Zą
Merinda
(Villa Santa Maria
1938)
La mano, dalla pelle avvizzita dagli
anni, girņ la grossa chiave nella toppa della serratura, dopo aver
chiuso la porta della cantina alle sue spalle; la vecchietta,
mentre s’allontanava, aveva nel comportamento qualcosa di
furtivo; questo atteggiamento, era avvalorato da un oggetto celato
dietro il mantesino , che ella reggeva per un pizzo con la mano
libera dalla pesante chiave.
Il passo lesto, nonostante l’etą, gli occhi abbassati sul
selciato, quasi a voler nascondere il suo sguardo ed il boccale di
vino rosso pieno a metą del prezioso “Sang di
Die”.
Zą Merinda, salģ la dozzina di scalini che la portavano verso casa,
girņ a destra; davanti l’abitazione di Lelia, ebbe
un’esitazione, quasi volesse entrarvi, poi posņ gli occhi sul
bozzo del mantesino , scrollņ la testa e proseguģ lungo il
ballatoio ed aprģ la porta di casa sua, la richiuse alle sue spalle
e vi si appoggiņ contro emettendo un sospiro di soddisfazione. Zą
Merinda, riprese fiato, poi, sollevņ il boccale all’altezza
degli occhi, come un sacerdote celebrante e schioccņ un bacio al
Sant’Antonio dipinto sulla parte panciuta del boccale.
Questo tragitto, che ho appena descritto, la simpatica vecchietta
lo percorreva pił volte al giorno per rifornirsi del prezioso
sangue di Bacco, sperando di passare inosservata, alla innata
curiositą della del quartiere.
Per zą Merinda, il vecchio boccale, era importante come il calice
per il sacerdote; ella aveva una venerazione per questo contenitore
di ceramica bianca, non solo per il santo dipinto dalla parte
esterna, ma cosa pił sacra, il Sant’Antonio pitturato sul
fondo interno del boccale che reggeva tra le braccia il Bambin-Gesł
con un giglio in mano.
Abbiamo lasciato zą Merinda in casa sua, appoggiata con la schiena
alla porta; ella sollevņ per la seconda volta il boccale e lo portņ
alle labbra, fece scorrere lentamente il vino nella bocca, chiuse
gli occhi e mentre gustava il gustoso nettare, i tratti del del
vecchio volto si distesero e le vennero meno profonde per la
beatitudine le rughe diffuse in tutto il suo viso.
Mentre Zą Merinda, beveva e si gustava il vino, la sua mente era
rivolta all’apparizione di Sant’Antonio sul fondo del
boccale; durante la lunga bevuta, ella sbirciava con l’occhio
destro dentro il boccale e quando appariva la sommitą del giglio,
si affrettava e beveva con maggiore aviditą per scoprire il volto
di Gesł Bambino; per la vecchietta questa apparizione era un
miracolo che si ripeteva parecchie volte al giorno.
Ogni tanto, Zą Merinda, riprendeva fiato e vedeva con terrore
sparire dal fondo del boccale, il volto del bambinello e il giglio,
affogati di nuovo nel vino; ella non resisteva a lungo senza quella
immagine del santo Portoghese, del bambinello e del giglio; credeva
di commettere peccato e, riprendeva a bere con pił impegno.
Zą Merinda, era convinta, che il vino bevuto a garganella da quel
boccale era migliore, del medesimo vino, bevuto in altro bicchiere;
tanto pił, l’immagine sul fondo diventava nitida, in altre
parole, il vino stava esaurendosi, tanto piu“il vino acquistava
sapore.
Quando l’ultima goccia di vino era sparita dal boccale, zą
Merinda rimaneva per qualche minuto a guardare il dipinto sul fondo
del boccale, in muta adorazione, il suo Sant’Antonio, aveva
ancora una volta compiuto il miracolo: il babinello sventolava il
giglio, il segno di benedizione per zą Merinda!!!