Ratman 4-98

RAT-MAN COLLECTION n.5, scritto e disegnato da LEO ORTOLANI
di ERNESTO (pubblicata su "Fumo di China" nel 1998)


Ho già avuto modo di dirlo, ma in occasione del passaggio di Rat-Man alla bimestralità giova ripeterlo: Ortolani è un genio del comico. Ma non solo del comico. Soprattutto nell'episodio inedito di quest'ultimo albo vediamo come Leo sappia cambiare con naturalezza registro narrativo e portarci in poche vignette dal riso alla commozione, offrendoci amare riflessioni sull'amore, la fedeltà, su ciò che avrebbe potuto accadere ma non è stato...
Perché Rat-Man non è solo parodia, o meglio, è pienamente parodia, ma secondo il senso che tutti i testi recenti sull'argomento danno alla parola, superando il concetto convenzionale che la vuole semplice ribaltamento burlesco di un testo "serio". Si tratta invece di una ripresa e rielaborazione di altre opere, scelte, trasformate, decostruite e ricostruite apportandovi variazioni che possono ANCHE sfociare nel grottesco. Una "ripetizione con differenza" che pone il testo parodiante sullo stesso piano di quello parodiato. Nel nostro caso abbiamo un Autore che scrive le storie che avrebbe creato un Kirby con il senso dell'umorismo alle stelle, vere storie Marvel ben costruite e a volte perfino complesse, che si pongono appunto "accanto" ai modelli che le ispirano, e non "sotto" come forse nella mente di chi, scrivendo storie "serie", crede di fare, lui sì, vera letteratura disegnata.
Ortolani dimostra una conoscenza dei minimi dettagli del fumetto in quanto linguaggio, non solo e non tanto dell'universo della Casa delle Idee come un fanzinaro qualunque: ci sono sì riferimenti e citazioni a classiche saghe, ma non è un problema se il lettore non le conosce, perché quel che è richiesto - questo sì - è una familiarità con certi codici linguistici, retorici e di genere che caratterizzano prima il fumetto in quanto tale e poi -inevitabilmente- il mondo dei supereroi.
Con Rat-Man l'Autore pone come uno specchio di fronte ai processi narrativi del nostro linguaggio preferito e ne mette a nudo i meccanismi con una ironia tale da non essere dissacratoria se non nei confronti del suo stesso personaggio. Esilarante, sottilmente triste, e disegnato sempre meglio. Più di così...

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