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[I post qui raccolti sono una parte di quella che fu la prima edizione di questo blog, andato distrutto per motivi indipendenti dalla volonta' del suo autore. Sono stati salvati grazie alla cache di Google e a un po' di lavoro di copia e incolla. Nei punti in cui mancano dei post, e' stato inserito il logo che vedete anche qui a sinistra]
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Vincino, il Foglio
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La scelta americana. Una ricerca condotta dal Corriere della Sera negli Archivi Nazionali di Washington mette in luce il rapporto molto stretto tra Giovanni Battista Montini, che in futuro diverrà Papa con il nome di Paolo VI, e i servizi segreti degli Stati Uniti. Montini compie questa scelta di campo motivandola con l’intento di rinnovare l’Italia e di proteggerla dal pericolo sovietico. Molto interessante e pieno di testimonianze l’articolo di Ennio Caretto, che offre la possibilità di rileggere la figura di Montini stesso e dell’impegno e delle preoccupazioni della Chiesa durante la seconda guerra mondiale.
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19:45 |
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Anche i neoconi nel loro piccolo s’incazzano. Se non si invieranno più truppe, non si impegneranno più risorse e non si metterà a disposizione nuovo personale diplomatico e lavoratori specializzati, la liberazione dell’Iraq sarà un disastro. Lo dicono Kagan e Kristol.
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19:42 |
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Non firmate quella carta/2. Giunge come una provocazione la proposta partita dal Meeting ai rappresentanti dei governi europei, in primis a quello italiano, di non firmare la nuova Costituzione europea se non quando verrà inserito un riferimento alla tradizione come più volte richiesto dal Papa. Provocazione che imbarazza il Cav. che si nasconde dietro ad una giustificazione “numerica”: sono solo quattro i governi disposti a questa “concessione”, gli altri ventuno non vogliono. Non si può fare. Provocazione che smaschera le reali intenzioni di tutte quelle anime belle, cattolici compresi, della politica italiana. Fin che si tratta di sottoscrivere appelli generici sono tutti in prima fila, ma se c’è da passare dalle parole ai fatti tutti si defilano.
Su questo argomento e più in generale sul tema del rapporto tra la religione e la laicità dello Stato, da segnalare un interessante articolo del Foglio oggi in prima pagina. Come già ieri aveva scritto Giuliano Ferrara (Foglio del lunedì, non on-line), il dibattito negli Stati Uniti è piuttosto acceso e i pregiudizi anticattolici si fanno sempre più pressanti e discriminatori. Contro la nomina di William Pryor a presidente della Corte d’appello federale dell’Alabama, Florida e Georgia, hanno posto il veto 44 senatori democratici, Hillary Clinton compresa, solo perché Pryor è cattolico e non nasconde la sua contrarietà a sentenze filo-abortiste o leggi favorevoli alle unioni gay. L’articolo del Foglio si conclude con una “notiziona” da prima pagina: <<Luciano Violante, dopo aver bocciato l’idea di un’Eoropa cristiana, rivela di “lavorare da anni ad un dialogo immaginario tra Dio e gli uomini” che si fonda sul seguente appello: “Noi ti aiuteremo Signore, ma da fratelli, non da figli”. Violante, il fratello di Dio.>>
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19:41 |
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Non firmate quella carta/1. Un panama bianco spunta dalla sala Neri. Joseph Weiler, costituzionalista della New York University, è atteso da una piccola folla che agita copie dei suoi libri e chiede autografi. Weiler sorride a tutti e comincia a firmare. Questo simpatico professore è diventato una delle star del Meeting 2003. Ha parlato del Trattato europeo, del mancato richiamo alle radici cristiane. E dell’assurdità di questa esclusione: lo ha detto lui, un ebreo praticante. Assurdo perché buona parte dei 25 Paesi che aderiranno alla nuova Europa si è data Carte costituzionali che contengono riferimenti specifici al cristianesimo. “Metà ha scelto una posizione laica e metà religiosa: in nome di che cosa l’una prevale sull’altra?”. Una battaglia della ragione, dunque, non una crociata. Ma quella di Weiler è stata anche una lezione per i cattolici: “Siamo abituati a pensare che l’esclusione di Dio sia una scelta laica, un’opzione che esprime neutralità. Ma quando c’è in ballo una scelta binaria (Dio sì, Dio no), ogni decisione è un giudizio”. Poi: “Potrei citare decine di pensatori liberali, riformisti, marxisti sull’integrazione europea. Ma nessun contributo di cattolici”. Un’assenza colpevole. Ancora: “Nei documenti del magistero cattolico che ho avuto modo di studiare ho trovato cose meravigliose che mi hanno aiutato a capire ancora meglio la vera natura dell’Europa, valide non solo per gli ‘evangelisti’ ma per tutti”. Se dunque la prima notizia uscita dalla tavola rotonda sull’Europa giacobina è che la battaglia per la modifica del Trattato non è una guerra di religione, la seconda – fortemente sottolineata da Augusto Barbera, giurista di area diessina – è che l’invito a riconsiderare il preambolo giunge da studiosi di formazione diversa: l’ebreo Weiler, il laico Barbera e il cattolico Paolo Grossi. La questione non è appena introdurre un inciso sulle radici o di compiacere l’insistenza del Papa, ma identificare l’idea di Europa, quale futuro costruire e con quale tipo di uomo. E il testo del Trattato, così com’è, privo perfino di un riferimento alla sussidiarietà orizzontale, rappresenta una grave censura dell’identità del continente mascherata da una neutralità che in realtà è una scelta ideologica. L’Italia ha la guida dell’Unione europea. La giusta ambizione del governo è di esaurire la fase preparatoria e convocare a Roma i presidenti per le firme conclusive. E’ un’occasione prestigiosa. Potrebbe, però, essere segno di altrettanta autorevolezza la volontà di prendere ancora tempo per meditare bene quel testo che deciderà i destini di centinaia di milioni di persone. E’ un’occasione anche questa. (Quotidiano Meeting)
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19:40 |
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Felicità, la ricetta difficile. Non ci può essere lettura più superficiale del Meeting di Rimini che si apre oggi di quella fatta in chiave partitico-politica. Questo aspetto è sicuramente presente, ma come ogni anno, è affrontato a partire dalle domande più profonde che caratterizzano l'uomo d'ogni tempo. Per capirlo occorre soffermarsi sulla mostra preparata dai monaci benedettini di clausura della Cascinazza, sulla vita di San Benedetto, nella cui regola è contenuto il verso del salmo che quest'anno fa da titolo al Meeting «C'è qualcuno che desidera la vita e brama giorni felici?». Dalla mostra si scopre che San Benedetto non fu un solitario spiritualista fuggito dal mondo terreno; fu piuttosto un uomo che sentì terribilmente vero quel verso del libro della Sapienza, così coerente con le scoperte più moderne dell'antropologia e con la nostra esperienza quotidiana: L'uomo è fatto per la vita ma cerca la morte. Per questo, col suo eremitaggio e nella sua vita con i compagni che lo raggiunsero, volle verificare il contenuto più profondo della tradizione giudaico-cristiana: la presenza nella realtà dell'Essere, del Mistero, di un Dio ignoto amico dell'uomo; la sua alleanza con il popolo ebraico; la pretesa cristiana della Sua incarnazione salvifica e della Sua permanenza provvidenziale nella vita della Chiesa e del mondo. La mostra racconta che proprio la vita di centinaia di monasteri benedettini fece nascere nei secoli una nuova civiltà, più umana di quella precedente. Ne sono frutto la dignità della persona, il valore della donna, l'importanza del lavoro anche manuale, la passione per lo studio e per la ricerca, la carità verso il prossimo, l'amore al bello anche come creazione artistica, il valore della democrazia, il valore del perdono anche a livello sociale. Illustrare tutto ciò non ha però solo lo scopo di ricordare a qualche mediocre politico cosa implichi parlare di origini giudaico-cristiane dell'Europa, ma significa piuttosto mostrare come nulla, oggi, possa essere fatto, anche sul piano economico-sociale, se si prescinde dalle domande di significato sempre drammaticamente presenti nel cuore dell'uomo e dalla verifica delle esperienze che pretendono esserne risposta. Qualunque socialismo riformista e progressista, qualunque liberalismo attento ai valori del progresso, hanno fatto propri gli aspetti più profondi di questa tradizione: il desiderio di rispondere all'esigenza di felicità del singolo uomo, la necessità di vivere anche la vita sociale in compagnia di altri uomini, amici perché uniti da un comune ideale. Tra stato e individuo sono nati luoghi che hanno custodito il desiderio di bene ed educato a guardare la realtà con occhi positivi e costruttivi. Questi luoghi-movimenti, leghe sindacali, unioni di imprenditori, circoli culturali, con la loro stima per la dignità di ogni singolo io, hanno alimentato il pluralismo e la democrazia, la domanda di giustizia sociale e di pari opportunità, il desiderio di ovviare al sottosviluppo del sud del mondo, la stima per la scienza, il progresso che non umili la persona. Queste realtà non temono chi è diverso: il loro nemico sono piuttosto le ideologie, quelle astrazioni basate sulla convinzione che la realtà sia senza significato e che cercare la felicità e il bene sia irrazionale. Così, ripetono ossessivamente che il male sta nel nemico politico, che si migliora la condizione propria e altrui solo rivoluzionando l'assetto politico della società o permettendosi un piacere terreno illimitato ed effimero a costo di giustificare genocidi, dittature, guerre, atrocità, persecuzioni giudiziarie di innocenti. Al Meeting 2003, ai suoi dibattiti tra personalità delle più diverse estrazioni culturali, religiose, politiche, alle sue mostre, ai suoi volontari, al suo pubblico, il compito di mostrare e documentare tutto questo. Giorgio Vittadini, la Stampa.
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14:43 |
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Storia di C.L./5. La cavalcata del mucchio selvaggio ciellino ha tratti stupefacenti. Tiene insieme suore di clausura (della trappa di Vittorchiano e di Val Serena) e avvocati della city londinese (anche dello studio Erede). Monaci benedettini (della Cascinazza di Milano) e gente di cliniche ebraiche, editoria e “lefty saloon” newyorkesi (dove un ciellino è l’oncologo che ha salvato il ciclista Armostrong, l’altro è un monsignore che scrive per il New York Times, un altro ancora è compositore musicale di giungle pubblicitari). E’ sbarcato a Taiwan, ed è in Giappone da più di un decennio, da che i monaci del Monte Koya, uno dei più antichi monasteri del mondo buddista, invitarono don Giussani a guidare un tour di conferenze sul “senso religioso”. Non si sa come, il movimento sia arrivato a toccare perfino l’ultimo discendente dell’Action Painting di Jackson Pollock, il pittore americano William (detto Bill) Congdon. Scomparso qualche anno fa, Congdon fu ciellino irregolare che visse da dandy a Venezia, da cercatore di Dio a Bombay, da esteta oscarwildiano in Costa d’Avorio. Gli ultimi vent’anni della sua vita li trascorse nella casa dei Memores Domini di Gudo Gambaredo, alle porte di Milano, recitando le lodi al mattino e compieta la sera con don Giussani e gli altri ventidue della casa. Poi, quando l’età fu piena, Congdon concluse i suoi giorni nella Cascinazza dei monaci benedettini, in mezzo alle risaie della bassa, dove un giorno disse a un giovane amico di passaggio, “vedi in che buco del mondo Dio ha voluto piantarmi?”. Ed erano saliti, il pittore e il suo giovane amico, su una scassatissima Mehari Citroen per andare a ricevere un’amica americana di Congdon ormai ottuagenaria, “zia Peggy” (Guggenheim), che era venuta a Milano (Grand Hotel de Milan) a vedere che razza di roba dipingeva il vecchio Bill. E vide solo campi, spatolate di colore verde e ocra. A proposito di “pittura d’azione”, si deve sapere che Cl è esplosa in America solo a partire dalla fine degli anni 90. E in modo alquanto imprevedibile. Succede questo: che l’11 dicembre 1997, su iniziativa dell’Osservatore permanente della Santa Sede presso le nazioni Unite, un pool ecumenico composto dal diplomatico vaticano all’Onu Renato Martino, un teologo gesuita americano, un musicista ebreo, un monaco buddista giapponese, presentano per la prima volta negli Stati Uniti un’opera di don Giussani, “Il senso religioso”. L’incontro avviene al Palazzo di Vetro di New York e suscita una certa eco anche nella stampa americana. Normale che al ritorno in patria, Alberto Savorana, uno dei più stretti collaboratori di Giussani – e unico caso al mondo, pensiamo, di giornalista con sede Rai assegnata (e a New York!) che lascia la professione per mettersi a disposizione 24 ore su 24 delle relazioni pubbliche di Cl – e gli altri capi ciellini siano euforici e si mettano subito al lavoro per pianificare uno sbarco in grande stile negli Usa. E invece don Giussani gela tutti bloccando ogni programma missionario. “Se questa è opera di Dio, farà Lui”. In effetti succede il finimondo, anche grazie quel portentoso strumento che è Internet. Dice Cesana: “In una cosa sono diversi da noi europei gli americani: noi parliamo, parliamo. Quelli sono gente seria, agiscono. Quando cercano qualcosa la cercano sul serio”. Risultato: da New York a Washington, da Los Angeles a Chicago, dai posti più sperduti, come Evansville (Indiana), o Rapid City (Sud Dakota), da Portland a Rocheter passando da Houston, oggi non c’è quasi Stato dell’Unione in cui non sia presente un inizio di comunità di Cl. Scrive su Tracce Maurizo Maniscalco, pesarese trapiantato con famiglia a New York, e che in State Island, Wagner College, con amici irlandesi, ha creato un magnifico istituto per corsi di inglese all’estero: “Sai qual era l’avamposto delle giacche azzurre all’inizio delle guerre indiane? St. Joseph, Missouri. Sai da dove partivano i pony express, i cavalieri-postini che attraversavano le praterie dell’America inseguiti dai Sioux? St. Joseph, Missouri?”. Inutile aggiungere che viene comunicato agli amici italiani che a St. Joseph, Missouri, è nata l’ultima, in ordine cronologico, comunità ciellina negli States. C’è un emblematico antefatto a questa storia di Cl negli Stati Uniti. Ed è il seguente. Napa Valley, California, la zona vinicola più famosa d’America, metà anni 80. Nella cittadina di St. Helena vive una famiglia dal cognome dalmato-croato, i Bacich, che presto si trova separata perché moglie e marito decidono di comune accordo di dividersi. La moglie rimane con sei figli e il secondo genito Chris, dice di sua madre che “lei era certa che esistesse un modo umano di vivere il cristianesimo”. Nel 1984 a mamma Christine capita tra le mani il periodico cattolico americano National Catholic Register e caso vuole ci sia un articolo su Cl. Prende carta e penna, scrive in Italia alla sede del movimento, le rispondono con alcuni libri di don Giussani. E con un “Cara signora, ci dispiace, ma al momento negli Usa non c’è nessuno del movimento”. Christine si attacca ai libri, paga traduzioni a uso personale, l’anno dopo il suo primogenito Damian è all’università di Berkeley, una domenica raggiunge suo figlio, va a mangiare una pizza con lui e un prete del Dominican House of Studies, al tavolo trova un ricercatore di astrofisica del Cnr italiano, Marco Bersanelli, la invita a un incontro di School of Community, Communion and Liberation”. Bingo. 1987, 3030 Turk boulevard, San Francisco, è il primo appartamento di universitari ciellini, americani in America. Estate 2003, la saga della famiglia Bacich continua: Chris insegna storia in una scuola di Brooklyn, Damian vive a Los Angels, Martin è architetto e padre di due figli a San Francisco, Greg studia informatica ed è capo dei ciellini universitari di New York , Marguerite si sta per laureare in pubbliche relazioni, Annemarie è Memores Domini a Washington. Mamma Christine? A cinquant’anni si è presa una laurea, lavora con ragazzi handicappati mentali, vive a Sacramento e ogni tanto vola dalla East alla West-Coast. I quasi cinquant’anni di Cl, vedete, sono passati in un attimo. Aveva vent’anni don Giussani, e non voleva vivere inutilmente. Ci è riuscito. Pensa così Milene, ragazzina al primo banco nell’ora di religione al Berchet 1954, quella che un giorno scoppiò in un gran pianto per le struggenti note della “goccia” di Chopin che il fondatore di Cl faceva ascoltare alla classe, ricomparsa quarant’anni dopo, dopo una vita passata al polo nord rispetto alla storia e al mondo del movimento, ha scritto qualche mese orsono a Giussani: “D’altra parte, chi realmente ci ha sostenuto se non chi, con il suo esserci ha ravvivato in noi la speranza”? E lo pensa il più singolare degli amici di Giussani, che gli ha scritto: “… gli uomini si innamorano, e spesso la fedeltà è il debito vitalizio che si accollano in cambio della felicità imminente. Spesso finiscono insolventi, e la felicità torna in pena. Tu forse hai tenuto insieme dall’inizio innamoramento e fedeltà, la tempesta dolcissima che travolge e la lunga pazienza possente. Faccio tanti auguri ai tuoi ottant’anni, al tuo amore per la bellezza e al tuo pensiero dominante. Adriano Sofri”. ( fine) Luigi Amicone, il Foglio.
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14:43 |
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Un eroe del nostro tempo (che finisce in carcere). Apprendiamo questa notiziola curiosa durante la nostra lettura quotidiana preferita, il Foglio (che farà anche qualche errore di traduzione e taglierà in malo modo qualche articolo ogni tanto, ma rimane il giornale più interessante del panorama italico).
Un giovanotto danese, tal Niels Aage Bjerre, è stato condannato a 8 giorni di carcere, da scontare fra qualche tempo chè il penitenziario in questo momento si trova al completo, perché “per le idee si va in carcere, quando sono giuste”. Il “nostro” di professione fa il pizzaiolo in un isoletta a sud-ovest di Copenhaghen e nel febbraio scorso nel suo locale ha esposto un cartello dove comunicava alla gentile clientela che non avrebbe servito la pizza a tutti quei franco-tedeschi antiamericani e amici di Saddam. Qualche “simpatico” pacifista lo ha denunciato per discriminazione ideologica e razzismo. Risultato: è stato condannato per discriminazione e dopo due raid notturni contro il suo locale si è visto obbligato a cedere l’attività.
Dall’articolo par di capire che si sia messo a vendere pizze via internet e che i cadetti dell’Accademia navale americana di Annapolis siano i suoi più scatenati sostenitori. Se siete da quelle parti sapete dove ordinare la pizza. Qui l’articolo.
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L’ora di religione (islamica). In Germania, paese dove vivono circa tre milioni di mussulmani, è stato avviato un esperimento che permetterà agli alunni di fede islamica di partecipare all’insegnamento dell’Islam durante l’orario scolastico. Per il momento il progetto verrà attuato in otto istituti della Bassa Sassonia e avrà durata di quattro anni. Naturalmente i pareri sono discordanti: si dice scettica la presidente del Gew (sindacato dell’Istruzione e della Scienza) che ripropone la solita tiritera dei valori comuni e della multiculturalità; a favore si schiera Heinz Josef Algermissen, vescovo cattolico, che fa giustamente notare come questo progetto possa essere alternativo alle scuole craniche, spesso centri di indottrinamento fondamentalista.
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21:39 |
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Storia di C.L./4. Dunque, Cl, tutto il contrario di quello che ci si aspetterebbe da un movimento cattolico: vita inquieta, montagne russe. Al punto che proprio all’apice di una crisi che sembrò segnacolo di incipiente fallimento – quando a metà degli anni Sessanta il seme di Gs iniziò a morire e i capi, gli intelligenti, se ne andarono lasciando dietro di loro solo un pugno di irriducibili amici intimiditi dall’immenso movimento sessantottino – un ragazzo e una ragazza chiedono al Gius di poter vivere solo di Cristo. Nasce così, nell’apparente punto più basso dell’avventura di un carisma cristiano, il Gruppo Adulto, quello dei “vergini”, oggi riconosciuto dalla Chiesa come “Associazione ecclesiale Memores Domini”, la quale, recita lo statuto, “si propone di sviluppare secondo la radicalità esigita dalla dedizione a Cristo nella verginità, l’esperienza del Movimento di Comunione e Liberazione”. Oggi i Memores, tutti laici e impiegati nelle più disparate professioni, sono oltre duemila e hanno case in tutti i paesi del mondo in cui è presente una comunità di Cl. E’ una storia le cui “origini” e la “ripresa” dopo la buriana del Sessantotto vengono scandagliate nei recenti volumi dell’amico prete di Paolo Mieli, don Massimo Camisasca (“Comunione e Liberazione”, I e II vol. Edizioni San Paolo). Ma è una storia che continua, che sta disseminando il mondo di opere educative, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie e, soprattutto, di libertà. Perché se negli anni Settanta Cl ha contribuito letteralmente a salvare la democrazia nelle scuole e nelle univeristà; se negli anni Ottanta si è lanciata in avventure editoriali come Il Sabato, nave scuola di tanti giornalisti; se il Movimento popolare di Roberto Formigoni, che è stato vicepresidente del Parlamento europeo ed è da quasi dieci anni governatore della Lombardia, è nato dalle costole di Cl (e così gli abboccamenti con Bettino Craxi, l’amicizia storica con Giulio Andreotti, l’avventura con il mitico Vittorio Sbardella), il paradosso è che, di fatto, Comunione e Liberazione è l’unico movimento sopravvissuto al Sessantotto che ha mantenuto vivo lo spirito più libertario, non ideologico, antitotalitario, della contestazione giovanile di fine anni Sessanta. Quando in Italia non solo non si leggeva Solgenitsin ma tutto ciò che era dissenso in Urss veniva qualificato di propaganda fascista, Cl traduceva il praghese Václav Havel e tutti i russi del Samizdat. La libertà di Cl prevedeva anche l’amico editore e patron della Jaca Book, Sante Bagnoli, il quale vantava una solida amicizia con Fidel Castro, era andato alla radio nordcoreana ad annunciare la prima traduzione in Occidente dell’opera omnia di Kim il Sung (la sua), leggeva solo la stampa estera e pubblicava in Italia le tesi del partito Baath di Saddam Hussein in cambio del nulla osta per la distribuzione in Medio Oriente e Magreb di una versione araba della “Bibbia illustrata per bambini” (la sua). Una libertà davvero troppo eccedente gli steccati ideologici dell’infinito dopoguerra italiano. Perciò, non solo il Manifesto, ma anche la Stampa di Torino e L’Espresso di Carlo De Benedetti si gettarono sull’osso Cl qualificandolo al soldo della Cia. Non a caso, nel solo anno a cavallo tra il 1977 e il 1978, le sedi del movimento subirono oltre cento attentati e Francesco Cossiga, rievocando quella stagione in cui era ministro dell’Interno, non più di due anni fa ha ricordato che “Cl ha attraversato momenti così critici che ancora oggi non posso rivelare né in quali circostanze, né chi ha corso molto seri pericoli”. E ancora. Se Cl fu il solo gruppo cattolico che affrontò a viso aperto in obbedienza ai vescovi tutte le battaglie perse dai cattolici in Italia, dal referendum sul divorzio a quello sull’aborto, e votò sempre Democrazia cristiana in ottemperanza alle sempre “pressanti” indicazioni delle gerarchie ecclesiastiche, con Tangentopoli il movimento si sentì paradossalmente sollevato da ogni incombenza partitica. Eccetto una: quella di denunciare l’ennesimo tradimento dei chierici ed essere tra i pochissimi a criticare (fu ancora don Giussani a fare la partita con un’intervista a Pierluigi Battista sulla Stampa) la falsa rivoluzione di Mani pulite. Oggi c’è chi scrive che le simpatie di Cl nei confronti del premier Silvio Berlusconi vadano scemando. “Le difficoltà e i limiti del governo CdL sono sotto gli occhi di tutti – ci dice Giancarlo Cesana – io ho sempre stima per Berlusconi che considero una personalità positiva, nonostante ovviamente abbia alcune idee diverse dalle mie. Comunque non mi sembra ci sia alternativa”. Nell’agosto dello scorso anno, don Giussani rilascia a Libero un’intervista in cui profetizza che “tra sessanta-settant’anni ebrei e cristiani saranno una cosa sola”. Il leader della comunità ebraica romana Riccardo Di Segni si è detto sconcertato per quelle parole. Ma stando ai fatti, c’è almeno un ebreo, anzi parecchi, tra New York e Tel Aviv, per i quali la profezia è già realtà. “Ho letto l’intervista, condivido con entusiasmo l’opinione di monsignor Giussani”, ha scritto a Tracce Michael Shevack, rabbino di New York. E sul settimanale Tempi, in occasione degli ottant’anni di Giussani, ha ribadito che “Tale presenza (di Cl, ndr) ha prodotto in me una profonda trasformazione spirituale. Mi ha dato la possibilità di sviluppare vive e durevoli amicizie, nel significato che don Giussani dà a questa parola… Attraverso questi rapporti di amore ho fatto, poco per volta, l’esperienza di un vero perdono verso i cattolici, gli altri cristiani e le loro Chiese per tutto ciò che hanno fatto nei secoli al mio popolo nel nome di Gesù. Tale perdono ha prodotto nel mio cuore una ritrovata libertà e una personale risoluzione della storia; mi ha sollevato e ha cambiato interamente il mio modo di rapportarmi agli altri, liberandomi dal doloroso passato. Se il significato dell’esperienza di Cristo è questo, allora, pur restando ebreo e orgoglioso di esserlo ora e sempre, potete definirmi ‘cristiano’. Inoltre, non posso fare a meno di percepire la gente di don Giussani nello stesso modo in cui percepisco me stesso: non posso fare a meno di chiamarli ‘ebrei’ ”. Lo scrittore ebreo americano, recentemente scomparso, Chaim Potock e il rabbino di Gerusalemme David Rosen, sono stati entrambi affezionati frequentatori del Meeting. C’è poi Angelica Calò, allieva di Elio Toaff a Roma, sionista della prima ora, emigrata in Israele, sposata con l’israeliano (da tre generazioni) Yehuda Livné, quattro figli, residente da trent’anni in uno dei pochi kibbutz israeliani che si è mantenuto fedele agli ideali laici del sionismo delle origini. Lei e Yehuda hanno scritto dal kibbutz Sasa di ritorno dal Meeting 2002: “Grazie amici, grazie popolo di Cl, grazie per esservi accorti che siamo veramente fratelli… Essere tra voi era come essere in un’isola protetta dai mali del mondo, era come essere a casa: la Stella di Davide, che porto sempre al collo e che avevo tolto al mio arrivo in Italia, è riapparsa serenamente su di me, dopo qualche ora trascorsa con voi. D-io vi benedica e vi accompagni sempre”. D’altronde anche tra i fratelli musulmani i ciellini hanno solide amicizie. Ad Astanà, nuova capitale kazaka, città dove una celebre famiglia di costruttori arabi, tale bin Laden, ha contribuito alla realizzazione di un’università arabo-islamica, un ciellino (che già insegna all’università nazionale del Kazakistan e che conosce il Corano meglio di molti musulmani indigeni) è stato chiamato dall’istituzione arabo-islamica a insegnare “introduzione al cristianesimo”. Ad Almaty, sempre in Kazakistan, il centro giovanile di Cl organizza corsi di avviamento al lavoro e di formazione, frequentati quasi esclusivamente da musulmani. Probabilmente Cl è l’unica entità occidentale capace di attrarre il mondo musulmano in ebollizzione. Quanto succede in Kazakistan accade infatti anche a Tunisi, Beirut, Amman, Il Cairo, Baghdad, Lagos e perfino a Giakarta dove sono presenti persone della cooperazione Avsi (una Ong cresciuta nell’ambito del movimento) o piccole comunità cielline. D’altronde un autorevole rappresentante del mondo islamico, il professor Ali Qleibo, direttore del dipartimento di belle Arti dell’università araba Al Quds di Gerusalemme, di ritorno dal Metting, lo scorso anno ha scritto sul The Jerusalem Times: “A Rimini mi sono sentito a casa, e mi sono sentito accettato come musulmano… A Rimini essere religiosi non sa di arroganza: non si ha l’idea di sottomissione né di prevaricazione nei confronti degli altri, il senso religioso non viene usato per formare un’identità politica nazionalista… mi rendo conto che la presenza dei miei amici di Comunione e Liberazione, e quella di Giussani, in Palestina, in un ‘Meeting di Gerusalemme’, potrebbe essere un passo per ravvivare le speranze di pace in Terrasanta”. Si capisce che dalle montagne russe su cui si è imbarcato quasi cinquant’anni orsono questo strano movimento ne è venuta fuori una sfida su scala planetaria. Oggi la più matura creatura civile dell’educazione ciellina sembra essere la Compagnia delle Opere di Giorgio Vittadini, con le sue trentamila imprese profit e no profit. E nuove associazioni vanno nascendo nel mondo delle professioni, ad esempio tra insegnanti (“Diesse”), medici e operatori sanitari (“Medicina e persona”), tra avvocati e magistrati (Laf). Così, se Cl è ormai una solida e diffusa realtà internazionale, c’è chi pensa che don Giussani sia uno di quegli italiani che meriterebbero sul serio il riconoscimento, tutto laico, di Cavaliere della Repubblica. E, perché no, il premio Dante per la promozione dell’Italia nel mondo. Luigi Amicone, il Foglio.
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Andrea’s version. Veramente intrattenibile, lo sdegno sui tormenti del calcio. Michele Serra, per esempio, era così furente che gli è scappata di prendersela ancora con l’Italia di merda. Quella in cui, per condurre una vita al livello del pensiero, gli è toccato talora di mettere Morandi in mutande. Ma una voce civile si è levata. Di un uomo colto, di uno studioso fiorentino e progressista come Stefano Passigli. Non vorremmo, perciò, che quella voce andasse persa: “In realtà è nella Federazione, e non nel governo e nella maggioranza, – ha spiegato il professore – che matura la soluzione di una B a 24 squadre. Una soluzione di buon senso che si rifiuta di cedere all’arrogante ultimatum di La Russa e di legittimare il sopruso di una B a 21 squadre, con la riammissione del solo Catania. Inoltre – ha concluso Passigli – riammettendo motu proprio la Fiorentina in serie B, la Federazione premia anche la civiltà di una città”. Colta la raffinatezza? Civiltà, altro che discorsi. Firenze, altro che Catania. E Passigli? L’opposto di Borghezio. Prima prende l’impronta al cervello, dopo entra nella repubblica dei piedi.
Il Foglio.
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Storia di C.L/3. Disse ai ciellini Giovanni Paolo II nel 1982, partecipando alla terza edizione del Meeting: “Portate Cristo nel mondo, costruite la civiltà della verità e dell’amore”. La “missione” è da sempre nel dna del movimento giussaniano. Dice Piero Gheddo, il decano dei missionari italiani: “Credo che Gs sia stato il primo movimento cattolico italiano che ha fatto a giovani studenti la proposta di partire per le missioni”. Ma l’andare dei primi giovanissimi ciellini in Brasile e, poi sul finire degli anni Sessanta, Kitgum, Uganda, Africa, non c’entra con un’ansia di protagonismo morale, desiderio di giustizia, scelta per i poveri. C’entra l’irrompere di un ideale, Jesus Christ superstar, che ha la faccia e le movenze di un’amicizia totale. Oggi il movimento sostiene con i propri uomini e donne, mezzi e risorse finanziarie, scuole, centri culturali, ospedali, orfanotrofi, centri di formazione professionale, missioni, in Nigeria, Uganda, Mozambico, Ruanda, Romania, Brasile, Iraq, Palestina, Giordania, Kazakistan, Russia, Argentina, Perù, Ecuador, Bolivia, Cile, Paraguay, Sierra Leone, Birmania. Ma è ancora quella foto scattata a Linate – un circolo di ragazzi che balla su una piazzola una sorta di tarantella – a raccontare la libertà la baldanza di un inizio che, bergsonianamente, dura. Una foto scattata nell’inverno 1964, sono ventenni in partenza per il Brasile. C’è forse Pigi Bernareggi, in quell’istantanea. Certo è, che partito nel gennaio 1964, in questo agosto 2003, Pigi è ancora là, prete e ciellino, a Belo Horizonte. “Zavatra vao tonga”. “Cosa nuova venuta” traducono in Madagascar il ciellino “avvenimento”. E’ stilnovo? Ancora Piero Gheddo, la scorsa primavera, scrive a Giussani dall’isola di Sumatra: “Sono in una missione difficile tra un popolo di islamici arretrato e povero, un islam aggressivo… anche qui ho trovato preti che hanno ricevuto aiuto spirituale da lei e dal suo movimento”. Analoghe missive arrivano da Manila a Perth, dalla birmana Mandalay alla malagascia Faratsiho, da Tunisi alla norvegese Bergen. Però ancora una volta una foto, dove si vede un piccolo gruppo di ragazzi in fila indiana immersi in un paesaggio di neve e betulle. Sembra un dipinto del diciannovesimo secolo, un Segantini da un rifugio sopra a Sankt Moritz. E invece è la Via Crucis della Pasqua 2003, ragazzi di Cl che camminano dietro una croce nella steppa siberiana di Novosibirsk. Non sono poi così tanti, i ciellini, non arrivano a centomila in tutto il mondo, non sono come i madonnari, i devozionisti, le sette, gli spiritualisti, le associazioni cristiane che, come i siti umanitariani, si contano ormai a milioni. Si direbbe che ogni ciellino è un’opera. Riassumere tutta l’esuberanza della galassia giussaniana è davvero impossibile. Prendi il filo delle “forme di vita associate nate dal movimento” e ti conduce fino alla Fraternità sacerdotale dei missionari di san Carlo Borromeo o alla Congregazione delle Suore di carità dell’Assunzione. Entri nel sito Internet e ti perdi nelle sigle di centri culturali, giornali, associazioni, scuole, case editrici, banchi alimentari e farmaceutici per i poveri. Scorri le pagine delle lettere di Tracce e ti trovi in storie e posti dell’altro mondo. Se vuoi capire la loro sensibilità culturale, il loro percorso intellettuale, le loro letture, i loro autori, ecco un’intero scaffale di libri e cd: la raccolta di musica classica (che comprende i cori dell’Armata Rossa sovietica) dello “Spirito Gentil” della Deutchland Grammophone e i volumi della collana “Spirito cristiano” di Rizzoli, diretta da don Giussani, a cui la strada della laica casa editrice milanese fu aperta negli anni Ottanta dal drammaturgo Giovanni Testori, grande amico e protettore di Cl, pigmalione dello scrittore Luca Doninelli e del regista teatrale Emanuele Banterle che, con Franco Branciaroli e sempre grazie a Testori, vent’anni fa diede vita a quella che oggi è la più importante compagnia teatrale italiana, la “Compagnia degli incamminati”. Si capisce: non c’entra l’intellettuale organico con la cultura, la carità, la missione, le tre dimensioni della vita cristiana che sono subito di Gs e poi di Cl. La cultura come coscienza critica e sistematica della realtà, la carità come condivisione del destino di tutti, la missione come presenza dell’io investito dall’ipotesi di Cristo. Il francese Alain Finkielkraut, l’ebreo e filosofo arendtentiano del “partito del dato”, dei fatti – che don Giussani oggi indica come uno dei più grandi compagni di viaggio laici di Cl – sostiene che l’“avvenimento” è il “metodo di conoscenza per eccellenza”, perché “se non si salva l’avvenimento, qualcosa che irrompe dall’esterno, si perde completamente il contatto con la realtà”. Per questo, facendo propria un’osservazione di un altro filosofo francese, Jean Guitton, Giussani non si stanca mai di ripetere che il motto di Cl è: “Ragionevole è sottomettere la ragione all’esperienza”. C’è naturalmente un ordine educativo che produce “esperienza”, che nell’insegnamento di Giussani è, tomisticamente, “conoscenza” come frutto dell’incontro e del continuo paragone tra realtà e persona. “Io non vi dico credete e fate come me” insegnava al suo corso di teologia in università Cattolica, “ma vi dico: paragonate tutto quello che vi dicono gli altri, ma anche quello che vi dico io, con la vostra esperienza elementare, cioè con i vostri desideri ed esigenze naturali di bene, giustizia, libertà, felicità. E fate la vostra verifica esistenziale. Perché verità non è una definizione intellettuale, ma è ciò che si dimostra nell’esperienza come più corrispondente alle esigenze umane”. Ed educazione in Cl è il suggerimento continuo, ma libero e discreto, di una vita scandita dalle lodi al mattino, compieta alla sera, Angelus e preghiera alla Vergine di Dante tutti i giorni, canti sempre, letture quotidiane di libri e di giornali, vacanze in montagna, eucarestia “per ricordarci gli uni gli altri”, scuola di comunità “per capire le ragioni”, fraternità tra le famiglie, ancora una volta, per “approfondire le ragioni della nostra fede e aiutarci in tutto, dai soldi all’educazione dei figli”. E’ come un portare il monachesimo fuori dalle mura dell’abbazia. E’ come un monachesimo laico. Ma non è roba per gente tranquilla. Anzi. Come disse in chiusura dell’unico suo passaggio-intervento al Meeting lo stesso don Giussani: “Vi auguro di non essere mai tranquilli”. Luigi Amicone, il Foglio.
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00:23 |
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(Oggi giornata monotematica)
Sofri: Pannella a Ciampi «Non dialogo senza un minimo di rispetto». Roma, 20 agosto 2003 - Marco Pannella intervenendo a Radio Radicale, ha voluto rispondere al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, sulla vicenda Sofri. "Con l'odierno comunicato - ha detto il leader radicale - la Presidenza della Repubblica fa riferimento al comma 4 dell'art. 681 del c.p.p., (da noi dissepolto ieri) che prevede espressamente che la grazia può essere concessa anche in assenza di domanda o di proposta. Il 18 luglio ultimo scorso la stessa Presidenza aveva pubblicamente affermato che per la concessione della grazia è indispensabile la proposta del Ministro competente. Il Presidente Ciampi, pertanto, rimane in attesa di ricevere la proposta di grazia onde poter assumere le decisioni definitive che gli competono". "Ogni commento - ha poi aggiunto Pannella - mi appare assolutamente superfluo e, soprattutto, indebito. Per dialogare occorre un minimo di rispetto di un linguaggio comune e dell'onestà intellettuale. Difendo così, sinceramente, anche il Presidente Ciampi da una torbida e ormai vecchia, ultra decennale situazione nel suo palazzo. La ridda di reazioni che in queste ore sta finalmente rovesciandosi su gli aspetti fondamentali di questa vicenda "di grazia" è sintomatica, è una sorta di ammissione o di confessione che troppo e troppi hanno fin qui compiuto - come già accaduto clamorosamente con le aperte violazioni della legalità costituzionale da parte del Parlamento e della Camera dei Deputati che dovemmo assumerci l'onere di far superare - sottovalutazioni, distrazioni, complicità, omissioni di fronte ad un problema insorto e sempre più clamorosamente quanto sterilmente ed impropriamente perfino gridato anche in sedi prestigiose e istituzionali". "Per stasera - ha dichiarato poi Pannella - mi limito e ci limitiamo ad auspicare che venga dato spazio e comunicazione all'impressionante ed autorevole mole di reazioni già manifestatesi, evitando quelle forme di censura che l'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha denunciato da Radio Radicale nei confronti dei mass media italiani". "Se questo dovesse invece accadere - ha proseguito - chiederemo immediatamente la remissione di questi aspetti di questa vicenda ad un "giurì d'onore" con personalità manifestamente adeguate all'importanza della vicenda. Oltre a, naturalmente, immediatamente promuovere ed organizzare la più vasta e prestigiosa mobilitazione nonviolenta dell'opinione pubblica e di tutti i soggetti anche in questo caso interessati ad affermare il principio di legalità, per superare il persistere nel pantano di una flagranza putrefatta una situazione ed una storia sintomatica del: "Caso Italia". "Già nelle prossime ore - ha infine concluso Pannella - con Radio Radicale, non mancherà probabilmente l'occasione per proseguire e potenziare il dibattito in corso". (Da Radio Radicale)
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22:55 |
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Giochino estivo. La questione della grazia per Adriano Sofri sta diventando una pagliacciata. Comunque la si pensi sulla concessione di questo provvedimento siamo arrivati ad un limite invalicabile: quello del ridicolo. Prima il Ministro che non trasmette la pratica al Quirinale, poi lo stesso Quirinale che comunica di non poter emettere un provvedimento senza la controfirma del Ministro. A questo punto ci sentiamo di rivalutare la posizione di Castelli, posizione che non condividiamo ma che almeno è chiara: no alla grazia. Ciò che è difficile da comprendere è la posizione di Ciampi, che sembrava disposto a firmare il provvedimento ma che, messo alle strette da quel geniaccio di Pannella, ha emesso un comunicato che non risponde affatto alla sostanza degli interrogativi posti dal leader radicale. Pare che in questo caso nessuno voglia assumersi la responsabilità politica dell’atto, rimpallando di volta in volta questa responsabilità ad altri soggetti. Il Sen. Cossiga colpisce nel segno quando afferma: “Il ministro Castelli non vuole prendere l'iniziativa sulla grazia a Sofri ma è pronto a controfirmare l'eventuale decreto del Capo dello Stato. È Ciampi a non voler concedere la grazia”. Infatti non a caso nel comunicato del Quirinale è citato l’art. 89 primo comma della Costituzione, il quale stabilisce che “nessun atto del Presidente della Repubblica è valido, se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità”. Eccola la parolina magica, RESPONSABILITA’. Pare che il senso di responsabilità delle istituzioni e di chi le rappresenta non esista più Non è un bello spettacolo.
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18:28 |
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Gifuni chi? "Gli Uffici del Quirinale non hanno mai sostenuto che, ai fini della concessione della grazia, sia indispensabile la domanda del soggetto interessato o degli altri soggetti abilitati: infatti, l'art. 681, comma quarto, del C.P.P. prevede espressamente che la grazia puo' essere concessa anche in assenza di domanda o di proposta (dell'ufficio del magistrato di sorveglianza); altrettanto esplicitamente l'art. 89, primo comma, della Costituzione stabilisce che nessun atto del Presidente della Repubblica è valido, se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità: pertanto, in mancanza del consenso del ministro della Giustizia a voler controfirmare l'eventuale decreto presidenziale di concessione della grazia, non è costituzionalmente possibile emanare il suddetto decreto presidenziale, in quanto sarebbe 'non valido'. Ciò è attestato dalla prassi costituzionale in materia; il Presidente Ciampi tiene a confermare anche in questa occasione la sua piena fiducia al Segretario Generale del Quirinale, Gaetano Gifuni".
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17:40 |
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681. Marco Pannella toglie il foglio bianco che copre la scritta nera, e legge: "La grazia può essere concessa anche in assenza di domanda e proposta". E' il quarto comma dell'articolo 681 del nuovo Codice di procedura penale, quello del 1989: l'articolo regola la procedura per arrivare alla concessione della grazia, innova la normativa precedente chiarificandone la lettera e, secondo Pannella, "libera il campo da mesi di pseudo dibattito politico intorno al caso Sofri". Restituisce al presidente della Repubblica la parola definitiva, in base a quel potere che la Costituzione, all'articolo 87, gli assegna. Questo intende Pannella per legalità, per rispetto del diritto positivo, questa è una delle domande a cui chiedeva risposta con lo sciopero della fame: non chiedeva e non chiede tuttora la grazia, ma una chiarificazione sul potere o meno del presidente Ciampi di concederla "motu proprio": "Premesso che non ho assolutamente avuto contatti diretti o indiretti con il presidente della Repubblica negli ultimi mesi né su questo né su altri temi, affermo di sapere che auspica fortemente non da oggi di poter concedere la grazia ad Adriano Sofri" dice, ed effettivamente la posizione di Ciampi è da tempo nota. Altrettanto quella del ministro Guardasigilli, che il mese scorso fece sapere attraverso un articolo pubblicato sulla Padania di non avere intenzione, dopo lunga riflessione, di "proporre" la grazia per Sofri al presidente. Di lì a poco un comunicato dell'Ufficio giuridico del Quirinale, del 18 luglio scorso in cui, "a proposito delle richieste per la concessione della grazia ad Adriano Sofri e Ovidio Bompressi" si precisava che "non esiste nel nostro ordinamento un potere autonomo di grazia del capo dello Stato: come per gli altri atti del presidente della Repubblica, anche per la concessione della grazia è indispensabile a norma dell'articolo 89 della Costituzione la proposta del ministro competente". Da quel 18 luglio, più nulla. Pannella recita uno sdegno divertito e dice che "evidentemente c'è chi inganna il presidente", perché quell'articolo del Codice di procedura penale "è inequivocabile" (e inoltre allarga la possibilità di proposta di grazia al presidente del Consiglio di disciplina dell'istituto penitenziario), e perché l'innovazione del 1989 fu commentata dalla dottrina proprio nel senso di rendere indiscutibile il potere del presidente della Repubblica di concedere autonomamente la grazia. "Di che cosa si è parlato fin adesso, è finalmente chiaro". Pannella inoltre ricorda che pochi giorni fa il ministro Castelli aveva dichiarato il Foglio l'aveva riportato ieri a chi gli chiedeva che cosa pensasse personalmente della domanda di grazia di un detenuto: "Io non devo pensare, devo istruire le pratiche e trasmettere gli atti al capo dello Stato, cui spetta il compito di decidere". "In fatto di grazia aveva concluso il Guardasigilli io e i miei collaboratori siamo al servizio del presidente Ciampi". Questo però non significa che non esistano problemi di ordine tecnico: l'articolo 89 della Costituzione, norma generale di una fonte sovraordinata, prevede che "nessun atto del presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri", e certo, come spiegava ieri al Foglio Giuseppe Di Federico, membro laico del Csm, la controfirma del Guardasigilli a un decreto presidenziale di grazia non può essere considerata atto dovuto. Ma atto di "correttezza e opportunità istituzionale" sì, come ha spiegato il presidente emerito della Corte costituzionale ed ex ministro della Giustizia Giuliano Vassalli, secondo il quale "su questo punto è il ministro che deve cedere, facendo omaggio a quello che è il contenuto della Costituzione, superiore certamente alla legge ordinaria". C'è inoltre un precedente in questo senso, una grazia concessa "motu proprio" dal presidente della Repubblica (era il 1965, il presidente era Saragat e vigeva ancora il vecchio Codice di procedura penale che lasciava aperto il problema) a un cittadino jugoslavo senza che fosse stata presentata alcuna domanda o proposta. "Ed è dal 1999 aggiunge Pannella che il Guardasigilli non si chiama più ministro di Grazia e giustizia". Secondo il leader radicale adesso il campo "della praticabilità immediata" della concessione della grazia a Sofri è sgombro da elementi di confusione, si tratta invece di rispondere "scientificamente" alla seconda domanda sulla legalità: se l'eventuale protrarsi della detenzione di Sofri e di altri in condizioni riconducibili alle sue sia ancora necessario, opportuno o compatibile con il nostro diritto positivo. O sia invece illegittimo. Pannella tiene a rassicurare Sofri: "Si tranquillizzi, perché non c'è nessun interesse da parte nostra a privilegiarlo, ma solo la necessità di far vivere la giustizia". E quando la detenzione castra la possibilità del detenuto di produrre ricchezza, allora, dice Pannella, non c'è giustizia. Il Foglio.
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12:33 |
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Storia di C.L./2. Non è che sia mai stato comodo il posto che Cl occupa nella chiesa e nel mondo. A metà anni Sessanta don Giussani viene spedito dall’autorità ecclesiastica negli Stati Uniti, dove studia il pensiero di Reinhold Niebuhr e firma un libro che, rieditato proprio in occasione del Meeting 2003, a tutt’oggi resta una pietra miliare per lo studio del protestantesimo americano. Torna in Italia, ma l’aria di incomprensione rimane. Nell’ottobre del 1967 scrive al suo arcivescovo di Milano cardinale Giovanni Colombo: “Per evitare la condanna di un lungo esilio, mi determinerei (come mi sarei determinato tre anni fa) a sospendere il mio apporto a tutte quelle iniziative che preoccupano l’Azione Cattolica romana, o qui… A 45 anni credo per chiunque non sarebbe facile portare una posizione di instabilità e di precarietà come la mia”. Nel 1971, quando di anni ne ha quasi cinquanta, Giussani si rivolge al suo arcivescovo con parole ancora più gravi (“Non ho mai voluto fare una ‘cosa mia’, ma dare vita e incidenza alle idee donatemi in seminario e alle direttive autorevoli”) e chiede “perdono di un disagio che forse solo la eliminazione della mia esistenza potrebbe annullare”. Ci vorrà Paolo VI a proteggere il movimento dalle asprezze di una sedimentata mentalità clericale. Nel marzo del 1975 il Papa fa chiamare Giussani e gli dice: “Questa è la strada: vada avanti così!”. Definitivamente, in maniera suggestiva, sarà Giovanni Paolo II a dare pieno riconoscimento al carisma giussaniano. Succede già nella prima udienza, appena eletto Papa, nel 1978, incontrando i suoi amici ciellini che aveva conosciuto a Cracovia grazie al forlivese don Francesco Ricci che, fin dai primi anni Sessanta – insieme a padre Romano Scalfi, viaggiatore a Mosca e tessitore di relazioni con il dissenso sovietico – aveva posto i semi del movimento in tutto l’Est europeo. Poi, nel 1982, il Papa va al Meeting di Rimini e nel 1984 benedice i ciellini nella sala Nervi del Vaticano, in occasione del trentennale del movimento. L’indimenticabile abbraccio del Pontefice a don Giussani è del maggio 1998. Lo noterà in una lettera dal carcere il più singolare degli amici di Cl, che ha pubblicamente scritto a don Giussani: “Volevo solo dirle che ho visto la sua fotografia col Papa, in piazza San Pietro, nel giorno dei movimenti, allegata da Tracce (il mensile di Cl, nda): bellissima. Lei che vuole inginocchiarsi, il Papa che vuole rialzarla, un doppio movimento degno di quel Caravaggio che avete deciso di portare al Meeting, per far testimoniare anche a lui che la vita non è sogno. Ha saputo aspettare, il suo movimento. Affettuosi saluti da Adriano Sofri

La biblioteca invisibile. On-line c’è spazio anche per quelli che adorano i vecchi libri e vivrebbero volentieri nei paesaggi immaginari che esistono solo nelle pagine uscite dalla fantasia degli scrittori. Questo sito ospita molte chicche per i più curiosi, come un elenco di titoli mai scritti e mai letti che esistono solo in altri libri, una raccolta di mappe geografiche fantastiche e una serie di immagini di copertine e pagine di vecchi volumi.
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20:07 |
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L’Impero/1. “Gli Stati Uniti sono un impero, anzi uno degli imperi più potenti di tutta la storia, ma si rifiutano di riconoscere questa evidente verità. E’ un problema, perché, in questo momento l’America è un colosso malato di mancanza di attenzione, che mette in atto una colonizzazione a prezzo ribassato.
Tanto per non dimenticarcelo: lo scopo dell’Impero americano, nella sua struttura attuale, è quello di diffondere il libero mercato, rafforzare il regno della legge, eliminando alla fonte il terrorismo, di solito radicato nei paesi dove ci sono tirannie e guerre civili, imporre l’ordine in questi paesi, e prepararvi la strada per un governo rappresentativo”.
Inizia così l’intervento di Niall Ferguson, tenuto il 17 luglio 2003 presso l’American Enterprise Institute, nell’ambito di un dibattito con Robert Kagan organizzato dalla New Atlantic Iniziative. Lo pubblica oggi il Foglio(pdf).
Domani verrà pubblicato l’intervento di Kagan.
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20:05 |
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Sofri: ”Io un raccomandato? E’ comico”. Un “raccomandato alla rovescia, con dietro un movimento d’opinione così forte che sono stato imputato a torto, processato malamente, condannato a torto e detenuto iniquamente per molti anni”. Così Adriano Sofri, a “Radio anch’io”, ha risposto a chi gli faceva notare come un vasto movimento di opinione stesse chiedendo la grazia per lui. “Sto in galera da sette anni: l’idea aleggi su me un’aurea da raccomandato mi pare comica”. “Non chiedo la grazia non perché sono innocente, ma perché accetto le conseguenze di una condanna che dipende dalle leggi”.
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13:40 |
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Vincino, Il Foglio
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11:09 |
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(RadioRadicale.it, 30Lug - 17.29) - La giornalista irano-canadese Zahra Kazemi è stata con ogni probabilità uccisa mentre si trovava in carcere. Lo ha ammesso oggi il vicepresidente iraniano Mohammad Ali Abthani: "C'è un'alta probabilità che la morte sia stata causata da un'emorragia provocata da un violento colpo alla testa". Pochi giorni dopo la morte della giornalista e l'avvio dell'inchiesta voluta da Khatami, lo stesso Abtahi aveva parlato genericamente di "percosse".
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18:41 |
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Neoconi cattolici. Il Buroggu segnala il numero speciale della rivista Studi Cattolici dal titolo "L'esperimento americano. Verso un nuovo ordine mondiale", primo compendio del pensiero neo conservatore cattolico italiano.
“Non tutti i lettori di ‘Studi Cattolici’ si troveranno d’accordo con le opinioni raccolte nel quaderno. È logico che sia così, e in seguito ospiteremo opinioni anche di segno contrario, purché analogamente documentate. Il servizio che intendevamo svolgere era di superare l’antiamericanismo, spesso irrazionale e talvolta isterico, serpeggiante in alcuni settori dell’opinione pubblica. Queste pagine sono un invito a pensare più in grande e più oltre”. (dalla prefazione)
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18:01 |
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Fumo. Per noi amanti della “paglia” questo è un sito imperdibile. Pacchetti di sigarette dei due secoli passati: c’è la sigaretta preferita di Jack London, ci sono le pin-up dei vecchi pacchetti di Lucky Strike americani, le bellissime pubblicità art déco d’inizio novecento e anche le finte sigarette africane (prodotte negli Usa) con le prime donne nude. Non mancano poi le scatole di “sigarette esotiche” degli anni 20, dalle quali deriva, dopo un lungo percorso di innovazione grafica, il packaging delle attuali Camel. Bene. Adesso mi accendo una sigaretta.
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17:59 |
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Piccola posta. Vengo informato che una persona, su un suo weblog, ha scritto questo: “Se Luca Sofri non tenesse un bellissimo blog, la comunità virtuale avrebbe aderito così massicciamente alla campagna per la scarcerazione di Adriano Sofri?” Non c’è niente da fare: son soddisfazioni.
Adriano Sofri, il Foglio.
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11:50 |
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In rete. Ora anche Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, ha il suo sito web.
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21:45 |
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Asiamedia. Per gli amanti del cinema asiatico e più in generale di discipline artistiche e media dell’ Estremo Oriente, il Dipartimento di Studi Orientali dell’Università di Venezia ha creato questo portale. E’ suddiviso in “Percorsi” relativi a ogni Paese e disciplina. Da vedere.
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21:41 |
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12:00 |
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23:48 |
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Terrore. Venticinquemila i siti internet passati al setaccio, ogni mese, dall'ottobre dello scorso anno. Circa quattromila quelli etichettati come incitanti al terrorismo, ad estremismi di vario genere ed alla promozione dell'odio razziale. «Ma i siti riconducibili a vario genere e titolo ad attività violente ed eversive sono almeno 9 milioni in tutto il mondo. Internet - spiega in proposito Leo Adler, avvocato canadese di fede ebraica e direttore generale del Wiesenthal Center - è la nuova frontiera di questi maestri dell'odio digitale. Dobbiamo capire che i gruppi terroristici come Al Qaeda e i loro sostenitori hanno imparato ad usare la Rete in maniera molto sofisticata, cercando di stringere alleanze transnazionali».
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23:25 |
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C'è troppa gente in giro che si prende troppo sul serio. Quando riusciranno a staccare gli occhi dal proprio ombelico, avranno l'occasione di leggere tutte le infami cazzate che hanno scritto. Mica siete in missione per conto di Dio, suvvia, divertitevi e lasciate che la vostra indignazione, in permanente mobilitazione, si prenda un po' di vacanza.
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21:04 |
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Cara beltà che amore Lunge m'inspiri o nascondendo il viso, Fuor se nel sonno il core Ombra diva mi scuoti, O ne' campi ove splenda Più vago il giorno e di natura il riso; Forse tu l'innocente Secol beasti che dall'oro ha nome, Or leve intra la gente Anima voli? o te la sorte avara Ch'a noi t'asconde, agli avvenir prepara? Viva mirarti omai Nulla spene m'avanza; S'allor non fosse, allor che ignudo e solo Per novo calle a peregrina stanza Verrà lo spirto mio. Già sul novello Aprir di mia giornata incerta e bruna, Te viatrice in questo arido suolo Io mi pensai. Ma non è cosa in terra Che ti somigli; e s'anco pari alcuna Ti fosse al volto, agli atti, alla favella, Saria, così conforme, assai men bella. Fra cotanto dolore Quanto all'umana età propose il fato, Se vera e quale il mio pensier ti pinge, Alcun t'amasse in terra, a lui pur fora Questo viver beato: E ben chiaro vegg'io siccome ancora Seguir loda e virtù qual ne` prim'anni L'amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse Il ciel nullo conforto ai nostri affanni; E teco la mortal vita saria Simile a quella che nel cielo india. Per le valli, ove suona Del faticoso agricoltore il canto, Ed io seggo e mi lagno Del giovanile error che m'abbandona; E per li poggi, ov'io rimembro e piagno I perduti desiri, e la perduta Speme de' giorni miei; di te pensando, A palpitar mi sveglio. E potess'io, Nel secol tetro e in questo aer nefando, L'alta specie serbar; che dell'imago, Poi che del ver m'è tolto, assai m'appago. Se dell'eterne idee L'una sei tu, cui di sensibil forma Sdegni l'eterno senno esser vestita, E fra caduche spoglie Provar gli affanni di funerea vita; O s'altra terra ne' superni giri Fra' mondi innumerabili t'accoglie, E più vaga del Sol prossima stella T'irraggia, e più benigno etere spiri; Di qua dove son gli anni infausti e brevi, Questo d'ignoto amante inno ricevi.
Giacomo Leopardi, Alla sua donna
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17:40 |
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La “Neocona”. Nella rubrica settimanale che Lilli Gruber (quella che gli Americani ci sparano addosso a noi giornalisti) tiene su Io Donna, si parla della situazione in Liberia. Situazione drammatica, che potrebbe sbloccarsi con l’arrivo dei soldati americani (quelli che notoriamente sparano addosso ai giornalisti). Dall’arrivo di questi ultimi, la “nostra” probabilmente non aveva notizia al momento della stesura del pezzo in questione. In circa trenta righe ci spiega il perché e il percome si sia arrivati a questi drammatici sviluppi. Poi aggiunge: “Per trovare una soluzione, gli africani si sono rivolti agli Stati Uniti (quelli che hanno i soldati che notoriamente sparano addosso giornalisti,ndr), che hanno creato questo Paese nel XIX secolo per far tornare a casa gli schiavi tornati liberi. Ed è la ricchezza sviluppata da questa minoranza di “coloni” l’origine delle violenze politiche di questo Stato”. Ehi, diciamo noi, ecco i colpevoli, questi puzzoni americani. Potevano tenersi la schiavitù, così non inventavano la Liberia e non succedevano tutti i casini raccontati dalla Lilli. Fantastico.
Ma la “perla” di questo articolo è tutta in queste ultime frasi: “Offrire l’esilio a qualcuno che dovrebbe trovarsi davanti a un tribunale internazionale è già una prova di debolezza, che lancia un messaggio chiaro di impunità a tutti i dittatori africani. Autorizzare Taylor a sfidare la più grande democrazia del mondo e la sua potenza militare è un errore cruciale”. (La stessa teoria l’abbiamo sentita qualche giorno fa in un’edizione pomeridiana del Tg3)
Sostituite il nome di Taylor con quello di Saddam, dittatori africani con dittatori mediorientali e spiegatemi la differenza che corre tra l’intervento in Iraq e il possibile intervento in Liberia. NESSUNA DIFFERENZA. L’importante è dare addosso agli USA, questo è ciò che conta e non importa se per farlo si usano argomentazioni da “neoconi”.
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22:53 |
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Suicidio a “mandorla”. Non vorremmo rubare il mestiere al Buroggu, ma questo articolo del Manifesto ci ha colpito. Si parla del suicidio in Giappone. Anche per quest’anno i suicidi sono in aumento, superano i 35 mila, tre volte i morti sulla strada e il doppio rispetto agli anni ottanta. Un problema drammatico, tanto che il Governo giapponese ha inserito in finanziaria 4 milioni di dollari per la lotta contro il suicidio. Pare che ci siano più di 50 siti internet dedicati, dove appaiono messaggi come questo: “Mi chiamo Kato, vivo a Saitama. Cerco una compagna con la quale suicidarmi entro mercoledì della prossima settimana. Ho organizzato tutto alla perfezione. Mi serve solo la compagnia di una persona determinata quanto me”.
“Il manuale del Suicidio” di Wataru Tsurumi, che ha raggiunto 83 edizioni e ha venduto un milione e mezzo di copie, verrà stampato in una nuova, attesissima edizione, che conterrà dettagli su come suicidarsi utilizzando internet.
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22:49 |
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Nessuno tocchi Caino. Postiamo per intero l’intervento di Marco Pannella e Sergio D’Elia apparso Sul Corriere, che spiega perché va appoggiata la moratoria internazionale proposta dall’Italia.
”Visti i precedenti, non avevamo dubbi sul tipo di accoglienza che avrebbe avuto in Europa la proposta italiana di presentare una risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni capitali alla prossima Assemblea Generale dell'Onu. Nel 1994, quindici Paesi abolizionisti europei si astennero e la risoluzione presentata dal governo italiano fu sconfitta per soli otto voti. Nel 1999, l'Unione - a parte l'Italia dell'Ambasciatore Paolo Fulci - si arrese senza combattere: per paura di perdere, ritirò la risoluzione che aveva presentato. I nostri avversari cantarono giustamente vittoria. L'Europa dei diritti umani ha regalato al mondo almeno dieci anni in più di esecuzioni capitali. Ma il tradimento di fatto dei condannati a morte non sembra ancora finito. «Non è il momento», «non ci sono i numeri», «si rischia di fare un passo indietro sulla via dell'abolizione», sono stati gli argomenti del fronte del «no» alla proposta annunciata prima da Gianfranco Fini, ribadita da Silvio Berlusconi e formalizzata da Franco Frattini al primo Consiglio europeo di presidenza italiana. Sembra che in Europa debba circolare solo l'opinione corrente che si ha dell'Italia: un Paese dove è al potere un governo parafascista e dove comanda Silvio Berlusconi, uno che ha a cuore solo i suoi problemi con la giustizia e non deve avere certo a cuore la sorte di chi rischia di essere giustiziato. Che sia in ballo un pregiudizio ideologico o un limite reale, sarebbe comunque grave che il governo non ne prendesse atto e non decidesse anche per questo di rilanciare sulla moratoria Onu. La risposta «non ci sono i numeri» non può essere accettata. Ai partner europei occorre chiedere quali sono i loro dati, le loro previsioni di voto. Per noi i numeri a favore della moratoria ci sono: i Paesi membri dell'Onu sono 191; 89 sono quelli che dal 1997 a oggi hanno già cosponsorizzato in sede Onu una risoluzione per la moratoria; a questi vanno aggiunti almeno altri 6 stati che hanno già votato ripetutamente per la moratoria alla Commissione diritti umani, e siamo a 95; altri 5 stati, dopo i recenti cambiamenti politici, potrebbero votare a favore: ad esempio, il Kenya che lo ha già annunciato. Saremmo a 100, la maggioranza assoluta dei paesi ONU, una maggioranza che non potrà mai essere intaccata dai «no», se si considera che ci saranno una ventina di Paesi indecisi che si asterranno. Nel '94, quando perdemmo per otto voti, i Paesi Onu mantenitori della pena di morte erano 97, 33 in più rispetto a oggi. Alcuni giorni fa abbiamo chiesto ad Amnesty-Londra di sapere se è favorevole o no alla moratoria all'Onu nel 2003. «In Assemblea Generale ci sono troppi Paesi ostili alle questioni dei diritti umani, in particolare sulla pena di morte», è stata la risposta. «Il nostro obiettivo è vedere adottata in una sessione futura dell'Assemblea Generale una risoluzione che chiede l'abolizione mondiale della pena di morte», ha aggiunto. Questo è il punto! Non solo non sono maturi i tempi, è messo in discussione pure l'obiettivo. La moratoria non viene neanche nominata: o l'abolizione o niente. Ci risiamo. Come nel '94 e nel '99, si manifestano i nostri avversari, che sono i fondamentalisti dei due fronti: i Paesi mantenitori della pena di morte (Egitto e Singapore in testa) e i «duri e puri» che la vogliono abolire tutta e... dopo. «La pena di morte viola il diritto alla vita», è la petizione di principio sacrosanta e vuota. «L'abolizione mondiale della pena di morte», è la parola d'ordine da portare in Assemblea Generale. Quando? «È un processo storico quello in corso e non potrà essere compiuto dall'oggi al domani», ci informa Amnesty-Mondo. Petizioni di principio, buone intenzioni e tempi lunghi di chi ha l'Assoluto come tema e la Storia come prospettiva! E' esattamente il contrario di quello che abbiamo fatto in questi anni: cercare di tradurre in tempi politici i tempi storici dell'abolizione. C'è un nesso diretto tra la nostra «provocazione» all'Onu del '94 e le 33 abolizioni, moratorie legali e di fatto che pure ci sono state nel corso degli ultimi anni. Abolizioni e moratorie hanno potuto salvare migliaia di vite e altre ancora se ne potrebbero salvare, se il meglio della futura, assoluta e perenne abolizione della pena di morte non venisse giocato come nemico del bene «provvisorio» della sua immediata sospensione, cioè contro la moratoria delle esecuzioni. Lo sappiamo: la moratoria è un compromesso con la pena di morte, un «compromesso» sul quale occorrerebbe forse sentire il parere dei condannati a morte. Non solo di quelli americani che conosciamo e possono parlare, ma anche degli innominati, i disperati, gli «infami» della pena di morte: i detenuti nei bracci della morte cinesi, iraniani, palestinesi, cubani che muoiono ammazzati nel silenzio e nell'indifferenza generali.”
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22:45 |
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Si parte! Gli indignati in servizio permanente effettivo sono avvisati. I difensori della democrazia e della civiltà tutta anche. Fate i bagagli, preparate gli slogan che più vi piacciono, metteteci anche qualche “banderuola” della pace che viene sempre buona. Avvisate Agnoletto, Casarini e tutta la ghenga di “unaltromondoèpossibile”. Da oggi c’è qualcosa di peggio della Bossi-Fini. Mobilitatevi contro i nuovi barbari e andate a spaccargli il culo. Non dite niente a Bossi, chè gli vengono subito strane idee.
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01:22 |
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Vincino, il Foglio.
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01:04 |
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Buonanotte. Riceviamo e pubblichiamo.
Ciao, siamo lieti di annunciarti che, con oggi, a seguito della fusione per incorporazione di Buongiorno SpA in Vitaminic SpA, nasce Buongiorno Vitaminic SpA. La nascita della nuova società è ovviamente un passaggio importante per tutte le persone che compongono il nostro team e condividono il nostro progetto di rendere Buongiorno Vitaminic il leader europeo nel settore degli IMS (Interactive Mobile Services). Insieme, come Buongiorno Vitaminic, continueremo a lavorare per accrescere questa capacità. Cogliamo l'occasione per comunicarti che dalla settimana prossima riceverai BeMusic l'email magazine che ogni venerdì ti offre news, curiosità e suggerimenti dal mondo della musica, con attenzione anche all'ascolto di musica on line.
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00:56 |
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11:58 |
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Professionisti. Palermo è una bellissima città, a quanto pare parecchio pericolosa. In Procura succede di tutto, e il procuratore si guarda le spalle. Intanto i “professionisti” dell’antimafia colpiscono a destra e a sinistra, non si sa mai, meglio non farsi mancare niente.Da nessuna parte, con le solite rarissime eccezioni, si parla di ciò che sta succedendo su questo fronte. Nessuno ha aperto una discussione seria sulla gestione dei collaboratori di giustizia, nessuno. Sarebbe ora di farlo.
Roberto Scarpinato (PM del processo Andreotti) e Antonio Ingroia (PM del processo Dell'Utri) su l'ultimo numero di Micromega propongono, per bloccare l'orrore (il governo Berlusconi), di "sospendere autoritativamente la democrazia elettiva aritmetica al fine di salvare la democrazia sostanziale contro la stessa volontà della maggioranza" (riportato da Giancarlo Perna su Il Giornale, mar. 22.7.2003, p. 6). (Grazie a stranocristiano)
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11:53 |
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Cominciamo bene… Adriano Sofri non ha mai pensato di fuggire di fronte alla prospettiva del carcere, pur considerando 'nobilissima in sé' l'idea della fuga. Così come continua ad escludere dal suo 'orizzonte' la richiesta di grazia, pur non avendo 'alcuna obiezione' sul fatto che altri la chiedano. In una lunga intervista realizzata nel carcere di Pisa dove Adriano Sofri è recluso dopo la condanna a 22 anni per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi e trasmessa stamani nel programma 'Cominciamo bene estate' di Raitre, l'ex leader di Lotta continua affronta il tema della fuga. 'L'idea della fuga mi pare nobilissima in sé, ma il mio carattere non si adatta', ha affermato Sofri sostenendo di non avere avuto 'alcuna voglia di fuggire e, viceversa, di fronte a qualcuno che spalancasse la bocca per ingoiarmi io avevo voglia di corrergli incontro. Cosa che ho fatto ripetutamente. E infatti mi ha ingoiato', aggiunge sostenendo di non essere 'mai stato sfiorato dalla possibilità di cambiare idea'. 'Non ho scelto mai se fuggire o restare, l'idea della fuga non mi si è mai presentata', ha spiegato ancora l'ec leader di Lotto Continua, sostenendo che la sua situazione attuale di detenuto è 'quasi estrema: se fossi stato deportato in un lager o in un gulag sovietico il problema se fuggire o restare si sarebbe posto. Ma non mi permetto simili paragoni'. Pur riconoscendo 'una nobiltà nella fuga, che spesso non è una fuga, come nel caso delle filosofie orientali, io sto qui. Penso sia l'ultimo dei posti dove dovrei stare, però succede. Ci sono momenti in cui bisogna cedere alla disgrazia che ti colpisce, può essere una malattia, una sentenza giudiziaria', ha aggiunto, ricordando il personaggio del 'Piccolo principe' che, inutilmente, accendeva e spengeva continuamente i lampioni perché 'la consegna è la consegna'. La sua è una fuga dalla richiesta di grazia? 'Fuggirei dalla richiesta di grazia se avessi l'impulso di farla.Invece' - ha spiegato - 'si tratta di un gesto che ho escluso dal mio orizzonte fin dall'inzio pur non avendo alcuna obiezione che altri la facciano: Il mio amico e coimputato ha chiesto la grazia - ha detto Sofri riferendosi a Ovidio Bompressi - 'non ammettendo alcuna colpa e io ho totale rispetto per questa sua richiesta e per le ragioni che l'hanno motivata'. Nell'intervista Sofri ha toccato anche un altro tema legato all'universo carcerario: il suicidio, definendolo 'una specie di culmine dell'evasione, pratica quest'ultima ormai rarissima. I detenuti, il cui tempo è destituito di ogni senso, non cercano altro che andare via, fisicamente, di riempirsi di qualsiasi sedativo, droga, di qualunque terapia e talvolta sniffano la bomboletta di gas, spesso con esiti fatali'.
Da Radio Radicale
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11:48 |
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Taz&bao. Magari ha ragione la Bbc sul “dossier uranio”. Però non vi sembra un po’ esagerato tutto questo casino anti-Blair a fronte di quest’altra notizia, magari un po’ silenziata, la cui fonte è, tra le altre, il partito comunista irakeno: “Irak: 300.000 cadaveri in 65 fosse comuni”? Nelle 65 fosse comuni scoperte in Irak dalla fine formale della guerra sono stati trovati i resti di almeno 300.000 persone, secondo i dati raccolti da oppositori in esilio al regime di Saddam Hussein e diffusi oggi dal giornale madrileno El Mundo. Secondo il giornale, le informazioni sulle fosse comuni sono raccolte “da un comitato integrato da varie organizzazioni, e promosso specialmente dal Partito comunista irakeno, che anche nei momenti più bui della sua clandestinità ha dato prova di sapere trovare informazioni dettagliate e documentate”. “Esistono fosse comuni di ogni tipo, le più grandi corrispondono ai massacri dei kurdi negli anni ‘80 e agli scitti giustiziati dopo le rivolte popolari del 1991: in molte fosse sono state ritrovate intere famiglie e i responsabili sono convinti che molte donne e bambini sono stati probabilmente sotterrati vivi”, aggiunge El Mundo.
Tempi. (Grazie al buroggu)
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01:05 |
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C’è vita nell’universo (dei bloggers). Gianluca Neri stacca gli occhi per un attimo dal suo ombelico, e scopre “che esiste una dimensione parallela in cui vengono pubblicati, curati e aggiornati blog di cui non si parla mai.” Ma tu pensa che roba!
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20:40 |
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Piccola posta. Ma qui è come a Panarea. Qualcuno ce la fa in apnea, altri vanno giù con le bombole.
Adriano Sofri
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12:12 |
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Piove. La giornata è, finalmente, piovosa, che si fa? Diamoci alla lettura. Sono molto interessanti e divertenti le interviste di Sabellli Fioretti su Sette. Il malcapitato è niente meno che il Kapògruppo della Lega, Cè. Il titolo (“Come statista, Umberto Bossi può insegnare molto a Berlusconi”) imporrebbe di passare oltre, ma incuranti del rischio, speditamente procediamo. Procedere, procedere… è una parola procedere, l’eloquio è di difficile esegesi, i concetti pregni di “sofia”, per noi rozzi padani in trepida adulazione ci risulta difficile, la lettura. Poi all’improvviso la folgorazione, la frase che fa fare il salto di qualità all’intervista, che denota la caratura del personaggio, che lo consegnerà alla storia della politica italiana, che permette anche a noi di capire ciò di cui si sta parlando: “Borghezio è un uomo di notevole intelligenza. Ma a volte esagera. Rischia l’effetto boomerang”. Che l’intelligenza sia notevole non v’è dubbio, ma l’effetto boomerang, che cazzo è? Sarà mica un insulto? E chi lo sa, noi questi intellettuali padani non li capiamo, noi qui siamo di poca intelligenza, siamo tutto “effetto boomerang”.
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12:00 |
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Che vita vuota, che vuota vita. Un “intellettuale” che sa solo pisciare e, a tempo perso, scrivere cazzate. Ognuno ha i maestri di vita che si merita.
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01:40 |
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Alla ricerca… Il Griso si diverte a curiosare e a commentare i suoi referres, noi, che in fatto di curiosità non siamo secondi a nessuno, facciamo lo stesso. La cosa è piuttosto monotematica, in quanto la parola "culo" appare in tutti le sue “declinazioni”. Oggi però ci siamo sorpresi, e un po’ inquieti trascriviamo la chiave di ricerca digitata su Google per arrivare fin qui: petting Chiesa cattolica. Che andavi cercando figliolo?
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01:08 |
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Andrea’s version. C’è più poco da scherzare, qui. “Attentato alla libertà: Boccassini e Colombo indagati. 1. Berlusconi fa approvare la sua immunità a vita. 2. Castelli manda gli ispettori a Milano. 3. Un misterioso comitato denuncia i due pm. 4. La procura di Brescia li mette sotto inchiesta”. Plin-plon-plan, la pianola di Verdurin ha preso il posto delle oche del Campidoglio. La sua Unità ha pigiato sui tasti dell’allarme: “Attentato alla libertà, tutto il potere a Mediaset. Approvata la legge Gasparri. Annunziata dovrà dimettersi. Tutta l’opposizione in piazza a Roma”. Plin-plon, ma fate attention: “Non ridurranno l’Italia al silenzio”. Anche se: “Scompare il conflitto, salvi gli interessi. La Camera vara la legge che lascia tutto al premier: e ora il Polo prepara l’affondo sul premierato”. Plin-plon, la libertà oscillava sull’orlo del burrone. “Frutta, verdura, benzina: prezzi fuori controllo. Ora toccherà a carne, olio, vino e salumi”. Tempi grami. Composti i titoli e avvisato il paese dei rischi, Verdurin è caracollata via, libera e bella ciao. Verso la resistenza permanente. O la permanente resistente?
Il Foglio, naturalmente!
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01:05 |
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O.G.M./2. I biologi inglesi sono, come si sa, fra i più avanzati del mondo. Un equilibrato “Rapporto scientifico sugli organismi geneticamente modificati”, gli Ogm, della Commissione governativa presieduta dallo scienziato sir David King merita particolare attenzione. Dal punto di vista dell’Inghilterra, un paese ove vige la più ampia libertà di sperimentazione scientifica e di commercio, esso appare come un invito alla cautela. Ma per i paesi dell’Europa continentale, dominati dal pregiudizio ideologico contro gli Ogm, ha un senso liberatorio. Dice sir King che, a priori, non si può escludere che i futuri prodotti Ogm possano avere effetti nocivi, ma quelli che già esistono sono sicuri per l’alimentazione sia degli uomini sia degli animali. Ed è inverosimile che possano prorogarsi spontaneamente soppiantando le coltivazioni organiche. Il maggior pericolo alla vita selvatica – annotano gli scienziati inglesi – potrebbe venire dagli Ogm resistenti agli erbicidi, perché potrebbero dar luogo ad abusi degli agricoltori, che in tale modo si garantirebbero dalle piante parassita. Servono dunque regole rigorose sull’uso degli erbicidi. Il rapporto comunque solleva un dubbio: se è vero che oggi la coesistenza fra l’agricoltura organica e quella degli Ogm non corre pericoli, è altrettanto vero che qualche problema potrebbe nascere in futuro, in relazione a nuovi sviluppi. Ma ciò, conclude sir King, potrà essere controllato scientificamente. Come si nota, non siamo di fronte ad affermazioni perentorie di libertà indiscriminata in nome del progresso, ma a un serio approccio caso per caso. Scienziati dell’università di Napoli, ad esempio, hanno escogitato una varietà di pomodoro San Marzano resistente ai parassiti. Questi attaccano la specie attuale, tanto che la produzione s’è ridotta di un quinto. Un prodotto “organico” ottenuto per innesto, ha la forma e dimensione del San Marzano ma non il sapore. Quello Ogm, resistente ai parassiti, è invece identico a quello originale. Seguendo il rapporto di sir King, si verifichi scientificamente se esso non è dannoso alla salute. Se il verdetto sarà positivo, avremo salvato una specie che la tradizionale agricoltura non riesce a difendere.
Editoriale, Il Foglio.
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19:56 |
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Quando il sottotitolo dice tutto. Leonardo è un “luogo” interessante, vi si leggono storielle divertenti e si vede che il titolare è informatissimo. Come nel caso dei due post sull’anno del neocone (prima e seconda parte), dove dimostra tutta la sua conoscenza dell’argomento in questione. Una vero trattato, che nemmeno Camillo avrebbe saputo scrivere con tanta passione e pertinenza, con citazioni e riferimenti bibliografici puntuali. Insomma, è uno che sa di cosa parla.
Leonardo ha perfetta coscienza di questo e lo espone a chiare lettere nel sottotitolo del blog: “Qui trovate le mie opinioni (quando ho il tempo di averne). Non è detto che siano più interessanti delle vostre”. Ecco, in questo caso avrebbe dovuto dedicare il suo prezioso tempo ad altro!
P.S. Naturalmente siamo coscienti che la teoria d
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Lo Spino
nel Qlo - Totally Unnecessary
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