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Lo Spino nel

Qlo (5)

 

[I post qui raccolti sono una parte di quella che fu la prima edizione di questo blog, andato distrutto per motivi indipendenti dalla volonta' del suo autore. Sono stati salvati grazie alla cache di Google e a un po' di lavoro di copia e incolla. Nei punti in cui mancano dei post, e' stato inserito il logo che vedete anche qui a sinistra]

 



mercoledì, dicembre 31

 

Tra poche ore è l’anno prossimo

| 13:15 |
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White trash

 

Undici memorabili orrori dal media business 2003.

 

“Ma – soprattutto - dov’è nascosto il cimitero dei modellini di Vespa? Non devono mica morire dimenticati. Dobbiamo recuperarli, mandarli alla Biennale, proporli al padiglione Italia del Design Museum di Londra. Vividi segni di un tempo strano, credetemi”.

Il Foglio

| 13:15 |
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Sofri

 

“Conosco le ultime notizie che mi riguardano. Ma per me la notizia non è che forse esco dal carcere. Per me la notizia e che in carcere ci sono rimasto così a lungo. Statisticamente potevo anche essere morto, nel frattempo”.

Il Corriere della Sera

| 10:54 |
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lunedì, dicembre 29

 

| 23:59 |
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venerdì, dicembre 26

 

Un altro Natale è passato e domani forse nevica…

Ci si legge l’anno prossimo.

| 22:27 |
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domenica, dicembre 21

 

Buon Natale

| 17:52 |
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sabato, dicembre 20

 

E Radio Tirana trasmette musiche balcaniche, mentre danzatori bulgari a piedi nudi sui braceri ardenti

| 00:08 |
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Da un incapace all’altro

 

(…) Ci sono poi quei democratici che si candidano per essere nominati presidente dal loro partito. Proprio quando la posizione inflessibilmente contraria alla guerra di Howard Dean sembrava destinata a diventare la politica ufficiale del partito Democratico (con il sostegno dell’ex vicepresidente Al Gore), Saddam viene stanato nel suo rifugio. Si tratta della fortuna del presidente o della sfortuna dei democratici? Ritengo che le reazioni ai talk-show televisivi in seconda serata (quelli di David Letterman e Jay Leno) offrano un segnale di ciò che pensano gli americani molto più accurato di quello ottenuto coi sondaggi. O perlomeno di ciò che pensano i giovani americani, quelli tra i diciotto e i ventiquattro anni, obiettivo primario dello show. Questa settimana, dopo il formale appoggio di Gore a Dean, Letterman ha detto che si trattava dell’appoggio di «un uomo incapace di sconfiggere Bush» ad un altro «uomo incapace di sconfiggere Bush». Il pubblico è scoppiato in una fragorosa risata e ha applaudito a lungo. Da dove arrivano i giovani militari di oggi? A quanto pare, anche dal “sofisticato” pubblico di Letterman. Come dice la canzone: «Inizia a esserci l’atmosfera del Natale, dovunque tu vada».

Lorenzo Albacete, Tempi

| 00:08 |
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venerdì, dicembre 19

 

Se telefonando io…

 

Acquistare un telefonino nuovo con un sacco di opzioni fantastiche e iper-tecnologiche e scoprire un solo piccolo difetto: funziona tutto, tranne che per fare e ricevere telefonate. Meraviglioso.

| 13:18 |
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Il Papa e la guerra

 

“For myself, I am glad that in no way could the Vatican at that time have been seen as fomenting a war of "the Christians" against an Arab nation. On the contrary, the pope's voice was the most audible and constant voice against war. To my mind, that is as it should be. The last thing we would have needed was a pope calling for war against an Arab nation”.

Michael Novak, sul Papa, la guerra e il cardinale Martino.

National Review, via Camillo
| 11:25 |
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Barzellette e libertà

 

«E' arduo dire come la pensino popoli soggetti a regimi autocratici che non permettono libertà di espressione. Gli unici indizi che abbiamo ci vengono dalle barzellette. Lo dico seriamente. Le barzellette sono l’unica forma di commento autentico e incensurato. In una storiella iraniana che ho sentito di recente due uomini discutono la spaventosa situazione del loro Paese. Questo è orribile, questo è atroce, quello è anche peggio, e così via. Alla fine uno dice: "C'è solo una cosa che può salvare l'Iran. Un Osama Bin Laden". L'altro lo guarda inorridito: "Ma che sei, pazzo?". "Al contrario", risponde il primo. "Così gli americani verrebbero a salvarci"».

Intervista a Bernard Lewis, Corriere della Sera.

| 10:57 |
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Grazie per l’ombrello

 

Caro Giuliano, la tua battaglia è stata e sarà inutile. Cercare di affermare un principio, di individuare l’origine di un desiderio, che cosa sia un desiderio, e la sua eventuale traduzione in diritto, riempire di significato e strappare alla rottamazione termini come maternità e paternità, smuovere le coscienze sonnolente dei benpensanti del progresso è come fiato sprecato. Perché tutto in loro si risolve in proibizioni mal sopportate, in tecnicismi ginecologici di seconda mano e nello sfuggire alla discussione rifugiandosi in slogan datati e riempiendosi la bocca di libertà. Tutto è legittimo, anche parlar d’altro, ma senza far finta di capire i termini del discorso che sono di una limpidezza disarmante. Anche la Ragione non è più tale, è riportata a semplice misurazione. Si misurano i giorni per dare ad una vita la dignità di essere vissuta.

Ma noi siamo talebani e coi talebani non si discute e non si ragiona, vogliamo scherzare?, li si schioda a pedate nel culo e viva il progressismo e la libertà.

Abrogate la legge, ci riuscirete forse, ma non ditemi che fare figli è un diritto tutelabile da cigiellecisleuil. Siate seri.

 

“In un caffè di Berlino, il caffè Einstein, ho visto tanti anni fa una coppia di giovani piagnucolare per la malattia di un albero che si vedeva dalla finestra in un pomeriggio brumoso, poi mi sono rimesso a leggere e a sera suonarono gli tzigani. Cade una pioggia acida sugli esseri umani, apriamo l’ombrello.”

| 00:09 |
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giovedì, dicembre 18

 

Saddam

 

Gli amanti delle manette sono diventati tutti splendidi garantisti. Sarà il fascino del dittatore?

| 00:24 |
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I talebani della laicità dello Stato

 

E adesso abbatteranno chiese, sinagoghe e moschee?

 

(…) è urgente proibire veli e kippà (il copricapo tradizionale ebraico) e stabilire per legge la dimensione massima delle croci o delle medagliette religiose che si attaccano alle catenine. Se fossero troppo grandi, cioè non “discrete”, turberebbero l’equilibrio su cui si fondano la Repubblica e la scuola che è un “santuario repubblicano”.(…)

Editoriale, il Foglio
| 00:23 |
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mercoledì, dicembre 17

 

Fecondazione

 

Caro  Giuliano…, caro Adriano…. Botta e risposta tra il Carcerato e il Ciccione, con in aggiunta Antonio “perché?” Socci che si risponde da solo (e bene).

| 15:23 |
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Onorevoli colleghi

 

Slobodan Milosevic e altre simpatiche persone “scenderanno in campo”. A quanto pare verranno pure eletti.

 

[La candidatura] “come un simbolico gesto di riconoscimento per la lotta di Milosevic all’Aia”

Il Foglio (seconda colonna)
| 15:20 |
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martedì, dicembre 16

 

Il Tg3 fa perdere i capelli?

 

Mi spiegate perché tutte le sere prima del Tg3 mettono in onda lo spot di Crescina, magico “ricrescitore” di capelli? C’è forse una relazione subliminale tra i due eventi? Mah…

| 19:07 |
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| 13:16 |
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Tecnicismi e blogosfera

 

Pare che molti blogger siano espertissimi di diritto e comunicazione. Io no!

| 12:44 |
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Vincino, Il Foglio

| 00:12 |
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lunedì, dicembre 15

 

Nogglobal, borghesi, ancora pochi mesi!

 

Cronaca (quasi)fedele di una domenica pomeriggio da blogger. Con bandane, bandiere, codice della strada fai-da-te e tentativi di sfondamento.

| 23:33 |
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Desiderio, materia e un’oncia (con roncola)

 

Non si desidera un figlio, un figlio è il frutto del desiderio dell’altro, di una scopata. È così difficile da capire questo concetto? Scusata la roncola, ma insisto: è così difficile capire che tutto il resto di quella scopata, la decisione di mettere su famiglia, di corrispondere al dovere di accogliere una vita e di accudirla, non ha niente a che vedere con il diritto al figlio, con il desiderio, si apparenta semmai alla civilizzazione della natura, alla responsabilità sociale, all’imbrigliamento dell’energia amorosa dentro il linguaggio, la ragione, la religione?”

(…)

E’ stata una battaglia della materia contro i sogni, della ragione laica religiosamente assistita contro la dogmatica integrista del laicismo. Una presa d’atto della necessità come confine della libertà, come confine che libera la libertà perché consente di pensarla. Poi tutto si disperderà, perché le leggi sono piccola cosa a confronto della loro giustificazione. Ma che importa? Agli argomenti spesso squallidi, ignoranti, sentimentali, banali, faziosi con cui si argomenta contro la legge crudele, medievale, oscurantista si può rispondere così: abroghiamola pure, purché resti nella coscienza dei cosiddetti moderni un’oncia della riflessione che si è avviata intorno alla giustificazione di questa legge.

Il Foglio del lunedì (non on-line)
| 23:32 |
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Come se avessero segnato un gol

[Per molti, ma non per tutti]

 

Paul Bremer entra con dieci minuti di ritardo nella sala grande delle conferenze stampa. Si sistema la giacca, si schiarisce la voce. “Signore e signori, l’abbiamo preso”. Si deve interrompere perché dalla sala arriva una specie di ruggito. Sono i giornalisti arabi che esultano come se avessero segnato un gol. È più di un gol. Volano in aria taccuini, giacche, si abbracciano tra loro a mucchio. Un giovane si inginocchia con la testa tra le mani e ringrazia Allah.

Corriere della Sera

 

Che brutta e triste giornata per la bella generazione virtuale, quella che non rispetta il voto popolare né in Italia né in Iraq, quella che si affida a certi vecchi demagoghi dell’Unità per consolarsi ogni giorno con la notizia che il terrorismo è vivo, è forte, che gli occidentali sbagliano sempre tutto, che Osama è vivo e vegeto, Saddam in libertà, e Berlusconi deve ritirare le truppe italiane, ridare il prime time a Sabina e Luttazzi, mentre Chirac e Schroeder lavorano per liberarci dal suo regime.

Il Foglio

| 11:21 |
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Coincidenze e rallegramenti

Pure io...

| 10:33 |
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13/12/2003

 

Mal di pancia

 

Rolli ha il mal di pancia e la colpa è del Ciccione. Capita spesso di leggere sui giornali cose per cui ti verrebbe voglia di usarli per accendere la stufa, ma è così che vanno le cose. I giornali servono per informare e suscitare discussioni, polemiche e prese di posizione. Non esiste, fortunatamente, il quotidiano perfetto, quello che ti rassicura ogni mattina, quello che ti fa sentire in ogni caso dalla parte giusta, quello che la pensa come me. Il Foglio è si una particolarità nel suo genere, ma non sfugge a questa logica.

Personalmente cerco di leggere tutto ciò che mi capita per le mani, leggo, rumino e sputo. Metabolizzo tutto quello che ritengo interessante, che sia aderente o meno alle mie opinioni, e ne faccio uso sul blog o nelle mille discussioni quotidiane. Che Ferrara la pensi più o meno come me può farmi piacere, ma non me ne frega proprio niente. Leggo Il Foglio perché mi piace anche quando conduce battaglie con le quali non mi trovo in sintonia. È una questione di stile e di onestà intellettuale, e queste caratteristiche al Ciccione non mancano. Se devo rilassare il cervello e rallentare il battito cardiaco, lo faccio leggendo L’Unità o vedendo il Tg3, pensa un po’ che roba…

| 00:17 |
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12/12/2003

 
Referendum?

Amici miei, uomini e donne del progresso, ma siete proprio così sicuri di vincere? E se non sarà così poi a chi darete la colpa?

| 21:56 |
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Consigli per gli acquisti?

 

Sono antropologicamente negato nella scelta dei regali. Non credo però sia così grave, tanto c’è sempre qualcuno che la sa lunga in queste faccende.

| 21:55 |
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Nobel, ottimismi e stereotipi

 

“Ad essere ottimisti è stata un’occasione persa. Ad essere pessimisti i prossimi mesi diranno se si è trattato di un ennesimo errore del Comitato per il Nobel. Se così fosse a perderne sarebbe soltanto la causa della libertà in Iran. Vedremo.”

1972

| 21:55 |
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11/12/2003

 

E io la vedo grigia

 

Sono un peccatore con una passione smisurata per la categoria.

Qualcuno disse di essere come il medico, venuto per gli ammalati e non per i sani, ma ci sono troppi ammalati che credono di guarire da soli, che si fabbricano la cura o che preferiscono l’eutanasia alla vita. Poi se la loro ricetta non funziona è colpa del medico. Disse anche “Io sono la Via, la Verità e la Vita”, ma forse è un’altra faccenda e potrebbe urtare la sensibilità laica del paese. Ricordo l’emozione provata quest’estate a Rimini nel rivedere in video il grande Testori che parlava al Meeting di qualche tempo fa: “Chi sono io, perché state ad ascoltarmi. Sono un peccatore, un figlio di puttana e una merda”. Si, disse proprio così e da quelle parole, dette con una forza inconcepibile, sgorgava il sentimento dell’uomo solo e nudo davanti al reale e che implorava misericordia. Le stesse parole le potrei, a ragione, dire anch’io, con lo stupore e l’immensa gratitudine per chi mi vuole bene lo stesso. Io voglio essere voluto bene! Il resto non conta.

| 12:26 |
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10/12/2003

 

La malattia dell’Islam

 

(…) Ma io ricuso un’idea corrente, secondo cui questo antisemitismo sparirà quando sarà risolto il conflitto israelo-palestinese, il suo emblema. L’antisemitismo nel mondo mussulmano rientra in quel che Bernard Lewis chiama un “blame game”, nell’incapacità di questo mondo a interrogarsi sulle proprie carenze, sui propri insuccessi, nell’inettitudine alla critica e all’autocritica. E’ questa la malattia dell’Islam. Tutto quel che non funziona nel mondo islamico è colpa di Israele, tutto quel che va male nelle periferie urbane europee è colpa dell’Occidente e di Israele. C’è l’irresistibile tentazione di imputare gli insuccessi presenti e futuri a cause esterne.

E la causa maggiore è oggi Israele. L’antisemitismo resterà, qualunque sia la politica israeliana.

 

Alain Finkielkraut, La Repubblica
| 13:56 |
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| 13:55 |
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E qui siamo arrivati proprio al capo e al corpo imprigionati; al capo e al corpo sfracellati. In questa pseudo-liberazione dell’uomo siamo arrivati alle galere, agli assassinii, ai genocidi.

 

Giovanni Testori, Il senso della nascita.
| 12:32 |
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Vaffanculo ai Merli e andate in pace

 

Mi devo essere perso qualche passaggio, perché non mi risulta di aver letto o visto o sentito il Papa dire: “Cattolici di tutto il mondo, andate e scopate come opossum con tutti i fratelli e le sorelle che vi trovate di fronte, ma non usate il preservativo, copulate come delle sardine sottovuoto spinto, con persone conosciute e soprattutto sconosciute. Ma non usate mai il preservativo”. Non mi risulta.

 

Riguardo alla legge “oscurantista” è, come sempre, una questione di opinioni. Postando per intero l’editoriale di Ferrara non ho espresso un parere di fede assoluta nei confronti di questa legge, ho letto con soddisfazione l’opinione di un laico, laico, laico (ve li ricordate Pasolini e Testori?) che ha affermato un principio che per me e magari solo per me è una certezza: il valore della vita umana è immensamente superiore ad ogni qualsivoglia desiderio momentaneo. Paternità e maternità non sono termini da nosocomio. Punto e stop. Nel merito la legge in alcune parti è confusa e certamente migliorabile, frutto di alcuni piccoli compromessi al ribasso. Non pretendo che tutto il mondo la pensi come la Chiesa Cattolica, pretendo rispetto per una maggioranza parlamentare che esprime un voto, aderente o meno che sia alle proprie opinioni. Il rispetto che io porto ad una legge che non condivido affatto, quella sull’aborto, che c’è, è stata confermata da un referendum ed è continuamente applicata nella quotidianità. Credete io faccia parte della tribù degli assassini di medici abortisti? Ditemelo cazzo, vuol dire che ho sbagliato qualcosa se pensate questo di me.

 

Non ho mai avuto l’idea che i cristiani tutti si conformino ai dettami di Santa Romana Chiesa, sono solo cazzi loro e ho detto più volte che non mi pare sia obbligatorio professarsi cristiani, o mi sono perso anche questa? Non faccio parte della schiera delle anime belle che vorrebbero convertire il mondo intero e non mi piacerebbe se tutti la pensassero come me. Ma mi fanno incazzare come una bestia tutti quelli che, come Merlo, pretendono di insegnarmi come essere cristiano per essere accettato dal mondo,  che mi spiegano come, dove e quando vivere il mio rapporto con Dio e che sono un cretino, bacchettone e ultimamente “sbagliato” perché Dio la pensa come loro.

Ma VAFFANCULO Merlo e tutti i sacerdoti dell’ideologicamente e “cristianamente” corretto che vogliono ridurre una Fede e una Storia a semplice soprammobile da esibire nelle occasione di festa paesana. No, mi dispiace ma vi mando affanculo.

 

Se vogliamo parlare di idee e principi, benissimo, sono qua ed ho profondo rispetto e ammirazione per chi sostiene tesi diverse (qualcuno dovrebbe saperlo). Se vogliamo straparlare e usare semplici scorciatoie verbali, come chiamare talebani quelli che oppongono opinioni difformi alla “verità laica del paese”, vi avverto che non rientra tra i miei sport preferiti. Ditelo pure anche al Papa.

 

[Domenica se ne parla]
| 00:07 |
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09/12/2003

 

Liberiamo il Ciccione dalla Pianta grassa

 

C’era una volta una bella e intelligente trasmissione televisiva che si intitolava 8 ½. Sì, una volta, perché ora ce l’hanno rubata. Censura, libertà d’informazione negata, il reggggime che avanza? No, nulla di tutto ciò riguarda questa storia.

Nei tempi andati ci fu qualche sprovveduto sapiente di cose televisive che buttò l’idea di dar vita ad un terzo polo, sfidando le corrazzate Rai e Mediaset. Nacque così un ammasso informe, una scoreggia nell’universo catodico, che prese per nome La 7. Nel palinsesto della Sfigatissima si inserì un programmino che ardiva approfondire la politica e non solo quella. Programmino niente male, arricchito dalla finezza argomentativa e dai molti battibecchi sapienti dei due conduttori, un Ciccione amico del Cav. e uno Smilzo, pure parecchio brutto,e molto sinistro. Avete letto bene, i conduttori erano due, che orrenda provocazione nell’era del Conduttore Unico Delle Coscienze alla quale eravamo, ma lo siamo tutt’ora, abituati. Lo Smilzo brutto e sinistro se ne andò per i cazzi suoi, ma il programmino ormai funzionava bene ed era diventato un caso editoriale, per cui si continuò con l’esperimento. In sostituzione del di Lui sopra arrivò un altro Smilzo, pure questo abbastanza sinistro (della sua [presunta] avvenenza non intendiamo riferirne) e con parenti illustri. Il format proseguì alla grande con i soliti scazzi tra i due conduttori, ospiti interessanti, polemiche dai modi pacati e con il pubblico che dimostrava di apprezzare, fin quando anche il secondo Smilzo prese armi e bagagli e piantò in asso il povero Ciccione.

E qui comincia un’altra storia, una storia di sbadigli, di inutilità e di banalità debordanti. Il Ciccione si è messo a condurre da solo e non ha la stoffa? Magari dico io. Peggio, molto peggio. Sempre un sapiente di cose televisive, con un colpo di genio malato, tolse dalla naftalina una Palomba, moglie di Trombato eccellente, nota alle cronache per non so che cosa e la accasò nello studio del programma di cui stiamo parlando. Stranita, confusa e un po’ inebetita dalle luci, forse dalle truccatrici, di certo dalla mole del suo partner professionale, cadde improvvisamente in uno stato catatonico dal quale non risulta si sia ancora riavuta (qualche zitella acida sostiene che sia questa la sua vera natura, ma sono solo cattiverie naturalmente). Il Ciccione, che della Palomba è amico, se la porta tutte le sere con sé facendo finta che la tipa sia viva e vegeta. Ogni tanto, forse per riflesso condizionato, pare che dalla sua boccuccia esca qualche spiffero inopportuno, disturbando l’andamento generale del programma. Sbadiglio dopo sbadiglio rantola qualche mezza frase banale e fuori contesto, che lascia gli ospiti, ma soprattutto i telespettatori, basiti. Dopo le prime puntate però lo stupore di chi sta davanti alla tv ha lasciato il posto ad accenni di nervosismo fino alla collera definitiva.

Credo sia giunta l’ora di piantarla da qualche altra parte la Palomba, o rimetterla buona buona nella naftalina dalla quale era stata inopportunamente rimossa.

Che qualche uomo di buona volontà, mosso da misericordia e con piccole nozioni televisive, basta anche il diploma della scuola Radio Elettra, si pieghi al buon senso e liberi finalmente il Ciccione. Non vorrei che frequentando certe compagnie si mettesse a dieta, ché ci piace così com’è.

| 00:26 |
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08/12/2003

 

Dogma

 

La Juve non è in crisi.

| 21:35 |
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07/12/2003

 

Dio non c’è. Se c’è non c'entra ma la pensa come Merlo

 

[Dal vangelo secondo F.M.]

 

Non trovo altre parole per chiosare il lungo articolo di Francesco Merlo sulle colonne di Repubblica (purtroppo non on-line). Un insieme di fatti dissimili fra loro collegati con il solo scopo di attaccare e denigrare la Chiesa cattolica, di rivelare che i cristiani sono diversi da come sarebbero obbligati ad essere e di come Dio e Merlo la pensino al medesimo modo. Sgradevole e ideologicamente corretto. Il tutto per spiegare a noi poveri farisei l’essenza reale del cristianesimo.

 

“La scienza è una delle tante avventure dell’uomo e sempre il Padre è fiero quando i propri figli diventano adulti, e non lo chiamano più, non ricorrono a lui, non lo usano più, provano a farcela da soli”.

 

“Per fortuna infatti ogni credente interpreta il messaggio di Cristo alla sua maniera”

“C’è uno scollamento tra cristianesimo reale e cristianesimo legale…”

 

Come tutti anche Merlo ha diritto ad esprimere le sue idee come, dove e quando vuole, di pensare che siano “verità assolute” (verità laica del paese dice Merlo, e mi piacerebbe proprio sapere cos’è…) e che solo dei trogloditi integralisti la possano pensare diversamente, ma eviti di interpretare e piegare a suo piacere una Storia che manifestamente non gli appartiene e di architettare strampalate teologie che non hanno alcun fondamento nella realtà. Per favore. Non rende merito alla sua bravura e alla sua intelligenza.

 

Lascio dire a chi di cristianesimo ne sa più di me e di Merlo:

 

“Se l’uomo deriva tutto dai suoi antecedenti biologici, come la cultura imperante pretende, allora l’uomo è schiavo della casualità degli scontri e quindi è schiavo del potere, perché il potere rappresenta l’emergenza provvisoria della fortuna nella storia. (…) L’uomo non può concepirsi libero in senso assoluto: siccome prima non c’era e adesso c’è, dipende. Per forza. L’alternativa è molto semplice: o dipende da Ciò che fa la realtà, cioè da Dio, o dipende dalla casualità del moto della realtà, cioè dal potere. La dipendenza da Dio è la libertà dell’uomo dagli altri uomini. La mancanza terribile, l’errore terribile della civiltà occidentale è di aver dimenticato o rinnegato questo. Così, in nome della propria autonomia, l’uomo occidentale è diventato schiavo di ogni potere. (…) Come Giovanni Paolo II ha messo in guardia tante volte, il pericolo più grave di oggi non è neanche la distruzione dei popoli, l’uccisione, l’assassinio, ma il tentativo da parte del potere di distruggere l’umano. E l’essenza dell’umano è la libertà, cioè il rapporto con l’infinito. (…) Comunque, la cosa principale da tener presente è questa: che noi siamo cristiani perché senza Cristo l’uomo comincia a diventare meno se stesso, a scomparire”.

 

Luigi Giussani, New York 8 marzo 1986

 

“Un Dio infatti che non c’entri con la vita è un Dio per lo meno inutile. Quindi quanto più un uomo è attivo, interessato alla vita e in essa impegnato, tanto più sentirebbe di perdere tempo nel soffermarsi a considerare un tale Dio. Dio si riduce ad un’opzione più o meno privata, ad un patetico conforto psicologico, ad un fatto da museo. Per un uomo che sentisse febbrilmente il tempo breve e le molte imprese da realizzare quel dio non solo è inutile, ma anche dannoso, è “oppio del popolo”.

Una società informata da simile mentalità può non essere formalmente atea, ma lo è di fatto.

Un tale Dio non solo è inutile, non solo è dannoso, ma non è Dio. Un Dio non interessante per l’attività dell’uomo, per la sua costruzione, per il suo cammino verso il destino, nel migliore dei casi costituisce uno spreco di tempo e tirando tutte le conseguenze è certamente qualcosa da togliere di mezzo, da eliminare. La formula: “Dio, se c’è, non c’entra” porta con sé come coerenza ultima: “Dio non c’è”.

 

Luigi Giussani, Il senso di Dio e l’uomo Moderno 1994.

| 11:53 |
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06/12/2003

 

 

 

 

Adriano Sofri è ancora in galera. Semplicemente è disgustoso. Parliamone.

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Ottoemezzo/4

 

Anche Rolli la pensa più o meno come chi scrive. Niente niente e lanciamo una petizione per la liberazione del ciccione.

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05/12/2003

 

Ottoemezzo/3

 

Che bella combriccola quella di stasera. Barenghi pare quasi imbarazzato, il ciccione molto divertito e la cicciobella perennemente da un’altra parte.

| 21:04 |
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Altre domande (e magistrali risposte)

 

Ma che c’entra con la legge sulla fecondazione assistita l’autonomia dello Stato dalla Chiesa (Miriam Mafai)? Che c’entra la natura liberale dello Stato (Piero Ostellino)? Che c’entra l’uso a scopo terapeutico di “embrioni sovrannumerari” (bella espressione: dice tutto)? Il problema è uno solo: autorizzare o non autorizzare un trattamento selettivo e intrinsecamente demoniaco degli embrioni, autorizzare o non autorizzare la famiglia artificiale. Da questo punto di vista, più sorvegliata e severa è la legge, meglio è. E non c’entrano nemmeno le pulsioni trasversali dei credenti cattolici, c’entra la libera valutazione della coscienza umana, una roba che riguarda tutti e che è un po’ più importante del bipolarismo e della lista unica dell’Ulivo. La deputata di sinistra Gloria Buffo ha detto ieri che bisogna difendere “uno dei diritti umani fondamentali, la possibilità di avere un figlio o meno”. Altrimenti la legge è “crudele”. Chiunque, in qualunque condizione si trovi, ha diritto di avere un figlio e di averlo sano, con l’aiuto della scienza biomedica; e chiunque ha il diritto di rifiutarlo. Ma siamo matti? Bisogna essere considerati bigotti, baciapile, servi del Vaticano e nemici delle donne per pensare che i figli non sono un diritto, l’abrogazione dei figli non è un diritto, i figli non sono cose esigibili per legge o fabbricabili a piacimento, sono natura e civiltà indissolubilmente connesse, sono una possibilità dell’amore e non una nevrosi familiare da curare medicalmente con dosi massicce di disprezzo per il diritto, quello sì un diritto, alla vita? Fecondazione eterologa, sperpero degli embrioni, diagnosi pre impianto, diritto all’aborto di un embrione impiantato, famiglia single o omosessuale e tante altre combinazioni artificiali, fino alla produzione di figli on demand e alla clonazione (perché no?): è questa la salute della donna che dite di difendere? Ma sapete che cos’è la salute? In quale società volete portare questa salute, questa fitness, questa distratta adeguatezza alla più sbadata e conformista delle modernità? Non è in questione la religione, che pure ha diritto di esistere e di farsi sentire. E’ in questione una elementare riflessione civile sul mondo e sull’umanità nell’epoca della scienza dispiegata. Pensate di avere spiegato bene, a voi stessi e agli altri, le conseguenze dell’abolizione biomedica, nel crogiuolo confuso della famiglia artificiale, di concetti come la paternità, la maternità, la fraternità? Pensate di potere abolire senza spiegazioni etiche la sorprendente casualità dell’esistenza? Dove sta la salute se la vita è cosa, progetto di laboratorio socialmente impazzito, catalogo e classificazione delle opzioni per un consumo e una produzione di figli à la carte? E’ vero che quasi tutto sta già succedendo, che un pezzo del mondo è già immerso nel caos della sindrome da spermatite, ma non è una buona ragione per obbedire a quel che succede, per essere conformisti quando si fanno le leggi. Ragionate. Interrogatevi. Disobbedite. Siate laici.

 

Editoriale, Il Foglio
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Domande

 

Com’è che tutti quelli che votano una legge appellandosi anche alla loro coscienza vengono equiparati ai Talebani?

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Importante

 

Per sostenere le manifestazioni contro il terrorismo del 10 dicembre in Iraq visitate questo sito e fate circolare il link. Se avete un blog potete anche scaricare il banner che qui trovate nella colonna a sinistra. (1972)

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Non mentite sull’Irak

 

Saywan Balzani su Tempi a proposito della situazione irachena, i pacifisti e le democrazie occidentali.

 

Da quando le forze armate anglo americane hanno vinto la guerra in Irak alcuni media, arabi ed europei, non fanno che presentare in modo continuo ed esagerato gli aspetti negativi del dopo guerra; aspetti negativi che erano in gran parte già presenti sotto il regime destituito. Noi non dimentichiamo che, prima dell’intervento militare della coalizione che ha abbattuto il regime baathista di Baghdad, alcuni paesi ed organizzazioni si sono autodichiarati difensori della legalità internazionale definendosi come il “partito della Pace”, quando la logica mostrava che operavano, in qualche modo, per la salvaguardia del regime di Saddam Hussein. In quell’occasione, come oggi, i soli che facevano fatica a far sentire la propria voce erano gli stessi irakeni la cui priorità era di finirla con quel regime che, fondandosi sul binomio terrore/dispotismo, soffocava letteralmente tutta una nazione. (…)

 

Qui tutto l’articolo.
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"We will kill the french"

 

Leibniz* informa che "mentre tutti guardiamo al Medio Oriente, in Costa D'Avorio si protesta contro le basi militari francesi al grido di "We will kill the french".

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03/12/2003

 

Protocolli D’Egitto

 

Nella Biblioteca di Alessandria, fino a qualche tempo fa veniva esposta la prima traduzione in arabo dei Protocolli dei Savi di Sion nella stessa sala ove sono esposte copie dei Vangeli e della Torah, testi sacri di cristianesimo ed ebraismo. Carlo Panella informa del fatto Umberto Eco, membro del Board of Trustees della biblioteca, e mette un po’ di puntini sulle i.

 

“I Protocolli dei Savi Anziani di Sion, l’antisemitismo “scientifico” europeo, altri non sono per il mondo arabo che una conferma a posteriori di questo radicato e primario antigiudaismo teologico arabo-islamico. Per questo, nella Biblioteca di Alessandria, erano stati posti nella stessa sala in cui erano esposti i Vangeli e la Torah. Per questo, al mondo culturale arabo ed egiziano non importa nulla della loro conclamata e provata falsità. I Protocolli dei Savi Anziani di Sion sono veri, per loro, perché corrispondono alla lettura maggioritaria che l’Islam, anche quello moderato, dà del ruolo degli ebrei nella Storia. A prescindere da Israele, ma confermata da Israele. Per questo è indispensabile che anche lei, gentile professore, si impegni in una battaglia culturale in cui l’Europa obblighi il mondo arabo a uno scrutinio severo e all’abbandono della sua meta-storia, iniziando magari con il rinnegare la loro fede nei Protocolli”.

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Con una corda al collo

 

Tempo fa (quando ancora avevano la decenza di invitarli) era prerogativa dei Radicali e di Marco Pannella in particolare andarsene in giro in tv con un cartello al collo che riportava di volta in volta numero di telefono o di conto corrente. Questa buona abitudine dovrebbe adottarla anche Bruno Vespa ma per ragioni diverse. Di questi tempi non c’è tras

 

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