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Lo Spino nel

Qlo (6)

 

[I post qui raccolti sono una parte di quella che fu la prima edizione di questo blog, andato distrutto per motivi indipendenti dalla volonta' del suo autore. Sono stati salvati grazie alla cache di Google e a un po' di lavoro di copia e incolla. Nei punti in cui mancano dei post, e' stato inserito il logo che vedete anche qui a sinistra]

 



martedì, gennaio 20

 

Solo per spegnere la luce…

 

… e per segnalare questo sito, che ha l'obiettivo di raccogliere tutti gli interventi, gli articoli e i documenti scritti da don Luigi Giussani.

A presto!
| 10:33 |
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venerdì, gennaio 16

 

L’ ultimo spenga la luce. Grazie.

 

Per ragioni varie, che non starò certo qui ad elencare e che credo non vi possano minimamente interessare, mi vedo costretto a chiudere la baracca. E’ stato divertente e prima o poi doveva finire. Ci tengo a salutare tutti gli uomini e le donne di buona volontà che sono passate per caso o per scelta da queste parti. Un abbraccio a Ernesto, Umberto, Gianpaolo, Mario, Piero, Giusy, Enzo, l’eccentrico Luigi, Mauro, Paolo e Giovanni, tutti in rigoroso ordine sparso e senza link, tanto loro lo sanno…

 

Può darsi che più avanti le cose si sistemino e Lo Spino nel Qlo (che nessuno osi fregarmi il nome che lo scuoio…) riprenda “vita”, non sarebbe una novità, quindi ogni tanto fateci un giro.

Un inchino, un bacio e giù il sipario.

 

P.S. Adriano Sofri libero, libero, libero!

| 22:16 |
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Festeggiamenti

 

Oggi è stata la giornata nazionale dei diritti del passeggero.

| 20:10 |
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Alla fine

 

C’è il caso di quell’ufficiale, soidisant innocente, Alfred Dreyfus, condannato, ricondannato, e graziato. (Alla fine anche riabilitato, alla fine)

Adriano Sofri – Piccola Posta, Il Foglio

| 11:39 |
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Così è decisamente più comprensibile.
| 10:02 |
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Che aria tira?

 

Negli ultimi giorni sono riapparsi con buona frequenza sui giornali alcuni personaggi pittoreschi, si festeggia come per le occasioni importanti e si studiano corsie preferenziali. Pare il ritorno alla “normalità”.

| 00:55 |
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Effettivamente…

 

Potente è la disfida tra Bonolis e Ricci. Se solo avessero idea di quanto ce ne fotte, avrebbero l’esatta idea dell’infinito.

Pietrangelo Buttafuoco, Il Foglio

| 00:55 |
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giovedì, gennaio 15

 

Il Papa contro Chirac

 

Nel tradizionale discorso tenuto al corpo diplomatico, il Papa ha contestato, pur senza nominarla esplicitamente, la legge proposta da Jacques Chirac per la proibizione dei segni religiosi personali “ostentati” nelle scuole e in altre istituzioni pubbliche. Lo conferma anche il Monde, che considera il discorso papale un appoggio alle critiche già espresse dall’episcopato francese. In effetti la tesi sostenuta dal pontefice è di più vasta portata e, insieme a un riconoscimento del valore della laicità dello Stato, come “distinzione tra la comunità politica e le religioni”, contesta invece il “laicismo”, che punta a confinare la fede nella sfera privata, negando cittadinanza alla “dimensione sociale della religione”. Ha anche rivendicato, contro queste concezioni riduttive, l’azione dei cristiani che, “promuovendo libertà e diritti umani, hanno contribuito alla trasformazione pacifica di regimi autoritari e alla restaurazione della democrazia nell’Europa centrale e orientale”. La critica alla progettata “legge del velo” viene anche da una sponda del tutto diversa. Anthony Giddens, il teorico della “terza via” neolaburista – che non ha niente a che vedere con gli ambienti cattolici – considera la proibizione dei simboli religiosi, a cominciare dal velo islamico, controproducente. Le ragazze delle famiglie musulmane potrebbero essere a quel punto tolte dalla scuola pubblica e mandate nelle scuole coraniche, perdendo una prospettiva di libertà. Così si rafforzeranno le tendenze fondamentaliste. Sulla base di un ragionamento pragmatico, Giddens arriva alla stessa conclusione del Papa, che muove da presupposti teorici e storici. Per il laico Giddens “l’interdizione sistematica riecheggia quello stesso fondamentalismo che si vuole combattere”; per il pontefice romano il laicismo chiracchiano “mette in pericolo il rispetto effettivo della libertà di religione”. Ambedue, in sostanza, considerano la laicità un dovere dello Stato, non una condizione da imporre ai cittadini. Si vede che esprimono tradizioni che non sono state colonizzate dal giacobinismo.

Editoriale, Il Foglio
| 00:40 |
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martedì, gennaio 13

 

Slang

 

Stasera su Canale 5 sembrava di essere a “casa”.

| 23:47 |
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domenica, gennaio 11

 

Senti chi parla

 

“I grandi imbecilli del Ventunesimo Secolo si dividono in tre categorie. I fumatori sono la prima”.

Kim Jong-Il, Corriere dellla Sera

| 12:36 |
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sabato, gennaio 10

 

Eco, regimi, siluri e tiggì

 

Umberto Eco ha messo la parola fine al palloso dibattito se siamo o non siamo in un regime. Siamo in un regime. Capirlo bene non è facile. La gente, spiega Eco, se ne accorge e non se ne accorge. Cioè. Laddove il fascismo con due randellate lo capivano al volo anche i cretini, questo nuovo lo comprendono solo i molto intelligenti. E’ mediatico. Cioè: non mena l’opposizione, non la incarcera, non le toglie la parola, non la censura manco in tivù. Al contrario gliela danno la parola in tivù, quei cornuti, solo come? La fanno parlare per prima. Per prima, per prima; dice Eco che il trucco è farla parlare per prima nei telegiornali. Cioè. Il regime fa un cosa, la racconta in tivù, poi dà subito la parola all’opposizione. Ma subito. Non è che prima la racconta, poi dà la parola, che so, a Berlusconi, o a Follini, oppure a un altro della banda con la boccuccia a culo di gallina, come vorrebbe democrazia. No, a Fassino, di corsa: “Riducendo così al silenzio l’opposizione, più che con la censura, facendola parlare per prima”. Vero. E poiché per secondo tocca sempre a lui, si può dire che l’arma segreta del regime è il “siluro Schifani”.

Andrea’s version, il Foglio

| 00:29 |
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A proposito di truffe

 

Non è la truffa del secolo, ma suona comunque clamorosa e divertente. Un gruppo di giocatori centro-sudamericani si è spacciato per la nazionale di El Salvador. L’eterogeneo gruppo, guidato da tal Ricardo Guardado, ex c.t. - che figurava come tale, mentre il legittimo è Juan Ramon Paredes -, si è recato nello Zimbabwe per disputare un paio di amichevoli. Dopo la prima (0-0 con i Warriors), per la quale i posti vip del «Rufaro Stadium» sono andati via per 75 mila dollari locali (22 euro al cambio nero, un prezzone per quel disastrato Paese) e si è mosso perfino il ministro di educazione, sport e cultura Aeneas Chigwedere, la nazionale fasulla è stata smascherata. C’è stata una fuga precipitosa, pare in Sudafrica, prima che i veterani del presidente Mugabe facessero fare ai fedifraghi la fine che tocca ai farmer bianchi. Il presidente della federazione centramericana, Humberto Torres, ha avviato un’inchiesta. Una truffa consolante, dopo tutto. Nell’era del Grande Fratello c’è ancora qualcuno sconosciuto, qualcuno che può assumere un’identità diversa, ci sono ancora dei posti dove puoi andare senza correre il rischio che ti riconoscano.
Però, l’aspetto più interessante della vicenda è un altro: i quotidiani locali puntano il dito contro gli organizzatori dell’evento, i dirigenti della L-Sporto, definita «importante azienda italiana di abbigliamento sportivo che ha firmato con i Warriors il contratto più importante nella storia dello sport dello Zimbabwe». L’azienda avrebbe dovuto fornire le nuove magliette proprio per l’amichevole ma il kit non s’è visto. Il locale rappresentante della L-Sporto, Felix Sapao, scarica tutto su George Gonzalez, il direttore internazionale eventi dell’azienda. Sebbene di questa L-Sporto non ci sia traccia, se non in articoli che narrano di rapporti analoghi con altre Federazioni africane, se la casa madre fosse veramente italiana si spiegherebbe tutto. Come insegnava Totò, noi siamo capaci di vendere la Fontana di Trevi ai turisti, sai che sforzo rifilare una nazionale taroccata agli zimbabwesi.

Roberto Perrone, Corriere della Sera
| 00:01 |
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venerdì, gennaio 09

 

Ritorni

 

Ernesto è tornato. In Giappone

| 01:18 |
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A scuola nudi?

 

I francesi sono così, quando fanno qualcosa devono sempre trovare il modo per esagerare. Non possono farne a meno.

 

“Con il velo, qualcuno vorrebbe far scomparire dalle scuole di Francia anche le T-shirt con il volto di Che Guevara, le kefiah palestinesi e quant’altro. Si potrebbe aprire anche il dibattito su ampiezza e ostentazione di una sciarpa rossa o di un distintivo con il ritratto di Chirac”.

Corriere della Sera

| 00:50 |
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mercoledì, gennaio 07

 

Fratello cosa fai?

 

Si avvicina il Grande Fratello e già cominciamo bene.

| 22:46 |
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Fantastico. Ora anche votare lo stesso giorno per le elezioni amministrative ed europee è un grave attacco alla democrazia. Che palle!

| 19:24 |
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Un sentito ringraziamento

 

A quelli che non hanno ancora detto che Sofri deve chiedere la grazia, a quelli che non hanno ancora detto che Sofri non ha spiegato quegli anni, a quelli che non hanno ancora detto che Sofri è stato riconosciuto colpevole da otto processi, a quelli che non hanno ancora detto che Sofri deve ammettere le sue responsabilità per ciò che diceva LC, a quelli che non hanno ancora detto che sono stufi di questo Sofri privilegiato, a quelli che non hanno ancora detto che quelli di LC hanno fatto tutti carriera, insomma a voi tre: grazie, davvero, e complimenti

Wittgenstein

| 18:48 |
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Stiamo lavorando per voi

 

Oramai su Splinder non passa giorno che i blog siano indisponibili per ore.

| 13:23 |
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Meglio una pizza

 

“Non prendete impegni dal 2 al 6 marzo, e scordatevi quella rottura di palle di Otto e mezzo. C’è Tony Renis con il suo 54° Festival di Sanremo, e sarà un successo colossale”.

Editoriale, il Foglio

 

Io mi sono premurato. Sarò a Roma e mi terrò ad enorme distanza dalla tv, i successi colossali non mi piacciono. Se qualche romano ha voglia di farsi una pizza con me, faccia un fischio.

| 00:50 |
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martedì, gennaio 06

 

Sollievo

 

Le feste sono finite, andate in pace

| 11:21 |
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Finezza Tonna

 

Evidentemente infastidito dai cameramen e dai fotografi che lo seguivano in massa per le scale del tribunale li ha apostrofati così: "Auguro a voi e alle vostre famiglie una morte lenta e dolorosa".

La Repubblica
| 11:20 |
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Vincino, il Foglio

| 00:30 |
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lunedì, gennaio 05

 

Ipocrisia ad personam

 

"Questo metodo, oltre che vagamente rivoltante, trasforma l’opposizione alla legge Boato in una opposizione ad personam. Che la Costituzione, per quanto riguarda il potere di grazia, necessiti di un’interpetazione, lo ammettono tutti, anche Castelli, anche la bozza dei quattro saggi del centrodestra riunitisi d’estate a Lorenzago. Ma siccome può riguardare Sofri, allora è meglio prendersela calma, e contrattare. Un rinvio ad personam è peggio di una legge ad personam".

Editoriale, Il Riformista

| 22:27 |
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domenica, gennaio 04

 

Asintoti


Forza, ancora qualche giorno e questa discussione sulla grazia dovrebbe essere acqua passata.

Wittgenstein

| 00:42 |
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sabato, gennaio 03

 

| 12:33 |
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Ipocriti all’infinito?

 

E adesso non è che siccome il Presidente se vuole può quindi non serve la legge però lui vorrebbe ma alcuni dicono che forse non può perché servirebbe un provvedimento ad hoc ma altri dicono che invece può senza approvare nessuna nuova legge tuttavia se il parlamento volesse…

Quanti anni di carcere si farà Sofri nel frattempo?

| 12:27 |
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Caro direttore, vedo che alcune persone, capaci di un’incrollabile fedeltà all’odio nei miei confronti, hanno letto in una mia intervista al Corriere della Sera cose come la mia superbia, la mia sfida, il mio disprezzo, e addirittura la mia minaccia di «conseguenze». Non presumo di modificare quella accanita fedeltà, ma agli altri ventiquattro eventuali interessati vorrei dire che nella mia conversazione con il Corriere (si trattava della mia opinione sulla grazia, della quale non ho ragione di parlare) ho citato una lezione di cui ho fatto in molti sensi tesoro: e cioè che bisogna seguire il filo delle proprie parole fino alle loro ultime conseguenze. L’espressione più efficace di questo monito si trova nel Danton di Georg Büchner. Se io dico: «Camerata basco nero il tuo posto è al cimitero», ho solo pronunciato delle parole, e tuttavia non riuscirò a sentirmi del tutto estraneo e tranquillo la volta in cui un basco nero sia stato davvero ammazzato. Così se dico che uccidere un fascista non è reato, o che Calabresi sarà suicidato: slogan che credevano di starsene al riparo della distanza decisiva fra parole e fatti, salvo quando i fatti tradissero le parole e le inchiodassero alla loro responsabilità.
Di questo ho parlato migliaia di volte da trent’anni a questa parte. C’entra con la domanda senza fine sul perché io non abbia fatto appello, non abbia voluto evitare il carcere, non abbia chiesto la grazia, non abbia utilizzato le misure alternative alla galera. Ho pensato che quando dei giudici arrivano, contro la verità vera e contro le prove e le regole giudiziarie, a pronunciare una condanna, non debbano contare sull’eventualità che la loro decisione sia sottratta alle sue conseguenze reali per effetto di uno dei tanti espedienti dell’abitudine. Nei nostri processi, non è mancata nemmeno, nella stessa sentenza (così in quella della revisione negata), l’esplicita invocazione di una decisione politica che sventasse una pena decretata e insieme dichiarata assurda. Ciò che non ha impedito al ministro di dichiararla incorreggibile per rispetto dei giudici e così via. A una lunga serie di modi di lavarsi le mani dopo una sentenza il mio modo di reagire è stato di seguirne io il filo delle conseguenze, pagandole sul mio corpo recluso, e senza le anestesie parziali: che è esattamente quello che impone la scelta della nonviolenza, e del rispetto per la legge anche contro le sue colpe e i suoi errori. Capisco che questa scelta possa apparire singolare o, più modestamente, fessa: non superba e tanto meno minacciosa. Se non, appunto, per una lunga fedeltà all’odio o, più modestamente, all’antipatia. In fondo basta una piccola antipatia per augurarsi che il proprio prossimo crepi in una cella. E’ umano.

Adriano Sofri – Corriere della Sera
| 12:26 |
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venerdì, gennaio 02

 

Scandalosamente meravigliosa

 

Mina dal vivo alla Bussola nel 1972. Vista ieri sera su Canal Jimmy. Non c’è paragone!

| 11:02 |
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giovedì, gennaio 01

 

Può e ,se vuole, deve

 

Dalle parti di Giudamaccablog si può leggere il testo della legge Boato, tesa ad attribuire al Presidente della Repubblica il potere di grazia. Condivido in pieno le considerazioni finali di Luthor.

 

“Ben venga dunque, e in fretta, questa legge di due articoli a ristabilire la lettera della Costituzione, o a fare da paravento ai pusillanimi, nell'augurio che il Parlamento, ultimo coinvolto nel poco commendevole scarica barile istituzionale cui assistiamo da anni abbia davvero il coraggio delle proprie opinioni”.

 

Sul fatto che il parlamento, in questo caso, abbia il coraggio delle proprie opinioni però nutro forti dubbi.

| 18:30 |
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