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WRITINGS > Hot Dog

Flightplan
Tensione ad alta quota per Jodie madre coraggio
Regia di: Robert Schwentke
Cast: Jodie Foster, Peter Sarsgaard, Sean Bean, Kate Beahan

Di che si tratta? L'ingegnere aeronautico Kyle Pratt, dopo la morte di suo marito, si imbarca su un volo che da Berlino la riportera' a New York insieme a sua figlia e alla salma del suo consorte. A 11.000 metri di altezza, pero', sua figlia scompare e nessuno in tutto l'aereo sembra averla mai vista.

Un thriller claustrofobico
Intrappolati a 11.000 metri di altezza, in un aeroplano a due piani con 400 sconosciuti e qualche tranquillante di troppo in corpo, cosa fareste se vostra figlia, d'un tratto, scomparisse nel nulla? Flightplan si pone proprio questa domanda, aggiungendovi il sottile e insinuoso sospetto che vostra figlia, pero', a bordo non ci sia mai arrivata. L'incubo e' quello classico della persona comune che d'un tratto si trova a fronteggiare una situazione eccezionale, condito con una buona dose di sospetti e di paranoie. Kyle Pratt e' una donna stressata, che ha appena perso suo marito, e una mamma ansiosa a cui al mondo resta solo la sua bambina di sei anni. Oppure e' una mitomane che, a causa del recente trauma subito, ha rimosso la realta' inventando un mondo parallelo? Se a questa situazione gia' di per se' intrigante, si aggiunge lo scenario, claustrofobico e inquietante, del piu' grande aereo mai costruito, in viaggio attraverso l'oceano Atlantico, si ottiene un mix di tensione e thriller irresistibile. Flightplan esce anche in un periodo in cui, alla comune paura del volo, si e' aggiunto il costante sospetto di attentati terroristici, dirottamenti e complotti internazionali. Chi non scruta attentamente i propri compagni di viaggio salendo su un aereo diretto negli Stati Uniti? Chi non guarda con sospetto, magari inconsciamente, i passeggeri arabi, soprattutto se sono uomini che viaggiano soli? E non dimentichiamo che il primo volo di un vero aereo a due piani e in grado di portare fino a 840 passeggeri, L'Airbus A380, e' appena avvenuto, lo scorso 27 aprile. L'incubo di Kyle e' quindi plausibile e realistico, e proprio per questo coinvolgente.

Madre coraggio o mitomane a piede libero?
La sceneggiatura nasce dalla penna dell'esordiente Peter Bowling, che la scrisse prima degli attentati terroristici del 2001, immaginando un protagonista maschio e sognando di Sean Penn. Quando poi il copione e' finito nelle capaci mani di Brian Grazer, gia' produttore di "A beautiful mind" (2001) e "8 mile" (2003), e' stato aggiustato qui e la' dal veterano Billy Ray (L'inventore di favole, 2003 - Sotto corte marziale, 2002) che non solo l'ha attualizzato, ma l'ha reso anche adatto a Jodie Foster. La regia e' stata poi affidata ad un giovane regista indipendente tedesco, Robert Schwentke, che ha diretto il film in modo puntuale, preciso, ma anche con un tocco di originalita', che non fa mai male. Il tutto ha dato vita a Flightplan, un blockbuster che negli Stati Uniti e' stato campione d'incassi per due fine settimana di seguito (una specie di record per il 2005), guadagnando quasi 46 milioni di dollari.

Non si dice di no a Jodie Foster Il film non sarebbe pero' il successo che e', senza la fondamentale partecipazione dell'attrice premio Oscar Jodie Foster. L'ex bambina prodigio, che qui mostra tutti i suoi 43 anni senza vergogna o Botox, da' come sempre una grande prova e ci cattura con un'escalation di ansia e sconforto, tanto che viene da tifare per lei, sospettare di lei e soffrire con lei, proprio come se si fosse il passeggero del sedile accanto. Madre coraggio ma anche cocciuta battagliera, oppure pazza a piede libero che trasforma un volo tranquillo in un incubo per passeggeri e personale di volo? Jodie ne fa di tutti i colori. Corre, urla e salta - tanto che ha ammesso lei stessa di aver commesso un grave errore a scegliere delle scarpe col tacco per il suo personaggio - ma poi piange e si dispera. Da vera mamma quale e', la paura che qualcosa possa succedere a sua figlia, o che lei non sia in grado di proteggerla, la opprime e la fa cadere a pezzi. Per ben 54 giorni Jodie e' stata "intrappolata" nel jumbo E-474 della Aalto Air su un set claustrofobico e opprimente come solo la carlinga di un aereo puo' essere. Cosa l'ha portata a sottoporsi a questa tortura? La sceneggiatura, che l'attrice ha definito "molto ben confezionata".
Il film ha anche una valenza psicologica particolare per chi, come l'attrice nella realta' e' una mamma. "Non avrei potuto fare questo film se non fosse stato girato a pochi metri dalla scuola dei miei figli Ð ha dichiarato l'attrice, che e' madre di due Ð non li porto mai sul set, ma per un film come questo avevo bisogno di averli vicino e di poterli vedere spesso". Come lei stessa ha ammesso il film ha una dimensione psicologica simile a quella di "Panic Room" (2002), il suo ultimo lavoro prima di Flightplan, non solo perche' fa leva sulle paure inconsce dei genitori, ma anche perche' si svolge in un luogo chiuso da cui e' impossibile uscire. In Flightplan, in piu', c'e' anche la paura del complotto, la psicosi e l'esaurimento nervoso in arrivo, che nessun'altro attore avrebbe potuto rendere meglio di Jodie Foster, al tempo stesso fragile e dura. Tutto questo dramma e' reale o sta succedendo solo nella sua mente? Ed e' proprio questo che l'ha conquistata di Kyle Pratt. "Quando sei un attore drammatico, cerchi situazioni drammatiche, perche' in quelle che ti ritrovi. Queste sono le storie che amo raccontare e c'e' anche una sfida sociale in questo tipo di film".

Tensione a 11.000 metri Jodie Foster non e' certamente sola su questo volo Berlino-New York. Accanto a lei brilla una schiera di bravi attori, anche se con una fama minore (d'altronde non molti possono competere con la sua). Primo tra tutti l'ambiguo Peter Sarsgaard (Kinsey - 2004, L'inventore di favole - 2003, K19 - 2002), che con il suo sguardo a mezz'asta un po' sornione sembra sempre un po' stordito ma anche qualcuno che di cui non ci puo' fidare completamente. Buono? Cattivo? Questo spettera' a voi deciderlo, di certo quegli occhietti l“ non la contano del tutto giusta, e nulla e' scontato in questo film. Sarsgaard, che sul set ama giocare a scacchi prima delle riprese Ð ma dal suo sguardo si sospetterebbe tutt'altro Ð e' l'agente che dovrebbe occuparsi di tenere la passeggera Pratt sott'occhio (il che la dice tutta) e colui che passera' meta' del film a correrle dietro tra maschere per l'ossigeno e portate sui denti.

Ai comandi dell'aereo c'e' invece il perfetto Sean Bean, anche noto come il cattivo Boromir del Signore degli Anelli Ð La compagnia dell'Anello (2003) o l'Ulisse di Troy (2004). Credibilissimo nei panni del capitano Rich, Bean e' il comandante che tutti vorremmo avere su un volo turbolento. Per tutto il film lottera' per assecondare Kyle Pratt e nello stesso tempo mettere gli altri passeggeri al riparo dalla sua furia scatenata, mentre la mamma ansiosa cerchera' in ogni modo di frugare gli angoli piu' remoti del suo super aereo, tentando di farsi una passeggiata nella stiva o di raggiungere le sezioni piu' nascoste e avveniristiche del gigantesco velivolo. Chi tenga la cloche mentre Bean se ne sta appresso ai vaneggiamenti di Jodie Foster poco importa, sappiano bene da tante altre pellicole che una volta in volo, anche il bestione piu' grosso dei cieli, sa andare avanti da solo. Bean dopo tanti personaggi ambigui, qui riesce ad incarnare perfettamente sia il capitano responsabile e irreprensibile che l'essere umano in grado di capire il dramma di un genitore che ha appena perso un figlio.

Un volo non sarebbe pero' un vero volo senza hostess e steward. Nella parte delle, diciamocelo, un po' antipatiche assistenti di volo, compaiono una serie di bellezze piu' o meno note. Prima tra tutte la labbrona, semisconosciuta Kate Beahan, che a parte un serio problema di occhi rossi (dovuti a iper-realismo o a lenti a contatto sbagliate?) risulta piuttosto credibile nella parte della hostess disinteressata dei problemi dei passeggeri. Se poi al suo fianco si mette l'ambigua Erika Christensen (Litigi d'amore Ð 2005, Swimfan, la piscina della paura - 2002) si profila il quadro di un personale che nessuno vorrebbe mai trovare al proprio servizio durante un viaggio intercontinentale.

Un aereo e' anche popolato da molte persone, 400 per l'esattezza, e ognuna, come nella realta', volente o nolente ha un ruolo e un'importanza nella storia. C'e' cos“ il passeggero arabo, immediatamente sospettato di terrorismo, l'americano ciccione arabo-fobico che chiede giustizia sommaria, la famiglia con i bambini rompiscatole, e, perche' no, una psicologa che crede di aver capito tutto. Chi e' quest'ultima signora? Con grande sorpresa e' Greta Scacchi che, non proprio in perfetta forma fisica, regala un piccolo ma significativo cameo dopo anni di carriera un po' dimessa.

Cos“ realistico che...
Bisogna ammettere che il film e' in molti momenti estermamente realistico, anche nelle piccole cose. Una di queste e' proprio la reazione del personale di bordo alla tragedia (reale o presunta) della protagonista. Le assistenti di volo sono infatti le prime ad averne abbastanza dei vaneggiamenti della mamma-isterica Jodie. Questa cosa pero' non e' piaciuta a tutti. Il presidente dell'associazione internazionale degli assistenti di volo, dopo l'uscita del film, ha emesso un comunicato definendo Flightplan un "oltraggio" al duro lavoro delle hostess e degli steward, "i primi a offrire la vita in difesa dei passeggeri e per la sicurezza dell'aereo" qui invece descritti, secondo loro, come un "intero equipaggio poco attento alle esigenze dei passeggeri". Evidentemente L'Afa non tiene conto del naturale conflittuale rapporto che si instaura tra gli assistenti di volo e passeggeri iperstressati e aerofobici. Viene anche da chiedersi se uno dei tanti motivi che hanno contributo a fare di questo film un successo di botteghino non sia proprio vedere che il personale in volo si comporta in modo un po' sadico (o realistico che dir si voglia).

Complotto e pazzia
Flightplan nel complesso convince e cattura lo spettatore con ritmi adrenalinici e continui colpi di scena. Certo, a ben guardare, non proprio tutto quadra in questo thriller ad alta quota, che come purtroppo accade molto spesso, perde qualche colpo nel finale. Complotto, follia, rapimenti e quant'altro si siano inventati gli sceneggiatori, il tutto costituisce un equilibrio molto delicato che, come un castello di carte, rischia di sgretolarsi sotto il peso della minima indiscrezione. Un consiglio: evitare i trailer, se possibile, e cercare di leggere il meno possibile sulla trama del film. Qualunque cosa sia successa sul volo Berlino-New York della Aalto Air, e' meglio scoprirlo in sala. Allacciate quindi le cinture di sicurezza, mettetevi comodi e lasciatevi trasportare dalla tensione nei cieli.

Voto: *** 1/2

Justine Bellavita, New York, 6-10-2005


 

 

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