L'asino di Fiore Barnicchie

L'asino di Fiore Barnicchie, dall'occhio spento e la testa perennemente abbassata, sempre alla ricerca di un improbabile boccone per saziare l'atavica fame di cui si era nutrito fin dalla sua nascita, aveva assimilato a tal punto l'andatura mesta e strascicata del suo padrone, da sembrare due gemelli monozigoti. Tenuto conto dell'aspetto fisico, tra quadrupede e bipide, la filosofia di vita di Fiore, si era trasmessa in modo sorprendente al suo somaro, da renderli coppia stabile ed inseparabile.

La cavezza che ornava la testa dell'asino era un misto di corda e cuoio annodati tra loro, tanto da non poter stabilire se l'origine di tale filamento fosse dell'una o dell'altra materia.

A differenza, la corda che dalla cavezza si distendeva fino alla mano di Fiore, questa si, era tutta di canapa ma di difforme spessore e spezzoni annodati tra loro, tanto da far pensare ad un rosario dai molti grani che pendevano ad arco dalla mandibola dell'animale fino a giungere alla mano adunca di Fiore.....

Villa Santa Maria, 1937
Dante Fantini