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Tribeca Film Festival 2005: un evento che cresce a colpi di star
Il Festival di Robert De Niro premia la cina e omaggia l'Italia
Il quarto Tribeca Film Festival si e' concluso il 30 aprile tra ricchi premi e cotillons, dopo due settimane di anteprime, con grande soddisfazione del suo fondatore Robert De Niro. Nato per risollevare le sorti della parte sud di New York, distrutta dagli attacchi dell'11 settembre 2001, il festival quest'anno ha anche goduto della partecipazione di grandi star ed eventi mondani, dimostrando di non essere piu' solo un piccolo evento locale, ma sempre di piu' un happening a livello mondiale.
Inaugurato dalla prestigiosa e fascinosa presenza di Nicole Kidman e Sean Penn, che hanno presentato in anteprima il loro "The Interpreter" di Sydney Pollack, il festival ha anche assistito alla prima di "The House of Wax", il remake horror dell'esordiente Jaume Serra con la regina dei giornali scandalistici Paris Hilton. E mentre in molti si chiedevano se la scatenata ereditiera - nota per i suoi reality show ma anche per alcuni filmatini hot che girano su Internet - fosse brava a recitare anche vestita, la furba Paris in occasione del lancio del film (nelle sale italiane dal 27 maggio) ha fatto stampare le magliette: "Guarda Paris Morire", dimostrando la validita' del vecchio detto "che se ne parli bene o male, l'importante e' che se ne parli".
Star e gossip a parte, il festival ha soprattutto mostrato centinaia di opere prime dando visibilita' a progetti da tutto il mondo, e ha confermato la sua missione: far incontrare i linguaggi cinematografici. Lo ha ricordato anche Martin Scorsese, mentre presentava al pubblico il regista siciliano Vittorio De Seta, da lui definito un "grande maestro del cinema italiano". All'opera visionaria e mistica di De Seta e' stata anche dedicata una retrospettiva, introdotta dal documentario "Detour De Seta" del conterraneo Salvo Cuccia. Tra gli italiani, anche il racconto d'infanzia di Pietro Reggiani, "L'estate di mio fratello", ha raccolto i favori della critica.
In questo pot pourri di registi semi sconosciuti, che forse diventeranno grandi nomi del cinema internazionale, i premi sono andati un po' in tutto il mondo. La Cina si e' aggiudicata per il terzo anno di fila il riconoscimento per il miglior film "narrativo", con "Stolen Life" ("Sheng Si Jie") del regista Li Shaohong, peraltro bandito dal suo paese. Una storia d'amore, delusioni e vendetta di un liceale che tortura la sua ragazza. "Perro Negro: Stories form the Spanish Civil War", dell'ungherese Peter Forgacs, e l'americano "Favela Rising" di Matt Mochary e Jeff Zimbalist, sulla nascita di un movimento musicale nelle favelas di Rio, si sono aggiudicati i premi per i migliori documentari. La miglior regista emergente e' stata la cilena Alicia Scherson, per il suo intricato "Play", mentre il premio della giuria e' andato a "Street Fight" di Marshall Curry. Tra i film premiati che forse arriveranno anche in Italia da tenere a mente ci sono anche "Transamerica", con la star di "Desperate Housewives", Felicity Huffman che interpreta una transessuale prima dell'operazione per cambiare sesso, e "Red Doors", la disperata storia di una famiglia cino-americana che lotta per sopravvivere nella periferia di New York.
Justine Bellavita, New York, 4-5-2005
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