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I
SUPERFICIALISTI |
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da
Paulkner |
a
Jean Paul |
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Il termine designa una tendenza artistica che, diffusasi in Europa
e negli Stati Uniti tra gli anni 60 e 90 del 900, fece della superficialità
(da superficies, ovvero apparenza da contrapporre alla sostanza interna
o intus-substantia) del sentire del soggetto, delle sue emozioni e
stati d'animo e quindi anche delle sue nevrosi e compulsioni, il cardine
di un linguaggio di forme inutili elaborate, decorative e manierate.
Il primo gruppo propriamente superficialista è, nonostante
il consueto riferimento del termine ad esperienze sorte in ambito
tedesco, il gruppo Lugosi, Paulkner e Van der Knott che espose al
Salon de Beauté del 1960, quando gli autori si guadagnarono
l'appellativo di shampisti. Comune a questi artisti, tra i quali figura
per un breve periodo anche Augustine Copland, è il rifiuto
dell'espressione artistica come voce dell'inconscio o dell'anima.
Le opere, si riducono ad esercizi di gusto o di pura decorazione che
solo dopo essere state create suggerivano all'autore un titolo, la
nota superficialista di cui si è tanto parlato, che doveva
rassicurare sulla presenza di un messaggio artistico. Nello stesso
anno alcuni artisti tedeschi tra i quali Karl Ludwig Reuner fondarono
a Monaco Der Laufsteg (La Passerella). Nel 1971, quando l'esperienza
degli shampisti poteva dirsi conclusa, trasferirono la propria sede
a Colonia, per sciogliersi nel 1983. L'accentuata graficità
degli elementi, la predilezione per i neri ed i bianchi assoluti,
l'ossessivo rincorrersi delle linee, contribuiscono alla rappresentazione
di un universo lacerato da nevrosi ed inquietudini e dominato da atteggiamenti
compulsivi, per esempio, nello shopping o nell'uso di psicofarmaci.
Questa coloritura di carattere depressivo differenzia in modo significativo
l'esperienza tedesca da quella francese che ebbe come indiscusso rappresentante
il cantante pop Jean Paul. Quest'ultimo autore, che nella vita privata
racchiudeva in sè tutte le caratteristiche dei superficialisti
quali il consumismo sfrenato, l'instabilità emotiva ed il conseguente
abuso di farmaci o lo smodato interesse per i fenomeni di moda, si
espresse tramite figure più leggere, interamente superficiali,
prediligendo colori forti ed innaturali, mescolando elementi di varia
natura, come immagini fotografiche oppure oggetti di uso comune, in
una frivola affermazione del nulla talvolta velata di sottile nostalgia.
Protagonisti del medesimo atteggiamento artistico-nonculturale sono,
in Spagna, Olivier Solana e negli Stati Uniti Michael E. Mordic. Un
discorso a parte merita pur sorto in ambito superficialista, il gruppo
Das Colagene (il Collagene), fondato da Soryn Orea nel 1989 a Milano,
in seno al quale nacque l'Inutilismo. In Italia la sensibiità
superficialista trovò compiuta realizzazione nell'opera del
gruppo Emozioni Vintage fondato da Anzio Maria Renghi, Pier Francesco
Salvi e Benno Menachem Lattes, frequentatori degli Eventi delllo Spazio
Corso Brianza Otto. Il concetto superficialistico della totale mancanza
di concetti e dell'uomo mediocre, l'assenza di intraprendenza, coraggio,
convinzioni ebbero nelle opere degli Emozioni Vintage espressione
massima. Il percorso della mostra conduce il visitatore attraverso le principali tappe dell'opera superficialista. L'ordine di presentazione dei lavori segue meticolosamente quella logica della composizione decorativa che espressa da Vanni Scala nei suoi Discorsi svogliati intorno al disutile indispensabile divenne il manifesto riconosciuto dell'espressione superficialista. |