La via degli scariolanti
Questo giro un po' impegnativo compie il periplo delle terre frutto della grande bonifica delle valli di Comacchio e di indicibili fatiche degli scariolanti. L'altra particolarità è quella di essere un giro completamente off-road in cui le porzioni di asfalto sono del tutto irrilevanti. Anche le presenze di nuclei abitati o altre forma di vita civile sono alquanto rarefatte.


Prendiamo come punto di partenza Ostellato e in particolare l'oasi delle Vallette: tentativo di rendere turistiche le valli con varie iniziative e facilities come house boat, canoe, planetario, bungalow, etc. Si parte in direzione Ostellato per imboccare subito a destra la ciclabile in terra battuta gialla che risale per qualche metro il canale navigabile. Si attraversa il ponte sulla SP1 e si riprende la ciclabile gialla che procede sull'argine del canale.

Si passa nei pressi dello zuccherificio di Ostellato e poco dopo, all'altezza di una banchina per il carico-scarico di bettoline, si deve scendere sulla provinciale. Si procede per quasi un km e appena passato il cantiere di un'altro poritcciolo si scavalca la catena e si risale sull'argine. Si procede costeggiando l'abitato di S. Giovanni e, nei pressi di una chiusa sul canale, si scende sulla provinciale per lo stretto necessario ad aggirare il giardino del casellante. Si continua sull'argine (in genere un po' ventoso) incrociando il ponte levatoio di valle Lepri. All'altezza del nuovo ponte sopraelevato si scende sulla provinciale si salgono le ripide rampe del ponte per poi procedere sulla strada asfaltata con l'abbrivio della discesa fino a una curva presso la quale una stradina malridotta riporta sull'argine. Si riprende l'argine sempre sulla ciclabile gialla lasciandosi Comacchio dall'altra parte del canale. All'altezza dell'inesistente ponte S. Pietro, vittima di una spavalda manovra di una bettolina, si sale sull'argine della valle Fattibello e si punta alla stazione valliva Foce.

A questo punto abbiamo fatto circa 22 km e meriteremmo un ristoro, però il ristorante e il museo delle valli, una volta presenti nei pressi della stazione, sono chiusi. Rimane solo l'imbarco per i battelli che portano in visita alle valli (partenze alle 17 con minimo 10 passeggeri, una visita interessante, ma non compatibile con il giro completo). Questo ultimo tratto è in comune con l'itinerario archeologico.

Dalla stazione Foce parte una strada sterrata che punta dritta verso l'argine di Agosta, confine tra le terre bonificate e le valli rimaste, questo tratto è in comune con l'itinerario che compie il periplo delle valli. Arrivati all'argine di Agosta si gira a destra, ma appena passata l'idrovora Fosse si gira sulla sterrata a sinistra. Attenzione, non bisogna proseguire, ma al primo bivio si gira nuovamente a sinistra immettendosi in un boschetto e un precario ponte bailey. Si continua sulla strada che punta a destra verso una maestosa barriera di alberi frangivento. Dovremo seguire la barriera fino alla fine. La "strada" che la costeggia puntando verso sud è alquanto impegnativa causa erba e sabbia, ma per lo meno ci dà una idea abbastanza precisa della qualità del terreno sottratto alle acque. Sarebbe difficile anche per un agricoltore provetto fargli crescere qualcosa, figuriamoci per chi nella vita ha fatto solo il pescatore, come erano i primi assegnatari delle terre emerse.

Al ponte è opportuno passare dall'altro lato del canale collettore dove c'è una strada un po' più agevole. Si giunge quindi sull'argine del collettore sud delle valli, uno dei canali principali necessari a mantenere asciutte le terre bonificate. Se abbiamo fatto fatica ad arivare qui (siamo circa al km 38), ora ce ne aspetta una maggiore per percorrere l'argine erboso, con solchi, buchi nascosti, piccole frane. Quindi cautela, il terreno richiede grande concentrazione, oltre che grande energia. Fate finta di essere in salita. Dopo qualche km attraversiamo una strada asfaltata ma perseveriamo sull'argine le cui condizioni sono lievemente migliorate. L'argine piega sempre più a destra facendoci puntare verso nord a chiudere il periplo.

Ad un certo punto l'agine si imbatte in una strada asfaltata con ponte lievemente sopraelevato (sbarra da scavalcare). È giunto il momento di abbandonare l'argine (avremmo fatto circa 55 km dall'inizio del giro), prendiamo l'asfaltata a sinistra ma subito giù dal ponte incontriamo la nostra amica ciclabile gialla che collega Argenta ad Ostellato e Comacchio che imbocchiamo ovviamente a destra. Seguiamo con fiducia la nostra amica ciclabile, anche se ogni tanto diventa ghiaiata o una specie di asfaltata.

Quando l'itinerario presenta qualche incognita affidiamoci sempre alla terra battuta gialla e al fatto che la strada procede su una sorta di argine sopraelevato, anche se a tratti risulta abbastanza tortuoso. Passiamo in rassegna a varie idrovore, fino a che ci si para davanti una costruzione con vari silos denominata "centro servizi mezzano" nei pressi di una strada asfaltata. Qui giriamo a destra verso un ponte che non attraversiamo perché la ciclabile gialla costeggia il canale a sinistra del ponte.

Siamo ormai arrivati. Ci inoltriamo nella valle e nel bosco S. Camillo che precede le Vallette di Ostellato. Se abbiamo ancora qualche energia, invece della ciclabile, è consigliabile prendere il divertente e tortuoso sentierino che si inoltra nel bosco, ma anche se non abbiamo energie è consigliabile andare nel bosco per ricavare un po' di refrigerio e tregua dal sole. Fuori dal bosco siamo ormai nei pressi delle Vallette e il giro termina.

La lunghezza totale è di circa 70 km, di cui non più di 2 asfaltati. Sul percorso non si trovano punti di ristoro nè fontane per l'approvvigionamento d'acqua, quindi è opportuno organizzarsi opportunamente. In compenso però si ha modo di fare incontri ravvicinati con la fauna valliva, specie nel tratto verso l'argine d'Agosta e nei tratti che costeggiano il boschi frangivento: aironi, cavalieri d'Italia, cormorani, fagiani, lepri, nutrie, etc.

Il tratto più impegnativo è quello dall'argine d'Agosta al punto in cui finalmente ci si immette nuovamente sulla ciclabile (una quindicina di km circa). Dato che l'itinerario è ad anello si può iniziare da qualsiasi punto, ma comunque è meglio mettere questo tratto impegnativo all'inizio per non scoraggiarsi troppo. Da non sottovalutare nemmeno i tratti contro vento. Insomma è una gran fatica, un po' come una giornata lavorativa degli scariolanti, artefici della grande bonifica.