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WRITINGS > Hot Dog

The Longest Yard
Ovvero, come Adam Sandler veste i panni di Burt Reinolds
Regia di: Peter Segal
Cast: Adam Sandler, Chris Rock, Burt Reinolds, Nelly, William Fitchner, James Cromwell

Di che si tratta?
Remake dell'omonimo film del 1974, "The Longest Yard" racconta le gesta dell'ex quarterback Paul Crewe, caduto in disgrazia dopo essere stato squalificato per aver venduto una partita. Dopo una discussione con la sua donna-padrona, Crewe finisce per ritrovarsi in carcere per furto d'auto (quella di lei). Li, per volere del direttore della prigione, dovra' mettere insieme una squadra di carcerati e sfidare le guardie sul campo da football. Occasione di rivalsa per lui, opportunita' di vendetta per gli altri detenuti.

Quello sporco ultimo remake
L'accoppiata Peter Segal-Adam Sandler (Terapia d'urto - 2003, 50 volte il primo bacio - 2004) torna sugli schermi con un nuovo blockbuster, e questa volta prende ispirazione da un classico degli anni 70, con il remake del cult movie carcerario sul football "Quella sporca ultima meta". "The Longest Yard", che bisogna ammettere e' sorprendentemente fedele al suo originale del 74, rientra in quella serie di film che negli ultimi anni hanno preso ispirazione a man bassa da pellicole e telefilm di culto trasformandoli in blockbuster tendenti al demenziale. Quasi a voler prendere le distanze dagli originali. "Toccare questo film? Mhhh non so e' bene", scherza Chris Rock prima dell'inizio delle riprese, "Io lo avevo visto un sacco di volte quando ero piccolo". Eppure, questo remake e' nato sotto un buon auspicio, con la benedizione di Burt Reinolds in persona, al quale la scelta di una maggiore leggerezza non sembra essere dispiaciuta. In una breve ma incisiva inquadratura finale, lo sguardo sornione di Burt sembra proprio dare l'approvazione a tutto il progetto. E chissa' se David Soul e Paul Michael Glaser (Starsky and Hutch), o John Schneider e Tom Wopat (i fratelli Bo e Luke di Hazzard), si sono sentiti altrettanto soddisfatti, camei a parte, quando hanno visto che fine hanno fatto i loro personaggi televisivi sul grande schermo. Ed e' inutile ricordare la trasformazione subita dalle Charlie's Angels nel 2000 o la nostra ri-attualizzazione delle gesta der Monnezza, che hanno tanto amareggiato il vecchio Thomas Milian, completamente ignorato nel remake.

Nel passaggio dagli anni 70 a oggi, pero', il fascinoso Burt Reinolds ha dovuto cedere il posto del protagonista Paul Crewe al bonario Adam Sandler, ma non senza pretendere una parte nel film. "Non gli avrei permesso di farlo senza di me" ha ammesso l'icona vivente, che nella versione 2005 ritorna nei panni del veterano del football Nate Scarborough, allenatore della rappezzata squadra di carcerati. Sappiamo bene che non ha molto senso paragonare il comico e affabile Adam Sandler con il maleducato, cinico e irresistibile Burt Reinolds, e su questo ci sono pochi dubbi, nonostante cio', pero', e' impossibile evitare il confronto tra i due. In assoluto, bisogna ammettere che Sandler non figura troppo male nel ruolo del quarterback Crewe, e anche fisicamente entra bene nella parte. "Adam e' un quarterback niente male" ha ammesso il ricevitore Michael Irving (aka il carcerato Deacon Moss) durante le riprese. Certo, Sandler ha ben poco del fascino maledetto del giovane Reinolds, ma se non altro rimedia alla sua mancanza di carisma con un po' di ironia e un po' di machismo, sfruttando anche l'opportunita' di mostrare un suo volto piu' maturo. A supportarlo c'e' comunque sempre il buon Burt, che anche se invecchiato ed emaciato, conferisce un certo alone di ufficialita' a tutto il progetto.

"L'unico negro che non sa giocare"
La coppia Sandler e Reinolds puo' contare anche sulla presenza effervescente di Chris Rock, il cui indiscutibile talento emerge prepotentemente nel film, tanto che lo si vorrebbe piu' tempo sullo schermo. Lo stile sferzante ed esilarante di Rock, le cui battute sono tra le poche ad essere state modificate rispetto all'originale (e che c'e' chi sospetta che abbia partecipato alla stesura della sceneggiatura), finisce per fare da perfetto contraltare allo humour di Sandler e all'ironia cinica di Reinolds. "Ero cos“ incapace negli sport che venivo scelto dopo i ragazzini bianchi. I compagni mi guardavano e dicevano ÔDannazione ho scelto l'unico negro che non sa giocare!'", parola di Chris. Il personaggio di Rock, qui nei panni di Caretaker, tiene inoltre le fila della trama molto piu' del suo corrispettivo degli anni 70, e il film ne giova per tutta la sua durata. A Rock spetta anche il compito di introdurre sentimentalismo e umanita' in una storia che, negli anni 70, era stata pensata in modo decisamente piu' duro. Evidentemente smancerie e gesti d'affetto non erano considerati come comportamenti plausibili tra carcerati assetati di vendettaÉ Guidando le danze della comicita', e' sempre Rock a introdurre tutta una serie di personaggi paradossali e divertenti, in cui si nota subito la predominanza di attori di colore e ispanici, anche a voler rispettare una maggiore correttezza politica della pellicola. "Questo e' il cast piu' bizzarro che abbia mai visto, sembrano usciti da un circo" ha scherzato Reinolds durante la lavorazione.

"E' il cast piu' assurdo che abbia mai visto"
Il rapper Nelly (che firma anche parte della colonna sonora) debutta sul serio sugli schemi: "Volevo cos“ tanto essere nel film che ho posticipato il mio tour, e posso garantirvi che avrei fatto moooolti piu' soldi!". Il rapper nei panni di Meggert, il primo "fratello" ad entrare nella squadra dei bifolchi "Mean Machine", e' quello che portera' gli altri neri a cercare vendetta contro le guardie sul campo da gioco. La causa scatenante? Una protesta non violenta che chiama in campo niente meno che Malcolm X! Il wrestler professionista Bill Goldberg, nei panni del terrificante e superdotato Joey Battle, si batte al fianco del gigante Bob "The Beast" Sapp, giocatore professionista dei Chicago Bears. A Sapp, nei panni del massiccio ma fragile Switowski e' stata anche passata la battuta piagnucolosa: "Mi ha rotto il naso! Non voglio piu' giocare, mi ha fatto male!", recitata nel film originale dal colossale Turley, qui impersonato dall'immenso wrestler indiano (dell'India) Dalip Singh. Il newyorkese Nicholas Turturro e' lo schizzato Brucie, iperattivo e con un debole per le "ragazze" del carcere. E' sua la battuta: "Nostro salvatore Gesu', aiutami a fare questa cosa come si deve e ti prometto che smettero' di tradire mia moglie con uomini neri". Completano la squadra dei reclusi Michael Irving, nei panni del carismatico Deacon Moss, e Terry Crews, in quelli di "Cheeseburger Eddy", un carcerato con un'insana passione per McDonald's (dal vago profumo di product placement).
Nel campo delle guardie, oltre all'algido William Fitchner (La tempesta perfetta, 2000 - Black Hawk Down, 2001), incastrato nella parte del cattivo capitano Knauer, fanno capolino i giocatori di football professionisti Bill Romanowski e Brian Bosworth, che si accompagnano con gli altrettanto massicci wrestler professionisti Kevin "Big Sexy" Nash - che da mattatore anabolizzato si trasforma in un'esilarante ipersensibile aspirante cheerleader - e Steve Austin, uno dei piu' decorati lottatori del suo campo e uno dei protagonisti piu' attivi nella promozione del film.
Una menzione speciale la merita anche Cloris Leachman (vi dice niente il nome di Frau BlŸcher?), che nei panni della libidinosa segretaria ultrasettantenne Lynette Reynolds e' protagonista di un esilarante sketch con Sandler, dimostrando un'eccezionale autoironia.

"Hot Dog e fucili. Amo questa combinazione"
Per godere a pieno del film bisogna comunque, tassativamente, aver visto, e poi aver dimenticato, la versione del 1974. Aver visto l'originale serve perche' il film di Peter Segal e' un indubbio omaggio alla pellicola di Rober Aldrich, e averlo dimenticato aiuta a sopportare il fatto che, tra il 1974 e il 2005, violenza psicologica, satira ed erotismo hanno inevitabilmente lasciato il posto a sentimentalismo, azione e happy ending. Mentre per Aldrich il football era una metafora della condizione umana, negli anni 2000 lo sport e' divenuto soprattutto spettacolo, ed e' cos“ che Segal attualizza il suo film: spettacolarizzandolo. Non e' quindi colpa di Segal, ne' dello sceneggiatore Sheldon Turner, se l'unico accenno di critica al "sistema" nella pellicola del 2005 si ha quando la sfida finale viene trasmessa sulla tv nazionale. "Hot Dog e fucili. Amo questa combinazione ed evidentemente anche gli spettatori la pensano cos“" recita il vero telecronista sportivo della Abc Chris Berman, addetto al commento radiofonico della sfida finale tra secondini e carcerati.

Sangue e sesso, si, ma con moderazione
Pur rinunciando coscientemente alla dimensione metaforica, la versione di Segal non sacrifica invece nulla sul piano della violenza fisica, anche se questa e' sempre bilanciata da abbondante ironia. Le guardie sono sadiche, ma al tempo stesso non incuterebbero timore neanche ad una vecchietta, e ogni confronto fisico finisce per avere uno sviluppo comico. Chi si rompeva il collo nel '74, oggi si e' ritrovato a farsela addosso... La mezz'ora che si svolge sul campo da gioco non lesina comunque mai su colpi bassi o su sangue, e la disperata violenza della "vecchia" partita, si trasforma in una spettacolare adrenalinica escursione su un campo da Football.
Stessa cosa si puo' dire dello scioccante confronto tra Crewe e la sua donna. Se Burt nel 1974 gliele dava di santa ragione, nella versione 2005 Sandler si limita a raggirare una furiosa e scatenata Courtney Cox, chiudendola nello sgabuzzino. L'ex protagonista di Friends, che ha partecipato per puro divertimento e non e' accreditata nei titoli, concede anche ai suoi fan una scollatura vertiginosa decisamente memorabile (silicone?!). L'erotismo e' comunque un altro aspetto completamente scomparso nel film del 2005, come in effetti dal cinema "made in Usa" degli ultimi anni. Mentre il seduttivo Burt conquistava la giovane e vogliosa segretaria del direttore della prigione, forse grazie ai suoi improbabili pantaloni attillatissimi, il buon Sandler deve oggi vedersela con una vecchia assatanata tutta pepe. E la sua performance si guadagna anche gli sberleffi dei compagni di squadra. Il sesso diventa paradossale anche grazie ai divertenti carcerati transessuali, capeggiati dal comico Tracy Morgan. Le "girls", oltre a portare un po' di scompiglio tra le fila dei giocatori, hanno il felice compito di bilanciare la violenza dello scontro finale sul campo con le loro dubbie, ma esilaranti, doti da cheerleader.

"Mia madre non sa che sto giocando a Football, non diteglielo"
"Questa e' la realizzazione di una delle mie piu' segrete fantasie!" ha ammesso il regista Peter Segal da un set che, stando ai protagonisti, era dominato dal clima che di solito accompagna le trasferte di una squadra sportiva: un misto di ormoni e scherzi. "Non si puo' far finta di colpire qualcuno a football, io sono qui per fare a botte" ha dichiarato Romanowsky minacciando il piccolo Nelly, che ha ammesso alle telecamere: "Credo che Romanowsky mi voglia fare male!". "Adam Sandler? Non e' divertente!" scherzava Chris Rock, che ha poi ammesso di essere stato molto contento di lavorare con Sandler. Dal canto suo il protagonista teneva alto il morale con annunci al megafono tipo: "Mia madre non sa che sto giocando a Football, vi prego non diteglielo". Il clima di entusiasmo generale ha finito per coinvolgere anche il veterano Burt che ha insistito per giocare: "Entro nel campo, touchdown, e via. Non so pero' se saro' in grado di farlo due volte. Sono pur sempre un pensionato."

And finally...
Nel complesso il film di Segal e' divertente! E ha anche il merito innegabile di vivacizzare e delucidare la trama, a tratti nebulosa, della pellicola originale. Il remake concede inoltre maggiore spazio ai singoli personaggi, amplificando il potenziale comico della storia e conferendo un ritmo piu' sostenuto e spettacolare alla narrazione. Anche se difficilmente si puo' prescindere dalla conoscenza del primo film, i cui richiami sono evidenti e a tratti indispensabili alla comprensione del secondo (negli Stati Uniti con l'acquisto del dvd originale si ottiene un sostanziale sconto sul biglietto del film in sala), la visione risulta decisamente piacevole. E se "The Longest Yard" fara' venire voglia alle nuove generazioni di riscoprire le gesta di Burt Reinolds, non e' detto che sia un male! Occhio pero' a non confondere il classico del 1974, con il remake inglese "Mean Machine" del 2001.

Voto: ***

Justine Bellavita, New York, 20-6-2005


 

 

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