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WRITINGS > Treccani Cinema

Documentari: verita' o finzione?

Negli ultimi 10 anni i documentari sono sbarcati sempre piu' insistentemente sul grande schermo. Un tempo strumento scientifico per raccontare la realta', oggi mezzo per far conoscere la verita', o quantomeno per presentare una versione della medesima. Il dibattito accademico se un documentario - per il semplice fatto di essere frutto di un montaggio, e quindi di una scelta intellettuale da parte di un regista - possa essere considerato uno strumento di analisi obbiettivo e' antico, ma recenti successi cinematografici come Fahrenheit 9/11, Mondovino, Supersize me e La marcia dei pinguini, tra gli altri, hanno riportato in auge la questione.

Dove finisce la tesi del regista e quando i fatti si raccontano da soli? Stiamo assistendo a una rinascita del documentario, oppure un nuovo genere cinematografico, che potremmo chiamare docu-fiction (e che alcuni critici piu' aspri definiscono “docu-ganda”), e' nato dalle ceneri del cinema e della tv degli anni '90? La questione e' aperta.

La cronologia dei fatti presentati nel celebre Roger & me di Michael Moore, ad esempio, e' stata ampiamente confutata, cosi' come e' difficile non sentire un certo profumo di preconcetto in prodotti come This Film Is Not Yet Rated, sul sistema di classificazione e censura dei film che escono negli States, o An Inconvenient Truth, che segue la campagna ambientalista del mancato presidente degli Stati Uniti Al Gore. Queste pellicole vanno quindi considerate come prodotti secondari?

Non lo crediamo. Dobbiamo infatti considerare che, sebbene l'obbiettivita' di questo nuovo genere di film - che fonde cinema, reality tv e news -  possa talvolta essere messa in discussione, questi documentari hanno comunque il merito di portare l'attenzione su temi spesso poco trattati dai media. Un lungometraggio come Fahrenheit 9/11, pur con il bagaglio propagandistico e politico che aveva alla partenza, ha indubbiamente spinto analisti e reporter, ma anche i semplici spettatori, ad indagare piu' approfonditamente le circostanze collegate alla tragedia dell'11 settembre.

Ci viene cosi' da paragonare questi piccoli film a basso budget, anche quando non troppo obbiettivi, a dei mini vasi di Pandora, capaci di scatenare reazioni appassionate e di spingerci verso la ricerca della verita'. Ne riconosciamo quindi il valore, non come opere impeccabili e irreprensibili, non come espressioni di verita' assolute, ma come spunti di riflessione che stimolano un approfondimento sulla realta' che ci circonda.

I documentari moderni non sono poi tutti ad argomento politico. Il film di Ric Burns sulla vita dell'artista-icona Andy Warhol (1928-1987), Andy Warhol: A Documentary Film, recentemente andato in onda sull'emittente pubblica statunitense PBS, ha riattualizzato il dibattito sulla figura di questo importante personaggio storico. Rize di David LaChapelle ha presentato al mondo una forma di danza nata nei sobborghi di Los Angeles come risposta all'oppressione razziale o, ancora, l'acclamato Born Into Brothels ci ha permesso di scoprire le vite dei bambini del distretto a luci rosse di Calcutta. Documentari quindi che non sempre suscitano polemiche, ma che inevitabilmente attirano la nostra attenzione su temi importanti e poco trattati altrove.

E non siamo pronti ad assistere al declino di questo genere. Sono in arrivo dagli States pellicole come When the Levees Broke: A Requiem in Four Acts di Spike Lee, un film di quattro ore sull'impatto dell'uragano Katrina a New Orleans, andato in onda il giorno dell'anniversario della tragedia sul canale satellitare HBO, e che con tutta probabilita' sbarchera' nelle sale europee. Il polemico The U.S. vs. John Lennon, sull'invasione della privacy da parte del Governo americano, un tema particolarmente di attualita' in questo momento. E ancora nuovi documentari saranno prodotti e realizzati su temi come la guerra in Iraq, il surriscaldamento globale, la prima squadra di basket femminile e chi piu' ne ha piu' ne metta.
Che se ne parli male o se ne parli bene l'importante e' che se ne parli, diceva Oscar Wilde, e non possiamo che dargli ragione quando a parlare e' un documentario.

Justine Bellavita
1-10-2006


 

 

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