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Tommaso, il proiezionista dei cinefili di N.Y.
31 anni, un Master in regia alla Columbia University, ogni giorno al FilmForum fa rivivere i capolavori dei grandi registi
Mercoledi', 09 Marzo 2005
Tommaso Cammarano, 31 anni, una laurea in Filiosofia, un Master in regia alla Columbia University di New York, e un amore per il cinema cosi' forte che lo ha portato non solo a studiare a fondo la " settima arte" ma anche a proiettare pellicole per alcuni tra i piu' grandi maestri contemporanei mondiali e, piu' recentemente, anche per il pubblico piu' cinefilo ed esigente di New York, quello del FilmForum. Grazie al suo singolare talento di proiezionista, Tommaso e' diventato una figura di rilievo, molto stimata e richiesta, del panorama cinematografico e cinefilo newyorkese.
Come hai iniziato a fare il proiezionista?
"Con i filmini di piante e fiori in 16mm che mio nonno si dilettava a girare. Dato che a casa sono sempre stato quello che amava il cinema, ero anche quello che se ne doveva occupare, il che forse non e' neanche sbagliato. Iniziare con un proiettore 16mm e' come imparare a guidare con una vecchia Fiat 500, il peggiore dei modi, ma anche quello che ti prepara meglio".
In cosa consiste il tuo lavoro?
"Rispettare e rendere al meglio il lavoro dei registi, regalando al pubblico in sala un'espierienza cinematografica il piu' vicino possibile alla perfezione. Per farlo non bisogna distrarsi mai, soprattutto quando si proiettano vecchi film d'archivio o copie uniche al mondo, come capita a me al FilmForum di New York. Se la copia e' restaurata si puo' tirare un sospiro di sollievo ma con le vecchie pellicole usurate c'e' una possibilita' molto piu' alta che il film si incastri nel proiettore, si rompa o si bruci, l'audio puo' dare problemi, etc... Per questo, questi film vanno visti insieme al pubblico, ogni volta".
Quindi ti capita di vedere gli stessi film a ripetizione?
"Si, ma vedere i film infinite volte e' una gran fortuna. Per chi come me vuole anche fare il regista non c'e' niente di meglio che rivedere diverse volte sequenze e inquadrature di grandi maestri, studiandole e interiorizzandole. Al FilmForum, oltre ai piu' recenti film e, proiettiamo grandi pellicole di repertorio, introvabili o viste raramente a New York, e vedere 50 volte un capolavoro e' solo una cosa positiva. E? fonte di ispirazione".
Il contatto col pubblico quando e' arrivato?
"Quando ero all'universita' a Roma ho aperto con degli amici un cineclub, e dato che c'era bisogno di un proiezionista, nonostante il mio timore del giudizio spietato del pubblico, mi sono messo a farlo".
Poi a New York...
"Dopo la laurea ho cominciato a studiare sceneggiatura alla scuola nazionale di cinema ma sentivo una gran necessita' di andarmene da Roma; cosi' ho fatto l'esame di ammissione per la scuola di cinema di Columbia University. Una volta li, uno dei possibili lavori offerti dall'universita' per mantenersi agli studi, era quello di proiezionista per le classi di cinema, e cosi' mi sono trovato a proiettare per i registi che settimanalmente la scuola ospita. Avevo una certa paura devo ammettere".
Qualche ospite memorabile?
"Molti, come il direttore della fotografia di Godard e Truffaut, Raoul Coutard, il regista Olivier Assayas, Claire Denis, Alexander Payne, la montatrice di Scorsese Thelma Schoonmaker, Tsai Ming-Liang, Mike Leigh e molti altri... una cosa stupenda, proiettavo i miei film preferiti ai miei registi e artisti preferiti, ma era anche una gran responsablita'!".
Dopo Columbia cos'e' successo?
"Verso la fine del master, mentre ero alla disperata ricerca di un lavoro, sono passato dalla segreteria dell?universita' a chiedere se c'era qualche offerta e, casualmente, pochi giorni prima aveva chiamato il FilmForum per cercare un proiezionista. Devi sapere che a New York il FilmForum e' il massimo per chiunque ami il cinema, una vera istituzione. Ero quindi alquanto intimidito quando il general manager del FilmForum mi ha esaminato, premettendomi che gli standard della sala erano altissimi, i ritmi serrati e che in tutta New York ancora non erano riusciti a trovare un proiezionista che li soddisfacesse. Del resto fino a quel momento mi ero si' esposto, ma prima al pubblico di un piccolo cineclub romano e poi a quello di una scuola. Lo avevo sempre fatto con passione e serieta', ma erano entrambi ambienti in qualche modo protetti!"
E com'e' andata?
"Dopo il manager sono stato sottoposto all'esame del proiezionista capo, Ed Ko, un vero maestro del mestiere, che deve essere rimasto impressionato positivamente dalle mie risposte e dalla mia cura per la pellicola perche' mi ha voluto subito con se'".
Ti sei sentito lusingato?
"Molto. Credo che la mia fortuna sia stata quella di non aver mai lavorato in un grande multisala commerciale. Nelle grandi sale il lavoro e' molto automatizzato e l'intervento umano e' quasi nullo, io invece mi sono fatto le ossa con vecchi proiettori e copie delicate che ti costringono ad essere all'erta e a lavorare molto di piu'".
Il lavoro al FilmForum in cosa si diferenzia dalle tue precedenti esperienze come proiezionista?
"Innanzitutto e' molto piu' stressante. Al FilmForum sia i manager che il pubblico pretendono proiezioni impeccabili e, oltre al dover gestire tre sale contemporaneamente, ad un ritmo piuttosto sostenuto con turni di lavoro lunghi (11 -14 ore al giorno), capita spesso che almeno in una delle tre sale ci siano eventi che coinvolgono gli autori dei film, frequenti interruzioni delle proiezioni per interventi e commenti, gestione di microfoni, cambio velocissimo dei mascherini etc... una vera corsa. Che alla fine, per me che non vado in palestra da anni, si e' rivelata anche salutare".
Ti sono capitati imprevisti?
"Il primo giorno, purtroppo. Mentre in una sala avevo un film di archivio che imponeva un cambio di rullo ogni 15 minuti e in un'altra avevo una proiezione in 3-D, che e' delicatissima perche' richiede due proiettori che lavorino all'unisono, nella terza sala la pellicola ha deciso di rompersi. Un incubo. Pensavo di aver perso il lavoro prima ancora di averlo ottenuto. E invece, l'indomani il proiezionista capo mi ha chiamato per complimentarsi della competenza con cui ero riuscito a gestire la situazione! Mi ha detto: proiettare e' un'arte, e tu ieri hai dimostrato di essere un vero artista! Ho sorriso, ma mi ha fatto molto piacere".
Ma quale e' il segreto per una proiezione ad arte?
"Questo e' il tipico lavoro che se va bene nessuno se ne accorge, ma se commetti un errore tutti se la prendono con te. Non puoi distrarti mai! Una cosa che mi ha differenziato da altri proiezionisti nel tempo credo sia il fatto che io ho cominciato a proiettare per amore del cinema e non per guadagno e che rispetto la pellicola e il lavoro dei registi. Sono sempre piu' convinto che questo sia un mestiere artistico, di rispetto per il cinema e non un lavoro tecnico, o perlomeno e' cosi' per me. Mi viene in mente che il vero segreto probabilmente e' essere cosi' minuziosamente presenti da rendersi invisibili".
Errori tipici del tuo lavoro?
"Puo' capitare, soprattutto nei cinema piu' moderni, che il proiezionista si distragga e non si accorga che nel frattempo il film e' fuori fuoco o fuori quadro. Oppure, nei punti in cui le diverse pizze del film vanno congiunte tra loro, alcuni tagliano senza troppe remore qualche fotogramma. Io ho sempre cercato di non farlo. Credo che se un regista ha messo tre fotogrammi in piu', vuol dire che ne voleva quel preciso numero. Tre, quattro fotogrammi danno il tempo ad una lacrima di scendere a meta' guancia invece di fermarsi appena sotto l'occhio!".
La tua soddisfazione piu' grande?
"Oltre ad aver ricevuto i complimenti dei cinefili che frequentano il FilmForum, ho avuto modo di proiettare anche per Bob Gitt, uno dei piu' grandi restauratori di film d'America, che dopo la proiezione del suo programma, fatto di molteplici spezzoni dai formati divers, e' venuto a complimentarsi personalmente con me, per aver gestito una delle migliori proiezioni dei suoi eventi. E poi, ogni volta che ho tra le mani una copia unica o tra le poche esistenti al mondo di qualche capolavoro e' sempre una grande soddisfazione ed emozione. A volte chiamo qualche amico tutto contento e dico: "Non sai che film ho qui davanti?".
I film che hai amato di piu' proiettare?
"Tempi moderni" di Charlie Chaplin, perche' mi identificavo col protagonista che non puo' staccarrsi dalle macchine neanche per mangiare, "La dolce vita" e "il Gattopardo", le copie restaurate de "I cancelli del cielo" di Michael Cimino e di "Fanny e Alexander", e poi uno dei film che amo di piu': "Il disprezzo" di Godard. Mi fa anche molto piacere che il 2 marzo proiettero' la prima americana de "La meglio gioventu'".
Che consiglio dai a chi vuole iniziare?
"Scegliere una sala in cui facciano film che si ama, non farlo per i soldi, stare sempre estremamente attenti, imparare a mantenere la calma e, soprattutto, rispettare il cinema, sia chi lo fa che gli spettatori".
Progetti futuri?
"Continuare a scrivere soggetti e sceneggiature e mettercela tutta affinche' una diventi quel lungometraggio che non vedo l'ora di proiettare a chi mi e' caro e, mi auguro, anche a molti altri".
Justine Bellavita
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