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Intervista ad Arun Chadha e Vineeta Deepak Chadha
Regista e giornalista
a cura di Justine Bellavita
Regista di documentari pluripremiato lui, capo della divisione South Asia dell'Associated Press Tv lei, i coniugi Chadha sono due rappresentanti illustri del mondo dei media in India. Li abbiamo incontrati per farci spiegare quali sfide devono oggi affrontare cineasti e giornalisti per far sentire la propria voce e di come il mondo del Cinema e della Tv cerchino di raccontare una realta' complessa e in continua evoluzione come quella dell'India moderna.
Justine Bellavita: Signor Chadha, essendo un regista di documentari socialmente impegnato, cosa ne pensa del boom che questo genere cinematografico sta avendo nel mondo Occidentale? Cosa pensa di prodotti come Farenheit 911 o Una scomoda verita'?
Arun Chadha: Credo che il documentario, inteso come concetto cinematico, abbia subito una completa trasformazione sia nei contenuti che nello stile. Anche se i documentari sociali e politici sono sempre stati fatti, erano di meno e fino a poco tempo fa non disponevano di cosi' tante piattaforme per essere mostrati alla gente.
L'avvento della piu' economica tecnologia digitale ha reso il processo di produzione di un film molto piu' semplice e accessibile a tutti coloro che desiderino comunicare il loro punto di vista. Nel corso degli anni, infatti, il contenuto e' diventato il fattore dominante nei documentari, mentre il formato e lo stile sono passati in secondo piano. Il tutto e' diventato piu' partecipativo e interattivo piu' che un'imposizione di informazioni e visioni a senso unico. Il successo di film come "Farenheit 911" ha anche creato un maggiore spazio per i registi che vogliono manifestare il proprio dissenso politico e ha dato loro accesso ad un'audience piu' grande che mai.
In India, sebbene alcuni documentari abbiano generato dibattiti e controversie, non ci sono ancora le infrastrutture finanziarie e il supporto istituzionale per sostenere la realizzazione di documentari indipendenti, specialmente quelli con temi politici e sociali forti. I pochi documentari che sono stati fatti in passato hanno dovuto subire la censura statale e affrontare lunghe battaglie legali prima di poter essere proiettati pubblicamente.
JB: Nel 2004 ha ricevuto il Golden Conch Award al festival internazionale del cinema di Mumbai (India) per il suo film Swayam, sull'impatto del micro-credito sui gruppi autogestiti di donne indiane. Come ha reagito alla notizia che il premio Nobel per la pace del 2006 sia andato a Muhammad Yunus e alla Grameen Bank? Due organismi che hanno promosso il micro-credito tra le fasce piu' povere della societa'.
AC: E' stato molto bello vedere la comunita' internazionale riconoscere un problema rimasto vicino al mio cuore per cosi' tanti anni. Il mio film sul micro-credito non solo metteva in evidenza quello che questo sistema poteva fare per i piu' poveri tra i poveri dell'India rurale, ma sottolineava anche i problemi che le agenzie incontravano nel metterlo in pratica sul campo. Io non ho alcun dubbio che il concetto di micro-credito sia uno strumento efficace per combattere la poverta' e la deprivazione e anche per dare maggior potere alle donne - come ha ampiamente provato il lavoro del dottor Yunus in Bangladesh.
JB: Crede che l'industria cinematografica indiana, una delle piu' prolifiche del mondo, dovrebbe aprirsi di piu' al mondo occidentale, mostrando maggiormente la sua complessita', al di la' del fenomeno "Bollywood"?
AC: Credo che l'industria cinematografica sia spinta completamente dalle forze di mercato, in tutto il mondo. La realta' e' che solo i tipici film "Bollywood" hanno iniziato a trovare un mercato in Occidente a livello commerciale. E non e' che non ci sia del cinema "realistico" in India, ma semplicemente la sua diffusione al di fuori del Paese resta limitata ai circuiti dei festival. Anche in India questi film fanno fatica a trovare dei distributori e sono visti solo da una piccola audience. Ci sono pero' alcuni segnali di cambiamento, specialmente dopo l'avvento dei cinema multisala. Alcuni giovani registi indiani stanno sperimentando temi e formati che potrebbero essere accettati maggiormente dal pubblico occidentale. Certamente la questione e' se gli indiani debbano fare film adattati ai gusti occidentali oppure restare legati al proprio patrimonio culturale!
JB: A quale progetto sta attualmente lavorando?
AC: Ho appena finito una serie sull'evoluzione del linguaggio Hindi in India, dalle antiche origini vediche allo stile linguistico moderno. E' stato fatto in formato docu-rama.
Ora sto pensando di iniziare un programma sulla scolarizzazione degli adulti - piu' del 30% degli adulti in India restano analfabeti ed e' un problema che il paese deve affrontare seriamente se vuole diventare una vera superpotenza asiatica e competere a livello globale.
JB: Signora Vineeta Deepak Chadha, cosa l'ha portata nel mondo della Tv?
Vineeta Deepak Chadha: Sin dai tempi del college ho realizzato documentari e scritto articoli come freelance. Era il tempo in cui la televisione in India era agli esordi e la Tv statale Doordarshan era l'unica emittente del Paese a mandare in onda un notiziario. Cosi', quando hanno iniziato a cercare corrispondenti ho deciso di proporre la mia candidatura, mi sembrava interessante ed eccitante realizzare servizi televisivi di attualita'. L'idea di far parte di un mezzo di comunicazione in piena evoluzione era stimolante, e poi c'era l'emozione della televisione in diretta, il fatto di essere sempre sul pezzo e di avere l'opportunita' di viaggiare in giro per il mondo. Cosi' e' iniziata la mia carriera come giornalista televisiva.
JB: Dopo aver lavorato per CNN International, lei e' ora a capo dell'ufficio della divisione South Asia dell'Associated Press Tv. Che tipo di sfide affronta ogni giorno? E' difficile per una donna raggiungere i piu' alti livelli di questo mestiere nell'India moderna?
VDC: Il mondo delle news televisive e' duro e richiede non solo una vera passione per le notizie ma anche capacita' e una certa forza fisica per affrontare lunghe ore di lavoro, turni irregolari ed estenuanti. Trovare le notizie inoltre, in una regione geograficamente complessa come l'Asia del Sud e' decisamente una sfida, specialmente coprire zone di conflitto tra l'India e altri stati come lo Sri Lanka e il Bangladesh.
Mentre un gran numero di donne oggi sta entrando nel business dei media, sia come reporter che in produzione, non ci sono molte donne agli alti livelli del management nel mondo delle news in India. La situazione sta cambiando gradualmente perche' sempre piu' donne riescono a provare le proprie qualita' affermandosi nei compiti piu' difficili e nel campo delle innovazioni tecnologiche dei media, ma le alte sfere decisionali del mondo della produzione televisiva ancora oggi sono dominate da uomini.
JB: Tra il 2001 e il 2003 ha lavorato alla serie Tv "Grass-Roots", sullo sviluppo delle organizzazioni non governative in India. Ci puo' parlare di questo progetto?
VDC: Ho presentato questa serie che seguiva il processo di arricchimento sociale e tecnologico delle comunita' rurali in India. Ho messo in evidenza storie provenienti dalle regioni piu' remote del Paese, che generalmente non ricevono molta attenzione dai parte dei media. Gli argomenti trattati da questa serie includevano gruppi autogestiti di donne creati per autosostenersi, innovazioni apportate da gente comune in piccoli villaggi per ridurre la ripetitivita' del lavoro e aumentare la produzione, esperimenti fatti con carburanti ecologici e metodi di raccolta dell'acqua. Molti di questi progetti erano stati iniziati da gruppi di volontari o Ong, ma oggi sono portati avanti dagli stessi abitanti dei villaggi.
JB: Sta lavorando ad altre serie?
VDC:I n questo momento sono presa al 100% dal mio lavoro all'Associated Press TV News, e non ho tempo per nient'altro!
JB: Mr and Mrs Chadha facendo parte di due mondo cosi' vicini, come la Tv e il Cinema, vi e' capitato di lavorare insieme ad alcuni progetti? Contate di farlo ancora?
Mr and Mrs Chadha: Abbiamo lavorato insieme a molti progetti, specialmente sviluppando idee e sceneggiature. Ora con carriere separate e a tempo pieno e' diventato piu' difficile, ma chissa', potrebbe di certo capitare in futuro!
10-febbraio-2007
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