Villa Santa Maria.
Racconto ambientato tra il 1935 ed il 1940.
Il protagonista di questi ricordi infantili, al momento non ha un nome; glielo daremo, se sarą il caso, alla fine del racconto.

Effettivamente, l’eroe , si fa per dire, di questa breve storia, e’ un bambino di Villa Santa Maria, come forse tanti che si potranno riconoscere in queste semplici righe.
Egli crescerą con il fiume nel suo cuore e nella sua fantasia, e sovente, col suo corpo immerso nelle sue fresche acque. ...
Il ragazzo in questione aveva una passione sconfinata per il fiume. Egli era costantemente attratto dalle sue acque, che scorrevano limpide ed in piccole cascatelle fruscianti, a pochi passi da casa sua.
La camera da letto del ragazzo era situata all’ultimo piano del bianco fabbricato di Via Sangrina, che ospitava l’antico mulino ad acqua, ed il forno del rione Ponte.
La finestra della sua camera s’affacciava sul suo fiume...
La sera, quand’egli andava a letto, prima di addormentarsi, ascoltava a lungo il frusciar delle acque; ed il rumore delle acque si trasformava in parole, e le parole messe l’una dopo l’altra divenivano racconti; ed egli ascoltava rapito, soggiogato ed ammaliato, le favole incantate, che il suo fiume gli raccontava.....
Erano favole sempre nuove, fantasiose
ed irreali, ma per lui erano come fatti veri...possibili
accadimenti della vita; d’altronde il fiume, non gli avrebbe
mai mentito, il fiume era il suo amico; “il fiume parla a chi
sa ascoltare, il fiume consiglia chi gli e’ amico, il fiume
tutto dą e nulla chiede”, era il fermo credo del
ragazzo...In una notte di agosto, l’aria immobile ed afosa, il ragazzo dormiva con la finestra spalancata, nel suo letto, accostato alla parete bianca della sua camera.
Il suo sonno profondo era cullato dalla
nenia frusciante delle acque, che precipitavano a cascatelle....e
la nenia si trasformava in suono; musica soave che il suo fiume
stava suonando per lui; ascoltava, durante questo sogno, la musica
di cento violinisti, che con le loro dita esperte si muovevano
tremolanti sulle corde , ed il suono diventava vibrante, e nello
stesso tempo dolce.. anch’egli partecipava nel sogno a questo
concerto, ed anch’egli, con sua somma meraviglia, aveva un
violino tra le mani, e lo suonava.L’archetto si muoveva con destrezza sulle corde, e da queste, strappava suoni meravigliosi, sublimi.
Il cuore del ragazzo comincio’ a battere velocemente per l’emozione; le sue dita scivolavano veloci sulle corde, e producevano suoni armoniosi e molteplici. Ad un tratto, s’accorse che i violinisti erano spariti, scomparsi nel nulla, ma il suono dei cento violino continuava, e con stupore, vide che il suo violino, continuava a produrre il suono di ben cento di essi.
L’emozione che provo’ fu tale, che il ragazzo si sveglio di soprassalto; con l’aiuto del suo fiume era potuto diventare almeno per una volta, il primo violino, poi addirittura il solista dell’orchestra perenne dei fiume.....
Un giorno d’estate, il nostro protagonista, tuttora privo di nome, s’era affacciato, come spesso faceva, dal parapetto del ponte, il suo busto appoggiava sulle pietre bianche e arrotondate, che gli scalpellini, con duro lavoro, avevano sagomate.
Egli osservava l’acqua del fiume, che a quel punto,come un confine della natura, improvvisamente, smetteva di essere torrentizia; l’acqua non precipitava pił in piccoli salti, non aveva pił l’aspetto spumoso e bianco, una caratteristica della parte a monte del fiume, ma improvvisamente, come per Ordine Supremo,l’acqua si chetava e scivolava via, quasi senza rumore,ed il colore si trasformava in verde smeraldino.
A quel punto il fiume si distendeva, si allargava, quasi a volersi riposare, dal travaglio subito in precedenza, adesso scorreva lento, quasi pigro, e le acque riflettevano le nuvole, che si affaticavano a percorrere il fiume controcorrente.
Il ragazzo, da quel punto privilegiato d’osservazione, godeva di un ampio panorama, il fiume era sotto di lui, ed egli lo dominava col suo sguardo, lo osservava attentamente; ne spiava la velocitą della sua corrente sotto il ponte, ne valutava la profonditą e le diverse sfumature del colore dell’acqua.
Egli era sorpreso per gli arbusti, che nonostante tutto, attecchivano nell’alveo del fiume, nella scarsa terra tra le pietre, arbusti piegati nella stessa direzione della corrente, come segno di sottomissione alla volontą ed alla potenza delle acque del fiume.
Come per un’illusione ottica, il ragazzo vedeva il fiume avvicinarsi ai suoi occhi, oppure era lui stesso ad accostarsi al fiume, sempre di pił...Ora egli era sospeso nell’aria, sfiorava le acque, e con la mano immersa in esse, tracciava una scia, un solco, che presto si richiudeva....
In quel momento, come per incanto, il ragazzo, diveniva acqua egli stesso, aveva perso la sua fisicitą, si era fuso con l’acqua, un tutt’uno col suo fiume, con il suo amato fiume, inconsapevole di quello che gli stava accadendo.
Il ragazzo stava vivendo un’avventura incredibile, pur restando sul parapetto del fiume, il suo corpo, la sua anima e soprattutto la sua mente, s’erano trasferite nell’acqua del fiume; il fiume l’aveva stregato, gli aveva rubato oltre al suo corpo, la sua mente, gli aveva rubato il pensiero, gli stava rubando l’anima.....
Una vigorosa pacca sulle spalla lo fece sobbalzare, lo sveglio’ da quel torpore ammaliatore. Si sveglio’ prima che quel buco nero potesse inghiottirlo per sempre, prima che il suo fiume potesse tradire la sua fiducia....
Dante (Dantucce de Belisarie)