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Willem Dafoe e la fine del cinema indie
L'attore americano esce al cinema con "In ostaggio", al fianco di Robert Redford
Venerdi', 26 Novembre 2004

Completamente diverso dai suoi spietati, sfaccettati, inquietanti personaggi cinematografici, Willem Dafoe e' apparso mite, tranquillo e loquace alla presentazione del suo ultimo film "In ostaggio" in uscita al cinema il 26 novembre, in 80 copie.
In "In ostaggio", prima pellicola del produttore Pieter Jan Brugge, Dafoe veste i panni di un sequestratore di mezza eta' che confronta i successi e gli insuccessi della sua vita con quelli della sua affermata e abbiente vittima, interpretata da Robert Redford.

Cosa l'ha attratta in questo film?
"Sebbene sembri un film di genere, in realta' e' un film sulle persone, e soprattutto sulle persone di mezza eta', che si confrontano col sogno americano. "In ostaggio" e' un film evocativo di molti temi propri del mondo occidentale".

Cosa ha pensato della sceneggiatura?
"Mi ha colpito subito, ho pensato che era stata scritta da un romanziere e non da uno sceneggiatore, e avevo ragione. Mi ha colpito la sua essenzialita' e i dettagli insoliti".

Com'e' stato lavorare con Robert Redford?
"Ho scelto di fare questo film anche perche' nel cast c'era lui, e mi incuriosiva vedere come cio' che Redford e' fuori dallo schermo sarebbe entrato nel film. Questo film parla di persone adulte che hanno ottenuto o meno cio' che volevano dalla vita e si guardano indietro per vedere cosa hanno sacrificato, facendo un bilancio ".

Si puo' dire che il suo personaggio e quello di Redford siano uno perdente e uno vincente alla fine di questo percorso?
"Non semplificherei troppo. Nessuno dei due ha vinto o perso alla fine della loro vita, entrambi hanno sacrificato qualcosa. Il personaggio di Redford, apparentemente affermato ha sacrificato la famiglia, il mio, apparenetemente fallito e invidioso ha avuto piu' successi personali. Sono personaggi complessi che si confrontano in un lungo dialogo".

Quali differenze nota tra il cinema dei suoi inizi, quello anni '80, e il cinema indipendente di oggi?
"Il cinema indipendente anni ?80, non esiste piu', perche' i bracci armanti delle major hollywoodiane si sono infiltrati in quel mondo, appropriandosene.
"Oggi esistono solo due tipi di film, quelli ad alto budget che incasseranno molto, e quelli, sempre piu' piccoli, girati in digitale, che cercano di contenere il piu' possibile le spese, a scapito della qualita' e dell?accuratezza delle inquadrature e della recitazione".

Come potrebbe il cinema indipendente permettersi attori come lei?
"Non ne faccio solo una questione di soldi, spesso mancano anche le idee, comunque oggi nel cinema indipendente si preferiscono attori in grado di portare con se' anche dei finanziatori".

Crede che il suo aspetto cosi' particolare la limiti nella gamma dei personaggi che le offrono?
"Credo che un attore, indipendentemente dal suo aspetto, possa sembrare molte persone diverse, a seconda di come viene inquadrato, di come si muove. Si puo' andare oltre la propria tipologia fisica vestendo panni altrui".

Per finire, Robert Redford e' una persona spassosa?
"Divertente non direi, e' sorprendente. Mi ha colpito vedere come un attore, una star, come lui, nonostante la grandissima carriera che ha avuto, sia riuscito a rimanere sorprendentemente innocente e idealista e con questo intendo dire che e' una persona che non ha mai rinunciato ai suoi principi".

Justine Bellavita

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