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WRITINGS > Treccani Cinema

Cannes 2006: il Palmares
Premi corali, impegno politico, ma nulla di fatto per l'Italia
di Justine Bellavita

"Dodici giorni di cinema; dodici giorni di emozioni; dodici giorni in cui la finzione e' stata anteposta alla realta'". Cosi', un emozionato, e a tratti impacciato, Vincent Cassel ha aperto la serata finale del 59esimo Festival del Cinema di Cannes il 28 maggio 2006. Un festival che ha visto competere film molto diversi tra loro, come la "Maria Antonietta" di Sofia Coppola e l'italiano "L'amico di Famiglia" di Paolo Sorrentino. Un festival presieduto per la prima volta da un regista cinese, il maestro Wong Kar-Wai, che ha voluto premiare "la speranza e la compassione" e che ha amato le recitazioni corali e l'impegno politico ma non, ahime', il cinema del Bel Paese.

Il risultato e' stato un palmares poco prevedibile. Quando uno spumeggiante Jean Rochefort ha introdotto la Miglior Interpretazione Femminile - augurandosi di poter l'anno prossimo presiedere la giuria - nessuno si aspettava che il riconoscimento non sarebbe andato alla favorita Penelope Cruz, bensi' a tutto il cast femminile di "Volver". Non un'attrice, quindi, ma "una famiglia di donne e di attrici". Cinque per l'esattezza: Carmen Maura, Penelope Cruz, Lola Duenas, Blanca Portillo, Yohana Cobo, le bravissime interpreti che hanno ringraziato con le lacrime agni occhi Almodovar, "il miglior regista del mondo".

Con un inizio cosi', non ci si poteva aspettare meno dal premio per la Miglior Interpretazione Maschile. Kar-Wai e' andato dritto al punto: tutto il cast maschile di "Indigenes" di Rachid Bouchareb. Increduli, emozionati e a tratti polemici, Sami Bouajila, Jamel Debbouze, Samy Naceri e Roschidy Zem sono saliti sul palco, rallegrandosi che almeno i loro personaggi abbiano ricevuto un riconoscimento mai ottenuto dai veri soldati nordafricani che riempirono le fila dell'esercito francese durante la Seconda Guerra Mondiale. Debbouze ha anche approfittato dell'occasione per baciare la giurata Bellucci e dare il cinque a Samuel L. Jackson ringraziando l'ex ministro degli Interni Michel Poniatowski per aver concesso il visto d'immigrazione a suo padre.

Il premio per la Regia, che vedeva favoriti Almodovar, la Coppola e Alejandro Gonzales Inarritu, e' stato rimesso proprio a quest'ultimo, per "Babel". Nonostante la presenza nel suo film di una superstar come Brad Pitt, assente dalla croisette, il regista di "Amores perros" e' riuscito a convincere i giurati con il terzo episodio della sua trilogia, inaugurata proprio a Cannes sei anni fa. Il riconoscimento per la Miglior Sceneggiatura non e' pero' andato al braccio destro di Inarritu, Guillermo Arringa (gia' premiato l'anno scorso), bensi' a Pedro Almodovar per "Volver". Il regista madrileno ha pero' precisato che non ce l'avrebbe mai fatta a raccontare il mondo tutto femminile della sua infanzia senza l'aiuto prezioso delle sue sorelle, e dei loro ricordi.

Il Grand Prix e' stato rimesso all'ex professore di filosofia Bruno Dumont per il suo "Flandres". Il regista francese emozionato al limite dell'afasia ha ringraziato dal profondo del cuore la giuria per il prezioso riconoscimento consegnatogli dalle graziose mani dell'attrice Michelle Yeoh.

Quando ormai tutto sembrava deciso e nessuna sorpresa era attesa per la Palma d'Oro, ecco che Wong Kar-Wai ha annunciato il vincitore precisando che la giuria era stata unanime nel riconoscere il valore artistico e morale della pellicola "The Wind That Shakes the Barley" di Ken Loach. Un film che lo stesso regista inglese - accolto da una standing ovation - ha definito: "Un piccolo passo verso una riflessione da parte del Regno Unito sul suo passato imperialista" e augurandosi che questo possa portare un'ammissione delle verita' del passato e del futuro.

Tra gli altri premi della serata, la Palma d'oro per il Miglior Cortometraggio e' andata a "Sniffer" di Robbie Peers, un film di 10 minuti senza dialoghi, mentre il Prix du Jury e' stato attribuito al lungometraggio "Red Road" dell'inglese Andrea Arnold. La serata si e' quindi conclusa con la foto collettiva rituale accompagnata dalle note suadenti di "Siboney" di Connie Francis, dal film "2046" di Kar-Wai.

28-maggio-2006


 

 

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