Svizzera


IL MIO VIAGGIO IN SVIZZERA
di MICHIKO (30 anni, studentessa di italiano a Tokyo)

In ottobre dell’anno scorso sono andata in Svizzera prima di stare in Italia per tre mesi. Da molto tempo volevo sciare in Svizzera: era un mio sogno. Prima di tutto sono arrivata a Milano con l’aereo, perché ho comprato il biglietto di andata e ritorno molto economico che si usa tra Italia e Giappone. Il primo giorno a Milano sono arrivata in ritardo, e non ho potuto fare niente. Il secondo giorno volevo partire per la Svizzera con il treno, ma non l’avevo prenotato, così ho dovuto comprare il biglietto. Volevo prenderlo alle 8 di mattina, ma in Giappone la persona che mi ha organizzato i biglietti e l’albergo in Svizzera mi ha detto: “In Italia ci vuole tanto tempo per comprare il biglietto alla stazione: di solito ci sono le file. Credo che sia meglio alzarsi presto, così non c’è rischio”.
Perciò mi sono svegliata alle 6. Per fortuna l’albergo dove stavo era molto vicino alla Stazione Centrale: ci sono voluti solo 2 minuti a piedi, e ho potuto comprarlo senza fila. Sono ritornata subito in albergo, e ho fatto colazione tranquillamente.

Nel treno per Tirano non c’era tanta gente. C’era un uomo dell’Asia Sud-Orientale, mi sembrava. Pensavo che era un po’ strano perché lui chiedeva a qualche persona qualche volta: “Quanto tempo ci vuole per Tirano?”, eccetera. Ma pensavo che lui voleva andare a Tirano come me.

Un po’ di tempo è passato. Nel vagone c’eravamo solo lui e io. Quando il treno si è fermato a una stazione piccola, all’improvviso lui mi ha detto: “Qui è Tirano! È vero! Perché non scendi?”. Mi sono stupita molto, e ho visto il mio orologio: era l’ora in cui dovevo arrivare a Tirano. Sono scesa subito. Però appena sono scesa al binario, ho notato che quella stazione era troppo piccola e anche che quel treno era in ritardo. Volevo riprenderlo subito, però la mia valigia era troppo pesante, e inoltre il treno ha cominciato a partire. E quell’uomo non era lì: dunque penso che non sia sceso.
Così sono rimasta alla piccola stazione sconosciuta da sola.



Il secondo giorno del mio viaggio ho sbagliato dove scendere. Prima di tutto ero molto confusa, non sapevo cosa fare. Dopo quasi un’ora dovevo prendere un altro treno da Tirano a St.Moritz, che avevo già prenotato. Non c’era un’indicazione dove è scritto il nome della stazione, e inoltre non c’era nessuno: lì c’erano solo una strada e delle case.

Quando mi sono calmata, naturalmente non mi sembrava una stazione. Ho guardato la strada ancora bene: delle macchine passavano qualche volta, ma non ho visto un taxi. Invece ho trovato una cabina telefonica, però non potevo parlare in italiano bene.
In quel momento ho visto un signore anziano che era nel suo giardino con un cane bianco, e gli ho detto ad alta voce quasi così: ”Scusi! Vorrei andare a Tirano, e voglio chiedere un tassì, però non posso parlare bene! Potrebbe telefonare alla ditta di tassì per me?”.
Lui mi ha detto: “Perché sei qua?”. E gli ho risposto: “Ho sbagliato dove scendere!”. Allora lui è stato molto gentile, e ha provato tante cose. Prima ha provato a prendere una macchina che stava passando per strada. Poi ha chiesto all'autista dell’autobus che si è fermato in quel momento, però non c’era l’autobus per Tirano. Poi ha telefonato alla ditta di taxi usando la cabina telefonica, e il numero di telefono è scritto sull’indicazione. Però quella cabina telefonica non funzionava.
Lui aveva un bastone, e era anziano, si era mosso molto lentamente. Ci voleva tanto tempo per fare una cosa. Alla fine mi ha detto: “Vieni da me. Proviamo a telefonare”.
Lui abitava al secondo piano, così mi è sembrato che salire le scale sia stato pesante per lui, perché non poteva piegare bene la sua gamba.
Nella sua casa c’era sua moglie, anche lei era gentile con me. E lui ha telefonato per chiedere un tassì, però gli hanno detto che non c’era un tassì libero.



Non c’era un tassì libero, significa che non c’era un modo per andare a Tirano?! Alla fine il signore ha detto: “Io ti accompagno con la mia macchina. Dobbiamo andare in fretta per prendere il treno, vero?”. E ha cominciato a prepararsi per partire. Ma ci ha messo tanto tempo per scendere le scale, aprire il garage, e prendere la macchina con la sua gamba malata. Naturalmente l’ho aiutato.

Così siamo partiti per Tirano. Mentre andavamo, parlavamo. Mi ha spiegato il panorama che si può vedere dalla finestra: “Quelle sono le viti, quelli sono gli alberi di mele…”. Credo che siano più piccoli degli alberi del Giappone. Anche ho chiesto come si chiama quella stazione, ma lui ha risposto che non ha nome. È incredibile! Perché non c’è il nome della stazione?!
Io gli ho parlato di perché sono venuta in Italia.

Dopo quasi trenta minuti, siamo arrivati alla stazione. Volevo fare qualcosa per ringraziarlo, però mi ha detto: “Non ti preoccupare. Ma se puoi, mi manderai una cartolina quando arriverai a Siena o in Giappone, senza problemi.” E mi ha dato il suo indirizzo. Poi ha detto: “Vai! Non c’è tempo!”.
Volevo piangere per la contentezza, ma realmente non c’era tempo. Ho corso sul binario, ho preso il treno per St.Moritz, e subito il treno è partito.



Senza altri problemi, sono arrivata a St.Moritz verso le tre. In quella città non so quale lingua sia ottimale, ma alla stazione e all’albergo, quando ho chiesto in italiano, mi hanno risposto in italiano, e quando ho usato l’inglese, in inglese.
Avevo tempo fino a sera, e ho deciso di passeggiare nella piccola città. Il panorama era veramente meraviglioso: montagna e lago erano bellissimi. Anche al mercato mi sono interessata ai cibi.

Ho passato la sera tranquillamente nella camera. La mattina seguente ho fatto colazione in albergo. C’erano tanti cibi: frutta, pane, salami, prosciutti, eccetera. Erano buoni, e specialmente il pane tedesco era buonissimo: quello è un po’ scuro e un po’ amaro. E poi c’era un altra cosa che ho ammirato. C’era un cameriere che lavorava lì: lui salutava usando quattro lingue, dipende dal cliente. Naturalmente le lingue sono tedesco, francese, inglese e italiano e diceva: “Buongiorno! Da bere?”. Mi sembrava che lui decidesse la lingua dall’aspetto del cliente, e che non sbagliasse. Ho pensato che era molto bravo! A proposito, con me usava l’inglese.

Quella mattina sono partita per Zermat, e ho preso un treno che si chiama “Il treno di ghiaccio”, ma non sono sicura che questo nome sia corretto in italiano. Immagino che si chiama così perché il treno corre nelle montagne ghiacciate.



La sera del terzo giorno sono arrivata a Zermat. Da molto tempo avevo il sogno di prendere il treno di ghiaccio e sciare a Zermat, che è famoso per lo sci.
Ho organizzato tutto per soggiornare tre giorni lì. Prima di tutto ho trovato l’albergo, e ho fatto “check-in”. Quella stazione non era piena di turisti, e poi la receptionist mi ha dato una camera matrimoniale con il prezzo uguale a una camera singola. Che gentile!! La camera era larga e comoda. E poi quando sono andata a McDonalds per la cena, mi sono stupita, perché era carissimo! Un menù completo, che è il più economico, costava 900 yen. Avevo sentito che in Svizzera tutte le cose sono care, ma lo erano davvero!

Il giorno dopo, facendo turismo ho visto la situazione dello sci. C’erano tante funivie, e si può sciare dalla cima. Sono salita e scesa tante volte, così sono stata male. Ho saputo che è stata la malattia dell’alta montagna, forse. Perché quella montagna è molto alta: l’altezza è 3820 metri. E faceva anche troppo freddo: la temperatura era circa meno 10-16 gradi. Ho fatto una pausa per un po’, e ho continuato.

La mattina dopo ho provato a sciare. Naturalmente ho preso a noleggio gli strumenti e i vestiti pesanti al negozio. Mentre salivo alla cima con la funivia, mi sembra che io sia stata notevole, perché non c’erano altri asiatici, solo io. Così altri turisti mi parlavano: “Vieni da sola? Sei professionista di sci? Come va il tuo sci?”. Erano simpatici. Sciare dalla cima era veramente meravigliosissimo! Anche la vista delle Alpi era bellissima! Questo è il mio ricordo più caro.
Così mi sono molto divertita, ma ho fatto ancora uno sbaglio, alla fine del viaggio in Svizzera.
Che è successo?!



La mattina dell’ultimo giorno in Svizzera mi sono svegliata di buon umore, perché mi sono divertita a sciare. Pensavo che tutte le cose sono andate bene, nonostante l’incidente piccolo a Tirano.
Ho mangiato una buona colazione, ho confermato l’orario di partenza per Siena, e ho fatto la mia valigia con calma. Poi sono scesa con l’ascensore. Ho fatto “check-out” ringraziando la receptionist, e le ho promesso di venire ancora in futuro.

Dopo un po’ sono arrivata alla stazione di Zermat, però non c’era il treno che avrebbe dovuto essere lì. Mi sono stupita, ho riguardato l’orario, e ho notato che avevo guardato un orario sbagliato. Il treno che avevo prenotato era già partito circa da cinque minuti. Quel giorno dovevo andare a Siena, il giorno dopo cominciava la scuola. Avevo anche prenotato l’Eurostar da Milano a Firenze. Non dovevo perderlo!
Subito ho trovato un tassì e ho spiegato la mia situazione all’autista. Ho anche chiesto di guidare in fretta. In quella città, però, non si può usare una macchina a benzina, per la natura.
Così siamo usciti dalla città e ho preso un taxi normale. Ci vuole un’ora con il treno, però ci abbiamo messo solo circa quaranta minuti. Non lo sapevo, ma quel treno corre sul fianco della montagna e deve correre lentamente. Ho speso più soldi, ma ho potuto superarlo.

In Svizzera non è andato tutto bene, però mi sono emozionata e mi sono divertita molto. Con questa volta è finita la storia in Svizzera. Grazie!


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