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Lo Spino nel

Qlo (4)

 

[I post qui raccolti sono una parte di quella che fu la prima edizione di questo blog, andato distrutto per motivi indipendenti dalla volonta' del suo autore. Sono stati salvati grazie alla cache di Google e a un po' di lavoro di copia e incolla. Nei punti in cui mancano dei post, e' stato inserito il logo che vedete anche qui a sinistra]

 



domenica, novembre 30

 

Dubbi

 

Il mio “cognome” è incompatibile con la decenza ed il buon gusto della categoria. Che faccio? Mi dimetto dal blog e ne fondo un altro?

| 17:22 | |
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Domani Smetto

 

Per la prima volta in modo serio sto prendendo in considerazione l’ipotesi di smettere con la sigaretta. Ci ho già provato una ventina di volte ma senza un minimo di convinzione, tanto che dopo un paio di settimana di astinenza, nervosismo e cattiveria allo stato puro sono ripiombato inevitabilmente nella spirale del vizio. Non è che stavolta ci siano delle motivazioni particolari per riprovarci, ma sono determinato a piantarla davvero, che ho ormai il fiato corto, la tosse dodici mesi l’anno e la dolce metà sempre alle calcagna dotata di spray per profumare l’ambiente. Francamente è troppo.

| 17:21 |
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Scontro di civiltà?

 

Il rispetto per i morti è uno dei segni minimi di civilizzazione.

| >17:21 |
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1-3

 

Post unicamente dedicato a lui. Una volta tanto…

| 01:03 |
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sabato, novembre 29

 

Io non ce l'ho fatta. Lui ce la farà. Mancano tre giorni.

| 09:21 |
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venerdì, novembre 28

 

Lo sciopero dei numeri

 

Secondo i dati forniti dall’ISTAT, i partecipanti allo sciopero generale del 24 ottobre scorso contro la riforma delle pensioni sono stati settecentomila. A parte i commenti dei sindacati, che naturalmente contestano i numeri, il numero ridottissimo degli scioperanti dovrebbe far riflettere sulla reale rappresentatività di questi eventi. Ma naturalmente restano negli occhi i servizi del Tg3 e le relative percentuali di partecipazione sbandierate il giorno stesso dello sciopero. Un po’ come quando un indagato viene sbattuto in prima pagina dopo un avviso di garanzia e relegato in quindicesima con tre righe di notizia quando viene assolto.

| 11:18 |
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Sono tornato

 

Dillo anche agli altri. Non a tutti però, che qualcuno continua comunque ad evitarmi.

| 10:26 |
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giovedì, novembre 20

 

| 23:39 |
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mercoledì, novembre 19

 

Feedarsi?

 

Qualcuno di voi legge questo blog tramite gli appositi feed rss?

Non sapendo cosa siano e a che cosa servano, magari potrei scoprire che funzionano.

| 18:20 |
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14 e grazie

 

A volte si eccede, ma ci sono dei momenti nei quali è impossibile non farlo. Ho ricevuto 14 mail di insulto per il post che potete leggere qui sotto. Non è un problema, solo fate a meno di leggere questo blog. Non è indispensabile che lo facciate. Anzi è perfettamente inutile e non perdete tempo a dimostrarlo. Grazie.

| 18:19 |
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La confraternita del Nulla

 

È veramente singolare. Certi personaggi si sentono in obbligo di recitare una parte in commedia, sempre, quasi fossero investiti da una qualche mandato pedagogico (gli unti dell’ideologia), quasi ci fosse davvero bisogno di loro. Non importa ciò che la vita riserva loro, rispondono a comando e hanno sempre a portata di mano il Bignami del pensiero felice e delle istruzioni per l’uso. Si sono autoeletti Migliori, si credono la Verità, si mischiano al mondo per renderlo splendente. Si sono dati un ruolo e, visto che rende bene, fanno a gara tra di loro per essere fini interpreti di quella commedia che è la vita. Anche quando sarebbe giusto tacere, continuano a girare il loro personale film, a dispensare saggezza e lezioni di bontà. Anzi, a maggior dispetto per noi ipocriti piccolo borghesi (non so bene cosa significhi, non lo sanno neanche loro ma si dice così), rincarano la dose, vanno oltre il consentito, eccedono nell’imbecillità che è loro naturale attitudine e definitiva consacrazione (riuscirebbero a legittimare per la causa anche l’omicidio della madre). Lo fanno per essere censurati, rimbrottati ed insultati, così da poter piangere le lacrime della libertà negata, del piccolo regime che s’avanza e godere di una solidarietà di casta alla quale nessuno di loro si sottrae (possiamo farci mancare la sindacalizzazione del nulla?). Tra di loro anche alcuni sacerdoti e vescovi, che con le loro parole disonorano la Chiesa, il loro dovere e la Croce di Cristo. Nobili eroi moderni, maestri di perfezione, questi attori del ridicolo e del superfluo non conoscono limiti e come ogni attore di scarsa attitudine all’arte della recitazione hanno una sola grande paura: quella di essere dimenticati. State quieti, non vi dimenticherò, non meritate questo ennesimo sforzo, ma adesso fate il favore di levarvi dai coglioni. Stronzi.

| 00:07 |
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Grazie, grazie e ancora grazie eccentrico Castaldi!

| 00:06 |
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martedì, novembre 18

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

| 00:42 |
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lunedì, novembre 17

 

Il Papa, la guerra e il muro

 

Premessa: il Papa non fa politica, magari qualche “gerarca” vaticano ha questa tendenza, ma il Papa non fa politica, non è un leader di una Nazione, non ha interessi dello stato da difendere.

 

Seconda premessa: può essere scomodo, irritante e politicamente scorretto, ma ciò che dice il Papa non può essere preso a fettine e distribuito come meglio ci piace.

 

Giovanni Paolo II si è sempre detto contrario alla guerra in Iraq e lo ha fatto adducendo motivazioni molto diverse rispetto a quelle dei movimenti pacifisti. Eppure questi l’hanno eletto a guida.

Il Papa non ha mai parlato di guerra imperialista, di guerra per il petrolio e cianciate varie. Dai suoi ripetuti interventi contro la guerra non è mai emersa nessuna traccia di antiamericanismo.

Ora, di fronte ai recenti sviluppi nell’area mediorientale, ritorna a parlare di pace, come se non avesse mai smesso, non trascurando queste novità e qualcuno parla di legittimazione a posteriori dell’intervento armato in Iraq e quindi di una contraddizione nella sua “politica”. Niente di più sbagliato: il Papa non ha mai lodato il regime irakeno, non ha mai parlato di resistenza riferendosi agli attentati terroristici compiuti in Iraq. Ha solo preso atto del mutamento di scenario e preme perché si operi per la pace e la stabilizzazione dell’area (anche il più stupido capirebbe che questo compito non è certo affidato ai feddayins di Saddam).

 

Ieri il Santo Padre è intervenuto sulla questione israelo-palestinese, ha mandato messaggi a Sharon e si è schierato dalla parte dei palestinesi. O meglio, è così che appare dalla lettura di alcuni giornali.

Peccato che i titolisti abbiano utilizzato solo ciò che faceva piacere a loro dell’intero Angelus del Papa, e abbiano relegato all’interno il vero significato delle sue parole: ha espresso una forte condanna al terrorismo, ha pregato per i famigliari delle vittime degli attentati e ha invitato al rispetto per la vita, per la solidarietà internazionale e per la legge. Non mi risulta abbia cercato in nessun modo di trovare una giustificazione ai kamikaze che si aggirano per il mondo, non mi risulta che abbia espresso solidarietà incondizionata a quel sant’uomo che è Arafat. Però ero tentato di crederlo dopo una lettura sommaria dei quotidiani.

Il Papa ha parlato anche del muro di difesa costruito da Israele: “Debbo al tempo stesso rilevare che purtroppo in quei luoghi il dinamismo della pace sembra essersi fermato. La costruzione di un muro tra il popolo israeliano e quello palestinese è vista da molti come un nuovo ostacolo sulla strada verso una pacifica convivenza. In realtà, non di muri ha bisogno la Terra Santa, ma di ponti. Senza riconciliazione degli animi, non ci può essere pace”.

 

Chi legge queste parole come una condanna per Israele e come una parziale giustificazione al terrorismo palestinese, o è stupido o è in malafede. O tutti e due.

| 22:05 |
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Dopo i nazisti, arriva Sabina

 

“Indignazione per il sondaggio dell’unione Europea? Ma quale antisemitismo, la gente ha risposto Israele non la razza ebraica”

 

Sabina Guzzanti, ieri sera in tv.

| 13:25 |
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| 11:47 |
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domenica, novembre 16

 

Vorrei essere Gino Strada

 

Vorrei essere Gino Strada per sentirmi più buono, per aver sempre la certezza di stare dalla parte giusta, per sapere sempre chi è il colpevole.

Vorrei essere Gino Strada perché se tutti fossero così un altro mondo sarebbe possibile. Un mondo pieno di bontà e di altissimi valori morali, di musica e di balli, di feste e di allegria, di felicità e di pace. Un mondo senza guerra, senza terrorismo (ma per lui il terrorismo non esiste neanche in questo di mondo), senza tutte quelle cose che non vanno bene, che mal si conciliano con la specie dell’uomo di Strada. Quelle cose che non ci piacciono le dimentichiamo. Non ci sarà più il petrolio.

 

Vorrei essere lui perché io mi faccio schifo.

Mi faccio schifo perché credo che le cose del mondo siano un po’ più complicate. Perché i colpevoli non stanno mai da una parte sola e io non sto mai dalla parte giusta.

Vorrei essere lui, ma io sono cattivo e felice, e non riesco a indignarmi ogni cinque minuti. Mi verrebbe a noia un mondo perfetto e non mi sento di appartenere alla casta dei migliori.

Vorrei essere lui, ma senza petrolio si sono fatte un sacco di guerre, quasi tutte a dire la verità.

Vorrei essere lui ma io credo in Dio.

Vorrei essere lui ma sono colpevole, sono condannato ad essere io.

| 17:03 |
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venerdì, novembre 14

 

In questi giorni, in molti hanno lottato affannosamente per dare il peggio e ci sono ampiamente riusciti. Io mi assento, non voglio partecipare, continuate senza di me. Complimenti.

| 00:38 |
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mercoledì, novembre 12

 

Le barzellette di Diliberto

 

Di loro in pratica si sapeva tutto. Si chiamava il 211 e arrivavano in retromarcia. Quello con la pancia enorme aveva smesso di fare lo stronzo. Dieci carabinieri erano annegati spingendo il motoscafo, cinquanta metri prima avevano pescato il primo col triangolo. L’invenzione del vassoio: scusi, mi allunga quel piatto? Tre ore ci metteva un carabiniere a suicidarsi, il tempo che la pallottola arrivasse al cervello. C’era lo sfigato, morto al posto di blocco, e quell’altro che per fortuna si chiama Blocco. Un maresciallo si sedeva in fondo al cinema perché ride bene chi ride ultimo. Un altro: i tre anni più duri della vita? La prima elementare. Chi tagliava un foglio in due giurando che era un puzzle e chi ci metteva due anni a comporlo perché trovava scritto: “Dai tre anni ai sei”. Poi chi: “Alt, documenti!” “Digos!” e lui gentile: “Los documentos, por favor!”. Un altro ancora trovò un pinguino: “Portalo allo zoo!”, gli dissero, e lui per scrupolo l’indomani lo portò anche al cinema. Bene. Pensate voi che teste di cazzo del genere nella lontana Nassiriyha, Iraq, siano in grado di comprendere le sofisticate barzellette dell’onorevole Diliberto?

 

Il Foglio

| 23:31 |
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Oggi non servono le parole

 

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| 15:32 |
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martedì, novembre 11

 

Certe sere gira così…

 

1.      Guardo pochissime volte Porta a Porta

2.      Non guardo assolutamente L’isola dei Famosi

3.      Paolo Crepet mi sta altamente sui coglioni

4.      I preti dovrebbero fare altro

5.      Simona Ventura si sta allargando un po’ troppo

 

Tutti insieme appassionatamente.
| 23:59 |
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Sono stato io

 

Qualsiasi cosa io abbia fatto, sappiate che l’ho fatta veramente!

| 23:19 |
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Radici cristiane e bandiere benedette

 

Non è forse il miglior simbolo della concordia tra cattolici e Stato, commentava ieri soddisfatto il Figaro? Non dimostra forse che i timori dei vescovi contro il revanscismo laicista sono infondati, che appena terminata la loro preoccupata conferenza episcopale ieri officiassero i riti per l’11 di novembre?

[…]

Alla domanda del Figaro, la risposta è no. Non è la celebrazione dei riti per le feste nazionali gallicane ciò che può identificare un rapporto serio col cattolicesimo, tanto meno la formula può valere altrove in Europa, dove lo Stato ha radici assai meno forti che in Francia. “Contro un’Europa dimentica di un cristianesimo che ciascuno crede di intendere a proprio modo”, predicava il futuro Pio XII a Notre Dame il 13 luglio 1937; pensava al Sillon, al nazismo, al relativismo laicista in ogni sua forma. Non si tratta di tornare a primati della fede nella vita pubblica. Ma a cancellarla, dalla vita pubblica, a non fondarvi una parte ineliminabile dell’identità europea, si disconosce se stessi anche se laici.

 

Editoriale, il Foglio

| 23:18 |
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Nei gulag di Stalin perché cristiano

 

Questa è l’eccezionale testimonianza di Kazimierz Swiatek, arcivescovo di Minsk in Bielorussia. Ordinato sacerdote nel 1939, venne arrestato una prima volta nel 1941 per il suo lavoro pastorale. Uscito dal carcere l’anno dopo, ricominciò a testimoniare la sua fede e dopo poco tempo, nel 1944, arrivò puntuale la punizione per questa sua attività: 10 anni di lavori forzati, due nel gulag di Marinsk, 7 nella miniera di Vorkuta sul circolo polare artico, quindi nella taiga siberiana. Venne liberato nel 1954, dal 1994 è Cardinale.

Ai tempi di Stalin tutto il territorio dell'Unione Sovietica non era altro se non un enorme gulag, un recinto col filo spinato, dove migliaia di reclusi nei vari singoli lager morivano a causa delle disumane condizioni d'esistenza e di lavoro. Dopo essere stato incarcerato per due volte nelle prigioni sovietiche, inclusi due mesi nella cella per condannati a morte, venni mandato al lager dei lavori forzati a regime speciale. Dapprima nella taiga siberiana, successivamente nella tundra del lontano nord. Sono stato recluso in un estremo isolamento e ciò non mi ha permesso né d'incontrare alcun sacerdote cattolico né d'amministrare il sacramento della confessione.

[…]

Per dieci anni sono rimasto completamente isolato dalla realtà del mondo, in particolare dalla realtà della Bielorussia e della sua Chiesa. Con un accanimento davvero satanico venivano perseguitati tutti quelli che credevano in Dio e cercavano di seguire i riti religiosi. E chi, nonostante le terribili persecuzioni, perseverava nella fede si sentiva abbandonato e indifeso. L'Occidente, pur conoscendo la situazione della Chiesa nell'Unione Sovietica, spinto da certe ragioni, forse anche politiche, non è intervenuto in difesa dei credenti, oppressi e perseguitati dal regime.

[…]

 

Il racconto dell’ultimo giorno di prigionia:

 

Era l’ultimo giorno della mia permanenza nel lager. Sono stato condotto sotto scorta nell’ufficio del KGB esterno al campo. Dietro la scrivania era seduto un capitano maggiore e io stavo al muro. L’ufficiale esaminava con attenzione un incartamento voluminoso con la documentazione sui miei soggiorni nelle prigioni e nei lager. (…) Giunto all’ultima pagina mi chiese: “Come hai fatto a sopportare tutto ciò e a rimanere in vita?”. Lui non riusciva a comprenderlo, le regole del KGB erano semplici ed univoche: per uno come me non andava sprecata la pallottola che serviva al fronte, erano sufficienti una fatica sovrumana e le condizioni del lager per eliminarmi. Da qui il suo immenso stupore. La mia risposta fu chiara e ferma: “Capitano maggiore, la vita io la devo alla mia incrollabile fede in Dio. È stato Lui a salvarmela”. […]

Grazie a Stranocristiano

| 23:11 |
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