Descrizione:
Il Candigliano, principale affluente del Metauro, è un corso d'acqua dalle caratteristiche particolari dovute alle tipiche rocce stratificate, che formano rapide a gradini più o meno evidenti. Lungo il tratto descritto si incontrano difficoltà dal II° al VI° con pendenza del 15 per mille. A carattere alpino è consigliabile la sua discesa solo a canoisti esperti e bene attrezzati con kayak da torrente, meglio se corti e robusti, giubbotti salvagente muniti di imbrago e moschettone, cordini di recupero e corde da lancio, più una buona dose di pazienza per le ricognizioni e gli eventuali trasbordi.
La parte alta, appena a valle di Piobbico, presenta rapide di II° bene a vista dal kayak con pochi ostacoli e qualche ramo aggettante, il primo passaggio sul III° annuncia la rapida conosciuta come "Marmitta del Diavolo", una sorta di calderone largo circa 3 metri ed alto circa 2 dove l'acqua cade su tre lati causando un forte ribollimento (IV-V°), con livelli medi o elevati il ritorno nel catino, non sgombro di ostacoli, è caotico con un temibile fungo al centro, mentre in uscita la corrente spinge sulla roccia a destra. Difficile da superare anche con eskimo, la Marmitta è tuttavia aggirabile sia passando sulla destra sia a piedi trasbordando.
Poco dopo sotto uno dei ponti della strada che costeggia il Candigliano in tutto il tragitto, passaggio difficoltoso causato da una strettoia, che presenta sulla sinistra una nicchia da evitare, dove si concentra quasi tutta la portata (IV°).
Di seguito la pendenza aumenta e le rapide sul III° si fanno più frequenti. A circa mezzo chilometro dall'arrivo è opportuno aggirare una strettoia di VI° con livello medio o basso, forse anche complicata da un sifone, percorrendo kayak in spalla la sponda destra con la massima attenzione per il rischio di scivolare. Con più acqua è possibile passare con difficoltà comunque elevata.
Segue una serie di passaggi continui di III e IV° che terminano con la rapida più caratteristica del Candigliano detta la "Scalinata". Trattasi di due salti di un paio di metri e uno scivolo in sequenza, con entrata complicata dalla presenza di un masso nel bel mezzo della corrente, la metà destra della rapida presenta dei lastroni di roccia posti perpendicolarmente al letto del fiume da evitare assolutamente (IV°). La si deve percorrere quindi senza tentennamenti sfiorando il masso sulla destra, primo salto, secondo salto (attenzione ai rulli con livello alto), scivolo con onde in uscita ed infine lo stop in morta sulla sinistra dove prendere terra per lo sbarco. Infatti poche decine di metri a valle con una strettoia sulla destra iniziano le gole di Naro che possono essere discese solo in periodo di magra essendovi alcuni tratti sifonati da trasbordare, frequenti strettoie e salti.
Aggiornamento: Marzo 1999
|