", molto garbata e simpatica, che non mi fa trovare d'impaccio. La cerimonia di consegna della medaglia é rapida e semplice, provvedo ad offrire da parte mia il Verdicchio, vino locale, che Granacci inizialmente rifiuta. Insisto ancora e Granacci finalmente cede.
Discutiamo per circa un'ora, troppo poco, gli argomenti non mancano, ho molte cose da chiedergli, lo trovo ricco di idee e di iniziative sulla navigazione turistica. Osservando la sua auto al momento del commiato, mi rendo subito conto della sua passione per la canoa: portapacchi con un kayak in resina, gli zaini della Klepper smontabile e gli immancabili adesivi.
Ci diamo appuntamento ai raduni di primavera. Eh sì, Granacci è ancora sulla breccia, altro che "impiegato della canoa"; i suoi 30.000 km proprio non li dimostra.
Luigi Rossi, Cupramontana (AN)

Da allora ho incontrato altre volte Granacci.
Al Nosocomio di Ancona mentre assisteva sua moglie gravemente malata ed a Genga, sulle sponde del fiume Esino, nel momento di iniziare una discesa con un amico principiante.
Lo invitai ad unirsi a noi. Declinò l'offerta per premura di rientrare presto a Milano e tuttavia si soffermò per attendere il nostro imbarco, scattò delle foto e fece delle brevi riprese video.
Ci attese poi al primo ponte, indicandoci la direzione di discesa e mimando una energica pagaiata per superare il gradino sottostante.
Lì ci salutammo.
Ora Granacci non c'è più ma, le sue opere, il suo carisma, le sue imprese solitarie e le iniziative che ha condiviso con generazioni di canoisti, quelle resteranno sempre, così come il suo modo di intendere la canoa.
E noi che lo abbiamo conosciuto, rispettato, odiato, esaltato, denigrato quando, sulle sponde di qualche grande fiume o di uno sperduto torrente non segnato sulle carte, ci infileremo nel pozzetto, aggiusteremo il paraspruzzi ed, impugnata la pagaia, saremo pronti all'entrata in acqua, ci ricorderemo di lui.
Addio "Grana"!
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