La storia della Valle del Sangro

L’eta’ del Bronzo a l’eta’ del Ferro
Monte PallanoLa presenza umana nell'area della Valle del Sangro intorno a Monte Pallano nell'etá della Pietra ha lasciato tracce scarse. Il periodo che va dalla tarda età del Bronzo a tutta l'età del Ferro vede lo sviluppo di una comunità crescente  retta da monarchie o da principi, che guidavano una classe di guerrieri.

droppedImageLa maggior parte delle informazioni  su questi principi provengono dalle loro sepolture, le quali, probabilmente, ci segnalano la posizione sociale del defunto. Il piú delle volte si tratta di attributi inerenti a guerrieri: il guerriero di Capestrano è l'esempio piú eclatante, ma anche il così detto Torso di Atessa, ritrovato in un campo accanto alla strada comunale tra Tornareccio e Colledimezzo,  ne costituisce un altro esempio, sebbene appartenga ad una produzione artistica di minore raffinatezza.
 
images-9 Altre belle tombe familiari dimostrano la ricchezza degli uomini e delle donne sepolti: gli stessi metalli rinvenuti in esse sono equipaggiamenti militari per gli uomini e gioielli per le donne. Questi manufatti delle tombe dell'età del Ferro mostrano come la cultura materiale e le pratiche sociali dei greci e degli etruschi fossero entrate a far parte della vita delle classi sociali di questa regione, soprattutto tra i ceti alti.
 
I Sanniti (Pentri, Carraccini, Frentani, Hirpini e Caudini)
  Ora si usa il termine SANNITI. Essi erano suddivisi in diversi piccoli gruppi etnici: Pentri, Carricini a Nord ovest, Frentani ad est, sulla costa, ed ancora Hirpini e Caudini a sud ovest.
 
images-10 Fatta eccezione per le aree costiere e quelle più vicine alla Campania, i Sanniti non avevano delle cittá. Gli autori antichi, sia Greci che Romani, ci hanno tramandato sempre un'idea sbagliata di essi, descrivendoli come un popolo rozzo e molto bellicoso che risiedeva in villaggi. L'affermazione finale è giusta anche se è pur vero che i Sanniti avevano edificato qualche "oppidum" (insediamento fortificato posto su un'altura).

images-11Queste sono affermazioni molto importanti per individuare un quadro generale dei loro modelli d'insediamento. Recenti studi sui Sanniti hanno messo in evidenza la loro cultura avanzata facendola derivare da influenze esterne ed, in particolar modo, dalla cultura greca e romana. L'immagine dei Sanniti bellicosi e primitivi era quella che i Romani volevano far credere, visto che avevano combattuto molte guerre contro di loro nel tardo IV-III secolo a.C. e avevano riportato anche alcune sconfitte.

I Santuari Sanniti
Il IV sec. a.C. segna l'inizio di un grande periodo di costruzione di santuari nel Sannio: i Sanniti più ricchi investivano i loro soldi nell'edificazione ed anche nella manutenzione del complesso di templi dedicati ai loro dei. Sembra che questi santuari rivestissero un ruolo centrale nell'organizzazione del mondo sannitico: probabilmente ospitavano fiere ed incontri politici oltre ad essere utilizzati per molti riti religiosi.
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 I complessi di santuari a Pietrabbondante, Iuvanum, Campochiaro, Schiavi d'Abruzzo e Vastogirardi, ed ora anche il complesso della Civitella a Chieti, indicano la rapida el lenizzazione dell'elite sannitica e mostrano allo stesso tempo la loro cultura acquisita.

La ricchezza che manteneva viva questa straordinaria attività era tratta in parte dalla produzione agricola e questo dimostra che l'immagine dei Sanniti come un popolo di pastori di montagna, indicata dalle fonti romane e dagli scrittori moderni, sia falsa. Sarebbe meglio pensare che l'agricoltura e la pastorizia esistevano entrambe.

L élite sannitica traeva guadagno anche dalla partecipazione alle guerre romane di conquista nel Mediterraneo (II sec. a.c.), sia attraverso bottini di guerra, sia tramite il commercio, conseguenza della conquista. Uno dei commerci più importanti era quello degli schiavi, accentrato nell'isola di Delo, nell'Egeo, dove sono attestati molti nomi di commercianti italiani, inclusi nomi tipicamente sannitici. Non mancarono neanche altri tipi di commercio, come quello del vino (da Rodi) e di altre leccornie.

Nonostante l'ellenizzazione ed l'apertura al mondo mediterraneo, la cultura sannitica continuava a distinguersi bene, anche se spesso i Sanniti si esprimevano attraverso concetti greci. Dopo il II sec. a.C. gli insediamenti più grandi cominciarono ad assumere le caratteristiche della città: senza dubbio, i santuari continuarono ad essere i loro centri più importanti.
 
I Sanniti ed i Romani
La lingua sabellica (Osco) continuò a mantenersi viva anche nel I sec. a.C., nonostante fosse già apparso il latino. All'inizio del I secolo a.C. i Romani ed i Sanniti si scontrarono per l'ultima volta, cosicchè l'Italia venne coinvolta in una breve ma dura guerra (la cosiddetta Guerra Sociale).
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Lo scontro causò molte vittime, ma il risultato positivo fu l'estensione della cittadinanza romana a tutta l'Italia. Così la diffusione dei costumi romani, della lingua latina e della legge romana fu inevitabile. Tale diffusione da una parte all'altra dell'Italia è stata diversa ed il cambiamento molto lento, ma dopo il 50 a.C. circa, la romanizzazione si velocizzò perché la generazione nata prima della Guerra Sociale si stava estinguendo.
 
 Sotto l'impero di Augusto, il Sannio, così come il resto dell'Italia, subì dei mutamenti culturali le cui ripercussioni crearono un grande livello di omogeneità nell'architettura, nell'arte etc,. E' a questo punto che l'antica cultura sannitica inizia realmente asvanire.

samnite_coin Nell'alto impero l'economia dell'area si basava prevalentemente sulla transumanza delle pecore che pascolavano sui monti dell'Abruzzo e del Molise e in inverno scendevano in Apulia, servendo, fra l'altro, l'industria della lana di Taranto. La transumanza era, molto probabilmente, un sistema di vita molto importante dato che si attesta in quest'area sin dall'eta' del Ferro. Il Sannio, inoltre, svolgeva un ruolo rilevante nell'allevamento di maiali nel periodo romano (carne preferita dai Romani stessi).


Le origini di Villa Santa Maria, il culto di Sabazio
  Nel territorio di Villa Santa Maria e' stata recentemente ritrovata una mano bronzea nell'atto di benedizione, mano su sui si avvolge un serpente. La mano appartiene sicuramente ad una  statua del dio Sabazio.

Ma chi era Sabazio? Abbiamo approfondito l'argomento anche per dare a tutti noi la possibilita' di immaginare  chi erano e cosa facevano i primi abitanti della valle di Villa Santa Maria.

images-14Il Culto di Sabazio era un culto  simile ai Misteri Dionisiaci. Sabazio era il signore della birra e dell'orzo e che si tramutò in cerbiatto per tentare di sfuggire ai  Titani.

 Il rito di iniziazione degli adepti si svolgeva di notte. Gli iniziandi venivano fatti  sedere, coperti con una pelle di cerbiatto e strofinati con fango e crusca, come simbolo  di morte; venivano poi fatti rialzare pronunciando "ho fuggito il male, ho trovato il  meglio", formula di resurrezione. Infine venivano celebrate le nozze  simboliche con il Dio, per mezzo del contatto con un serpente d'oro sotto le vesti.


Le festività più importanti erano celebrate di giorno,  nei boschi.  In quel tempo la valle di Villa Santa Maria doveva avere una vegetazione molto rigogliosa. Ma torniamo al culto. Si formava un corteo danzante e chiassoso  al seguito dei sacerdoti, che procedevano agitando serpenti sul capo e tenendo ben alti una  cesta ed un vaglio; i partecipanti si ubriacavano, si dedicavano ad ogni genere di attivita' ed il tutto culminava col sacrificio di un cerbiatto.
 I gridi rituali erano "euoi saboi" e "hyes attes, attes hyes".
IMG00798_1 I Saboi portavano sulla testa corone di finocchio e pioppo ed usavano scambiarsi il saluto  benedicente con le prime tre dita della mano distese e le altre due piegate; questa forma  hanno anche molti ex-voto in bronzo, con il palmo effigiato di tartarughe, lucertole, serpenti, teste di montone, falli e pigne.

 Questa religione era a malapena tollerata dallo stato; vi erano notevoli limitazioni giuridiche  per le riunioni dei fedeli, sia in privato che in pubblico.

 I sacerdoti si mantenevano grazie alle offerte dei fedeli.
 

Antica Villa Romana a Villa Santa Maria
488Nella attuale area dove sorge la chiesa di Santa Maria in Basilico  a Villa Santa Maria sono  stati ritrovati dei manufatti (ceramiche e laterizi) di una antica villa romana.

La valle di Villa Santa Maria si trovava sulla frequentata strada che connetteva il mare con il comune fondato dai Caraceni ( Trebula) poi divenuto un importante cittadina romana (ora Quadri).



I Longobardi e Villa Santa Maria in Basilica
images-15Dal V sec. sia i santuari, sia molti degli insediamenti rurali cominciano a declinare. L'area della Valle di Sangro era in prima linea durante le guerre tra i Goti e le forze dell' imperatore bizantino Giustiniano e subì anche delle invasioni da parte dei Longobardi.
 
images-16Le prime abitazioni si svilupparono in epoca Longobarda nell'area della attuale chiese di Santa Maria in Basilico.

In quella epoca a valle del Sangro apparteneva al Regno Longobardo, nel ducato del Sannio che comprendeva la Frentania .
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La costruzione della chiesa di Santa Maria in Basilico La chiesa di Santa Maria in Basilico fu costruita da 3 nobili beneventani Paldo, Taso e Tato, qui ritratti in un affresco di San Vincenzo al Volturno.

La storia ci racconta come questi 3 giovani vennero "folgorati" sulla via di Roma da  un monaco.  Convinti dalla predicazione di costui , rinunciarono alla loro vita di privilegi, indossarono un semplice saio e si avviarono all'eremitaggio.

images-18Alle sorgenti del Volturno, fondarono una delle più grandi e potenti abbazie benedettine del Sud, qui a sinistra raffigurata: S. Vincenzo al Volturno, il loro movimento fu anticipatore, nella loro scelta di povertà, del grande movimento spirituale di S. Francesco d'Assisi.

Essa, in pochi decenni, insieme alle abbazie di Bobbio e Montecassino, divenne un faro della rinascita culturale del medioevo.

Una delle donazioni che furono fatte al convento furono le terre dove sorgera’ Villa Santa Maria. Qui i monaci di S. Vincenzo al Volturno, nel 703, accompagnati da alcuni coloni, fondarono la chiese ed il villaggio limitrofo con in nome di Villa Santa Maria in Basilica.


L' incastellamento della Valle del Sangro
I Saraceni e la formazione dei Castelli
images-19Nel Chronicon Vulturnense si rileva che fin quando governarono i Longobardi nelle nostre regioni: ...i castelli erano rari, perché non c’era paura o timore di guerre, tutti godevano di una grande pace, fin quando arrivarono i Saraceni ...
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Le varie abbazie fecero innalzare castelli e rocche nei luoghi di difficile accesso per evitare scorrerie e saccheggi da parte dei Saraceni,

images-21Quindi  il processo detto dell’ "incastellamento", termine col quale si indica, in pratica, la nascita dei "paesi" (detti allora castelli), dotati di un nome ben definito, rimasto fino ad oggi. I loro nomi sono spesso formati con una delle tipiche basi che indicano la loro posizione arroccata: Pesco (dall’italico pestlon  ‘arce’).

La posizione di Villa Santa Maria, con il suo territorio protetto dalla Penna,  e' dunque una chiara testimonianza dell'incastellamento, come lo sono quasi tutti i paesi della Valle del Sangro, la maggior parte costruiti su roccie, or pareti rocciose (Pietraferrazzana, Rojo del Sangro, Pennadomo, Pizzoferrato, Gamberale, Capracotta, Pescopennataro, Roccascalegna, Monteferrante)...

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Villa Santa Maria venne comunque distrutta nel 1268 da una scorribanda di Saraceni come molti altri comuni della Valle.

The History of the Sangro Valley
The Bronze Age
Monte PallanoHuman presence in the area around Villa Santa Maria, especially near Mount Pallano, in the Stone Age has left fleeting traces. The period from the late Bronze Age into the Iron Age saw the development of an increase variety of communities, ruled by kings or princes, who led a warrior elite.
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These were the warrior elites which were responsible for the construction of some magnificent mura megalitiche, still today visible in some parts of Central and Southern West Italy.
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Most of what we know about these populations comes from their burials, like in the case of the Guerriero di Capestrano is the most famous example, but the so-called Torso of Atessa, discovered between Tornareccio and Colledimezzo.  Metal items, such as military equipment for men, and jewelry for women demonstrate the wealth of these populations.

images-101The Iron Age, the  Samnites
From the late Iron Age onwards (c. 500 a.C.), a more 'republican' type of organization was in place). These communities were broad tribal federations, known as the Samnites (Latin) or Saunitai (Greek).

 
 The Pentri, Caraceni and Frentani
The Samnites were subdivided furthermore into narrower ethnic groups known as the Pentri, Caraceni, and Frentani, as well as the Hirpini and Caudini further to the south west.
 
 
images-121With the exception of coastal areas, the Samnites did not have cities: Greek and Roman speak of them as a simple, bellicose people living in villages. The latter seems to be true (fortified hilltops are another key elements of the Samnite settlement pattern, of which some but not all were permanently occupied), but recent studies of the Samnites have tended to stress their sophistication, and openness to external influences.

Both of the Romans and the highly cultured Greeks, it was in the interests of the Romans, who fought many wars with the Samnites in the late fourth and third centuries a.c. to denigrate their (often successful) opponents.

The Samnium
The fourth century is the start of the great era of sanctuary building in Samnium. The sanctuary complexes, at Pietrabbondante, Iuvanum, Campochiaro, Schiavi d' Abruzzo and Vastogiradi (and now the Civitella complex at Chieti, in the territory of the Marrucini) are powerful indicators of the rapid Hellenization of the Samnite elites, and their attempts at self-representation.

 images-111 The Samnite elites made their money from involvement in the Roman wars of conquest in the Mediterranean in the second century B.C., either through war booty, or as traders moving in the wake of the conquest.

images-26One major trade was that in slaves, centred on the Aegean island of Delos; many of the Italian traders' names here are known to us, and many of them are typical Samnite names. There was also likely trade in Rhodian wine and other luxury comestibles.
 
The language of the Samnites, Sabellian or Oscan, persisted into the first century B.C. as well, although there are examples of bilingualism even in the heart of Samnium.


The Wars with Rome
images-131In the early first century B.C. the Romans and the Samnites clashes one last time, as Italy was caught up in the short but bitter war between Rome and her Italian allies. The war was costly in casualties, but a positive outcome was the extension to the whole of Italy of the Roman citizenship. After this, the spread of Roman customs, the Latin language, Roman law and Roman material culture were inevitable.

The Samnium and Rome
samnite_coin1The spread of these Roman customs across Italy in the first century B.C. was very uneven, and some change was slow. After c. 50 B.C. the pace of change increases the Samnium, like the rest of Italy, experiences  a homogenization of style and outlook tied to the central ideological programme of the new ruling dynasty. It is at this point that the old cultural distinctiveness of Samnium really begins to vanish.
 
 In the high empire much of the economic activity in the area seems to have been related to long distance transhumance of sheep from mountain pastures in Abruzzo and Molise to winter pasture in Apulia, servicing the Tarentine wool industry; this horizontal transhumance had, in all probability, been a feature of life in this area since the Iron Age. Furthermore, Samnium seems to have been a prime producer in the Roman period of pigs for pork, the favoured meat in the Roman diet.

The wars between the Goths and the Byzantines  
images-151Although some villas continue as going concerns down into the fifth century d.C., both urban centres and many countryside settlements were in decline or collapse by this period.
 
images-161 The area of the Sangro Valley was the front line in the wars between the Goths and the forces of the Byzantine emperor Justinian, and suffered also in the Lombard invasions (traceable in toponyms like Guardiagrele and Fara) and those of the Saracens.