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Lo Spino nel

Qlo (3)

 

[I post qui raccolti sono una parte di quella che fu la prima edizione di questo blog, andato distrutto per motivi indipendenti dalla volonta' del suo autore. Sono stati salvati grazie alla cache di Google e a un po' di lavoro di copia e incolla. Nei punti in cui mancano dei post, e' stato inserito il logo che vedete anche qui a sinistra]

 



venerdì, ottobre 31

 

Omicidio politico, anzi strage

 

Qualcuno deve aver calunniato Giulio A., come in un romanzo. O ci sbagliamo? Quando fra una decina di mesi la Cassazione confermerà che Andreotti non è mafioso, ora che abbiamo saputo che non è un assassino, che cosa dovremo pensare? Che bisogna sedersi tutti intorno a un tavolo e discutere dell’eccessiva lunghezza dei processi, come dice la bella e simpatica Anna Finocchiaro. Che cosa dovremo dire? Che siamo solidali con Luciano Violante e con il suo lavoro di presidente dell’Antimafia, oggetti di inammissibili attacchi della destra in quanto preparazione politica dell’inchiesta giudiziaria di Giancarlo Caselli? Noi non facciamo attacchi personali sguaiati e tecnicamente omicidi, non inventiamo complotti, ma giudichiamo comportamenti, e li giudichiamo alla luce dei risultati, dei fatti. Andreotti e la Dc, il partito che con Terracini e Togliatti e Nenni e Ruini e La Malfa e Dossetti firmò la Costituzione di cui ci riempiamo giustamente la bocca tutte le mattine, non c’è più. E’ una coincidenza che sia stata sciolta dopo l’avvio dell’inchiesta sciagurata per mafia e per omicidio contro l’ex presidente del Consiglio, il sette volte ex presidente del Consiglio, l’uomo che ha goduto della solidarietà nostra e del Papa e di pochi altri, in questi dieci anni, e delle attenzioni speciali di un pezzo della classe dirigente di questo paese? E’ solo un caso, un azzardo di una peraltro buona amministrazione della giustizia, se nel ‘94 il nemico più brutale di Andreotti, Leoluca Orlando, si presentò con i suoi preti inquisitori ora traslocati altrove e i suoi militanti giustizialisti alle elezioni, cuore e anima della lista dei “progressisti” guidata da Achille Occhetto, che avrebbe preso il potere o se preferite sarebbe andata al governo nel tintinnio delle manette se non ci fosse stato di mezzo San Silvio Berlusconi? Non è per insistere nello stile di Agatha Christie, ma qui c’è stato un omicidio, anzi una strage politica fondati l’uno e l’altra sulla calunnia. E chi ha organizzato la calunnia? La mafia c’è stata e c’è, lo sappiamo. Il malaffare ci fu e purtroppo sopravvive agli esorcismi dei moralisti, lo sappiamo. La classe politica ha le sue responsabilità, e lo sappiamo. Ma chi calunniò il senatore a vita Giulio Andreotti, e perché lo fece, e con quali complicità? Vorremmo saperlo, noi che stiamo raccontando la storia politica e criminale (ma criminale in che senso?) di questi dieci anni. Chi ha ucciso un’intera Repubblica, che forse meritava di morire ma per mano degli elettori, non dei calunniatori?

 

Editoriale, il Foglio

| 23:54 |
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Tu chiamale se vuoi… contusioni

Farsi massacrare a un blocco non ha impedito nessun grande vertice; ma allo stesso tempo ha cementato un gruppo di persone unite dalla pratica, unite dalle manganellate che si sono prese, unite da una retorica che “rifiuta la dialettica violenza – non violenza” per approdare alla definizione di “disobbedienza”.

Leonardo

| 11:13 |
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Di striscio

 

“Ora so, finalmente. Con le Brigate Rosse non c’entra niente o al massimo, così, di striscio”.

 

Luigi Saraceni, padre di Chiara, presunta brigatista arrestata.

| 00:59 |
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Fenomenologia di Maurizio Costanzo (Sciò)

 

[…]

 

Costanzo è un manipolatore di coscienze e contemporaneamente il prodotto di una manipolazione, la manifestazione di una mutazione antropologica. Quali siano le caratteristiche di questo “uomo nuovo” che interpreta un nuovo ordine morale, lo possiamo desumere dai temi ricorrenti, dai personaggi proposti a modello e dalle vere e proprie campagne di opinione pubblica che Maurizio Costanzo porta vanti da oltre un quarto di secolo…

(…)

La caratteristica cruciale di Mike Bongiorno era la mediocrità, l’assenza di qualità, che predisponeva il tipo umano a cercarsi l’identità di cui era carente in consumi sempre più estesi e costosi. L’homo MB era funzione dello sviluppo capitalista.

Il tipo umano di Maurizio Costanzo, invece, è caratterizzato dalla capricciosità: pesta i piedi e pretende come un bambino viziato. Anche lui è sprofondato nel consumismo, ma di un altro genere, che per semplicità definiamo edonista.

(…)

L’homo televisivus MC non è un mediocre, quel che gli manca non sono le qualità, ma piuttosto il riconoscimento di una gerarchia di valori oggettiva. Per lui qualunque scelta o tendenza ha lo stesso valore, la sua visione delle cose è improntata al relativismo morale, che discende dal relativismo gnoseologico: nessuno può affermare che la propria opzione sia migliore di quella di un altro, perché nessuno conosce la verità; nessuno può dimostrare che la sua verità è più vera della contrapposta verità di un altro. È questa la ragione per cui il criterio delle decisioni non è niente di più che il capriccio individuale, la mutevole volontà del soggetto. L’ unica legge che questo uomo nuovo riconosce è l’equivalenza di tutto con tutto

(…)

Ma un’altra caratteristica dell’homo televisivus MC va prima evidenziata se vogliamo comprendere davvero la sua antropologia. Si tratta della bontà. Maurizio Costanzo Show è il trionfo della bontà.

(…)

Tutta la trasmissione trasuda solidarietà con vittime e sofferenti di ogni tipo e indignazione verso ciò che li fa soffrire.

(…)

Tutti costoro trovano in Maurizio Costanzo un avvocato difensore, un attivista generoso della loro causa, un benefattore.

[…]

 

Tutto l’articolo di Rodolfo Casadei lo trovate qui. Meraviglioso

| 00:58 |
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Il kit del terrorista rosso secondo Rep.

 

·         Cartine stradali

·         bomboletta di Fast per riparare gli pneumatici forati

·         pompa per biciclette

·         una chiave a brugola

·         dischi e agenda

·         un panno per pulizia della Vespa

·         pantaloni chiari

·         scarpe nuove

·         k-way e ombrelli corti

·         una sciarpa

·         una mascherina bianca

·         tre cashi

 

Ho soltanto un casco e non ho una chiave a brugola, vado bene lo stesso?

| 00:56 |
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IL PARTITO DELL'INTOLLERANZA

 

(…) Attraverso l’attacco al crocifisso, i fondamentalisti fanatizzati alla Adel Smith spingono la loro battaglia fino all’umiliazione del «nemico», innescando crisi di rigetto e corto circuiti emotivi di tipo ritorsivo. Non è un bello spettacolo il disprezzo esibito e spettacolarizzato per il simbolo più caro al cristianesimo. Ma non è un bel vedere nemmeno l’immagine del «provocatore» Smith asserragliato in casa mentre, fuori del cancello, alcuni cittadini di Ofena minacciano di passare alle vie di fatto in una forma nemmeno larvata di giustizia «privata». Non è un bel sentire il brontolio intollerante di alcune frange del leghismo che esigono cordoni sanitari attorno alle moschee. Ed è sconcertante che l’odio antiebraico possa far capolino in quei settori dell’estremismo «anti-imperialista» che non sanno nemmeno misurare quanto di patologico si annidi nella loro pretesa di impedire con la prevaricazione e le intimazioni al silenzio il pacifico convegno di Capua della fondazione “Italia-Israele”. L’insieme di questi episodi dimostra come in Italia, sia con l’ostentazione di un intransigentismo direttamente ispirato a motivi religiosi, sia con la mimetizzazione dell’odio religioso nelle pieghe della battaglia politica, la tentazione fondamentalista rischia di degradarsi in un intollerantismo diffuso, in una voglia insana di «menare le mani» che suona talvolta come tragica parodia delle guerre di religione vere e proprie. (…)

 

Pierluigi Battista, La Stampa

| 00:55 |
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giovedì, ottobre 30

 

Tare famigliari

 

Mio nonno aveva fatto negli anni cinquanta il Partito autonomista bergamasco. Bergamo nazione. Tutto il resto meridione.”

 

Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, a Sette
| 11:25 |
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Il bene dell’Iraq/2

 

(…) io a suo tempo mi sono pubblicamente pronunciato contro l’intervento militare in Iraq e non ho cambiato idea; ma non mi sono mai disinteressato alla possibilità di eliminare in qualche modo il regime terroristico di Saddam Hussein e di costruire da quelle parti un sistema che garantisse al popolo iracheno una qualche forma di democrazia.  Oggi, in tutta coerenza con quel che ho detto e scrivevo un anno fa, non ho nessuna intenzione di mettermi al riparo di quel «ve l’avevamo detto!» denunciato ieri su questo giornale da Gianni Riotta. Mi preme anzi che sotto le insegne dell’Onu la guerriglia sia messa in condizioni di non nuocere e che gli iracheni possano vivere, leggere, lavorare, pregare ed esprimersi liberamente. Abdul Rahman al-Rashid, direttore del London’s Asharq al-Awsat , ha definito la guerra in Iraq «un mix tra l’invasione dell’Egitto da parte di Napoleone e la guerra dei Sei giorni del 1967 tra arabi e israeliani; c’è lo choc della sconfitta come accadde nel ’67 e l’introduzione di un nuovo pensiero in tutta la regione come accadde ai tempi di Napoleone». Per poi aggiungere: «Non sono in grado di predire cosa succederà, ma ritengo che in qualche modo ciò che accadrà sarà positivo». Mi sembra interessante.  Restando al tema della coerenza, l’estate scorsa, lo scrittore Mario Vargas Llosa ha scritto (per Repubblica ) un reportage sull’Iraq ribadendo nel primo articolo la sua opposizione al conflitto. Ma alla settima puntata dell’inchiesta ha ritenuto di scrivere queste parole: «Oggi, dopo ciò che ho visto e udito durante questo breve soggiorno, appoggerei l’intervento senza tentennamenti ... Le sofferenze inflitte al popolo iracheno dall’azione armata sono poca cosa a confronto dell’orrore che questo popolo ha vissuto sotto Saddam Hussein». Io resto fedele alle mie posizioni di allora ma mi levo il cappello al cospetto di un grande scrittore capace di restare coerente con se stesso anche a costo di riconsiderare le sue precedenti prese di posizione. Ce n’è qualcuno anche qui da noi?  Oggi è da stolti augurarsi che i terroristi, rimasti fedeli a Saddam, Bin Laden o chissà chi, portino una qualche sanguinosa conferma alle nostre argomentazioni di otto mesi fa. Quel che dobbiamo augurarci è che sia edificato in Iraq un sistema democratico, per come è possibile. Rinunciando a star lì a fare i furbi e a giocare con le parole. Dopo la nomina dei venticinque membri del Consiglio di governo iracheno, il capo della Lega araba, Amr Moussa, ne ha messo in dubbio la legittimità: «Se questo Consiglio fosse stato eletto, avrebbe guadagnato maggior potere e credibilità». Vero. Ma Thomas L. Friedman ha fatto notare che «Amr Moussa presiede una lega, quella araba, in cui nessuno dei leader che rappresentano i ventidue Stati membri è stato eletto da un voto veramente libero e democratico». Forse il primo Paese in cui questo avverrà sarà, un giorno, l’Iraq. (…) al momento mi accontenterei se fosse sconfitta l’offensiva terroristica che insanguina il Paese. Speriamo. E, per quel che possiamo, aiutiamoli a impiantare almeno una simildemocrazia.

 

Paolo Mieli, Corriere della Sera

| 10:18 |
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mercoledì, ottobre 29

 

Il bene dell’Iraq

 

[…] ma noi, (…), possiamo accettare che l’Iraq precipiti nel sangue senza muovere un dito? […]

 

Così Gianni Riotta, sul Corriere della Sera di oggi, denuncia l’ipocrisia che regna intorno alla campagna di liberazione irachena, di chi la guarda con occhi neutrali: “guerriglieri o americani, vinca chi vuole, non è affar nostro”. Di chi rifiuta di distribuire milioni di dollari in aiuti - perché i “benefattori” negano cupi: “Niente impegno in Iraq, niente aiuti agli yankee invasori” -, come racconta un italiano impegnato in Iraq con un’organizzazione umanitaria.

 

Continua Riotta: “E’ più che inutile, è pernicioso, ostinarsi a tirare con riga e compasso la geometria dei torti e delle ragioni di allora (la decisione di entrare in guerra, ndr)” (…) “Assegnati i torti e le ragioni la domanda è: che fare?”

 

Ma adesso che il via libera dell’Onu c’è e il segretario generale Annan legittima gli aiuti all’Iraq, restiamo a guardare come se la cavano gli americani? Comunque la si pensasse al tempo della guerra, occorre agire con buona volontà e lungimiranza, tutti, dagli scettici europei alla sinistra italiana, soprattutto nei suoi settori raziocinanti. Abbiamo sei mesi di tempo, poi vinceranno gli strateghi del caos e gongolare «ve l'avevamo detto!» non lenirà le sofferenze.

| 14:46 |
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martedì, ottobre 28

 

Capitolo IV

 

La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noia di sentirsi correggere da chi ne sa più di loro.

 

Vi dirò dunque, ragazzi, che mentre il povero Geppetto era condotto senza sua colpa in prigione, quel monello di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la dava a gambe giù attraverso ai campi, per far più presto a tornarsene a casa; e nella gran furia del correre saltava greppi altissimi, siepi di pruni e fossi pieni d'acqua, tale e quale come avrebbe potuto fare un capretto o un leprottino inseguito dai cacciatori. Giunto dinanzi a casa, trovò l'uscio di strada socchiuso. Lo spinse, entrò dentro, e appena ebbe messo tanto di paletto, si gettò a sedere per terra, lasciando andare un gran sospirone di contentezza.

Ma quella contentezza durò poco, perché sentì nella stanza qualcuno che fece:

- Crì -crì -crì !

- Chi è che mi chiama? - disse Pinocchio tutto impaurito.

- Sono io!

Pinocchio si voltò e vide un grosso Grillo che saliva lentamente su su per il muro.

- Dimmi, Grillo: e tu chi sei?

- Io sono il Grillo-parlante, ed abito in questa stanza da più di cent'anni.

- Oggi però questa stanza è mia, - disse il burattino, - e se vuoi farmi un vero piacere, vattene subito, senza nemmeno voltarti indietro.

- Io non me ne anderò di qui, - rispose il Grillo, - se prima non ti avrò detto una gran verità.

- Dimmela e spìcciati.

- Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori e che abbandonano capricciosamente la casa paterna! Non avranno mai bene in questo mondo; e prima o poi dovranno pentirsene amaramente.

- Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani, all'alba, voglio andarmene di qui, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola e per amore o per forza mi toccherà studiare; e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia e mi diverto più a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido.

- Povero grullerello! Ma non sai che, facendo così, diventerai da grande un bellissimo somaro e che tutti si piglieranno gioco di te?

- Chétati. Grillaccio del mal'augurio! - gridò Pinocchio. Ma il Grillo, che era paziente e filosofo, invece di aversi a male di questa impertinenza, continuò con lo stesso tono di voce:

- E se non ti garba di andare a scuola, perche non impari almeno un mestiere, tanto da guadagnarti onestamente un pezzo di pane?

- Vuoi che te lo dica? - replicò Pinocchio, che cominciava a perdere la pazienza. - Fra tutti i mestieri del mondo non ce n'è che uno solo, che veramente mi vada a genio.

- E questo mestiere sarebbe?...

- Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo.

- Per tua regola, - disse il Grillo-parlante con la sua solita calma, - tutti quelli che fanno codesto mestiere finiscono sempre allo spedale o in prigione.

- Bada, Grillacclo del mal'augurio!... se mi monta la bizza, guai a te!

- Povero Pinocchio! Mi fai proprio compassione!...

- Perché ti faccio compassione?

- Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno.

A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutt'infuriato e preso sul banco un martello di legno lo scagliò contro il Grillo-parlante. Forse non credeva nemmeno di colpirlo: ma disgraziatamente lo colse per l'appunto nel capo, tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato di fare crì -crì -crì , e poi rimase lì stecchito e appiccicato alla parete.

Carlo Collodi - Le avventure di Pinocchio

| 23:52 |
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lunedì, ottobre 27

 
| 22:03 |
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Solomon Gursky è stato qui e io non lo sapevo

 

Scopro con colpevole ritardo l’uscita, tradotto in italiano, di Solomon Gursky è stato qui, che dicono essere il romanzo più bello di Morderai Richler. Dopo aver letto La Versione di Barney (2000) e Quest’anno a Gerusalemme (2002), sono curiosissimo di leggere queste 588 pagine (più le 8 dell’immancabile glossario di termini ebraico - yddish).

 

Grazie a Jaisalmer

| 21:56 |
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Dice Piero Ostellino (noto fondamentalista cattolico?)

 

Culturalmente, socialmente e politicamente, prima ancora che eticamente, considero molto pericolosa, oltre che sbagliata, la decisione del tribunale dell’Aquila di rimuovere il crocifisso da una scuola materna. Essa è palesemente il frutto d’una concezione culturalmente, prima ancora che eticamente, relativistica, che finisce col mettere sullo stesso piano culturale ed etico tutte le forme di civilizzazione che si sono sviluppate nel corso dei secoli nel mondo(…)

 

Il crocifisso, infatti, non è più (solo) un simbolo religioso, bensì è (anche, se non soprattutto) il simbolo della cultura giudaico-cristiana che, a sua volta, si è storicamente, politicamente, socialmente e persino economicamente, oltre che eticamente, concretata nelle forme attraverso le quali si sostanzia la nostra civiltà. Una civiltà, quella giudaico-cristiana, che, piaccia o no, ha prodotto più libertà, più giustizia, più benessere di ogni altra e che, piaccia o no, si è rivelata, quindi, più fertile di ogni altra per l’affermazione della personalità e della dignità degli uomini in carne e ossa.(…)

 

E, allora, in che cosa consiste la pericolosità della sentenza dell’Aquila? E’ presto detto: se, in omaggio a un malinteso relativismo culturale ed etico, rinunciamo ad affermare i nostri valori, anche attraverso i simboli che li rappresentano, l’integrazione degli immigrati di altra civilizzazione diventa più difficile e la frammentazione della nostra società democratico-liberale rischia di trasformarsi in un fattore di conflitto e quindi di instabilità.(…)

 

Parole significative, dette da un laico e liberale che riconosce l’importanza del cristianesimo come tradizione fondante e fondamentale della nostra civiltà, civiltà di libertà di giustizia e di tolleranza.

 

Interessante l’inchiesta di M. Allam sulle reazioni del mondo mussulmano italiano alla sentenza del tribunale dell’Aquila. È “sorprendente” la ragionevolezza di molti mussulmani, che hanno a cuore l’integrazione nel nostro Paese, rispetto all’ottusità ideologica dei laicisti nostrani. Ciò dimostra che non è un problema tra cristiani e mussulmani, bastava sentire Roberto Piccardo, segretario delle comunità islamiche italiane, stasera a Otto e mezzo.

| 21:54 |
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domenica, ottobre 26

 

Io ci ho provato…

 

[Io faccio il blogger. Io non esisto. Io non leggo Guia Soncini.]

 

Ormai è troppo tempo che manco dalla vita reale, sempre a preparare post, controllare referres e accessi, visitare blog amici e no, commentare, connettersi, disconnettersi, aggiornare, correggere, rispondere alle mail, fumare una sigaretta ogni tanto (perché anche chi non ha una vita fuma e anche chi non fuma muore) ma senza staccare gli occhi dal monitor del portatile (portatile perché non si sa mai, magari ti capita di essere strappato con la forza dal “lavoro” quotidiano e bisogna essere pronti con la tastiera, per non perdersi niente…).

 

Ormai sono un disadattato sociale, potrei essere una mina vagante per la vita della comunità. Sono potenzialmente pericoloso, come un pit-bull qualsiasi, come un terrorista in sonno. Così dicono. E qualcuno ci crede.

Io ci ho provato ragazzi, ci ho provato davvero. Non mi hanno voluto. Hanno detto che sono inutile, spacciato, un uomo morto che per giunta non cammina, buono solo ad implementare il traffico telefonico e la vendita di antidepressivi. Non ce la faccio proprio a farmi una vita, non ricordo nemmeno di averne avuta una in passato. Non esistono comunità di recupero per ex-blogger, non esiste il blog-metadone (se esistesse…).

Il proibizionismo preventivo di scuola sonciniana non ammette deroghe: sei titolare di un blog? Tu non esisti.

 

Lasciate ogni speranza voi che bloggate.

 

Quindi non resta altro che continuare con questa pseudo-vita. Rimettersi a postare sapendo che fuori pullula di gggente viva e vera, con emozioni, sogni, varie ed eventuali (e vede l’Isola dei famosi, vuoi mettere…). Sono lì, a portata di mano, ma tu non puoi. Tu hai tutte quelle cose da fare, sei fermo, sei in un mondo inutile e non ti caga e non ti paga nessuno (Mamma!!! Ti prego, i soldi per la bolletta. Giuro è l’ultima volta, domani smetto… giuro, mi trovo un lavoro). Tu non hai un posto dove andare. Tu sei on-line e il massimo della libidine è leggere, in pdf tra l’altro, Guia Soncini che ti dà del segaiolo, che non hai una vita, insomma, che sei uno sfigato (e un po’ drogato?). Che vita…

 

Signore e signori, si risale ché il viaggio continua. Mi dispiace per voi.

 

VIII - Nelle polemiche, sii astuto come un serpente, spietato come un Accertatore della Sosta, malleabile come un paracarro in una notte di nebbia in tangenziale.

(Per essere uno che non ha una vita, secondo il verbo sonciniano, il Griso la sa lunga)

 

P.S. Un grazie a tutti quelli che alla notizia della mia dipartita da questo mondo di pazzi se ne sono rammaricati. Sono soddisfazioni. Impagabili. Altro che seghe…

| 17:04 |
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Lo Stato laico, la legge, i giudici

 

In uno stato laico i giudici dovrebbero rispettare e far rispettare la legge, non decidere secondo la propria coscienza e i propri pregiudizi ideologici.

L’intervista di Augusto Barbera, che è una delle intelligenze laiche più raffinate, riportata dal Corriere della Sera la dice lunga su questo tema.

 

“Considero profondamente sbagliata questa sentenza. Il giudice poteva soltanto sollevare la questione, mandando gli atti alla Corte Costituzionale”

 

“L’esposizione del crocifisso nelle aule è prevista tuttora dal regio decreto del 1923, la riforma Gentile, è stato riconfermato nel 1928, e anche dopo la revisione del Concordato nel 1984 è stata considerata ancora in vigore”

 

Non mi interessa entrare in lunghe e noiose discussioni se sia giusto o no esporre il crocefisso nella scuola pubblica italiana (ognuno ha la sua opinione, ed è giusto così), mi interessa, e mi preoccupa, l’azione di certi giudici che si concepiscono al di sopra della legge, o peggio, considerano quest’ultima alla mercé interpretativa dell’ideologia che li anima.

 

Nel merito, la conclusione dell’intervista solleva un dubbio interessante:

 



martedì, settembre 30

 

La Curia si riprende ciò che è suo. Nella lettura della lista dei nuovi cardinali nominati da Giovanni Paolo II, molti si sono esercitati a calcolare se siano cresciute le influenze rinnovatrici o quelle tradizionaliste, secondo uno schema ricalcato dalla politica. Ma ad applicare le categorie di “destra” e di “sinistra” alla Chiesa, categorie già così evanescenti nel panorama delle idee nella vita secolare, si rischia di non capire quel che lì dentro davvero succede. La distinzione tradizionale, tra chi si confronta in modo più dogmatico e chi in modo “pastorale” con la secolarizzazione della società, soprattutto di quella occidentale e cristiana, in realtà è assai datata. La convinzione che l’esigenza attuale sia in primo luogo quella di una sorta di nuova evangelizzazione, che trasforma proprio le società che hanno una radice cristiana in terre di missione, cioè la chiave dell’attuale pontificato, è ormai diventata generale. Il terreno del confronto si è spostato sulla funzione che, in questa prospettiva, spetta ai movimenti ecclesiali, a forte tensione carismatica, e alla struttura della chiesa secolare, quella delle parrocchie e delle diocesi. Nella prolusione del cardinale Camillo Ruini, all’ultima assemblea di vescovi italiani, proprio questo era il tema centrale. La formula della “pastorale integrata”, illustrata in quella sede, punta a riportare l’attività dei gruppi, legati a una specifica chiamata spirituale, ormai numerosi e molto attivi, nell’azione generale della gerarchia. Il rischio che si vuole combattere è una specie di separazione tra la fede, che anima gruppi attivi e minoritari, e la religione, che rischia di diventare pura gestione cerimoniale delle apparenze di una società laicizzata in modo radicale. Il Papa ha promosso le esperienze ecclesiali, superando la diffidenza intellettualistica che fu la cifra di uomini come Agostino Gemelli. Ora, con le scelte del Concistoro, in cui sono forti le presenze curiali, sembra che la tendenza si sia fermata, o meglio che prevalga l’esigenza di integrare nel corpo della chiesa secolare le spinte carismatiche ormai riconosciute.

Editoriale, il Foglio
| 23:08 |
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Si va, singhiozzando

| 00:16 |
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lunedì, settembre 29

 
“Ho fatto una cosa e non saprei dirvi come mai”

Adriano Sofri legge la favola per bambini scritta da Madonna e ne trae simpatiche conclusioni e qualche preoccupazione, soprattutto per i nomi delle future neonate italiane.

 

“Ho delle attenuanti. Si legge in 12 minuti, compresa la visione delle figure: è infatti un libro molto illustrato, da Jeffrey Fulvimari. Si intitola Le rose inglesi. A occhio e croce, direi che è una delle favole più insulse che abbia mai incontrato” […]

 

[…] “Ci sono quattro bambine, si chiamano Nicole, Amy, Charlotte e Grace. Attenzione: d’ora in poi chissà quante neonate italiane si chiameranno così.” […]

 

[…] “Dopotutto Madonna ha 45 anni, ha or ora fallito un album e un film, e non è facile trovare nuovi scandali. Ha appena baciato sulla bocca Britney Spears, è vero: ma non è granché, l’avrei potuto fare anch’io”.

| 21:46 |
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domenica, settembre 28

 

 

Stanotte ha fatto buio.

 

[Quest’estate ha fatto caldo e l’inverno prossimo dovrebbe far freddo. Dovrebbe]

| 13:49 |
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sabato, settembre 27

 

 

Chiamatelo come vi pare, discutetene il merito, ma non chiamatelo “un estremo atto di amore materno”. Per favore.

 

L’unica cosa che mi viene in mente è una forma di egoismo pietista che alcuni vorrebbero far passare come diritto un universale. Diritto universale alla morte.

 

Non abbiamo scelto di nascere e non vedo perché dovremmo decidere come e quando morire. O anche la vita umana è misurabile come fattore di comodità, anche se di una drammatica comodità?

 

Il problema vero è il nostro rapporto con il dolore in qualsiasi forma ce lo troviamo davanti. Come dice giustamente Ernesto, la nostra è una società che disprezza il dolore. Ma siamo o no esseri a “termine”, con un’inizio e una fine? Allora il dolore è parte di noi, è una compagnia della vita spiacevole fin che si vuole, ma non esistono scorciatoie. E chi queste scorciatoie vorrebbe proporle per decreto legge, non ha paura del dolore. Si illude di eliminarlo dalla propria vita, di non farci più i conti.  E chi disprezza il dolore disprezza la vita. Perché la vita è accoglienza dell’altro come ci è stato dato, non come vorremo che ci venisse dato. Un atto d’amore materno è l’accoglienza gratuita, senza pretese aprioristiche, non è uccidere un figlio perché non risponde ai miei desideri anche, come in questo caso, quando è lui stesso a chiederlo.

 

Come dicevo, siamo un meccanismo imperfetto con annessa data di scadenza. Non possiamo pretendere di scriverla noi quella data.

 

E’ paradossale che gli stessi che sono così impegnati in una liberazione totale delle possibilità di ricerca per aumentare la durata della vita, per modificare la vita, per portare la salute, siano gli stessi che sostengono così decisamente l’eutanasia.

E’ impressionante che la lotta per la vita sia nello stesso tempo una lotta per la morte.
| 09:08 |
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venerdì, settembre 26

 

 

“Sesso, insoddisfatto un italiano su due”

 

[Titolo d’articolo apparso su tutti i quotidiani italiani. Con qualche variazione ma senza picchi rilevabili di fantasia]

| 00:36 |
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Anche in USA il partito dei giudici. La decisione di rimandare il voto sul procedimento di revoca contro il governatore Gray Davis presa dalla Corte d’Appello californiana sembra confermare l’analisi che Robert Bork fa dell’attuale attivismo giudiziario nel suo nuovo libro, intitolato Coercing Virtue, The Worldwide View of Judges. La previsione dei padri fondatori. Questa polemica tra attivismo e moderazione giudiziaria non è, ovviamente, nuova. Di fatto, è una componente essenziale della perenne controversia che alimenta la ricerca americana della libertà, e riflette la “implicita ambiguità” di alcune parti della Costituzione sulle quali i padri fondatori non riuscirono a trovare un accordo, lasciandone il compito alle generazioni future. Non posso credere che i padri fondatori si illudessero che i futuri americani non sarebbero ricorsi a tutti i mezzi e i trucchi possibili per favorire i propri interessi particolari e le proprie opinioni. Speravano semplicemente che il sistema da loro elaborato fosse abbastanza solido per resistere a queste manipolazioni. E così è stato. I conservatori ben raramente hanno bisogno di ricorrere all’attivismo giudiziario per promuovere la propria politica sociale, perché presuppone la necessità di affrontare questioni e circostanze nuove non esplicitamente (o anche implicitamente) previste e considerate dalla Costituzione. Per favorire le proprie opinioni, ai conservatori basta soltanto insistere sulla “neutralità” della Costituzione a proposito di una certa questione, fare appello alla moderazione giudiziaria, e sperare che il conservatorismo politico sia abbastanza forte per ostacolare e neutralizzare i programmi dei liberal. Ciononostante, esiste anche un attivismo giudiziario di stampo conservatore, la cui influenza si dimostra ad esempio nelle decisioni che hanno fatto rinviare così a lungo il riconoscimento legale dei diritti degli afro-americani e di altre minoranze (la American Constitutional Society pubblica oggi un Judicial Activism Bullettin per documentare le tesi e le iniziative dell’attivismo giudiziario conservatore).

Conservatori di sinistra. In realtà, nuovo è il fatto che ora i liberal stiano usando l’attivismo giudiziario per opporsi allo “spostamento verso destra” della politica americana cominciato con la presidenza Reagan. L’attuale attivismo giudiziario dei liberal è il frutto del rifiuto che il popolo americano ha espresso nei confronti della ideologia di sinistra che ha investito il partito Democratico dopo la guerra del Vietnam e la vittoria del movimento per i diritti civili. Entrambe queste cause vennero alla fine sostenute dalla maggioranza degli americani, ma quando la sinistra cercò di sfruttare questo trionfo liberal per promuovere il proprio programma ideologico, quella stessa maggioranza si tirò indietro; e in questo modo cominciò il dominio del partito Repubblicano. Ancora oggi, questo partito viene appoggiato non perché la maggioranza degli americani sia conservatrice, ma perché si oppone al radicalismo di sinistra. Le vittorie di Clinton non hanno rappresentato una “svolta a sinistra” del popolo americano, ma il frutto del controllo (apparentemente) momentaneo del partito Democratico assunto da politici liberal più “normali”. Clinton ha perso perché Gore sembrava aver abbandonato questa forma più “moderata” dell’ideologia liberal. è proprio questa frustrazione della sinistra per la attuale situazione politica che si nasconde dietro il suo attivismo giudiziario. Questo attivismo giudiziario è perciò una “tattica di stampo conservatore”, che cerca di “conservare” le vittorie riportate dalla sinistra nelle battaglie culturali. La sua apparente forza è un segnale che indica non dove stia andando il popolo americano ma dove non vuole andare. Quanto più questo attivismo cercherà di imporre le proprie opinioni, tanto più numerosi saranno gli americani che vi si opporranno, richiedendo il riconoscimento del loro diritto costituzionale a quest’opposizione politica.

Lorenzo Albacete, Tempi.

| 00:32 |
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Vincino, Il Foglio

| 00:26 |
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Il Papa tra i Giusti d’Israele. L’associazione italiana di Yad Vaschem, l’istituto per la memoria dei martiri dell’Olocausto, proporrà di assegnare al Papa la medaglia dei giusti, il riconoscimento di Israele a chi ha salvato uno o più ebrei dalla persecuzione.

 

<<Nel 1942 – rivela il presidente Emanuele Pacifici – gli fu portato un bimbo ebreo di due anni, che lui affidò a due contadini. Dopo la guerra glielo riportarono salvo e chiesero di battezzarlo, ma lui rifiutò dicendo: “Questo bambino è e deve rimanere ebreo” >>

Corriere della Sera
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giovedì, settembre 25

 

Drogato. Ormai ci si sbizzarrisce ognuno come può. Il prossimo passo sarà quello di dichiarare la categoria dei fumatori equivalente ai quella dei tossicodipendenti. Anche in questo campo l’inventiva non manca.

| 00:40 |
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mercoledì, settembre 24

 

 

Pauuuura. Msn.it ha annunciato la chiusura di tutte le sue stanze di chat e la cosa francamente non mi tocca. Però ha suscitato molte reazioni. La più imbarazzante è quella letta stamattina sul Corriere della sera ad opera di Tiziano “cappuccettorossomilena” Scarpa.

 

Sono entrato in chat una volta. È stata un’esperienza drammatica. Avevo scelto per l’occasione un nickname femminile, "Milena". Si è aperta una finestra che conteneva una sola parola: "ciao". Allora ho preso paura, mi sono sentito come Cappuccetto Rosso nel bosco, sorpresa dal lupo. In quel momento sono stato percorso da un brivido e ho chiuso rapidamente tutto. Per sempre”.

 

Ma dove cazzo vive questo tizio?
| 16:29 |
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martedì, settembre 23

 

 

Ebrei francesi. L'avvocato Léon Rozenbaum, presidente dell'Associazione dei circa 70mila immigrati francesi in Israele, ricorda poi anche le responsabilità dei media in Francia: «Mettono in atto un vero e proprio linciaggio antiisraeliano che di fatto giustifica e incoraggia atti di intolleranza su singole persone. Così, da un lato il governo francese vara leggi più severe e ci protegge di più, ma dall'altro un ebreo non può più vivere normalmente se si dichiara tale. In generale, si può essere ebrei in casa o in comunità, ma altrove, se non si vuole avere problemi, è meglio non dichiararsi. Se proprio lo si fa, l'unico modo per provare a limitare il danno è almeno dire "sì, però odio Sharon". La stragrande maggioranza delle aggressioni agli ebrei francesi viene compiuta da islamici. Ma ricordo un esponente della sinistra che un giorno ragionava così: "la politica è una realtà contabile. Se c'è un'elezione, numero di voti ebraici contro numero di voti islamici". Sarà vero, ma anche noi dobbiamo pur vivere».

Corriere della Sera.

Grazie a Liberopensiero

| 23:23 |
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Vox populi? Sarà, ma a giudicare dai risultati molto meglio sono gli “allenatori” della nazionale da Bar Sport. E poi, che c’azzecca Pannella?

Grazie a Leibniz.

| 23:15 |
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Sofri (il minore) e “un giovane efebo di cui mi è sfuggito il nome”. Di tutto un po’. Ma su una cosa concordo: “E’ un rubrichista pirla, ma è il nostro rubrichista pirla”.

(Secondo me si scrive rubricista)

| 11:10 |
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lunedì, settembre 22

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vincino, Il Foglio.

| 23:54 |
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Comunicazione ufficiale. Sottinteso e semi-occultato. Ebbene… resta.

Perché? Perché… non so perché.

| 21:07 |
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Equo e solidale. Ci mancava solo questa: il matrimonio politicamente corretto. Finalmente avete trovato una ragione “forte” per compiere il famigerato passo. Non sapete però come organizzare la cerimonia politically correct in modo perfettamente correct? Niente paura amici “coltivatori” di buoni sentimenti, c’è chi ha pensato anche a voi, per evitare che compiate l’errore più grave della vostra vita. Vuoi mettere i confetti con le mandorle coltivate in Palestina? Non c’è paragone.

Il post è finito, andate in pace.
| 20:18 |
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Scuole libere in libero Stato. Alcuni commentatori, mentre a volte si indignano per le “strumentalizzazioni ” dei discorsi del capo dello Stato, altre li riducono a proprio uso e consumo. E’ quanto è avvenuto in questi giorni. Perché il fatto di ribadire la necessità che siano istituite scuole statali e che sia assicurata l’opportunità di studiare a capaci e meritevoli, ancorché privi di mezzi, dovrebbe essere un attacco contro i voucher scolastici? Piuttosto, non è stato sufficientemente sottolineato il carattere innovativo di tale discorso in cui sono poste le basi di quella che è la vera questione della scuola italiana: la libertà di educazione. Tale diritto si esplica nell’autonomia delle scuole pubbliche, nella libertà di espressione all’interno di ogni scuola, nell’esistenza di un sistema di scuole libere, parificate in tutto con quelle statali. Con buona pace delle pasionarie di sinistra senza memoria, questi principi sono stati tutti e tre sanciti dalla legge Berlinguer.

Il discorso del presidente ne mostra il presupposto culturale, dato dalla valorizzazione delle famiglie, dalla libertà di pensiero e dalla distinzione tra istruzione e educazione. Innanzitutto Ciampi parla del diritto-dovere delle famiglie a educare e quindi sancisce la necessità e l’opportunità della loro presenza all’interno del sistema scolastico.

Secondo, parla dell’esistenza di valori privati, distinti da quelli civici, di cui si è responsabili solo di fronte alla propria coscienza. Ogni pretesa di cultura egemone è vinta: ogni valore che superi la Costituzione non può essere imposto all’interno del sistema scolastico.

Il fatto più clamoroso comunque è il riferimento al termine educazione, desueto sia per chi, a sinistra, parla di processo di apprendimento e formazione, sia per chi semplicemente si rifà alle tre “I” dell’istruzione polista (Internet, impresa, inglese).

C’è da notare inoltre che il capo dello Stato parla sia di educazione che di istruzione. L’istituzione scolastica deve istruire, ma può capitare che in essa si incontri in modo libero e gratuito un maestro: “l’educazione non s’impone”, ma si matura con la partecipazione attiva di tutti i soggetti coinvolti. Occorre che nel sistema scolastico esistano maestri che, collaborando coi genitori, possano educare. Ma un insegnante non è necessariamente un maestro. E non bastano neanche i maestri. Tutta l’ultima parte dell’appello di Ciampi è rivolta agli studenti: occorre il loro entusiasmo, il loro slancio, la loro ragione, il loro coraggio, il loro ideale. Parole che fanno immaginare scenari di pluralismo ideale, di dialogo virtuoso sulla verità, così lontano dall’appiattimento istituzionale del coretto di alcuni politici, che, come spesso accade, hanno parlato a vanvera. Questa scuola a colori, non coincidente con l’istituzione, ma che ha bisogno dell’istituzione che la sostenga – perché capisce l’importanza della libertà di insegnamento, dei maestri, dei movimenti ideali – torna a vantaggio dell’istituzione. Ove ci sia vitalità, spirito ideale, passione, coraggio, esperienza, è più facile imparare e affrontare le prove della vita, cioè raggiungere anche il fine dell’istruzione.

In questo contesto – e solo in questo contesto – acquista senso il ricorso ai voucher che, senza oneri per lo Stato e quindi in modo assolutamente costituzionale, ridà alle famiglie degli alunni iscritti alle scuole libere una parte dei soldi che lo Stato ha incamerato attraverso le tasse senza dar loro alcun servizio. In questo modo, può anche migliorare la qualità per tutti, come dice un Nobel per l’economia, Gary Becker: “Sono favorevole a un sistema di voucher che consenta alle famiglie di scegliere tra scuola privata e pubblica. Questo non eliminerebbe l’istruzione pubblica, ma la costringerebbe a esporsi al vento della concorrenza, che può fare miracoli per gli studenti. Prevedo anzi che questo tipo di concorrenza aumenterebbe, e non diminuirebbe, la qualità delle scuole pubbliche, perché le costringerebbe a migliorare per attrarre più studenti”.

Anche per i capaci e meritevoli, ancorché privi di mezzi, non si può volere di meglio: non basta il diritto allo studio, ci vogliono anche le risorse necessarie per assicurare la libertà di scelta. E per chi desidera luoghi di vita all’interno del sistema scolastico, sono aperte le visite guidate a scuole libere in Italia e a luoghi liberi nelle scuole statali.

Giorgio Vittadini, Il Foglio.
| 20:09 |
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“Penso che se si potesse spingere Bush a leggere tre volte un saggio sul pallonetto sarebbe utile per le sorti del mondo”.

Adriano Sofri, La Gazzetta dello Sport 13 settembre.

(Oggi nel Foglio del lunedì tutta l’intervista)

| 12:14 |
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domenica, settembre 21

 

Ogni maledetta domenica. “Anima mia” alla radio. Non c’è Fabio Fazio, ma il risultato non cambia.

| 11:19 |
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venerdì, settembre 19

 

Aiuto (disgrazia famigliare). Il blog preferito dalla mia dolce metà è questo. Temo per la sua vita, qualcuno conosce l’antidoto?

| 23:59 |
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Vincino, Il Foglio.

| 23:58 |
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Aung San Suu Kyi. Il dottor Tin Myo Win, dell'ospedale di Yangon ha affermato che il premio Nobel per la pace è in eccellenti condizioni di salute dopo un intervento durato oltre tre ore. Dovrebbe essere lei stessa a confermarlo in un comunicato che verrà diffuso sabato.

Le autorità statunitensi, dopo aver confermato di essere sollevate dalla notizia, hanno comunque ribadito l'invito alla giunta militare di Myanmar a rilasciare immediatamente Suu Kyi, detenuta senza alcuna motivazione.

CNN Italia.it
| 23:10 |
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